Un piccolo eco-gesto: aggiustare i giocattoli rotti?

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I giocattoli si rompono.
I bei giocattoli, fatti come si deve, si rompono difficilmente; quelli più scadenti, a volte sembra che si sbriciolino in mano al primo contatto… Alcuni reggono ad anni di maltrattamenti; altri, come si suol dire, durano da Natale a S. Stefano
Però, qualità o non qualità, capita, prima o poi, che il giocattolo ceda…
Le macchinette perdono le ruote, le bambole perdono le braccia, pezzetti di plastica dai quali dipende il funzionamento di tutto il gioco saltano inesorabilmente. Ed il giocattolo non è più lo stesso…
Il giocattolo rotto è sempre un po’ triste: i bambini si disamorano, si sconfortano, si sentono un po’ traditi.
E allora che si fa? Si butta via o si prova ad aggiustarlo?
E’ anche un po’ una scelta “culturale” o addirittura “storica” (chissà quando hanno iniziato a sparire i negozi che aggiustavano bambole?).
Ci sono alcuni che il giocattolo rotto lo buttano subito: si è staccato un pezzo e si va dritti al secchio per far sparire il gioco ormai difettoso, imperfetto…
Ci sono altri che prendono atto che si è rotto e decidono di continuare a farlo sopravvivere così, con la “magagna“, alla fine a qualcosa servirà ancora (anche se poi scivola inesorambilmente sempre più in fondo nel cestone…).
E poi ci sono quelli che hanno l’attack sempre a portata di mano! Quelli che riparano, che cercano di ridare una dignità al povero giocattolo infortunato, che lo rabberciano nel miglior modo possibile. A volte neanche si vede che era rotto, altre volte resta un po’ sbilenco, ma torna alla funzione originaria, o almeno ad una simile…
Secondo me è una questione di “ecologia morale“.
Non mi piace far passare a mio figlio il messaggio che una cosa difettosa debba essere per forza buttata subito, senza un tentativo di rimetterla in sesto. Perchè da qui, il passo dall’oggetto difettoso che si butta, a quello per cui una “persona difettosa” non vale più nulla, potrebbe essere breve… Perchè da qui, a rendere positivo e liberatorio il gesto di buttare per poi ricomprare, ci vuole nulla.
Io sono una di quelle persone con il magico attaccatutto sempre nel cassetto. Anzi, a casa nostra si fa una certa “ricerca” sulle colle! C’è l’Ingegnere che con una buona bi-componente ha ricostruito pezzetti di plastica saltati via; c’è Nonnartistica che, per via delle sue poliedriche attività manuali ha sempre a portata di mano una pistola per colla a caldo (si, è piuttosto pericolosa… lo ammetto, ma spesso funziona bene ed il Sorcetto ha capito da un pezzo che non si tocca finchè scotta)…
Ma oltre alla colla (che è ovviamente chimica, ma a volte è insostuibile) ci sono tante altre soluzioni: le fascette di plastica, lo spago, gli elastici…
Ovviamente la colla è fuori luogo sui giocattoli che vengono usati in quell’età in cui tutto viene messo in bocca: in questo caso, meglio un pezzo o un gioco in meno.
Certo, il giocattolo riparato, per quanto si possa fare un buon lavoro, non è più lo stesso e, secondo me, questo è il bello!
Aiuta a capire che i propri oggetti vanno conservati e trattati bene, perchè, se si rompono, non si gettano via per comprarne subito uno nuovo e, comunque, non tornano più esattamente come prima.
Aiuta ad accettare che si può giocare anche in un altro modo: magari se una ruota non gira più benissimo o se un braccio non è più snodato, o se manca un pezzo, non è una gran tragedia: si cerca un’alternativa.
Aiuta a sviluppare le capacità manuali, ad essere precisi, per cercare il miglior risultato possibile: per questo è bene che i bambini partecipino all’ “intervento” sul loro giocattolo.
Aggiustare, secondo me, sviluppa la pazienza, la creatività, la manualità e il rispetto per le cose e le persone. E lancia un piccolo messaggio in favore della lotta allo spreco.
Ed insegna anche che comprare non è l’unica attività possibile e soddisfaciente!

