I padri assenti
Questo articolo è stato scritto per noi da Federico Ghiglione, pedagogista, specializzato
in Mediazione Familiare, nonchè fondatore dell’associazione Professione Papà, che si propone di promuovere “una cultura della paternità, della genitorialità, della bi-genitorialità, della gestione della separazione tra coniugi”
Tra le attività dell’associazione c’è la consulenza e la formazione dedicata ai papà e futuri papà, che vogliono essere consapevoli del loro ruolo e competenti.
Il discorso dell’assenza paterna passa attraverso molti luoghi comuni e porta ad esplorare ambiti insospettabili.
Il luogo comune per eccellenza è quello che etichetta come padre assente il padre che passa molte ore o giorni fuori di casa, in sostanza il padre che non c’è. In effetti, a ben analizzare la valenza della figura paterna nell’educazione e nella formazione di un figlio si scopre che un padre può riuscire a mantenere un buon contatto affettivo con i figli, un buon governo dei suoi compiti educativi anche non vivendo quotidianamente la realtà famigliare. Certamente questo può avvenire se c’è un buon affiatamento con la partner la quale, inoltre, è la maggiore responsabile della valorizzazione “simbolica” della figura paterna agli occhi dei figli. Con un buon gioco di squadra un padre che non c’è può essere molto presente.
Altro luogo comune “classico” è quello che identifica le problematiche genitoriali, nello specifico quelle relative all’assenza del padre, soltanto nelle famiglie separate. E’ ormai sotto gli occhi di tutti che è molto più probabile – invece – trovare padri assenti all’interno di famiglie “stabili” piuttosto che tra padri separati i quali, un po’ perchè costretti oppure perchè naturalmente portati, sviluppano spesso buone capacità genitoriali e dimostrano molta intraprendenza.
Qual è allora il padre assente?
Il padre assente è il padre che fallisce uno dei suoi compiti fondamentali: la presenza affettiva, l’attività educativa, la costruzione della propria figura simbolica.
Vediamone alcuni esempi:
Il padre autoritario, fallisce perchè utilizza il distacco emotivo e la durezza per far rispettare le proprie regole. Perde così le opportunità educative che l’autorevolezza regala ma – soprattutto – non sfrutta quello che pare essere l’ultimo vantaggio che rimane ai genitori per essere ascoltati più della TV, della scuola, degli amici, dei modelli esterni alla famiglia: l’amore.
Il padre che si pone nei confronti dei figli esclusivamente come compagno di giochi rinuncia, anzi diserta, tutti i suoi doveri educativi. Egli diventa l’amico dei figli, ma un padre non è un amico, un padre è un educatore il quale per fare bene il suo lavoro deve usare linguaggi diversi da quelli del gioco e dell’amicizia. L’educatore è su un piano diverso dall’educando, ha un’autorità e deve avere lo spazio e la forza di prendere decisioni impopolari e forti, cose che un “amico” non può fare.
Il padre materno, il “mammo” insomma, fallisce perchè – pur occupandosi con dedizione ai figli, appiattisce il proprio ruolo in una mera duplicazione delle attività e delle modalità materne. Questo padre fa mancare ai propri figli la figura virile di un padre che fa il padre con un suo stile, con un suo metodo, con una sua sensibilità. La valorizzazione e l’accentuazione di questa differenza è un patrimonio inestimabile per i figli che, conoscendola, avrebbero l’opportunità di cominciare lo straordinario viaggio verso la scoperta dell’altro, del quale – la scoperta del padre – è la prima tappa.
Infine c’è l’uomo che è un padre assente perchè ha fallito come compagno. Quest’uomo non ha capito che il lavoro di genitori si fa in due, in un continuo, incessante, instancabile sforzo di dialogo, comprensione, ascolto e reciproca formazione tra genitori. Quest’uomo è un genitore assente e sta facendo mancare il proprio apporto e sostegno alla propria compagna lasciandola sola a gestire la matassa dell’educazone dei figli i quali diventano passeggeri di un aereo che va con un motore solo e – si sa – un aereo con un motore solo vola male e a volte deve atterrare in anticipo.
