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I nativi e le Invasioni

Scritto il 14 Feb 2011 da Silvia 39 Comments

Venerdì scorso (12 febbraio) la trasmissione de La7 Le Invasioni Barbariche ha realizzato un servizio dal titolo “Nativi digitali” con relativo dibattito in studio tra tre ospiti “pro” e tre ospiti “contro”, come da consueta formula.
Tra gli ospiti “contro”: uno psicanalista che ha scritto il libro “La morte del prossimo”; la nuova tata May (che era lì, presumo, solo perchè toccava far promozione alla nuova serie de La Tata) e un poco convinto Nicola Savino (contuttore radiofonico e televisivo) presente, a suo dire, perchè la moglie era contraria a che la figlia cinquenne navigasse in internet (beh, potevano invitare la moglie, allora!).
Gli ospiti “pro”, invece, erano: Carlo Pizzati, autore del libro “Tecnosciamani”; Nicola Greco blogger diciassettenne e Patrizio Roversi (“turista per caso”, titolare di diversi siti e autore per web tv).
Il video da cui partiva la discussione, riguardava bambini che utilizzano con disinvoltura oggetti tecnologici e ragazzini che navigano in internet con naturalezza.
E già qui il primo dubbio: i bambini venivano ripresi mentre giocavano con iPad e iPhone, senza però chiarire se stessero usando una app di gioco o se fossero collegati in internet. Ma questo cosa c’entra con un ragazzino che ha un blog, che si collega in inernet per le sue ricerche o che frequenta abitualmente social network? Perchè le due attività, quella di un quattrenne che usa un giochetto sull’iPad della mamma e quella di un ragazzo che scrive sul suo blog, erano in qualche modo mescolate come se fossero una stessa cosa?
Posso anche concordare sul fatto che, con estrema probabilità, quel quattrenne crescerà in modo molto simile a quel dodicenne, ma ho avuto una netta impressione di confusione nel racconto, soprattutto nel dibattito che ne è seguito. Infatti, tra i detrattori dell’esposizione dei bambini alla tecnologia, non si percepiva nessuna distinzione.

Un paio di cose mi hanno particolarmente colpito.
La prima notazione dello psicanalista, teorizzatore della morte delle relazioni umane a causa dei social network, è stata quella di evidenziare come, nel filmato, il papà ed il bambino stavano sì giocando insieme con un iPad in mano, ma per questo entrambi guardavano verso lo schermo e… non si guardavano negli occhi! Questa acuta osservazione è stata accolta, da parte dell’uditorio, come una rivelazione. Ma io mi domando: se lo stesso padre e figlio fossero stati chini su un analogicissmo puzzle, si sarebbero forse guardati in viso??? Se avessero letto insieme un libro o costruito con i mattoncini, si sarebbero persi occhi negli occhi??? Se vogliamo trovare metafore ovunque, ditelo, perchè, altrimenti, questa argomentazione rischia di suonare come una emerita fesseria!
Del resto questo argomento è stato subito corredato da un’altra banalità: non sono solo i bambini ad essere troppo concentrati su uno schermo, sono gli adulti, i genitori, i padri in particolare (ma perchè???) che non escono più a giocare a pallone con i figli (!!!). Certo, il serioso psicanalista ha ammesso che lui, però, a pallone con i figli non è che ci abbia giocato molto, pure senza web!

Successivamente si è parlato dello studio su internet. L’illustre psicanalista e la tata May, sostenevano che, a causa del copia e incolla, le ricerche su internet sono molto superficiali. I ragazzi non rielaborano, si limitano semplicemente a prendere qua e là brani e a incollarli insieme. Ahimè, vorrei svelare loro che, questa non è un’abitudine dei soli ragazzi di liceo e, comunque, non era affatto scongiurata dall’uso delle enciclopedie cartacee. Certo, a copiare ci voleva solo un po’ di più! Tata May sosteneva che, quando al liceo faceva ricerche sull’enciclopedia, approfondiva quello che leggeva e lo rielaborava poi per la sua relazione. Il giovane blogger, però (dopo aver rassicurato tutti sul fatto che sa cos’è una biblioteca e gli capita anche di frequentarla), con un semplice esempio ha offerto una risposta mirabile: noi ora a scuola stiamo studiando Stalin e riusciamo a reperire in rete fonti originali, in pratica lavoriamo direttamente sui suoi discorsi, li ascoltiamo, li analizziamo e ci riflettiamo sopra. Studiamo così!
Direi 1 a 0 per il giovane nativo, non trovate?