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15 COMMENTI

  1. Scusa la domanda: l’attack contiene cianuro. E’ sicuro riparare giocattoli per bambini piccoli con l’Attack, col rischio che se li mettano in bocca?

  2. io cerco un negozio dove riparano bambole x la mia piccina IO SONO DI BRESCIA SE QUALQUNO conosce un negozio mi potrebbe mandare l’inderizzo la mia nipotina continua a piangere x si e rotta

  3. La signora che mi aiuta in casa mi ha rotto un portafoto della Thun, regalo ricevuto per la nascita del secondo. Inutile dire che ho pianto… pensavo di buttarlo… poi ho pensato che era un regalo, un regalo ricevuto in un momento importante. Così ho deciso di incollarlo: non è come prima, ma sono contenta del risultato!

  4. Direi che la puledrina dimostra di avere anche un certo senso dell’umorismo!!! 😀

    Sono d’accordo che a volte la “passionalità”, come tu la chiami, che fa agire in modo un po’ irruento, non va scambiata con l’intenzionalità di rompere qualcosa.
    Mi capita di vedere lo sgomento nel volto del Sorcetto che si rende conto di aver “polverizzato” qualcosa solo perchè ci si è buttato sopra in modo molto sconclusionato! E devo dire che mi fa anche un po’ tenerezza! Ciò non toglie che, soprattutto ora che è grandicello, quando capita, io non mi arrabbi e non gli faccia notare che forse potrebbe coordinare meglio mani e cervellino!!!
    Devo dire che, avendo imparato a gestire meglio i bollenti spiriti, anche in questo è migliorato molto: l’ho visto giocare con il suo complicatissimo elicottero Lego e sembrava un orologiaio!!! Certo… poi l’ho preso io e mi è rimasto il tetto in mano ed ho dovuto chiedere scusa!!!!

  5. La puledrina ha sempre avuto il vizio di usare le mani con forza, soprattutto quando qualcosa la disturba. I suoi primi libri sono ormai illeggibili, ma mi sono guardata bene dal buttarli. Ho cercato di ripararli con lo scotch fino a quando è stato possibile e poi sono rimasti rovinati. Quando li riprende in mano e furbetta dice: “è rotto”, io le rispondo: “chi sarà stato???”. Ovviamente risponde che è stato un altro bambino, ma io la invito a dire la verità e lei ammette le sue colpe. Mi sembra un buon modo per insegnarle anche a non dire bugie. Sono perciò d’accordo nel far notare ai bambini che i giocattoli vanno tenuti bene, ma non sempre è facile quando il figlio è piuttosto “passionale” nelle sue manifestazioni.
    Comunque Silvia volevo raccontarti un episodio di questa mattina perchè si ricollega ai tanti discorsi fatti sull’intelligenza emotiva. La puledrina (2 anni e 7 mesi) stamattina con una penna ha sporcato l’armadio della mia camera e ridendo mi ha detto: “guarda mamma, guarda”. Io le ho detto che aveva fatto una cosa sbagliata e che ero arrabbiata, lei ha risposto: “Mamma stai calma, chiudi gli occhi e respira così”!! Tutto ciò perchè quando un giorno si era arrabbiata le ho detto che io quando mi arrabbio chiudo gli occhi e respiro. Siamo sulla buona strada, che ne dici?

  6. al di là di insegnare ai bambini che meno si rompono le cose intenzionalmente, meglio è, i giocattoli che si possono aggiustare li aggiustiamo. altri che purtroppo sembrano fatti apposta per rompersi subito -e inesorabilmente- vengono lasciati su uno scaffale in attesa di eventi. il papàprof aggiusta tutto – come bob le bricoleur – ma per alcune cose è davvero impossibile, anche con la colla più potente.