Federico Ghiglione
www. professionepapa.it
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HO avuto un padre assente, gran lavoratore, ci adorava, ma non c’era. Andava via al mattino e tornava la sera, stanco, non ricordo abbia mai giocato con noi. Le vacanze le facevamo senza di lui. A fronte di un padre assente, una madre decisamente invadente, che gli toglieva anche quella poca voce in capitolo che aveva (cosa che ho visto molto nell’adolescenza). Non l’ho mai conosciuto davvero, anche se so di dovergli molto.
HO sempre voluto un padre diverso per le mie figlie, e fortunatamente è così. Non è un papà “preparato”, non ha studiato e non ha letto, ma è un papà che ama, che c’è, che gioca, si arrabbia e urla, e anche questo vuol dire che vive le sue figlie. C’è per la nanna e la colazione, non sempre ma se c’è si sente, si vede. Ed è un papà che si mette in discussione.
Fortunatamente ormai i papà sono sempre più presenti, anche per via del fatto che le madri sono sempre più impegnate fuori, e spero che presto i ruoli diventino davvero alla pari!
Ciao Daniela, condivido in pieno quello che hai scritto. Anche io ho avuto un padre come il tuo. Usciva al mattino alle 7 e rientrava alle 20, mia madre ci metteva a letto appena lui arrivava a casa e così non passavamo mai del tempo insieme.
. Adoro mio padre, ma sono felice che mio marito sia più “presente” anche se fuori casa tutto il giorno per lavoro.
Per fortuna però al mattino era lui a portarci all’asilo o a scuola. In quelle occasioni la coda di un’ora in macchina non mi dispiaceva per niente! Mio padre è sempre stato piuttosto chiuso, ma anche solo stare insieme a lui in silenzio mi piaceva molto…
Mio marito è un pò come il tuo. Io leggo, mi informo costantemente, ragiono sempre su come fare e quando farlo, lui si affida al suo cuore e al suo istinto. E’ un papà di “pancia”. Io lo definisco così
Mio padre è stato un padre presente. Un padre che ha dovuto mediare tra me e mia mamma troppo invadente ed autoritaria.
Un marito che forse non è riuscito a ritagliarsi una figura libera nella coppia ma che mi ha cresciuto con un forte senso di LIBERTA
Ora c’ un ex marito che ha fallito come compagno ed ora latita con le figlie.
Mi è piaciuta molto la definizione dell’aereo che vola con un motore solo, ma la bravura del pilota, nella necessità, sta anche nel volare basso per farlo rimanere in quota e quindi giungere alla mèta.
Ciao,
il nostro papà fa parte di 2 categorie, è un papà compagno di gioco, ma allo stesso tempo ha ‘fallito come compagno’, proprio perchè il lavoro di genitore si fa in due.
E’ un padre che lavora molto, che spesso viaggia e che pensa che l’amore si possa comprare con i beni materiali … un retaggio che gli viene dal fatto che lui ha non ricevuto amore, è stato abbandonato da tutti e 2 i genitori e si è dovuto costruire la vita da solo, per cui il lavoro è stato il suo cardine e di conseguenza anche il denaro …
Mi piacerebbe tanto che tutto quello che ha studiato/letto per accrescere la sua professione, lo facesse anche in ambito educativo, che si confrontasse, perchè non si nasce genitori, ma si diventa, sbagliando, facendo esperienza, leggendo e ponendosi come esempio agli occhi dei figli.
I bimbi sono felicissimi quando torna dai viaggi carico di regali, ma quando non c’è lo cercano e quando è presente, ma è impegnato sul lavoro o sui lavori di ristrutturazione casa, loro rivendicano il diritto di stare con lui e di andare alle feste assieme a lui.
Io anche avevo un padre assente durante la settimana, ma durante il week-end ero tutto per noi e non ne ho mai sentito la mancanza.
Vorrei tanto trovare una formula magica che riesca a spiegargli di cosa hanno bisogno i bambini, di giocare assieme certamente, ma anche di autorevolezza e di regole, la cena con lui sta diventando un gioco come anche il momento della nanna, mentre dovrebbe essere un momento rilassante!
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