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Huggies, teatro, mamme e molto altro ancora…

Scritto il 18 Mar 2010 da Silvia 20 Comments


Questa volta il progetto è corposo.
Huggies sappiamo tutti chi è. Questa azienda ha deciso di promuoversi con un’iniziativa un po’ sopra le righe.

scrivere insieme il manifesto della nuova maternità
L’idea è assolutamente ambiziosa: “scrivere insieme il manifesto della nuova maternità“! Ma no, non facciamoci spaventare. Sentite qua.
Huggies vuole, per promuovere la sua immagine ed il suo ben noto prodotto, non mammeperfette, ma MAMMEVERE. E così prende 10 blogger, mamme, vere e chiede loro di offrire il materiale per uno spettacolo teatrale brillante. Eh, si! Perchè è giusto che la nuova vera mamma non si prenda troppo sul serio e sappia ridere di se stessa.
Queste 10 blogger, riunite in una sorta di setta segreta, si confrontano per diversi giorni producendo, in un delirio di logorroica grafomania, una valanga di inutile fuffa e qualche buona idea. Da li nascono i temi su cui verterà lo spettacolo.
A questo punto si va ad iniziare. E tutti voi che state leggendo sarete coinvolti.
Noi, non solo noi 10, ma tutti noi, blogger e lettori, produrremo i contenuti dello spettacolo. Un autore tetrale li elaborerà e un’attrice (nome ancora top secret) interpreterà la nuova vera mamma in uno spettacolo teatrale che andrà in scena a Milano… per ora!
La spiegazione dettagliata di come funziona questo progetto la trovate QUI, ma inserisco qui il regolamento ufficiale elaborato dalla Huggies:

Se sei una mamma:
- All’interno della sezione www.huggiesclub.it/mammacheridere scegli nella pagina ‘Collaborano con noi’ il blog che preferisci.
- Dal 18 marzo al 7 aprile, vai sul blog, cerca il post che riguarda l’iniziativa ‘Mamma che ridere’ e raccontaci un aneddoto divertente legato a uno dei 6 temi che troverai sul blog che hai scelto. La tua storia può diventare spunto per uno spettacolo comico che andrà in scena il prossimo maggio.
- Ogni settimana le autrici dei 15 aneddoti che troveremo più divertenti riceveranno una fornitura di pannolini omaggio.
- Quando scrivi il tuo aneddoto ricordati di inserire anche un’indirizzo email a cui contattarti e la taglia di pannolini di cui avresti bisogno. (Sii previdente: tieni presente che potresti ricevere la fornitura entro un mese dalla data in cui hai scritto il post e si sa, i bimbi crescono in fretta!)
- Se sarai selezionata per ricevere in regalo la fornitura di pannolini ti contatteremo via email per chiederti l’indirizzo fisico a cui spedirla.

Se sei una Blogger:
- Dal 18 marzo al 7 aprile compila il form che troverai all’interno della sezione www.huggiesclub.it/mammacheridere, per chiedere di collaborare all’operazione. Riceverai via email il link alla pagina contentente il badge dell’iniziativa, i temi da lanciare sul tuo blog per spingere le lettrici a partecipare (raccontando un aneddoto divertente legato a uno dei 6 temi da te proposti), e questo regolamento come promemoria della meccanica.
- Se vieni selezionato come collaboratore, riceverai un e-mail di avviso subito prima di inserire il tuo blog nella pagina ‘Collaborano con noi’ della sezione www.huggiesclub.it/mammacheridere. Non accetteremo le richieste di collaborazione dei blog i cui contenuti non siano ritenuti affini allo spirito dell’operazione.
- Per ringraziarti della tua collaborazione ti riserveremo due posti per lo spettacolo che si terrà a Milano la settimana del 24 maggio.
- Sollecita i commenti delle tue follower e segnalaci quelli più divertenti. Una delle tue follower potrebbe ricevere una fornitura omaggio i pannolini Huggies.
- In più, entro il 2 aprile selezioneremo cinque tra le blogger che si sono iscritte sul nostro sito per invitarle partecipare all’incontro con l’autore dello spettacolo e definirne insieme a noi i contenuti. Una delle 5 blogger potresti essere tu, trasformandoti da semplice spettarice a co-autrice. Bello, no?

