Il grande equivoco tra ecologia e cambiamenti climatici

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Sensibilizzati, o anche semplicemente allertati, dalle recenti manifestazioni a livello globale dei giovani di tutto il mondo che chiedono di agire per il clima, siamo in molti a chiederci cosa possiamo fare anche a livello personale per cambiare le cose, e così il web e social media si stanno riempendo di più o meno “semplici” consigli per capire che fare anche nel nostro piccolo.

C’è però un grandissimo equivoco di cui è importante parlare, ed è la equivalenza tra cambiamenti climatici e “ambiente”. Il problema dei cambiamenti climatici è uno dei problemi che riguardano l’ambiente, ma non è l’unico: c’è una emergenza che riguarda la perdita di biodiversità (ossia l’estinzione di specie animali e vegetali e il collasso di ecosistemi ad esse collegati), che sta cambiando i connotati del pianeta, oltre a compromettere la nostra alimentazione, c’è poi l’inquinamento ambientale, l’erosione dei suoli, la desertificazione, e via dicendo. Non solo, ma le problematiche sono talmente complesse e interconnesse, che non è detto che agendo nei confronti di una non ne compromettiamo un’altra. Ad esempio “ecologico” e/o “biodegradabile” non sono necessariamente sinonimi di “positivo per l’ambiente”: dipende. Esistono però dei principi basilari che possiamo tutti imparare a identificare, per poter agire ma anche comunicare con più precisione.

I dati provenienti dalla Gravity Recovery and Climate Experiment della NASA mostrano che la Groenlandia ha perso una media di 286 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno tra il 1993 e il 2016, mentre l’Antartide ha perso circa 127 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno nello stesso periodo di tempo. Il tasso di perdita di massa di ghiaccio nell’Antartide è triplicato nell’ultimo decennio. Fonte NASA.
La foto è puramente illustrativa by Agustín Lautaro on Unsplash

La causa dei cambiamenti climatici

La causa dei cambiamenti climatici è stata identificata senza ombra di dubbio nell’aumento di “gas serra” in atmosfera originati dall’attività umana, che provocano il famoso riscaldamento globale. Che, in barba a tutti i saputelli dei social, è reale, e dimostrato scientificamente. Vorrei iniziare a parlarvi di diossido di carbonio e metano, ma se siete come me e state per iniziare ad avere le scimmie che ballano nel cervello, e avete attacchi di panico come quelli che vi provocava l’insegnante di chimica a scuola, fate un bel respiro e rilassatevi, perché non aggiungerò nessuna informazione di chimica in questo articolo, né entrerò nel merito dei gas serra e del loro funzionamento, a parte forse far notare che esempi di questi gas sono non solo diossido di carbonio, o metano, che suonano sinistri anche dal nome, ma anche una cosa apparentemente innocua come il vapore acqueo. Non lo farò perché ci porterebbe troppo lontano e ci farebbe perdere di vista il punto principale, ossia cosa possiamo fare noi concretamente, come individui e come cittadini.
Per questo voglio identificare tre parole chiave che ci aiutino a valutare quali scelte intraprendere per il clima, e ve le propongo con tre esempi pratici, che vi forniranno infinito materiale di conversazione sui social o al bar.

1. E’ meglio il sacchetto di plastica o di carta?

Quante volte vi siete trovati in fila al supermercato a dover scegliere tra sacchetti di carta e buste di plastica? Quali avete scelto, e perché? Si sente così spesso parlare di plastica che inquina i nostri mari, e tutti noi abbiamo ben chiara l’immagine di delfini e tartarughe strozzati in buste di plastica, che molto probabilmente la maggior parte di noi sceglierebbe il sacchetto di carta. Del resto è biodegradabile, e quindi è facile immaginare che sia la scelta migliore.
Eppure la faccenda è molto più complicata, perché per scegliere il male minore bisogna guardare molti più fattori rispetto alla semplice biodegradabilità di un prodotto.
La prima parola chiave che dobbiamo ricordare, e che riguarda questo esempio, è “emissioni di gas serra in atmosfera”, o più semplicemente: emissioni.
Per fare la scelta migliore per il clima bisognerebbe saper calcolare per un oggetto:

  • le emissioni necessarie alla produzione
  • le emissioni derivate dall’utilizzo
  • le emissioni dovute allo smaltimento

E dovremmo essere in grado di fare questo calcolo per ogni oggetto che compriamo, cosa tutt’altro che semplice. Spesso si parla infatti della valutazione del ciclo di vita di un oggetto, o Life-cycle assessment (LCA), proprio perché si devono prendere in considerazione tutte le fasi di vita dell’oggetto.
Tornando all’esempio del sacchetto, secondo alcuni calcoli produrre il sacchetto di carta con cui avete comprato le mele ha richiesto 4 volte l’energia necessaria per produrre quello di plastica, e ha utilizzato 20 volte il quantitativo di acqua. ( Fonte: The Guardian)

Inoltre la produzione di buste di carta richiede alberi, e quindi deforestazione, e visto che gli alberi sono una delle armi più efficienti per il riassorbimento dei gas serra, è facile intuire che molto probabilmente tagliare foreste per produrre sacchetti forse non è la scelta migliore.
Va bene, direte voi, ma il sacchetto di carta è biodegradabile, almeno quello no? Beh, ni.

