I pannolini lavabili di Silvietta

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Con questo primo guestpost, inauguriamo una collaborazione con Silvietta di Qualcosa sta cambiando, che prevediamo molto proficua e duratura. Questa volta ci parla della sua esperienza di utilizzatrice di pannolini lavabili, una scelta che sta prendendo piede proprio in nome di un atteggiamento ecologicamente responsabile.

C’era una volta una bambina a cui il papà raccontava spesso di quando era piccola piccola e il suo papà aiutava la sua mamma nelle normali incombenze per crescerla.

Una delle cose che il papà amava di più era occuparsi – quando le due “donne” dormivano – di lavare, bollire e stendere i famosi “ciripà”, triangoli di stoffa che una volta si utilizzavano per la pipì e la cacca dei neonati – prima che i pannolini usa e getta diventassero comuni (e a buon mercato).

Questo gesto, nelle notti estive, rappresentava per il papà un bel momento in cui ritagliarsi un po’ di silenzio e un saluto alle stelle.

Questo racconto, e quei ciripà – messi via con gli altri preziosi abitini della bimba – diventarono per quella bambina la “normalità” di come si cresce un bimbo. Normalità “immaginata” fino a…

… fino all’incirca a poco più di un anno fa quando quella bambina, che sono io, ha capito che ormai era quasi fatta: quella pancia grossa grossa che sembrava sul punto di scoppiare si sarebbe presto trasformata in una neonata esigente e “caccona”. Era il momento di prepararsi.

Tanti amici hanno imprestato, regalato, preparato vestitini, accessori e qualche gadget “indispensabile”, così a noi genitori era rimasto solo da dare risposta a questa domanda: pannolini lavabili o no? Seguire quella “normalità” impressa nell’immaginario di Silvietta o ascoltare i consigli di chi ci diceva che non ce l’avremmo mai fatta?

Dopo un po’ di ricerca e qualche discussione, abbiamo capito che tre potevano essere le motivazioni per farlo: una spinta ecologica (quintali di rifiuti in meno), la motivazione economica (rispetto al costo degli usa e getta), la scelta salutistica (sembra che la pelle del bambino, a contatto con fibre naturali, patisca meno dermatiti).

Noi due ci ritrovavamo in tutte e tre, con pesi differenti per ciascuna delle tre a seconda dell’esperienza di ciascuno.

Devo dire, a posteriori, che tutte e tre hanno giocato ruoli diversi in tutto questo primo anno di utilizzo.

Per esempio, il fatto che non fosse soltanto una scelta di risparmio ha fatto sì che non avessimo problemi a usare un pannolino usa e getta quando eravamo in viaggio, quando avevamo delle giornate di visite impegnative o semplicemente quando non eravamo riusciti a far asciugare i pannolini in tempo .

Nel contempo, però, la spinta ecologica si è rafforzata notevolmente quando abbiamo confrontato la quantità e la frequenza con cui produciamo spazzatura rispetto ai nostri vicini, genitori di un coetaneo delLa Pulce (proporzione uno a tre – sottolinea fiera mammaSilvietta).

Anche la scelta salutistica ha avuto il suo momento di gloria, quando al termine di un viaggio ci siamo resi conto di quanto fosse cambiata la pelle del sedere delLaPulce dopo una settimana di usa e getta …

Ma torniamo al principio, anzi, un po’ prima… Oramai eravamo piuttosto orientati all’acquisto-investimento sui pannolini lavabili, ma ci restavano molti dubbi: saremmo riusciti a utilizzarli? Quanto sarebbe stato gestibile? Quanto sarebbe stato pesante introdurre anche l’organizzazione di lavaggi e stenditura in quello che si prospettava un quotidiano già abbastanza impegnativo?

Internet, internet e ancora internet: forum, blog, siti di venditori… Dopo un paio di settimane avevo le idee più chiare: salutati i tempi della mia infanzia in cui il lavaggio era più pesante, sarebbe bastata una lavatrice a 40-60° e ce la saremmo cavata.

Il “montaggio” del pannolino, invece, mi risultava un po’ più ostico – tanto che quando mi hanno chiesto di chiarire meglio l’utilizzo e la mia organizzazione ho scritto addirittura due post – lunghissimi – per cercare di essere il più possibile chiara.

La scelta alla fine è ricaduta sulla marca che aveva un punto vendita raggiungibile dalla nonna – che si è tramutata in sponsor!

Pronti? ai posti… via!

Nata laPulce, siamo entrati nel vortice. Per me il primo periodo è stato difficilissimo, incredibile e veramente impegnativo. Soprattutto, pativo quel tempo che sembrava non progredire mai. In tutto questo, sembrerà strano, ho apprezzato molto il fatto di dover gestire i pannolini: scandiva il ritmo dei giorni, rilassava la mente, era una cosa semplice, utile e tranquilla da fare tenendo la mia neonata sulla spalla.

