Il gioco dei bambini piccoli #scopertadoposcoperta

0

Giocare con un bambino piccolo è difficile e impegnativo.

treno3Con l’aumentare dell’età, il gioco dei bambini diventa più simile allo svago degli adulti e così, dopo i sei anni per esempio, non è difficile trovare un’attività gratificante per bambini e genitori. Dai dieci in poi, lo è ancora di più.
Ma, soprattutto prima dei tre anni, non è affatto facile giocare con i propri figli in modo che non diventi un peso in breve tempo.

Pensiamo che non sia bello ammetterlo, tutti tesi come siamo alla ricerca del “tempo di qualità”, eppure è un’esperienza comune.
Un treenne vuole spostare macchinine o pupazzetti da una fila all’altra per un tempo infinito, vuole costruire torri di costruzioni altissime per poi piangere alla disperazione quando crollano, vuole accudire bambole e coinvolgere chiunque nell’accudimento (sporattutto il genitore, che tutto vorrebbe meno che accudire neonati di plastica dopo quelli veri).
Un duenne trasporta oggetti da una parte all’altra di una stanza e, ovviamente, si aspetta che lo facciano, per mezz’ore infinite, anche papà e mamma.
Un unenne vorrebbe solo gli oggetti più pericolosi e rumorosi di casa e di solito cerca di tirarli giù da ogni collocazione abbiate trovato (anche e soprattutto se l’unenne non è deambulante autonomamente, in modo da rendere il gioco ancora più pericoloso).

Insomma, ammettiamolo, il gioco con i bambini piccoli è sicuramente tempo di qualità, ma, come in tutte le cose, la qualità si paga: in questo caso con una gran fatica fisica e mentale.

Proprio sulla fascia d’età 0-3 anni è appuntata l’attenzione di una ricerca svolta in collaborazione tra Fattoremamma e Fisher-Price: “Come giochi con i tuoi bambini?”
Età delicata, perché l’intervento dell’adulto nel gioco deve essere anche di contenimento e di organizzazione di un ambiente sicuro.

Si deve fare i conti con capacità motorie del bambino che possono evolvere anche da un giorno all’altro. Mi ricordo il primo incidente domestico del Piccolo Jedi: mai era riuscito ad arrampicarsi su una sedia, fino a quando, mentre non guardavo per un attimo, è riuscito a salire su quella della cucina, ad appoggiarsi violentemente allo schienale, a cappottarla e a sbattere il viso sulla maniglia di uno sportello. E quello era un momento in cui avevo valutato che potevo lasciarlo a giocare da solo qualche minuto, visto che era lì tranquillo sul pavimento di cucina accanto a me (che provavo a preparare qualcosa per cena).

fisher price 2Il gioco in autonomia, quindi, sebbene ritenuto fondamentale dai genitori (come emerge dalla ricerca Fisher Price), in questa età comporta sempre un impegno dell’adulto, nella scelta dell’ambiente e nella sorveglianza.
Sull’argomento scrivevamo già dagli albori di questo blog, per esempio nel post “Io gioco da solo“.

Un altro dato che mi colpisce è la sostanziale parità nella scelta tra diversi tipi di “giocattolo” per i bambini da zero a tre anni: l’oggetto di uso quotidiano, il giocattolo studiato appositamente e l’esplorazione dell’ambiente circostante in sicurezza. Non ci sono state grandi differenze nelle percentuali di risposte favorevoli all’uno o all’altro strumento di gioco.
In effetti è proprio l’alternanza costante e il mescolamento tra questi elementi che compongono il gioco dei bambini più piccoli: utensili domestici, giocattoli studiati per loro, esplorazione, in libera (ma sorvegliata) commistione tra loro.fisher price 1

Per noi, uno dei momenti più impegnativi, è stato quello dai tre agli otto mesi. Un piccolo amplificato chiede movimento anche quando non è in grado di muoversi da solo e la staticità per un bambino molto energetico è frustrante. La frustrazione di un bambino così piccolo si traduce solo in pianto e irrequietezza, che presto coinvolge anche chi si occupa di lui. Se il desiderio più intenso è quello di muoversi, a quell’età il gioco autonomo diventa un’illusione: la presenza di un adulto diventa necessaria, privando così il bambino di un’occasione di crescita e sviluppo e l’adulto di un momento di tregua necessario.

Che fare? Un giocattolo ideale per questa fascia d’età in bambini con grande esigenza di muoversi è la così detta palestrina. Ne esistono mille modelli, nei materiali più disparati. urlo1 Si tratta di un gioco semplice: un sostegno, un tappeto morbido e dei giocattoli pensili che stimolino l’interesse del bambino con colori, forme e materiali diversi. Cercare di afferrarli, di calciarli di allontanarli o avvicinarli, di morderli o dondolarli, può essere un’attività impegnativa, gratificante e autonoma anche per un bimbo energetico e molto attivo. Messa per terra in uno spazio adeguato, non creerà pericolo di cadute.

I bambini piccoli hanno bisogno di pochissimi giocattoli, ma, secondo la mia esperienza, una palestrina è uno di quei pochi essenziali.
Senza mai dimenticare che si può “Ridere a crepapelle con un foglio di carta

– POST SPONSORIZZATO –

Prova a leggere anche:

LASCIA UN COMMENTO