Produrre il sacchetto di carta con cui avete comprato le mele ha richiesto 4 volte l’energia necessaria per produrre quello di plastica, e ha utilizzato 20 volte il quantitativo di acqua.

Biodegradabile significa solo che, se fosse messo nel terreno, verrebbe decomposto (certo, emettendo un certo quantitativo di diossido di carbonio). Ma la verità è che il sacchetto, come la stragrande maggioranza dei suoi simili, finirà in discarica. In pratica, una discarica è un grande buco nel terreno riempito di rifiuti che marciscono tutti insieme. Nel processo di decomposizione si raggiungono alte temperature che accelerano il processo stesso, e modificano le emissioni che gli stessi rifiuti produrrebbero se potessero decomporsi in modo naturale. Il che vuol dire che il nostro sacchetto di carta scelto con cura e poi finito in discarica inizierà ad emettere metano, invece che diossido di carbonio. Ma il metano incide 86 volte di più del diossido di carbonio sul riscaldamento del pianeta (Fonte: ScientificAmerican)
A questo punto siamo ancora sicuri che la scelta più intelligente sia il sacchetto di carta?

2. Ma perché al supermercato vendono le verdure avvolte nella plastica?

Capita molto spesso di indignarci di fronte a scelte commerciali apparentemente folli, come quella di avvolgere cetrioli o melanzane nella plastica. Passare dal mercato della frutta italiano al supermercato svedese, dove è praticamente impossibile evitare questa situazione, è stata una delle cose più difficili da digerire per me.
Ma, anche qui c’è un ma, c’è da fare una riflessione ulteriore, ed è arrivato il momento di introdurre una nuova parola chiave: spreco.
Il beneficio più grande ottenuto con l’introduzione della plastica alimentare è appunto un tentativo di ridurre gli sprechi alimentari. In pratica se la plastica permette alla melanzana di non venire sprecata, allora si è fatta una cosa ottima dal punto di vista climatico. Anche se siamo più vicini ad una cultura contadina che abbracciava l’idea dell’abbondanza del prodotto della terra, che ci permetteva di poter gettare o dare ai maiali i prodotti non perfetti, o le foglie più ingiallite, non possiamo, ora, ignorare il quantitativo di energia, acqua, e quant’altro che sono state impiegate per produrre quella melanzana e farla arrivare nel nostro carrello: non possiamo davvero permetterci di buttarne metà perché marcita.
Se quindi accettiamo di buon grado la presenza della plastica alimentare, possiamo però chiederci quale uso e consumo ne dobbiamo fare. Per esempio, meglio comprare la vaschetta di plastica di formaggio tagliato a fettine, o la forma di formaggio intera da tagliare a casa? La risposta ancora una volta è “dipende”. Dipende appunto dalla situazione: se si vive da soli e la forma di formaggio è troppo grande per essere consumata senza sprechi, e finirebbe per ammuffirsi ed esser gettata, e dato che molto probabilmente la produzione di forme più piccole di formaggio nelle stesse condizioni di quelle grandi avrebbe un ulteriore impatto energetico che dovremmo tener presente, allora, dal punto di vista climatico, è meglio comprare la vaschetta mono-porzione, anche se questo risulta nella circolazione di più plastica. In altri termini, per quanto possa sembrare poco ovvio, comprare verdure chiuse nella plastica può essere la scelta migliore per il clima, nel momento in cui la conservazione del prodotto viene migliorata e garantita dall’uso della plastica.

3. Devo cambiare tutti i contenitori in plastica che ho in contenitori di vetro o alluminio?

Per evitare gli sprechi di cibo, a casa si fa spesso uso di contenitori per riporlo in frigorifero o nel surgelatore. E’ probabile che vi stiate chiedendo se non sarebbe meglio gettare i contenitori di plastica e sostituirli con contenitori di vetro. Dal punto di vista climatico questa è semplicemente una pessima idea.

Eccoci quindi alla terza parola chiave: riutilizzo.
L’utilizzo e il riutilizzo degli oggetti che possediamo è uno dei fattori più importanti da tenere in considerazione quando ci si trova fare scelte che siano intelligenti per il clima.

La verità è che, non importa quanto ci piacerebbe avere una casa piena di oggetti “ecologici”, e quanto detestiamo la plastica che ci ritroviamo in giro, una volta che dell’energia è stata utilizzata per creare un oggetto, la cosa più intelligente che possiamo fare è di riutilizzare quell’oggetto il più possibile.

La produzione di qualsiasi oggetto necessita di energia, che quindi incide sul clima, e questo è spesso vero anche se il nuovo oggetto è di materiale riciclabile o biodegradabile. Questo ci fornisce un altro voto a favore del famoso sacchetto di plastica: è abbastanza evidente che in linea di principio è più riutilizzabile rispetto al sacchetto di carta, che invece tende a rompersi prima e tendenzialmente non si riesce a riutilizzare più di un paio di volte.