Ed è proprio lui il personaggio che più mi ha colpito: Nicola Greco. 17 anni. Blogger? No, diciassettenne. Non aveva etichette, nonstante gli sia stata affibiata anche quella di “guru del web” ed aveva la luce negli occhi che si può avere solo a 17 anni. Sapeva parlare, era educato e rispettava i tempi di tutti, era competente, preparato, appassionato.
Qualcuno gli ha provocatoriamente chiesto quanti amici avesse su facebook, per dimostrare la tesi della superficialità delle relazioni nella sua generazione. Con spontanea naturalezza ha fatto capire che solo loro potevano pensare che i suoi 1.000 amici su facebook fossero “amici” in senso stretto o che lui potesse confondere l’amicizia “vera” con il contatto su un social network. Questo, per un diciassettenne, è un non problema. Lui sa benissimo chi sono i suoi amici, quelli con cui divide la vita di tutti i giorni. Sa benissimo cos’è un contatto su facebook. Ha parlato della sua esperienza all’estero, dato che sta facendo un biennio di liceo a Oxford (caspita, a 17 anni! Hai visto mai che ci possiamo scrollare di dosso la solita italianità provincialotta!) e delle persone che ha incontrato. Lui, davvero, non ha problemi a distinguere tra “reale” e “virtuale”, anzi, lui non ha alcun bisogno di distinguere: ha tutto chiaro. Era, in fondo, l’unico a suo agio, l’unico che sapeva perfettamente di cosa si stava parlando, era l’unico consapevole e sereno: per questo, forse, era l’unico sorridente!
Certo, non è un diciassettenne qualsiasi: è colto, è uno sviluppatore di social network, ma è anche tutto quello che possono essere gli adolescenti di oggi.

Credo proprio che i nativi digitali esistano solo per noi, che non lo siamo stati. Siamo qui a porci domande inutili, se sia giusto o meno, se sia sano oppure no. Siamo qui a parlare di bambini, ragazzi e internet, ma non sono discorsi che interessano loro. Quelli disorientati e spaesati siamo noi.
All’inizio della stessa puntata de Le Invasioni Barbariche, c’è stato un intervento introduttivo di Beppe Severgnini. Con incauto ottimismo ha ipotizzato un giorno in cui i ragazzi cresciuti su facebook ci liquideranno, ci faranno alzare da tutte le poltrone e ci diranno semplicemente che abbiamo fallito ed è ora che lasciamo il posto a loro. Quanti siamo ad aspettare con gioia e impazienza quel giorno?

Concludo solo con un tweet, copiaincollato dal blog di Nicola. Il messaggio lo invia Gullisc, il dodicenne, anch’egli blogger, che compariva nel video del servizio.
nicolagreco ;) @nicolagreco, sono nel video a ” Le Invasioni barbariche”, di 12 anni. Se mi chiedi di giocare a pallone vengo. Sei un mito. /by @ Gullisc
Con buona pace dell’illustre psicanalista…

(foto di Robin Good – autore Moreno Bonechi 2010 – uso conforme alla licenza cc)

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39 Comments »

  • lorenza ha scritto:

    Non ho visto la puntata in questione, ma ne ricordo un’altra sulle coppie che stavano sempre su Internet. Ad essere sincera, mi stupisce questa “acrimonia” della Bignardi nei confronti delle nuove tecnologie, e anche il format del “pro” e “contro” a tutti i costi mi appare un po’ vecchio e stereotipato, su questi argomenti soprattutto (come dire, sarebbe stato come se sessant’anni fa avessero fatto un talk show pro o contro la diffusione delle macchine utilitarie o della lavapiatti…). Mah.
    A me sembra che il vero problema non è il “se”, ma il “quanto”: sui videogiochi, soprattutto, io ho questo personalissimo problema di volerne e doverne limitare il tempo di utilizzo. Questo sì mi pare un tema utile e interessante. Sull’utilizzo di Internet sono ancora un po’ piccoli, ma credo che sia doveroso interrogarsi su come e quanto controllare cosa i bambini ci fanno. Per il resto, lasciamo lo psicanalista a condurre la sua battaglia contro i mulini a vento (temo, per lui)

  • Silvia (author) ha scritto:

    Hai ragione, Lorenza, la questione è quanto e come, ma il se mi sembra davvero fuori discussione. Ed invece si parla di se, con pochissima competenza e con triti luoghi comuni ed in modo molto superficiale.

