Il gufo che aveva paura del buio

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La Staccata
Superboy era totalmente impantanato nell’atavica paura del buio. Disperata perché non riuscivo a trovare un sistema per staccarmelo di dosso ogni volta che doveva andare da solo in un’altra stanza, stremata da qualsiasi tentativo (e sì che la fantasia, le argomentazioni e la capacità di persuasione sono doti che non mi sono totalmente estranee) per fargli capire che nulla sarebbe potuto capitare in un ambiente privo di luce, ho acquistato questo libro d’impulso, circa un anno fa. Ignoravo totalmente che questa famosa opera di Jill Tomlinson fosse un classico della prima infanzia in Inghilterra. Leggendolo, ho capito perché abbia riscosso tanto successo.
La struttura del libro è semplice ma al tempo stesso efficacissima: si snoda in una serie di episodi che di volta in volta attribuiscono un pregio al buio, che diventa perciò gentile, affascinante, meraviglioso, necessario e persino divertente. Il valore di questa frammentazione è che, pur seguendo un filo continuativo, ogni episodio è una storia a sé. Ciò evita di imbarcarsi in soirée che durino più di un quarto d’ora/venti minuti.
Insomma, se non appartenete alla schiera dei genitori che riescono a reggere un tempo superiore di lettura (a fine serata non è un’impresa alla portata di tutti), sappiate che questo libro è comodissimo perché vi consente di prendere in esame piccole porzioni alla volta, evitando così che i primi a crollare addormentati siate voi, e non il piccoletto/a che vi ascolta sdraiato nel lettino.
Il primo elemento originale della storia è che il protagonista, Tombolo, è un piccolo barbagianni che ha paura del buio. Una mosca bianca, insomma, considerando che i gufi sono uccelli della notte. Ciò, a mio avviso, crea empatia immediata e aiuta il piccolo a sentirsi meno inadeguato. Se persino un barbagianni ha paura del buio, figuriamoci se non può averne lui. Pian piano Tombolo riesce a scoprire i pregi dell’oscurità in un percorso che ogni notte lo porta a incontrare persone nuove e situazioni inaspettate che lo aiutano finalmente a sconfiggere i suoi timori.
Ora. Se vi dicessi che con questo libro ho risolto il problema alla radice mentirei, e non è mia abitudine. Ma vi assicuro che Alessandro ne ha tratto sicuramente giovamento. Non dico che adesso si lancia a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire, però riesce a raggiungere il bagno senza chiedermi di accompagnarlo. Accende tutte le luci, compresa quella della veranda che dista almeno dieci metri dal luogo X, ma diciamo che dopo averglielo letto quattro o cinque volte un minimo miglioramento c’è stato. Glielo ripropongo di tanto in tanto, a mo’ di cura di mantenimento.
Consigliato dai 5/6 anni in su. Superboy dice 7, ma a mio avviso è efficace anche per i bambini in età prescolare. Scrivo ciò ammesso che qualcuno legga anche questa recensione; a quanto ho capito la piccola star di questa rubrica è mio figlio. E ciò – signora mia – non può che riempirmi di tenero orgoglio.

Superboy
Io ho un pochino paura del buio. Sinceramente non lo so perché ho paura, però ce l’ho. E’ una cosa stupida, lo so, però una volta ho visto un telefilm che si chiamava “Castle” che mi ha messo paura perché c’erano dei fantasmi che in realtà erano soltanto un elettromagnete. Da allora mi sono spaventato (e anche un pochino prima). La mia mamma mi ha comprato questo libro e ogni sera mi leggeva una storia di Tombolo, il gufo che aveva paura del buio proprio come me. Ho imparato che il buio è utile, perché per esempio senza buio non può venire Babbo Natale e allora addio regali.
Il buio è anche gentile, perché se sei vecchio ti nasconde tutte le rughe e puoi sentirti di nuovo giovane. Ho soprattutto imparato che il buio è divertente perché nel libro ci sono dei boy scout che fanno questo gioco: scelgono una casa, un bambino con una torcia deve riuscire a trovare gli altri e gli altri devono riuscire a non essere scoperti e lo scopo è arrivare nella casa. I boy scout non hanno paura, perché sono dei bambini che sono abituati a vivere nella natura, nelle difficoltà e quindi anche nel buio. Io, invece, così così.
E’ divertente e anche utile perché si capisce che nel buio ci sono le stesse cose che ci sono nella luce. Lo consiglio ai bambini di circa 7 anni, per me. Questo libro mi ha aiutato un pochino a vincere il buio. Un pochino, però, mica del tutto. Poi, però non è detto: magari lo leggi a un bambino che lo capisce subito e allora, fra parentesi, la mamma guadagna pure un sacco di tempo.

La Staccata

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6 COMMENTI

  1. Abominevole traduzione e illustrazioni feltrinelli a confronto di quelle di “nuove edizioni romane” che purtroppo penso non stampi neppure più.

    In cui il gufo era Plop come in originale (magnificamente onomatopeico anche in italiano)

    Penso che il traduttore della feltrinelli sia stato troppo analitico nella traduzione, mancando della semplicità e nella simpatia d’obbligo in un libro per bambini.

    In ongi caso bel libro.

  2. anche noi l’abbiamo letto, ci e’ piaciuto moltissimo, soprattutto nello stile, nel linguaggio, che la traduzione italiana ha saputo cogliere benissimo, molto ben fatta. Linguaggio che poi e’ proprio di questa donna straordinaria e dei suoi preziosissimi perche’ pochissimi libri, vista la sua prematura scomparsa. Io ne consiglio caldamente la serie intera, in verita’, tutte perle, davvero.

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