Per scegliere i commenti più belli ed i post più divertenti c’è una giuria insindacabile composta dalle blogger del nucleo originario dei 10, dal marketing di Huggies e daThe Talking Village. Ma è ovvio! Questa storia non poteva che coinvolgere le nostre “conversatrici dei mercati”? ;)
Quindi, per riassumere, si vincono pannolini e si diventa autori di uno spettacolo teatrale.
Per di più le 15 blogger del gruppo definitivo, andranno allo spettacolo spesate, servite e riverite e con il logo del loro blog in locandina!
Si, lo so che è un po’ complicato… Ma andate sul sito Huggies e lasciatevi coinvolgere: il Manifesto della nuova maternità sarà scritto da tutti noi!

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20 Comments »

  • Silvia (author) ha scritto:

    Potete postare anche aggregando i vostri post all’edizione speciale del blogstorming

  • melanele ha scritto:

    Leggo sempre con piacere i vostri post, ma questa volta, mi dispiace, sono un po’ “perplessa”. Onestamente mi sembra un’operazione troppo smaccatamente commerciale, e lontana anni luce dall’articolo sui pannolini lavabili che avete pubblicato.
    Mi domando se la Huggies ricompensa adeguatamente chi si presta a farle pubblicità spendendo tempo, creatività e mettendo a disposizione il proprio blog o se la cava a buon mercato con un pacco di pannolini.
    Tanto più che lo spettacolo teatrale sulla mammità imperfetta non è certo un’idea nuova e originale.
    Ecco, siete brave e in gamba, attente solo non farvi cannibalizzare dal mercato…
    :-D

  • Silvia (author) ha scritto:

    Melanele, non tutte le idee devono essere necessariamente originali per essere carine.
    Non veniamo ricompensate o retribuite, nè con un pacco di pannolini, nè con altro. Del resto cosa dovremmo farcene dei pannolini? Serena usa i lavabili ed io ho un figlio di sei anni!
    Anche usare i pannolini lavabili, però, non è necessariamente una filosofia di vita: è una scelta. Non è che qui i pannolini usa e getta sono banditi, come non lo è ogni altra scelta.
    Non credo che scrivere un libro, scrivere uno spettacolo teatrale, parlare di maternità siano concetti che possano definirsi originali o meno: sono cose che si fanno da qualche migliaio di anni.
    Noi non prendiamo soldi e non prendiamo altro tipo di sponsorizzazioni, ma, se anche li prendessimo, non faremmo nulla di male, perchè il lavoro, onesto, serio e, mi permetto, di qualità, ha diritto di essere retribuito.
    Per quanto riguarda lo spettacolo, certo, farlo in autoproduzione sarebbe stato carino, ma è una pia illusione. Teatro, autori, diffusione della notizia, biglietti, compenso dell’attrice… sono cose che qualcuno deve pagare!
    Huggies è una grande azienda ed il fatto che pensi a strategie di marketing un po’ diverse non fa mai male. Spendere due soldi (perchè rispetto ai budget di Huggies saranno davvero due soldi) in teatro, piuttosto che in spot televisivi o affissioni per strada è una cosa molto salutare. Nel teatro tutti dovrebbero spendere: per produrre spettacoli e per andarli a vedere.
    Mi sembra che questo sito non si sia mai fatto cannibalizzare e ci sono molti banner pubblicitari in molti blog. Questo, che non è più neanche un blog, fin’ora ha selezionato al massimo e continuerà a farlo.
    Melanele, so che il tuo intento non era polemico, perchè ci segui da sempre con entusiasmo, ma qualche chiarimento mi hai offerto la possibilità di darlo. Per questo ti ringrazio.

  • LGO ha scritto:

    Care Silvia e Serena,
    la risposta a Melanele mi rende ancora più perplessa, ma non so se e come (e soprattutto: perché) dire quello che vorrei, perché a quanto pare quando domando qualcosa suscito sempre irritazione :-(
    Ok, ci penso :-)

  • Flavia TTV ha scritto:

    ciao LGO! ricordi, a me hai chiesto lumi spesso in passato su temi simili, e nessuno si è irritato! :) in effetti c’è un posto dove stiamo domandando delle opinioni alla community, credo che sia una buona sede per parlarne, non solo in particolare ma anche in generale. ci teniamo a sentirti..baci http://mammaincorriera.blogspot.com/2010/03/sai-come-me-lo-immagino.html

  • melanele ha scritto:

    Silvia, hai ragione perchè infatti non è mia intenzione essere polemica. Anzi, lo spunto a scrivere è stata proprio la considerazione che “Genitori crescono” mi sembra la parte lesa della faccenda, abilmente utilizzata da una furba operazione commerciale. Sensazione confermata dal fatto che tu mi dica che lo fate gratis. Ecco, se vi pagavano lo trovavo eticamente più corretto e mi avrebbe dato meno problemi. D’altra parte, l’hosting costa per tutti :-D
    Guarda, non ho niente contro la pubblicità, che è l’anima del commercio, e un banner certamente non mi disturba, quando si limita a fare il banner. Quando invece una multinazionale inizia a far leva sui sentimenti della mammità regalando a destra e manca pannolini, e utilizzando le risorse vergini di una community a costo quasi-zero, ecco mi fa un po’ agitare sulla sedia. Il fatto che ci sia una spruzzatina di teatro non cambia le cose. Mah… comunque è un’opinione mia… e influenzata dalla tipologia di brand in questione. (Oddio, mi avete fatto dire “brand”, ahimè…)
    In realtà mi avevate abituato troppo bene :-D con il “debranding”, concetto che avevo assolutamente adorato, e che condivido pienamente.
    http://genitoricrescono.com/riflessioni-sul-marketing-e-i-bambini/

    Ripeto, senza polemica, anzi proprio per la stima che ho verso di voi.

  • Silvia (author) ha scritto:

    Melanele, esprimere la propria opinione non è polemizzare: a me fa piacere che tu ne abbia parlato e, dato che sei una persona corretta ed equlibrata, a te ha fatto piacere la mia risposta. Mi trovo bene a parlarne con te: questo confronto è positivo.
    Non credo che offrire qualche pannolino sia poi tanto diverso da qualsiasi giveaway. Perchè non lo vediamo come un semplice grande gioco collettivo in rete? Fate finta che sia Farmville! Nessuno sfrutta i sentimenti di nessuno: se vuoi partecipi, se non vuoi ti astieni.
    Huggies produce pannolini (tra l’altro, per la mia personalissima opinione, personalissima ripeto, a prezzi più ragionevoli di altri): la maggior parte delle persone usano pannolini usa e getta.
    I marchi esistono, perchè un’azienda produce un bene che noi compriamo. Forse se dessimo tutti meno importanza al brand, in qualsiasi settore, faremmo meno il gioco del grande fratello marketing.
    In questo caso un’azienda sponsorizza un gioco che ha come scopo la scrittura collettiva di un testo: non diamogli significati maggiori di quelli che ha.
    Se mi sbaglio, sarà stato un errore di valutazione (tra l’altro, a questo punto ci tengo a dirlo, più mio che di Serena, che, in questo periodo, come sapete è presa da altro).
    Lgo, ti assicuro che le domande non mi irritano: se ti viene in mente qualcosa da chiedere e perchè chiederla, siamo qui.

  • Lorenza ha scritto:

    Ciao a tutte,
    a me è sembrata un’idea molto carina, un’occasione per rompere lo stereotipo della “mammina”. Sono contenta che multinazionali come queste si rendano conto che il mondo non è quello dei loro spot. Se lo fanno per opportunità di marketing pazienza. Intanto è già una presa di coscienza, pian piano chissà.
    Posso partecipare? Lo metto qui il mio contributo? Spero di non annoiarvi perché non sono abituata a scrivere di me
    Ciao!

  • Silvia (author) ha scritto:

    Lorenza, ecco lo spirito che io ho colto nell’idea (notate, non ho detto: lo spirito giusto)!
    Se vuoi contribuire sul tema del “confronto tra mamme” puoi farlo in coda al mio post “mammadifigliounico vs mammadiduefigli”.
    Se no puoi andare sulla pagina di blogstorming dedicata, leggere tutti i temi proposti e poi mettere qui il tuo contributo.
    Grazie.

  • LGO ha scritto:

    Grazie, Flavie e Silvia.
    Ho chiesto lì dove diceva Flavia :-)

  • Lorenza ha scritto:

    Allora provvedo e mi butto, anche se mi vergogno un po’! Vabbè, per la causa questo e altro. Non siate severe però :-)
    By the way, giusto in caso: la misura della Piccola Peste è 5!
    A presto
    Ciao a tutte

  • elisa ha scritto:

    Scusate, mi associo a Melanele, e dunque, in toto, alle sue perplessità.Anche io avrei trovato più corretto un pagamento, piuttosto che una fornitura in pannolini.
    Di primo acchito, del tutto a istinto, se fossi stata in voi, mi sarei sentita un tantino offesa e usata dalla Huggies, la quale, come tutte le grandi aziende, non vuole mai il nostro bene (o quello dei nostri bambini)ma solo il maggior profitto possibile.
    Comunque amen, non potete mica sempre piacere a tutti.
    Con simpatia
    Elisa

  • Silvia (author) ha scritto:

    Aspettate un po’, mi sa che non mi sono spiegata bene.
    La Huggies a noi non da nessuna fornitura di pannolini: noi partecipiamo perchè ci stiamo divertendo (e vi assicuro che il gruppo delle 10 blogger si sta davvero divertendo a produrre materiale).
    La fornitura di pannolini è messa in palio, una a settimana, tra i commenti più divertenti (che potranno dare altri spunti) ai post “con la manina” che verranno pubblicati su questo sito, sugli altri 9 blog e su quelli che, nel frattempo, si sono uniti (erano già 18 qualche giorno fa).
    Cosa volevate che offrisse la Huggies? Pannolini. Quelli produce. Come in ogni giveaway.
    Anche perchè, ripeto, che ci dovremmo fare io e Serena con la fornitura di pannolini?
    Credo comunque che anche “pagarci”, sarebbe stato un po’ fuori luogo: stiamo dando delle idee, poi ci sarà un autore che scriverà il vero testo (quello credo proprio che lo paghino!) ed un’attrice nota che lo interpreterà.
    E’ evidente che per Huggies è una strategia di marketing, ma questo non è un male: è il suo compito. Non sta facendo nè il bene, nè il male di nessuno, sta facendo il suo lavoro. E, mi permetto, in modo da valorizzare le risorse sul web.
    Huggies sponsorizza lo spettacolo scritto collettivamente, tutto qui. Ma perchè le varie iniziative che girano (una per tutte quella di Brums) sono tanto diverse?
    Comunque, condivido Elisa, mica possiamo sempre piacere a tutti!
    Grazie del tuo contributo.

  • Lorenza ha scritto:

    Scusate,
    posso fare un altro commento? Credo sia un po’ riduttivo definire il problema con “le grandi aziende non vogliono il nostro bene ma solo il massimo profitto possibile”.
    E’ vero. Il profitto (o meglio la distribuzione di risorse scarse) è il principio del capitalismo. Le aziende perseguono il profitto, che poi andrebbe reimpiegato nel processo produttivo per spingere la crescita economica, etc etc. Le aziende non perseguono il “bene” della popolazione, è un concetto che non rientra nei teoremi base dell’economia, almeno nella versione base.
    Detto questo, è innegabile che – grazie al cielo – la nostra società si sia evoluta. In passato grazie alle lotte e al radicamento di concetti come uguaglianza e democrazia, oggi grazie soprattutto all’opinione pubblica, si è passati da un modello di sfruttamento a uno più partecipativo.
    Pensate al tema dell’ambiente. Quando ero piccola i detersivi inquinavano moltissimo e nessuno se ne preoccupava. Oggi ci sono delle leggi e un’opinione pubblica sensibile.
    Oggi esiste un concetto di “Corporate Social Responsibility”, che spinge le aziende a fare qualcosa per il sociale. Nell’azienda dove lavoro, oltre a donazioni e contributi vari, ci sono campagne per la donazione del sangue, il riciclaggio, il volontariato attivo.
    Le aziende lo fanno perché si sentono cattive e vogliono espiare i loro peccati? No, probabilmente lo fanno per opportunità, perché fa chic o per vendere di più. E allora? L’importante, a mio avviso, è che queste aziende facciano qualcosa, e che l’opinione pubblica (che poi saremmo noi) spinga affinché facciano sempre di più.
    Credo che le persone che leggono questo forum siano abbastanza intelligenti e mature per non farsi strumentalizzare da una multinazionale. Credo anche che il fatto che una multinazionale si sia scomodata a chiedere il parere di un gruppo di mamme su internet la dica lunga sull’importanza di forum come questi per veicolare idee e opinioni.
    Siamo ottimiste e speriamo che serva, anche solo far smettere quegli orribili spot con le famiglie perfette sarebbe un bel passo avanti! :-)
    Scusate il post lungo e noioso
    Ciao

  • elisa ha scritto:

    @Lorenza:Ehi, non volevo mica offendere nessuno. E’ che seguo sempre con molto interesse “genitori crescono” e l’interesse, a volte, determina anche una partecipazione di idee diverse. Non ne farei una questione di stato. Ognuno reagisce diversamente a seconda della propria storia e sensibilità.Ed effettivamente…non è che l’economia sia il mio forte.
    besos!

  • Lorenza ha scritto:

    Per carità ci mancherebbe, non intendevo pontificare, quello che ho scritto non è certo il vangelo!
    Quello che volevo dire è che credo che il sistema si possa (un po’) cambiare, che noi oggi abbiamo una leva importantissima che sono i mezzi di comunicazione, che possono dare al consumatore una forza che prima non aveva. Sta a noi sfruttarli al meglio, per questo mi aveva colpito questa l’iniziativa.
    Ciao ciao!