  • paola ha scritto:

    da quando ho l’ ipad, mio figlio si diverte con alcune applicazioni di disegno e altro che, sinceramente, sono davvero bellissime. cerco di limitare i tempi, facendolo disegnare prevalentemente su carta perche’ penso sia bello non perdere quest’abitudine.
    ma non posso non ammettere che ci sono tantissime applicazioni istruttive, da cui un bambino impara e si diverte. senza dimenticare il gioco e la scoperta attraverso libri e altro.
    come in tutte le cose, bisogna pensare alla misura: di certo non lascio l’ ipad in mano a mio figlio insegnandogli a navigare in liberta’. esattamente come i miei genitori hanno fatto con me: “controllando” i film che vedevo, le riviste che compravo….
    voglio dire: i tempi cambiano. l` istruzione, lo studio si arricchiscono di nuovi mezzi, piu` veloci – forse piu` pericolosi perche` meno facilmente gestibili. di certo non si puo` pretendere che un ragazzo svolga una ricerca andando in biblioteca, fotocopiando…come facevamo noi. ma si puo` insegnare ad un ragazzo la curiosita` e l’ amore per la scoperta, la voglia di leggere un libro, a prescindere.
    le amicizie? stessa cosa. e il tweet che avete pubblicato la dice lunga. io non sono un` amante di fb ma mi rendo conto che ormai sia diventato una forma quasi indispensabile di comunicazione. per un ragazzo, ancor di piu`. e` un modo per entrare in contatto, dopo avviene tutto il resto: gli incontri, le partite di pallone.

    bello questo post,
    paola

  • paola ha scritto:

    ecco, mentre scrivevo il mio luuungo commento voi parlavate gia’ di quantita’ – quindi di misura. mi sembra anche ovvio…:-)
    paola

  • Silvia (author) ha scritto:

    Ma la misura vale per tutto. In fondo non ci preoccuperemmo anche se i nostri figli passassero tutto il giorno sui libri senza mai aver voglia di uscire o di giocare con un amico?

  • Tweets that mention I nativi e le Invasioni | genitoricrescono.com -- Topsy.com ha scritto:

    [...] This post was mentioned on Twitter by forbiceverde, Arianna Agostini, MercatinodeiPiccoli, Giuseppe D'Antonio, genitoricrescono and others. genitoricrescono said: Sul servizio, e relativo dibattito, di venerdì scorso alle Invasioni Barbariche, avevo molto da dire http://fb.me/AX4nEkwm [...]

  • Lanterna ha scritto:

    Poi la gente si stupisce quando dico che non ho la TV perché non mi piace più guardarla.
    Tra le tante, la cosa che mi fa più arrabbiare è essere giudicata da gente della stessa generazione che ci lasciava vedere Lady Oscar a 7 anni perché “i cartoni animati sono da bambini”. Nel senso: non è che voi giudici siate impeccabili. Ogni generazione di genitori deve stare attenta senza paranoie, punto.

  • Mammafelice ha scritto:

    La Bignardi è radical chic. :D

  • Silvia (author) ha scritto:

    La Bignardi è rimasta così tanto neutra da sparire proprio sullo sfondo, durante la discussione…
    Oggi radical chic è di moda! :D

  • supermambanana ha scritto:

    “il papà ed il bambino stavano sì giocando insieme [...] entrambi guardavano verso lo schermo e… non si guardavano negli occhi!”

    e

    “non sono solo i bambini ad essere troppo concentrati su uno schermo, sono gli adulti, i genitori, i padri in particolare (…) che non escono più a giocare a pallone con i figli”

    ahem mi spiace darvi questa notizia sconvolgente, e’ dura lo so, ma… e’ tutto vero! e’ proprio cosi’! sta succedendo, qui e adesso, in maniera massiccia, non lo sapete ma succede da almeno 30 anni. Volendo anche da prima. Davanti alla televisione.

  • Letizia ha scritto:

    Silvia, hai fatto bene a commentare il dibattito..a parte Nicola Greco che mi ha fatto sorridere con quell’espressione basita di fronte a cotanta intellighenzia, è stato il trionfo della banalità, della superficialità e dei luoghi comuni. Infine, con rammarico, l’ulteriore conferma che il web e i blogger, stanno sul naso ai guru della tv…

  • Mamma (quasi) green ha scritto:

    Ciao! Io sono sempre dalla parte dei giovani nativi digitali. Però ci tengo a mettere in evidenza che la questione sul copia/incolla è vera. Sono docente universitaria e il 90% dei miei studenti non sa come fare ricerche su fonti originali, quasi tutti abusano di copia/incolla, non elaborano niente di personale. E’ un grave problema con cui la scuola deve confrontarsi.