C’era il giorno dedicato a lavare e stendere e quello dedicato a piegare. E’ stato anche semplice acquisire la manualità necessaria e insegnarla al papà e ai nonni. Più semplice che leggere tutte le istruzioni su internet 😉

Per quanto riguarda problematiche più scabrose – esempio, la gestione degli odori o la pulizia dei residui di cacca (quelli che ogni tanto “sfuggono” al raccattapupù): un po’ di olii essenziali e sapone di marsiglia (oltre a uno stomaco di ferro 😀 ), non sarà granchè però ogni tanto mi consolo perché mi rendo conto che la cacca così facendo finisce giù dal water invece di stazionare nella spazzatura in cucina fasciata nel pannolino usa e getta …

Insomma, bilancio per ora positivo.

Abbiamo avuto un unico momento di perplessità: tra il quarto-quinto mese, quando laPulce iniziava a rotolare e a muoversi ma era ancora piuttosto infagottata dal pannolino (ovviamente, adesso, a undici mesi, non le impediscono nessun movimento!). In questo, siamo stati soccorsi sia dalla nostra elasticità nei confronti degli usa e getta sia dall’estate: quando ci sembrava meglio, abbiamo usato qualche usa e getta in più ma soprattutto l’abbiamo lasciata il più spesso possibile nuda, a scorrazzare su una tovaglia di plastica coperta da asciugamani, trasformando quella che poteva essere una criticità in un momento di gioco e di scoperta!

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12 COMMENTI

  1. Ciao a tutte,
    anche io uso i lavabili e anche io dopo tanto internet, internet, internet ho avuto le idee più chiare; ma internet ha segnato la svolta per me per risolvere il problema puppù nel pannolino. Mi sono imbattuta in un forum dove una mamma spiegava come liberarsi del problema e, non senza perplessità ho voluto provare. Il risultato è stato strepitoso ed ho deciso di dirlo a quante più mamme possibile. Il trucco è semplice ed anche poco faticoso: Ad ogni cambio panno, a fine poppata, mettete il pargolo senza panno sul gabinetto, lasciategli gustare il piacere di stare senza pannolino per uno o due minuti massimo e …miracolo fa cacca con evidente soddisfazione (sua e vostra). E’ possibile che non faccia cacca ad ogni cambio,ma è importante ogni vota dargliene la possibilità. Il miracolo è che dopo un poco voi e il pupo vi assesterete sui tempi e lui letteralmente aspetterà che lo mettiate sul gabinettino per farla. Ovviamente non potete perdere chissà quanto tempo è sempre un cucciolotto, però funziona. In pratica associa il fare cacca con l’essere messo lì. E…fine di togliere cacca.
    Io ho cominciato a farlo quando aveva due mesi quindi lo tengo in braccio in posizione “seduto” sopra il lavandino, per non spezzarmi la schiena, e poi lavo tutto. A poco a poco ho cominciato a riconoscere i segnali di quando deve farla. Di fatto è una sorta di accompagnamento graduale al vasino. Per me è stata una liberazione perché il pupo fa la cacca liquida, dato che prende solo il seno e i fogli cattura puppù non servono a molto. I miei prefold sono adesso mooolto più semplici da gestire. Inoltre mio figlio “grande” vedendo il fratellino piccolo fare la cacca senza bisogno del pannolino, si è preso di coraggio e così…due piccioni con una fava!
    Provate, vi assicuro che vi ritroverete ad esultare per i “bisogni”di vostro figlio!
    In bocca al lupo

  2. Noi adesso con una bimba sola facciamo la lavatrice ogni 2 giorni, cercando di lavare quando possibile i pannolini insieme alle altre cose. Quando tutte e due le bimbe (che passano 23 mesi tra loro) usavano i pannolini, qualche volta mi toccava lavarli anche tutti i giorni!! E, per l’inverno, usiamo a volte anche l’asciugatrice, di cui poi (naturalmente) recuperiamo l’acqua di condensazione per rimettere in ammollo altri pannolini! 😉

    @caia, Silvietta e Serena: che ne dite di inviare la vostra testimonianza sull’utilizzo dei pannolini lavabili al nostro blog?
    Sicuramente la vostra esperienza arricchirebbe quelle che abbiamo già (vedo che ogni mamma che ci scrive ha escogitato qualcosa di nuovo sulla gestione dei lavabili, ne sta uscendo fuori un bellissimo confronto!)

    http://blog.pannolinilavabili.info/category/testimonianze/

  3. No no caia, non esageri: io d’inverno stendo sui termosifoni anche se fuori c’è il sole proprio per assicurarmi l’effetto umidificatore. Infatti spesso stendo la sera prima di cena, così ci godiamo l’umido nelle ore in cui siamo di più in casa.
    Devo dire che l’asciugatrice, almeno a Roma, è proprio superflua: devono proprio capitare parecchi giorni di pioggia in primavera o autunno quando i termosifoni sono spenti, per avere problemi ad asciugare in fretta.