Insomma è importante pensare all’intero processo, dalla produzione alla fine della vita di un oggetto, per capirne davvero l’impatto ambientale e climatico. Ad esempio, nella scelta se acquistare una bottiglia di alluminio o riutilizzare una bottiglia di plastica, dovremmo valutare anche l’impatto ambientale e climatico dell’estrazione di metalli.

Lo stesso discorso ad esempio vale per elettrodomestici, o le automobili. Se tutta la popolazione attualmente in possesso di un elettrodomestico non efficiente, o un’automobile a carburante, decidesse di rottamare per passare ad un elettrodomestico ad alta efficienza A++, o a una macchina elettrica, dal punto di vista climatico sarebbe un disastro. Perché l’efficenza delle mancate emissioni dei nuovi prodotti acquistati riesca a compensare l’emissione dovuta alla produzione in massa di questi prodotti dovrebbero passare anni e anni.
Quindi la risposta migliore dal punto di vista climatico è sostanzialmente continuare ad utilizzare quello che si ha, soprattutto se ancora in buone condizioni, e cambiarlo solo quando effettivamente le condizioni sono degradate e lo si deve rottamare.

Cosa posso fare per il clima?

A questo punto viene certamente da chiedersi che tipo di contributo possiamo dare come individui alla questione climatica. E’ importante prima di tutto capire che ogni contributo conta, anche i più piccoli. Quindi non scoraggiatevi pensando che sia un problema più grande di noi, o peggio che siccome è “impossibile da risolvere” allora tutto è inutile, come ho visto fare a molti leoni da tastiera dopo venerdì scorso che ridicolizzavano gli argomenti della manifestazione dei ragazzi, evidenziando le loro contraddizioni. E’ un problema difficile, certo, e richiede passi in tutte le direzioni, allo stesso modo in cui il problema di “avere una salute perfetta” non si può risolvere con una formula, e non è detto che, siccome non è possibile risolverlo, allora tanto vale non affrontarlo neppure e cominciare ad avere uno stile di vita suicida.

Un passo sicuramente fattibile verso cui possiamo impegnarci tutti è quello di stamparci bene in testa le tre parole chiave:

Emissioni, Spreco e Riutilizzo

Se state per comprare qualcosa, qualsiasi cosa, chiedetevi per prima cosa se possedete già un oggetto che possa essere utilizzato allo stesso scopo. Se non ce l’avete, provate a chiedervi se è possibile comprarlo usato invece che nuovo, e se non potete comprarlo usato o prenderlo in prestito da qualcuno e decideste di comprarlo nuovo, chiedetevi quale scelta porta al minimo di emissioni in atmosfera. Non è sempre facile rispondere a quest’ultima domanda, ma sono sempre più i siti con informazioni più o meno precise sull’emissione dovuta alla produzione. O, potete sempre provare a contattare la casa produttrice, chiedendo loro l’impatto ambientale e le emissioni di CO2 legate alla produzione del loro prodotto. Non è certo che sappiano (o vogliano?) darvi una risposta, ma è sicuramente un buon modo per far capire alle case produttrici che i loro clienti sono attenti a queste tematiche, e quindi dare loro una spinta nella giusta direzione.

A questo punto penso tutti chiaro quale è la risposta giusta alle 3 domande che ci siamo posti:
1. E’ meglio il sacchetto di plastica o di carta?
Il sacchetto di plastica è migliore del sacchetto di carta sia dal punto di vista dell’impatto sul clima sia dal punto di vista ambientale. E se si utilizzasero sacchetti di stoffa? In realtà le risorse utilizzate per la produzione di un sacchetto in cotone ecologico non sono affatto trascurabili, e per compensare l’impatto climatico dovuto alla sua produzione, il sacchetto deve essere riutilizzato almeno 149 volte. Quindi occhio a non iniziare una collezione di sacchetti di stoffa per tutte le occasioni, che userete troppo poco! La scelta migliore è comunque di utilizzare il tipo di sacchetto che si può riutilizzare più possibile.

2. Ma perché al supermercato vendono le verdure avvolte nella plastica?
A questo punto abbiamo capito che si fa per limitare gli sprechi, ma questo non vuol dire che dobbiamo comprare quelle verdure se abbiamo la possibilità di comprare dalle piccole distribuzioni, o direttamente dai coltivatori. L’importante è limitare comunque gli sprechi, basta comprarne la giusta quantità e consumarla prima che si guasti.

3. Devo cambiare tutti i contenitori in plastica che ho in contenitori di vetro o alluminio?
Assolutamente no! Almeno non per ragioni climatiche. Se avete dei contenitori per alimenti di plastica continuate ad utilizzarli il più possibile. Se li trattate bene, possono essere usati anche per anni, e il loro impatto climatico sarà comunque inferiore a quello di comprare un nuovo contenitore.

Per sapere di più sui cambiamenti climatici vi segnalo:

Pe saperne di più sui gas serra in atmosfera vi segnalo:
Per saperne di più sull’impatto climatico di carta o plastica (e sul design intelligente) vi segnalo questo splendido TED talk di Leyla Acaroglu, dal quale ho tratto l’esempio del sacchetto di plastica o di carta

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