Giocattoli, da infanzia a infanzia

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– post sponsorizzato –

Io per anni ho giocato quasi esclusivamente con i Lego.
Ho realizzato di tutto, ma mi ricordo, in particolare, di aver costruito una città con tutte le casette, le strade, la scuola, i vari edifici pubblici, tutti arredati all’interno e senza i tetti, in modo da poterci giocare. L’avevo fatta proprio io, tutta da sola. Avevo due grandi piattaforme, le più grandi prodotte dalla Lego (difficilissime da trovare in commercio, ma mia nonna le aveva cercate e trovate! Sperava che così, pur non smontando mai le costruzioni, almeno le potessi spostare per metterle a posto) e su quelle avevo costruito il tutto. Avevo macchinine Lego, piccoli accessori di ogni genere, pupazzetti, staccionate, fiorellini, mattoncini minuscoli che potevano essere bicchieri, luci o chissà cos’altro. Passavo tanto tempo a far trascorrere la vita degli abitanti di questa piccola città.
E dire che poi, in seguito, non ho mai giocato a Sim City!
Per me, ogni compleanno e ogni Natale erano scanditi da un nuovo Lego. Quanto ho amato quelle costruzioni.

Poi, che fine ha fatto la città? Non riesco a ricordare il momento in cui ho deciso di smontarla, di togliere di mezzo i mattoncini. Non ricordo quando abbiamo riposto le costruzioni. Non riesco a ricordare cosa ho pensato quando mi sono accorta che non mi interessava più giocare col Lego. Deve essere stata una cosa lenta, un giorno alla volta sempre di meno, per poi ritrovarsi grandi.

A mio figlio ho comprato tanto Lego, fin dai grandi mattoni da piccoli. Che soddisfazione sceglierlo nei negozi di giocattoli! E che bello vedere che anche lui ne era entusiasta.
Quando è stata l’età giusta per comprare i mattoncini classici, quelli piccini, mia madre è andata in cantina e ha tirato su due grandi scatoloni.
Eccola lì. Incredibile. Smontata, sì, ma conservata tutta in modo ordinato: la mia città.
Centinaia e centinaia di mattoncini di tutte le forme, dimensioni e colori. Un tesoro (sì, anche in termini economici rapportato ai prezzi attuali delle costruzioni!!) pronto a riprendere nuova vita.
Ecco, proprio quello che è successo: passando nelle mani di mio figlio, i mattoncini hanno preso nuova vita. Non c’è verso di fargli costruire muri e casette: per lui sono tutte macchine, astronavi, aerei, oggetti volanti. E poi cambiano, cambiano, cambiano, mai una struttura fissa per giorni.

Belle le costruzioni! Piene di tante vite, di tante storie, pronte a dare forma a tante immaginazioni.
Abbiamo lavato tutti quei mattoncini che avevano dormito per tanti anni in cantina (in lavatrice, infilandoli nelle federe!! Se per caso dovesse servire anche a voi, è un ottimo metodo!), li abbiamo ordinati e ora sono davvero nuovi.
Anche per lui sono sempre lì, sempre in mezzo. Anche per lui sono il gioco preferito, quello che lo impegna per ore, senza stancarlo.
E’ bello vedere quanto abbiamo in comune e quanto siamo, allo stesso tempo, diversi. Ed è bello un giocattolo così versatile, così personale eppure amato da persone diverse.

Ma perchè mi sono messa a parlare di giocattoli della mia infanzia, passati a nuova vita?
L’occasione me la dà uno sponsor che, personalmente, amo molto: Città del sole.
Una catena di negozi di giocattoli particolari, dove mi perderei per ore: sono posti pieni di idee prima che di oggetti.
E infatti una loro idea è il progetto I Giochi Che Non Finiscono Mai: che presto sarà un libro, mentre adesso è un viaggio per l’Italia.
Sarà, infatti, un libro che narra le storie di tanti ex-bambini e del loro giocattolo preferito, o di quello che ha in qualche modo ispirato la loro vita futura.
Il giusto riconoscimento per i giochi che ci sono stati vicini nella nostra infanzia e che ci sono rimasti nel cuore.

In questi giorni il fotografo Emanuele Bastoni e lo scrittore Luca Carlucci stanno viaggiando attraverso l’Italia. Incontrano di persona i protagonisti del libro, li fotografano insieme ai loro giocattoli e raccontano le loro vite.
I proventi del libro andranno totalmente ad ActionAid, e serviranno a finanziare l’istruzione dei bambini delle comunità nomadi Kalbelia in India.

http://youtu.be/Z0uz5P37MG0

Sul sito dedicato all’iniziativa c’è anche uno spazio per caricare le proprie foto con il giocattolo del cuore.
Tra quelle foto Emanuele Bastoni ne sceglierà alcune che entraranno nel libro I Giochi Che Non Finiscono mai, altre saranno selezionate per la speciale sezione dedicata alle tre foto più belle della community.
Credo proprio che andrò a fotografarmi con il Piccolo Jedi e i nostri Lego!

Il 12 novembre anche Mammaimperfetta parlerà del gioco che ha trasmesso ai suoi figli. L’elenco delle blogger partecipanti lo trovate su Blogmamma

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3 COMMENTI

  1. Quanti ricordi di pomeriggi interi passati a giocare con i lego: i migliori in campagna da amica di famiglia che aveva lavato per me e mia sorella i legò del figlio!
    Però a volte giocare con i giochi di seconda mano crea confusione: da piccola giocavo con le barbie di mia madre… È c’erano un sacco di personaggi che in Italia non esistevano! Tipo due sorelle in piu! Per cui alcune amichette erano un po’ basite … Ma era solo il primo momento, perché nella famiglia barbie c’era pure la pecorella Lip!

    Chissà mia figlia con quali dei miei giochi giocherà ? X ora e’ impazzita per il banchetto da falegname vintage!

  2. Se è per questo anche un gioco creativo e che insegna qualcosa io credo non sia male! Ne conosco diversi e sono convinta che se un bambino, giocando, impara i genitori fanno una cosa doppiamente intelligente. Per esempio esistono giochi che insegnano l’inglese e si possono fare già dai 3 anni! Canta English (https://www.youtube.com/user/Cantaenglish) ne è un esempio e pare anche stia andando forte tra le mamme piu’ giovani. Praticamente con un DVD John Peter Sloan insegna parole e pronunce cantando anche le filastrocche così il/la bimbo/a prende dimestichezza fin da piccolo/a. Io ho conosciuto questo progetto qui: https://www.facebook.com/cantaenglish.
    spero ti possa tornare utile.
    Ciao.

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