  • Marzia ha scritto:

    In effetti ho sempre più spesso la sensazione che ci sia una fetta di giovanissimi estremamente consapevoli, sereni nelle proprie competenze e sicuri nell’utilizzo di ciò che la tecnologia mette a disposizione. Non fanatici ma realistici utilizzatori di quello che sono i mezzi di comunicazione odierni.
    Il terrore generalizzato di vedere contrapposti una banda di aspiranti veline/calciatori ed il resto destinato ad essere cupo “avatar” di se stesso, incapace di vivere rapporti umani, mi pare francamente riduttivo. Così come dire che l’uso massiccio di sms e fb riduca il livello linguistico dei giovani. Mio figlio è decisamente un nativo digitale ma ha una sua curiosità specifica per la lingua (immagino un pò ereditata!) e ogni sera prima di dormire, invece della solita favola, mi chiede di scegliere una “parola difficile” e di spiegargliela …
    Le informazioni a cui hanno accesso sono immense e certamente occorre una mediazione da parte degli adulti, soprattutto durante l’infanzia. Ma proprio perchè iniziamo a confrontarci su questo già con bambini di 5-6 anni voglio sperare che alcune basi saranno poste al momento dell’adolescenza e delle decisioni importanti per la vita. Anch’io come Silvia aspetto che questi ragazzi acquisiscano abbastanza esperienza per sovvertire un corso da troppo tempo pericolosamente immobile.

  • Claudia-cipi ha scritto:

    L’ignoranza è una brutta bestia. E spesso gli ignoranti danno contro a ciò che non conoscono perchè ne hanno paura, e ne hanno paura proprio per il fatto di non conoscerlo.
    Se impiegassero metà dell’impegno che usano per denigrare ad apprendere, non ci sarebbero tanti problemi.

  • Mammame ha scritto:

    Ho visto la trasmissione anche se in modo un pò incompleto però ho avuto la tua stessa sensazione:un pò di confusione, mescolanza di luoghi comuni ecc. In generale a proposito di questo dibattito ho un pò questa idea: la vera linea di demarcazione sta nel talento e nella cultura con cui utilizzi lo strumento. Un ragazzo seduto al computer per mezza giornata ha parecchie possibilità : può usare quel computer per amenità più o meno dannose e può usarlo come strumento per moltiplicare opportunità che noi nemmeno ci sognavamo. Dunque alla fine la questione è sempre la stessa – lo era per noi quando usavamo la tv da piccoli, lo era quando sono usciti i primi videogiochi e poi molto dopo internet – e cioè: disporre delle basi per poter accedere agli strumenti disponibili in modo che diventino appunto moltiplicatori di opportunità e anche se ciò non è scontato, non per questo si può bloccare un processo. Penso che quel ragazzo abbia avuto almeno un adulto vicino in grado di dargli qualche spunto, di mostrargli quella scatola in una prospettiva diversa e lui ha poi aggiunto la sua curiosità e la sua passione. Quando un mezzo come il computer diventa un veicolo per esprimere un talento, imparare, inventare ecc. vedere un ragazzo di 16 anni a cui il cervello funziona molto bene e a velocità molto maggiore della mia, utilizzando strumenti che sono lontani da me, non mi disturba per niente, anzi, mi fa dire: meno male!

  • Lanterna ha scritto:

    @mamma quasi green: io mi sono laureata nel 1999, quando di digitale in rete c’erano quasi solo i titoli dell’Opac d’ateneo. Eppure il problema del non saper fare ricerca a partire dalle fonti originali c’era già: nessuno te lo insegna, al liceo. A me l’ha insegnato la mia relatrice.

  • mammaemigrata ha scritto:

