I padri perfetti e Greta Thunberg

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Pochi giorni fa mio figlio è tornato da scuola molto amareggiato e deluso per un suo compito in classe. Dopo avergli chiesto cosa fosse successo, ci ha raccontato che ha risposto bene a tutte le domande del compito ma ha corretto una risposta e non voleva consegnare il compito con un errore, malgrado fosse stato corretto. Voleva che il suo compito fosse perfetto, senza segni di indecisione, e invece è rimasto comunque deluso da un ottimo risultato.

Un mondo che chiede di essere perfetti

Non gli ho mai chiesto, e neanche la mia compagna, di essere perfetto in nulla e neanche di produrre cose perfette. Anzi, abbiamo imparato a discutere insieme di tutti gli errori, soprattutto di comportamento, che commettiamo anche noi come genitori. Ma ormai a quattordici anni si è anche parte di un mondo che invece esige precisione e perfezione in tanti aspetti quotidiani – esigenza punita con l’isolamento, se non soddisfatta – che è facile capire da dove sia venuto un potere capace di condizionarlo più delle nostre stesse parole, del nostro stesso esempio di vita comune.

Si avvicina una festa del papà che celebra il padre forse più imperfetto di tutti: Giuseppe. Accetta un figlio non suo da una moglie che non voleva, e viene ricordato come umile falegname mentre era molto di più. Questo esempio di imperfezione e di abnegazione che viene tramandato, più o meno onestamente, da secoli dovrebbe essere un ottimo esempio non solo per ribellarsi contro pretese moralistiche e professionali al limite del disumano, ma anche per lottare contro ogni forma di potere che esige conformità a uno standard.
Non potremo mai sapere se veramente un angelo gli ha suggerito cosa fare, ma siamo certi che lui l’ha fatto.

Greta, la ragazzina che non ha più tempo per aspettare

Poi vedo tanti uomini, molti di loro padri, protestare perché una ragazza, Greta Thunberg, decide uno sciopero dall’unica attività che svolge – la scuola – per pretendere che si discuta di un problema che chi è più grande di lei avrebbe dovuto responsabilmente risolvere. Molti l’hanno insultata per questo suo uscire dai ranghi, per questo gesto invece di rispondere con un dovere di perfezione e di adeguamento a delle regole imposte vuole mostrare lei – “imperfetta” per scelta e anche, sappiamo, dalla nascita – e la sua sacrosanta pretesa di non pagare l’irresponsabilità altrui.


Questi uomini che pretendono, in nome della loro età e della loro “esperienza”, obbedienza e perfezione, regole e lavoro, e non hanno più il coraggio di cambiare quelle regole e quel lavoro che li rendono complici della distruzione dell’unico pianeta sul quale tutti e tutte hanno passato la vita, dovrebbero semplicemente tacere.
Visto che da più anni, su questo pianeta, ci vivono, sono più responsabili dello stato in cui versa rispetto a chi deve ancora viverci parecchio.

Una ragazza di un paese lontano, segnata dalla nascita da una sindrome, chiede soprattutto agli uomini e ai padri – che sono ancora per la maggior parte i “decisori” della vita politica – di assumersi una responsabilità. Si chiedessero, il 19 marzo, questi uomini e questi padri, che cos’hanno da festeggiare.

Greta Thunberg, tra le altre cose, sta dando anche a molti padri la possibilità di dare un senso profondo al loro essere genitori. Siamo certi che Greta ce lo sta dicendo, non è un essere leggendario tramandato da un libro di cinquanta secoli fa; sarà il caso di rispondere con altrettanta certezza in quello che facciamo e faremo.

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