#giochiamoinsieme: la mamma che si trasformò in un supergiocattolo

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acchiappagioco

Un temerario guestpost di Silvia Versari

Livello sorpresa 1: il mitico ovetto. Per noi bambini degli anni ’80 era “qualcosa di nuovo, un gioco e… del cioccolato!”.

Livello sorpresa 2: la macchinetta fuori dal bar. Metti il soldino, esce la palla. Non c’è nemmeno il cioccolato, eppure è bellissimo lo stesso. Cosa ci sarà nella bocciona? Aprirla piano piano, sbirciarci dentro. Il vero gioco è aspettare la sorpresa. Attesa, caso.

Livello sorpresa 3: la macchina col braccio meccanico. Chissà se riuscirò a pescare proprio il gioco che voglio io. Attesa, caso, abilità.
Perché i bambini sono golosi sì. Ma le cose che vogliono tutti, bambini e adulti, sono soprattutto due: farsi raccontare delle storie e giocare. Giocare e vincere, in modo non troppo facile, possibilmente. Allora sì che la “sorpresa” è veramente guadagnata, fonte di gioia e soddisfazione.

Ed ecco il livello sorpresa 4+: una macchina di 5 metri. Al posto del braccio meccanico: la tua mamma (o il tuo babbo). Tu lo manovri come se fosse il tuo braccio meccanico e lei ti indica dove portarla, in un gioco di sguardi e gesti collaudati. Poi la cali e lei – sì, ce la fa! – ti acchiappa proprio il premio che avevi chiesto.
Potevo esimermi dal farlo? No, non potevo. Soprattutto: no, non volevo. Perché giocare con le mie figlie, rivivere le mie gioie di bambina insieme a loro – ma con le consapevolezze di un adulto – è un dono bellissimo della maternità.
Questa volta però ero dall’altra parte. Non giocatore ma parte del gioco, quasi un supergiocattolo io stessa.

Ecco come funziona:

L’Acchiappagioco in tour è stato ideato da Kinder Sorpresa per festeggiare i suoi 40 anni, e forse un po’ anche i miei, perché mi sono veramente divertita come una pazza (termine tecnico: spatacco). Su twitter potete leggere le impressioni a caldo mie e di altri partecipanti, all’hashtag #giochiamoinsieme.
E quindi mi sono fatta imbragare come un salame, appendere a svariati metri di altezza, guidare da una bambina di 4 anni, calare in orizzontale fino al premio che aveva scelto e zac. L’ho preso!
Mi sono sentita dentro Toy Story, per un momento. Il suo “brava mamma!” mi ha scaldato il cuore, mi sono sentita molto coraggiosa.
Perché sembra facile, visto da fuori, giocare con i bambini. Ma a volte richiede un piccolo sforzo in più: qualche volta è liberatorio perdere il controllo, lasciarlo ad altri. Soprattutto se lo lasci alle persone che – volente o nolente – cerchi sempre di controllare tu.

Se vuoi partecipare all’Acchiappagioco in tour, qui trovi le prossime tappe

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