    Complimenti per l’articolo! Mi fa venire in mente la storia di Sarah. Appena scomparsa, si sono tutti gettati su Facebook, e perchè aveva tanti profili, e come mai erano gestiti dalle amiche, e chissà chi avrà incontrato in rete, di sicuro la causa della scomparsa è da trovare su Internet. Ecco, poi alla fine, come spesso purtroppo, il male veniva dalla famiglia, niente a che vedere con questo strumento troppo spesso demonizzato.
    Da quanto vedo io, i giovani che finiscono in grossi guai per colpa di Internet sono una grande minoranza. Invece sono tantissimi gli adulti che si fanno fregare i n° delle carte di credito perchè fanno acquisti su siti e non ne verificano la sicurezza, o che prenotano vacanze su Internet senza informarsi e poi finiscono in alberghi sporchi o peggio, oppure ancora fanno acquisti importanti senza informarsi correttamente e si ritrovano ad aspettare pacchi che non arriveranno mai.
    Non credo che mia figlia cascherebbe mai nella trappola per esempio del “phishing”, ma quanti adulti ricevono mail fittizie dalle banche e, creduli, forniscono tutti i loro dati personali senza rendersi conto che sono vittime di frode?
    E quanti adulti sanno realmente configurare il loro profilo Facebook per fare in modo che solo determinate persone possano avere accesso alle informazioni veramente personali?
    Insomma, come dite,spesso noi guardiamo a Internet con gli occhi di chi ne diffida perchè non lo conosce bene e ha paura di “farsi spennare”. I nostri figli invece, spesso lo conoscono molto meglio di noi e non ne hanno paura appunto perchè lo conoscono.

  • cristina ha scritto:

    anche mia nonna mi diceva con il walk man sarei diventata sorda e con lo scacciapensieri pac man mi sarei instupidita.
    ….ehm forse aveva ragione.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Mamma(quasi)green, sono certa che ci sia un problema di metodo, ma internet non può davvero esserne responsabile. Purtroppo chi insegna, non conosce la rete e non abitua ad usarla.
    Ma il copiaincolla lo si faceva anche dal librone dell’enciclopedia, eh! Mio figlio in seconda elementare, grazie ad una maestra molto web addicted, sta facendo un ottimo lavoro (un post in merito tra qualche giorno). Ho idea che lui sarà più capace di me ad approfondire utilizzando il materiale in rete.

  • Farmaciaserrragenova ha scritto:

    Premettiamo che a commentare un post il cui soggetto sono i tuoi figli puo’ si rischia di non essere troppo oggettivi, cercheremo di esserlo il piu’ possibile…
    I 4 fratelli intervistati nel programma di venerdii’ erano i 4 farmaciii , abbiamo scritto sabato un post molto lungo su come e’ stato prodotto il servizio, non stiamo a ripertevelo per intero.Serviva uno spunto per la discussione in studio : basta girare 3 ore di video e beccare il seienne sfinito che dice ridendo io ho il blog per soldi e commenti ridendo e lo spunto eccolo pronto.

    Se poi i genitori girano 40 minuti di intervista in cui spiegano che cercano di usare la rete ed ii prodotti tipo Ipad insieme ai figli facendone un uso il piu’ possibile corretto illustrando rischi e benefici e lasciando aprire i blog per sviluppare scrittura ed interessi ed esercitarsi a leggere per trovare contenuti, basta tagliare completamente questo pezzo ed il gioco e’ fatto!
    Anche se il marito della conduttrice lo stesso giorno sul corriere si dichiara favorevole all’ apertura di un blog per la figlia 8enne con motivazioni identiche.

    Ci fa molto piacere una cosa: che alla fine il 17enne presente abbia smontato una per una le negativita’ che si volevano trovare e che si sia persa l’ occasione per trattare in maniera migliore un argomento tanto delicato per i nostri figli ed il loro futuro.

  • Mamma (quasi) green ha scritto:

    @Silvia e Lanterna: infatti io non sto condannando il web, figuriamoci. E’ uno strumento di conoscenza fenomenale. Ho detto che l’effetto copia/incolla c’è (e sta crescendo di anno in anno: lo evidenzio io stessa nelle tesi di laurea dei miei studenti. Per questo motivo assegno solo tesi su casi internazionali, in modo che i miei studenti siano obbligati a tradurre ed elaborare i testi) e la scuola si deve confrontare con questo nuovo “formato” delle informazioni. Dobbiamo cercare di sfruttare appieno lo potenzialità, senza cadere nelle sue “comodità” come appunto il copy/paste!

  • Silvia (author) ha scritto:

    @Farmacia, volutamente non avevo scritto nel post che conosco i genitori dei bambini protagonisti del video(che erano i vostri 4 più altri due romani). Purtroppo il montaggio l’ho trovato proprio il primo elemento teso a generare confusione.
    Ed ovviamente so bene chi ha twittato a Nicola il messaggio che ho riportato! Quindi vorrà dire che il padre del detto dodicenne a pallone con i figli ci gioca eccome! ;)

  • serena ha scritto:

    complimenti per il post che condivido in pieno. Ho visto la trasmissione e avevo detto a mia mamma il giorno dopo che l’unica cosa interessante era stata la presenza di un intelligente ragazzo di 17 anni, chiaro e semplice nelle sue risposte. Il resto, a partire dal servizio iniziale, un insieme di confuse banalità e di cose costruite ad hoc per la discussione.