  • Flavia TTV ha scritto:

    Mi piace questa conversazione, avrei voluto averla da me :) Mi piacerebbe che si sviluppasse più informazione su questi temi, informazione da fare insieme. Il rischio è di demonizzare qualsiasi iniziativa che contenga la parola “marketing” e buttare via anche le potenzialità buone (l’acqua del bagnetto con tutto il bambino, per dirla in linguaggio mammesco)
    @Elisa le competenze di economia non sono affatto un requisito :) per esempio ne abbiamo parlato varie volte in passato qui, ti linko giusto un paio
    http://www.veremamme.it/marketing-conversazione-blog/2008/12/10/lempowerment-materno-e-il-nuovo-marketing.html
    http://www.veremamme.it/marketing-conversazione-blog/2008/12/18/il-marketing-della-conversazione-e-le-mamme.html
    ma soprattutto, al momento, ne parliamo (almeno ci proviamo) qui
    http://www.thetalkingvillage.it
    ciao!

  • melanele ha scritto:

    Ok, allora conversiamo ancora un po’ di marketing…
    In un mondo ideale, a me piacerebbe che l’azienda mi chieda come vorrei fosse fatto il prodotto, e non i miei consigli su come potrebbero vendermelo meglio, nè come vorrei fosse fatto il loro sito internet.

    Perchè quando io compro un prodotto, guardo soltanto com’è fatto, la lista degli ingredienti se c’è, e da un po’ di tempo a questa parte la sua sostenibilità. Oltre al rapporto prezzo-qualità. Che ci sia uno spot bello o brutto, la cosa è totalmente ininfluente.

    Mi rendo conto di essere un target rognoso… :-)

  • Flavia TTV ha scritto:

    @melanele, perfetto che tu sia rognosa (ma target no, è una parola che andrebbe abolita): pensa che valore sarebbe per chi fa un prodotto, ottenere la tua fiducia e parlarne con te e con altri come te, per poi adeguare i propri prodotti. C’è chi invece ama molto le (buone) pubblicità e vorrebbe dire la sua, c’è chi sa molto bene come usare un sito web e cosa si aspetta da esso e vuole condividerlo,c’è chi ama raccontare di sè, e così via. Tutte strade possibili che possono produrre cose nuove, cose buone, purchè le usiamo in modo consapevole da entrambe le parti e MAI sentendoci sfruttati o imbrogliati. Abbiamo un “potere” da esercitare, inteso come opinione, come influenza. Accade già in altri paesi, le mamme in rete muovono opinioni. Mi trovo tra le riflessioni delle mamme (come me) su queste cose e la voglia che il marketing (mio lavoro da tanti anni) ha di svecchiarsi, senza sapere ancora bene come, e ho voglia di contribuire.
    Mi rendo conto che stiamo parlando dei massimi sistemi partendo da uno spettacolo comico sponsorizzato dai pannolini, magari è fuori luogo (ma hai rilanciato la conversazione perchè ti interessa :) ma ti assicuro che c’è tutto questo mondo dietro, ed è un peccato rifiutarlo a priori senza esplorarlo e capirlo un po’ prima. Anche se ovviamente uno è liberissimo di farlo!!!!

  • Silvia (author) ha scritto:

    Mi dispiace intervenire solo ora nella conversazione. Oggi purtroppo avrò poco tempo per gc.
    L’analisi di Lorenza mi è piaciuta molto, mi ci ritrovo in pieno.
    Le obiezioni di melanele sono ben poste ed è comunque piacevole confrontare idee diverse. Le “conversazioni” di Flavia sono un luogo molto costruttivo di stabilire un rapporto tra aziende e consumatori ed in effetti lo scopo finale è quello di avvicinare il prodotto alle esigenze o rpeferenze del consumatore. Si passa ovviamente per strade varie.
    Certo, melanele coglie nel segno quando dice che ci stanno chiedendo un parere su come venderlo il prodotto e potrebbe sembrare svilente. Però anche questo è un modo per adeguare una forma di comunicazione, molto presente nella nostra realtà quotidiana, come il messaggio pubblicitario, alle necessità di chi lo riceve.
    In passato, soprattutto ai “tempi d’oro” della televisione, il messaggio pubblicitario ha fatto storia e costume ed ha anche influenzato la visione della realtà di intere generazioni. In un certo senso, ora che la televisione diventa un mezzo “vecchio” e deve evolversi verso nuove forme, il web arriva a dire la sua. Quello pubblicitario è comunque un messaggio che arriva ovunque: a me non dispiace che arrivi portando con sè un messaggio positivo, piuttosto che una realtà falsata.

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