  7. Devo dire che il Sorcetto è uno che difficilmente rompe i giocattoli “apposta”, quindi mi sono posta poco il problema del far credere che tutto sia riparabile.
    Sicuramente, se li rompe, è perchè nella sua solita foga, diventa un po’ maldestro: e anche questo sarebbe un comportamento su cui lavorare.
    E’ comunque vero che non sempre il giocattolo è riparabile, quindi tante volte mi sono trovata a spiegargli che non c’era proprio più nente da fare. E con questo ha dovuto fare i conti e farsene una ragione.

  8. Concordo pienamente a chi cerca di limitare gli sprechi, è giusto insegnare ai bambini che le cose rotte non sempre si possono aggiustare anche se capisco non sia molto facile.
    Anni fa, mio cugino un po’ viziatello giocava con una radiolina, il gioco consisteva nel buttarla per terra. Io gli dicevo: “stai attento che si rompe” ma lui nulla, i miei zii ridacchiavano.
    Ad un certo punto la radio cade e si rompe in (tanti) pezzi, mio cugino me la porge come se potessi far qualcosa e dice: “e adesso?”. Io un po’ esasperata (avevo vent’anni…) gli rispondo: “e adesso ciccia!”.
    Ammetto che non era certo il metodo Montessori, però gli ho spiegato che non si poteva riparare e che avrebbe dovuto pensarci prima. mi ha guardato strano ma almeno per quel pomeriggio ha giocato tranquillo 🙂

  9. Sono d’accordo ovviamente. Però come combattere la noncuranza del giocattolo perché poi tanto si aggiusta tutto?
    Il Vikingo al mio richiamo “guarda che se lo lanci finisce che si rompe!” risponde con aria di sfida “ma tanto poi si aggiusta” al che ho iniziato a farlo aspettare per aggiustarlo. Ogni volta guardo il gioco rotto e inizio a dire “chissà se si riesce ad aggiustare…uhmmm…forse no…mi sembra rotto proprio tanto…” poi lo lascio stare un po’ li, rotto, in attesa. Poi un giorno lo aggiustiamo, ma non subito. Ma non sono sicura che stia funzionando come tecnica. Forse quando romperà qualcosa a cui tiene veramente imparerà la lezione, ma per ora, ancora non sembra aver capito.

  10. Lo sai quanto sono d’accordo! E poi noi riparatori diventiamo degli eroi per i bambini. La riparazione per loro sembra spesso cosa impossibile e con poco acquistiamo credibilità. Vuoi mettere? ;))
    Solo una contaminazione…nelle mie conversazioni con i miei bimbi sul “Non rompere che…”, aggiungo sempre “poi NON si ricompra”. Mi piace responsabilizzarli sul fatto che se rompono e l’oggetto diventa irrecuperabile non ne avranno uno nuovo. Almeno ci provo. Chissà che entri loro in testa!

  11. L’altro giorno eravamo io ,mia figlia e la sua bambolina preferita: la wandina.
    Io cucivo i piedi alla bambolina di pezza e lei la guardava muta,con sguardo innamorato, mentre la “curavamo”.
    Riparare è, infine, anche un gesto di cura e, perciò, un gesto d’amore.
    E’ vero infatti che si riparano soprattutto i giocattoli più usati, i preferiti, giustappunto perchè sono amati e non facilmente sostituibili.

  12. ecologia morale: son d’accordo! direi che a volte si può anche giocarci proprio con un giocattolo rotto che non s può riparare: Puzzola l’ha fatto spontaneamente e senza problemi con certi cavallucci rimasti senza zampe di dietro dopo galoppate troppo veementi!

  13. mi è piaciuta molto la riflessione sul fatto che un giocattolo riparato è addirittura meglio di prima, è vero, sviluppa la creatività, rende il bimbo meno passivo nel gioco, e poi, ha il fascino del vissuto! insomma, un giocattolo con qualche “cicatrice” è unico, nessuno lo avrà uguale!!!

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