  • Mamma Cattiva ha scritto:

    Durante Il servizio ho fatto diversi salti sul divano. Il primo vedendo gli Schenardi :) e i successivi a fronte delle numerose banalità che sono state dette. C’è un errore secondo me in questa tua brillante analisi (chapeau). In studio non erano tre contro tre ma quattro contro due perché a mio avviso Roversi è stato tutto fuorché pro. Normalmente in questi vis-à-vis non riesco a schierarmi in toto da una parte ma questa volta proprio non ho trovato spunti di riflessione nei preconcetti della parte contraria all’avvento del demonio tecnologico.
    Penso al divario generazionale che c’era tra noi e i nostri genitori ma, se queste sono le premesse, temo di più la distanza tra noi e i nativi digitali. Se non siamo noi i primi ad impegnarci a capire, a conoscere e a partecipare, la distanza diventerà incolmabile. Non sarà che è faticoso stare al passo e quindi è più semplice un retro satana rispetto al dialogo con il falso nemico?

    [commento scritto dal mio IPad, io mamma digitale, shabby geek] ;-)

  • Budget low cost: total look country | Trashic ha scritto:

    [...] siamo mai incontrate: alla faccia di chi crede che il web sia un pericolo per i rapporti personali (leggete questo articolo di GC, molto bello), abbiamo imparato a lavorare insieme attraverso le [...]

  • Antonella Pfeiffer ha scritto:

    Mi spiace di essermi addormentata dopo l’intervista a Casini ma, ringraziandoti per il chiarissimo report sul dibattito, credo – a questo punto – di non essermi persa nulla. I soliti luoghi comuni e le solite generalizzazioni. E lo dico da mamma di un cinquenne che usa il computer meglio di me e che non disdegna, però, di giocare anche con la pasta di sale o fare un bel disegno (su un foglio di carta, non sul monitor).

  • Daniela ha scritto:

    Non lo visto, ma questi dibattiti mi sembrano sempre così forzati… Insomma, lo dicevo per altre cose, c’è il pro e il contro per tutto, se vuoi essere pro scegli i pro, se vuoi essere contro scegli il contro. Vuoi essere pro latte? Ha il calcio, rinforza le ossa, è un alimento completo. Vuoi essere contro il latte? Aumenta il rischio di non so più che tumore e non è facilmente digeribile. Ecco, questo è il lavoro di chi le cose le studia. Decide se cercare il pro e il contro ed etichetta. Se è pagato per i pro troverà i pro, se è pagato per i contro troverà i contro, tanto ce n’è in ogni cosa non è poi così difficile!

    Poi ci sono i 17enni che le cose le vivono. E se le cose le vivi cerchi di tirarci fuori i pro e di scansarne i contro. Certo che se sei un bambino hai bisogno di una guida, ma in fondo è uguale se giochi a calcio, se papà batte le mani se rompi un vetro col pallone diventerai un mezzo bullo, ecco!

    Noi non siamo molto tecnologici, un pc che mia figlia non usa, sa cosa sono le mail, i giochi, ma non se n’è mai appassionata, anche perché il nostro tempo in casa con loro è poco quindi pc al lavoro e la sera. Sa usare la tv. Gioca con la wii. Ecco, questa è la sua parte più tecnologica, sa usarla, accenderla, scegliere il gioco da sola. E noi siamo lì, facciamo il tifo per lei, ci ritroviamo a dirle “più in là! Attenta… Forza forza così!!!” finché non si stufa e ci chiede poco gentilmente di lasciarla in pace :-D

    Però è anche quella che trasciniamo fuori ogni 3X2, ludoteca, parco giochi, montagna, mare, piscina, neve, roller, bici, monopattino, che sia per due passi, una corsa, che sia per stare fuori a giocare con la sabbia, penso che in un anno passiamo chiusi in casa tutto il giorno non più di… 10 volte? No, nemmeno!

    Insomma, mi sembrano tanto le polemiche del vecchio “ora ci si telefona e nessuno scrive più!” Ehmbe? Scusa, vuoi mettere sentire la voce della nonna? Ridere alla sua battuta? Sentirla salutarti malinconica? Ok, scriviamo meno ma ci parliamo di più… Ok, facciamo più in fretta a copiare, ci resta tempo per altro. Questa avversione per il nuovo non mi piace, i nostri “vecchi” avevano avversione per le cose nostre, che per loro erano nuove, eppure mi pare che grossi danni non ne abbiano fatti.

