Guarda e passa

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“Ma fanno sempre così?”
Mi apostrofa una mamma davanti alla scuola, guardando due dei miei tre figli azzuffarsi e litigare per uno dei tanti motivi per cui sbroccano da “bravi” fratelli.
“Eh già”, rispondo io, guardandoli quasi da lontano, facendo la parte che ormai mi trovo a recitare un buon numero di volte al giorno. Solitamente le occasioni fuori casa non sono molte durante la giornata, perché il primogenito ormai ha ritmi suoi, essendo alle medie, e se può cerca di ritagliarsi molti spazi lontano dai fratelli più piccoli, ancora in quarta elementare.

Foto privata

Oggi però gli ho chiesto di venire con me a prenderli, era un modo per fare due passi insieme, prima di staccarsi e proseguire dritto per gli allenamenti di calcio qualche isolato più in la’.
Sono bastati questi dieci minuti per accendere la miccia. Questioni di poco conto, scaramucce che a prima vista sembrano banali, eppure sono tali da provocare intense e sfiancanti litigate, spettacolo poco edificante per chi assiste e per il genitore che volente o nolente si trova a subire.
Ovviamente c’è chi si permette giudizi non richiesti. E tant’è.
La mamma in questione li guarda seria, e guarda me con la coda dell’occhio, pronta a giudicare le mie reazioni e a dare la sua lezione di madre perfetta.
“I miei vanno d’accordo”, dice senza colpo ferire. “Certo, ci sono delle cose che proprio non permetto”, prosegue, come a dire che io, al contrario, subisco passivamente ciò che mi accade intorno.
Non aggiungo nulla, e continuo a trafficare con la mia borsa per cercare il telefono e le chiavi della macchina.
Prosegue in un monologo di cui colgo a malapena le parole, non raccolgo e preferisco sorridere alla mamma di Olivia che mi passa accanto, sorridente con il suo cappotto a fiori rossi, una macchia di colore in contrasto con il cielo grigio e le nuvole basse.
Più oltre faccio un cenno a Monica, che rincorre il cane stando attenta a non mettere i piedi nel fango del cortile, mi sorride con il suo consueto savoir faire e i modi discreti e gentili che la contraddistinguono.
“Come sono grandi”, mi dice “li guardavo l’altro giorno e ripensavo a quando giocavamo all’asilo”. Già, lei dice così, con l’affetto che ci lega anche senza frequentazione, il tempo che intreccia le nostre vite e le avvolge su un nastro come una pellicola recente.
La mamma che mi osservava nel frattempo mi ha superato di qualche passo, si è accorta che il figlio la cerca nella folla senza vederla, ha in mano una banana e un pacchetto di cracker, fa cenno sorridendo alla maestra, che ricambia.
Il figlio con passo lento e ordinato la saluta e immediatamente si toglie lo zaino, agguanta la merenda e la guarda mentre tira fuori il diario e firma l’avviso della riunione della settimana entrante.
E mentre addenta timidamente il suo frutto, prosegue ad osservarla mentre solleva lo zaino azzurro e se lo mette sulle spalle, dirigendosi verso il parco.
Nel frattempo i miei figli hanno proseguito a questionare sulle intenzioni del pomeriggio, una spinta e qualche parolaccia, finita con il congedo di Mattia.
“Mamma non fargli prendere quella cosa che sai sulla mia scrivania, altrimenti ci gioca tutto il pomeriggio. Ciao”, dice da ultimo, e si avvia con la borsa troppo grande per raggiungere gli amici della squadra che lo aspettando per andare al campo.
Lo saluto e mi avvio, il parco si apre ai primi raggi di sole, la primavera sembra schiudersi con timidezza, eppure oggi ne sento il profumo e mi sembra un regalo, dopo un week end di pioggia.
La solita mamma mi sta aspettando. Mi inizia a fare qualche domanda, incalza, racconta, risponde. Io continuo a far finta di niente, do uno sguardo al baracchino dei gelati che d’inverno vende patatine e fili di zucchero colorati. Mi viene da ridere mentre compro un pacchetto di cipster e una lattina di the’ alla pesca, che i miei figli mi hanno appena chiesto come merenda per il pomeriggio.
Lei mi guarda ma capisco che non ha il coraggio di dire nulla, non può credere che io mi stia realmente avvicinando a questo baracchino senza schifarlo.
E invece è così, e i miei figli iniziano a sgranocchiare con avidità la loro merenda. Scimmiottano e iniziano a cantare la canzone di Sanremo arrivata seconda, “una vita in vacanza” a squarciagola interrotta dal suono gracchiante di una patatina smezzata.
Se la ridono, so bene che tra poche ore a cena ricominceranno a discutere dicendosi cose irripetibili, e farò finta di astrarmi di nuovo per non subirne il devastante stillicidio.
“Beh, il week end per voi dev’essere pesante”, mi dice ancora, affondando i suoi colpi mirati verso il bersaglio.
“Guarda, io ogni tanto scappo”, le dico ridendo sotto i baffi. “Venerdì per esempio, ho preso l’aereo, e me ne sono andata in Sicilia con le mie amiche a festeggiare un compleanno”.
Non sa se credermi o no e a quel punto ha lo sguardo quasi incredulo.
“Non ci credi? Guarda!” E le mostro una mia foto tra i murales di una città colorata e lontana, dell’isola in cui tutto, squisitamente, si mescola con gioiosa armonia.
M’incammino verso casa mente lei ancora pensa, prova a chiamarmi forse, ma io sono già lontana.

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4 COMMENTI

  1. Anche io ne ho tre, decisamente più piccoli dei tuoi e sono perennemente in un vortice. I primi due se li danno di santa ragione e tormentano la terza che povera dal suo ovetto li guarda terrorizzata quando li vede avvicinarsi. Detto questo, diamo spesso spettacolo in giro e sinceramente non me ne frega niente perché sono troppo concentrata su di loro. A proposito della mamma impicciona…. di solito chi giudica è perché ha la coda di paglia. Non ti mollava perché sola, ti stuzzicava perché aspettava la fatidica domanda ‘Tu come fai’? per potersi raccontare un po’. Certo bisogna essere molto in forma per iniziare una conversazione con una mamma così, io a volte sono la rompi e a volte quella che viene rotta. Spesso semplicemente fuggo come hai fatto tu, dipende dalle energie residue.

    • @claudia. L’empatia non è di tutti. A prescindere dalla mia stanchezza, non avevo proprio voglia di raccogliere. Ognuno ha le sue dinamiche, io a volte semplicemente ignoro perche certe cose vanno fatt sfogare, poi passano, oppure no. Mi sembra comunque più salutare farli sfogare, anche a scapito del clima “sereno”. E in ogni caso davvero “… non ragioniam di lor ma guarda e passa …”, come diceva qualcuno di ben più autorevole di me. Grazie per il commento, a presto!

    • @Trasparelena, ormai la conosco. Non è cattiva in realtà ma proprio non ce la fa a considerare che ci sono mille sfaccettature nelle situazioni. E non ce la fa anche solo a farsi una risata. Peggio per lei … un abbraccio

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