  4. io faccio più lavatrici di silvietta. sono sulle 4/5 a settimana. ma cerco di condensarle. non faccio lavatrici solo di pannolini come all’inizio e uso un po’ di senno nel caricarle e nel cercare di utilizzare le temperature più basse possibili, in base ai capi. lavo a mano, anche tenendo in ammollo (non sotto l’acqua corrente). insomma faccio il possibile. e poi non ho lo spazio per l’asciugatrice quindi il problema non si pone, anche se dopo la parentesi newyorkese ci avevo fatto un pensierino perché obiettivamente è comoda. ma a me ha rovinato parecchie cose e quindi ha anche i suoi svantaggi. evidentemente le temperature che raggiunge non sono così innocue e per esempio a mio marito molte camice si son ristrette (o è stata la gravidanza a conferirgli collo taurino!?!??!?) col risultato di doverle ricomprare (poco ecofriendly).
    ora che è inverno è anche più semplice asciugare i pannolini comunque… un’oretta sui termosifoni e zacchete! (vogliamo parlare del risparmio sugli umidificatori per bambini?!?!?! ok, sto esagerando!)
    bacio

    • @Laura è molto interessante il confronto dei due impatti ambientali. Noi in Svezia, per ovvie ragioni climatiche, dobbiamo usare l’asciugatrice. Però un fattore importante nel nostro caso è che utilizziamo la lavanderia condominiale, provvista di uno stanzone per stendere i panni ad asciugare. Quindi ottimiziamo il tutto facendo 3 lavatrici industriali cariche in contemporanea e stendendo tutta la biancheria insieme. In pratica il consumo di energia per asciugare i pannolini lavabili è incluso nel fatto di asciugare comunque tutta la biancheria insieme. Quindi anche per noi che non abbiamo il sole, è ancora conveniente usare i PL!

  5. ma, Silvia, non so bene cosa dirti: noi usiamo una lavatrice A+ e detersivi ecologici. Ormai ci assestiamo su 3 lavatrici a settimana “lunghe” (pannolini e tutto il cotone a 60°) e un po’ di lavatrici 30°/30 ‘ (cose sportive, cose di uso rapido eccetera). Indubbiamente lavo più di prima, però mettendo in fila tutti i vantaggi, mi sembra comunque di restare “in pari”. Se qualcuno, però, vuole fare i calcoli, mi offro come cavia!

  6. Ho notato (bighellonando in rete) che una delle obiezioni più comuni sta nel fatto che il maggior numero di lavatrici andrebbe a neutralizzare il vantaggio ecologico dell’uso dei lavabili.
    Che ne pensate voi utilizzatrici?
    Ovviamente se ai pannolini lavabili si unisce l'”alchimia detersivistica” di Caia, il problema è risolto.
    Resterebbe il maggior consumo energetico (ma una lavatrice di classe A+ in un clima dove non servono davvero le asciugatrici dovrebbe risultare di impatto minimo…)
    Per la questione ingombro, è vero che per i primi mesi a molti bambini si consiglia il doppio pannlino per il corretto sviluppo dell’anca, quindi con i lavabili si ottiene un doppio risultato.
    Certo, quando camminano, gli usa e getta sono ormai sottili come un paio di slip: mi sono resa conto che sono diventati ancora più sottili di quelli che usavo solo 4 anni fa per il Sorcetto… In questo senso sono imbattibili.
    Insomma, visto il problema “da fuori”, da non utilizzatrice, leggendo Silvietta e parlando con Serena e Caia, mi sembra che il pannolino lavabile sia una scelta praticabile.

  7. intanto grazie a Silvia e Serena per la loro disponibilità e fiducia .. speriamo bene 😉
    a Caia: speravo di trovare in te tutta la risonanza necessaria. Noi abbiamo incontrato la diffidenza più che altro di genitori con altri bambini .. anche per questo mi sembra giusto scrivere dei pregi (tanti) dei momenti di stanchezza (alcuni) e dei bei dubbi superati (tipo quello della mobilità). Me lo vedo il sedere a paperotto nel tentativo di gattonamento: noi siamo ai primi sollevamenti in piedi e un po’ di ammortizzamento … viene utile 😀

  8. bel post silvietta!!!
    ovviamente mi ritrovo in tutto quello che scrivi, tranne la parte romantica del nonno. i miei genitori hanno sbarrato gli occhi e ancora non se ne fanno una ragione… 😀
    comunque anch’io avevo avuto questo dubbio sulla mobilità. e anch’io nonostante l’inverno lo tengo tanto nudo a rotolarsi su una zona attrezzata contro gli allagamenti, ma comunque il pediatra mi ha spiegato che proprio nei primi mesi l’infagottamento dei pannolini favorisce la crescita delle ossa di bacino e anche in maniera più corretta e non impedisce assolutamente i movimenti, anzi.
    ora che momo ha sei mesi e mezzo e comicnia le prove tecniche di gattonamento è uno spasso vedere quel culetto da paperotto che si solleva!!!

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