    Poi se diciamo che ci vuole buon senso ci sto. Ma in fondo, ci vuole con tutto. Non vedo cosa ci sia di sano in qualcuno che passa tutto il giorno a scrivere, ecco. Senza internet, senza pc, senza tv, se ti chiudi in casa a scrivere, scrivere, scrivere, che contatti hai? Ok, è un eccesso, ma tutti gli esempi dei contro mi sembra che siano eccessi!

  • supermambanana ha scritto:

    @mammaquasigreen anche io sono docente universitaria e devo dire che lunga vita a internet che in 30 secondi netti mi da una verifica circostanziata se un mio studente ha copiato da qualche parte, e posso anche faglielo vedere il report circostanziato che il tool di comparazione mi fornisce, cosi’ da fornirgli anche un momento di crescita! Prima come si faceva? A senso? A pelle? Spulciandosi tutto il materiale a manina?

  • Farmaciaserrragenova ha scritto:

    @ Silvia infatti non sapevamo infatti se commentare, e per il calcio anche le due femmine e la mamma non disdegnano due calci al pallone…

    @ mamma cattiva immaginiamo il sobbalzo e grazie per la difesa in contumacia…Pensa che noi abbiamo scoperto dai vostri commenti ,sfogliando flipboard, di essere in televisione , si erano dimenticati di avvertirci….

    Chi legge questi post sa gia ‘ che il divario digitale esiste e che la scuola, da quello che abbiamo visto noi, specialmente per gli adolescenti senza provare fa prima a demonizzare che a spiegare creando un danno soprattutto ai bambini che hanno i familiari che sanno poco o nulla.
    Speriamo di essere stati solo sfortunati noi!

  • Silvia (author) ha scritto:

    Come siete belli! I nostri lettori sembrano tutti avere 17 anni. In senso molto, molto buono!

  • Alessandra ha scritto:

    Con questo post mi hai (o avete) proprio delusa.
    Faziosetto e superficiale.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Sicuramente parziale, perchè comunque affronta solo un aspetto della questione. Ma nessun post ha ambizioni di completezza. Al limite con una serie di articoli si può sviscerare un argomento.
    Superficiale lo è stato molto il dibattito che ho sentito venerdì sera ed il montaggio del video. Probabilmente lo sarò stata anche io, ma volevo solo dire che quel ragazzino mi è piaciuto, perchè era preparato e consapevole: due qualità che vorrei vedere in ogni persona della sua età (e non solo).
    Faziosetto… beh, evidentemente io sono pro-web, sarebbe un po’ difficile essere contro. Siamo tutti, sempre faziosi: è legittimo stare da una parte.
    Comunque, Alessandra, sarei ben contenta se avessi voglia di ampliare la tua argomentazione e di mostrarmi quali aspetti ho trascurato: sarebbe un ottimo spunto di approfondimento.

  • Alessandra ha scritto:

    Silvia, al di là delle argomentazioni e dei pareri più o meno condivisibili (sono una fan del web consapevole, non una vecchia trombona antidigitale :) ) non mi è piaciuto il tono del post, come ho detto faziosetto o ironico/sarcastico.
    Toglie intelligenza al dibattito (che qui trovo sempre intelligente)

  • Silvia (author) ha scritto:

    Beh, mi sembrava un argomento sul quale si potesse tenere un tono leggero. Del resto, non so se hai visto la trasmissione: avevo a che fare con una trattazione estremamente superficiale, secondo me (ripeto: secondo me) densa di luoghi comuni e di frasi ad effetto. Mi sarei sentita meno intelligente a prendere la cosa troppo sul serio.
    Grazie del tuo contributo, che riportarci un po’ alla varietà dei punti di vista fa sempre molto bene.

  • Alessandra ha scritto:

    E se posso dare i miei 2 cents, c’è una ENORME differenza tra 1 padre ed 1 figlio che INTERAGISCONO e collaborano guardandosi in faccia davanti a un puzzle o alla costruzione di una casetta di cartone e quella (confermo, NON vis à vis) di 1 padre ed 1 figlio che “giocano” allo spara spara o amenità simili davanti ad uno schermo (off or online).
    Adoro la tecnologia ma per favore cerchiamo di essere un po’ consapevoli dei rischi del “misuse” della tecnologia sui bambini.
    Grazie

  • Silvia (author) ha scritto:

    Devo ammettere che io ero un po’ fuorviata dal fatto che sapevo chi erano le persone riprese nel video, soprattutto i genitori, e so che sono estremamente lontane dal modello di genitore inebetito davanti ad uno schermo.
    Mi rendo conto che c’è differenza tra diverse occupazioni per stare insieme ai bambini, ma non è detto che quelle con uno schermo davanti impediscano l’interazione. Non tutti i giochi sono uno spara-spara e non tutte le costruzioni sono… costruttive, soprattutto se il genitore è lì tanto per starci. Non credo che ci sia diverso valore nei giochi da fare con i bambini, c’è solo un diverso atteggiamento.
    A me, per esempio, piace giocare ai videogiochi con mio figlio. Abbiamo passato interi pomeriggi invernali a cercare di progredire in un gioco adventure, e partecipavamo tutti e tre al gioco, alternandoci alla guida dei personaggi. Sicuramente non ci guardavamo negli occhi, ma stavamo giocando INSIEME.
    Mi piace anche cercare con lui video su youtube (ora per esempio siamo in fissa con le animazioni realizzate con i pupazzetti lego, magari nel canale youtube ve ne segnalo qualcuna, per i malati di mente come noi!). Sono tutte attività davanti ad uno schermo, ma non ci sto che qualcuno le definisca meno di qualità di altre più manuali. Gli stessi genitori che giocano con un videogame, poi, sapranno anche costruire la casetta di cartone o fare il ciambellone insieme o leggere un libro.
    Essere consapevoli dei rischi della tecnologia significa non perdersi in luoghi comuni e lì ne ho sentiti un po’ troppi.
    Perchè devo sentir dire che i padri (e ripeto, perchè solo i padri?) non giocano più a pallone per via del web, da una persona che subito dopo ammette di non aver mai giocato a pallone con i figli?
    Perchè le argomentazioni devono essere sostenute da uno che dice che è lì perchè alla moglie non va bene che la bambina si accosti al web (ma in trasmissione ci va lui, perchè è famosetto, non la moglie!) oppure dalla protagonista della trasmissione che inizierà due giorni dopo sulla stessa rete e quindi deve essere lanciata?

  • supermambanana ha scritto:

    @Alessandra, di sicuro non posso parlare a nome di Silvia, ma devo dire che questo post mi ha visto totalmente in sintonia, non tanto per l’orientamento della mia opinione, quanto proprio per il tono sarcastico che cattura benissimo la (mia) frustrazione per come vedo trattato il tema internet sulla stampa italiana: o con molta condiscendenza, oppure con intento demonizzatore. L’ultimo esempio che mi ha fatto morire e’ stato come la stampa ha commentato l’app dell’iPhone per la confessione cattolica. Per l’Italia in molti media il titolo e’ stato: il Papa ribadisce che non e’ valida (solo un popolo, mi si perdoni l’esternazione, estremamente infantile nel suo rapportarsi con la religione come il nostro potrebbe porsi il problema della validita’ di una cosa simile, in opposizione alla sua utilita’) mentre i giornali inglesi sottolineavano che invece il Papa ha benvenuto l’app proprio come aiuto alla confessione. Cioe’ capisci il tono? In Italia l’internet o e’ una cosa ‘strana’ (l’ultimo viral di youtube, il flashmob di vattelapesca) oppure e’ il dimonio (i pedofili, gli hackers, il porno, o nel migliore dei casi cio’ che aliena i nostri fanciulli). Quando i ‘nativi digitali’ diventano i bambini che usano con disinvoltura la tecnologia, perdonami ancora, il sarcasmo ci sta tutto. IMHO.

  • supermamma ha scritto:

    io credo che il web faccia paura soprattutto a chi non lo conosce, io sono convinta che seguirò la vita sul web dei miei figli come seguo quella “reale” purtroppo chi non conosce internet ha paura perchè vede questi ragazzi incollati al pc e non sanno cosa stanno facendo…io dico informatevi!

  • mammadifretta ha scritto:

    ormai è il trionfo della banalità..e chi parla sembra non avere figli..io ho un nipote che a 9 anni non lo sa neanche accendere il pc e devo dire mi sembra fuori dal mondo.
    é come se io alla sua età non sapessi neanche giocare a palla.
    Il fatto è che lui non è che giochi a palla, sta tutto il giorno chino slla psp..io sono contraria ai giochioni portatili, nintendo ds e co, queli si che bruciano i neuroni.. eppure non
    lo capiamo e i pc sembra il male assoluto.
    Io sono cresciuta “piazzata” davanti alla tv..il che è moto peggio.

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