ll giardino segreto di F.H.Burnett

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La recensione di un grande classico della letteratura inglese per ragazzi “Il giardino segreto”, un libro che parla di sentimenti, amicizia e benessere psicologico dei bambini.

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La Staccata

Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett (autrice anche del celeberrimo Il piccolo lord) ha, per ovvi motivi, una trama e un’ ambientazione un po’ antiquati. Nonostante ciò, risulta decisamente rivoluzionario considerando il periodo in cui è stato scritto. Man mano che proseguivo nella lettura, il parallelismo con l’essenza del libro I no che aiutano a crescere di Asha Phillips  si faceva sempre più calzante. Seppure con modalità e intenti diversi, entrambe le autrici riconoscono che un bambino a cui venga concesso tutto (per comodità, per timore referenziale – come nel caso de Il giardino segreto – o per una forma di iperprotettività) non riesce a instaurare relazioni sane con il prossimo. Diventa dispotico, maldisposto a comprendere gli altri e in particolar modo se stesso.

Siamo nel 1910, epoca in cui le convinzioni pedagogiche non lasciano molto spazio all’autonomia dei bambini: soltanto la vigilanza costante degli adulti può consentire loro una crescita corretta e garantire una giusta educazione. I due piccoli protagonisti del romanzo sono bambini ricchi e viziatissimi. Vengono maneggiati come esserini orfani di emozioni proprie, privati di un autentico affetto da chi li accudisce, in apparenza colmati di attenzioni ma in realtà lasciati disperatamente soli.  La storia si risolve in un’importante metamorfosi dei due, che avviene dopo il primo “no” ricevuto da entrambi. Due persone “semplici”, una giovane governante e un giardinere, insegnano finalmente a Mary ad essere più autonoma, a prendere coscienza di se stessa e dei propri difetti.  La bambina trasmetterà questa preziosa scoperta a suo cugino Colin, scuotendolo da un torpore psicologico e arrivando a farlo guarire da una malattia immaginaria.

La Burnett era un’appassionata di giardinaggio, considerava questa attività e l’aria aperta come elemento fondamentale per mantenere un buon equilibrio psicologico nei bambini. Il tema ricorrente del romanzo, in contrasto con le convinzioni pedagogiche dell’epoca, è quello che i piccoli possano educarsi da soli semplicemente condividendo esperienze di vita e soprattutto assaporando la natura. Gli animali sono un importante veicolo di crescita e scoperta, la cura delle piante diventa pretesto per irrobustire corpo e mente, l’aria aperta l’unica medicina per guarire da malattie auto indotte, le risate e i “no” detti al momento giusto un mezzo per attuare metamorfosi al limite dell’incredibile.

Mary è una bambina di dieci anni che vive in India. I suoi genitori si disinteressano completamente di lei, l’unica a prenderesene cura è la sua ayah (una bambinaia) che asseconda tutti i suoi capricci. In seguito a un’epidemia di colera, la piccola resta orfana di entrambi i genitori e viene affidata a uno zio che vive in Inghilterra. Ad accompagnarla nel suo lungo viaggio c’è la governante Mrs Medlock, la quale la informa immediatamente del fatto che non dovrà mai creare problemi nella sua nuova casa dove vigono regole ferree e segreti. La Medlock fa parte di un lungo elenco di adulti incapaci di ascoltare i reali bisogni dei bambini. Non mi addentro più di così nella trama, poiché ve la illustrerà per sommi capi il mio collega nella sua recensione, vi fornisco solo qualche pennellata sui vari protagonisti, animati e non:

Mary: bruttina, dispotica, inappetente, presa in giro nei pochi contatti con i suoi coetanei perché ha “cattivi pensieri”. Preferisce per questo isolarsi totalmente e tiranneggiare adulti compiacenti, un confronto più semplice per lei perché non è un autentico confronto.

Marta: una ragazzina poco più grande di lei, è l’assistente di Mrs Medlock. Ha modi spicci e schietti, da autentica figlia della brughiera. E’ la prima vera amica di Mary, la prima a insegnarle che a dieci anni può vestirsi e lavarsi da sola. Farlo fare agli altri non è soltanto assurdo, ma anche controproducente per la sua crescita. In più, non si farà tiranneggiare per nessuna ragione al mondo. Le persone vanno trattate con rispetto, anche le più umili.

Ben: un anziano giardiniere innamorato di un pettirosso. Schivo, solitario, brusco. Riesce in modo dapprima ruvido, poi sempre più bonario, a sciogliere il cuore indurito della bambina e a farle scoprire la bellezza della natura e quella nascosta nella sua piccola anima.

Colin: cugino coetaneo di Mary, vive segregato in una stanza convinto di essere affetto da una malattia che lo porterà presto alla morte. Il suo problema, identico a quello della bambina, è quello di non aver mai avuto la possibilità di confrontarsi con gli altri.

Dickon: è  il fratello dodicenne di Marta, un incantatore di animali e fine conoscitore dei profumi e dei colori della brughiera. Proviene da una famiglia modestissima, ha il sorriso perennemente stampato sulle labbra e gli occhi azzurri grandi e rotondi, enormi perché così riesce a vedere meglio la bellezza. Si  rivelerà una fonte inesauribile di coraggio e positività per i due bambini.

ll giardino segreto: è uno spazio che custodisce da dieci anni piante apparentemente morte che in realtà agonizzano di solitudine. Un germe di vita c’è ancora, basta liberarlo da una coltre soffocante e si diffonderà fra tutti i protagonisti. E’ stato stato scenario di un tragico evento: la morte accidentale della madre di Colin, quando lui era ancora piccolissimo. Verrà tenuto chiuso per ordine di Archibald Craven, un uomo fondamentalmente di buon cuore che, rinchiuso nel suo strazio, trascura suo figlio ed è spesso all’estero per sfuggire a una realtà insopportabile.

Susan: madre di Marta, di Dickon e di altri dieci figli. E’ una donna stimata, saggia, che conosce i metodi più sani e naturali per far star bene i più piccoli. Sistemi semplici: buon cibo, vita all’aria aperta, condivisione di esperienze, liti bonarie con gli altri bambini. Si prende cura anche di Mary, gioisce per i suoi miglioramenti fisici e caratteriali e alla fine del romanzo invia una lettera al padre di Colin, pregandolo di fare ritorno per il bene dei ragazzi. E’ grazie a lei che Archibald Craven, proprietario di Misselthwaite Manor, troverà una magnifica sorpresa:  la porta del giardino segreto spalancata e all’interno suo figlio in perfetta salute che ride e si occupa di piante in piena fioritura assieme agli altri bambini.

Il tema principale del libro, sintentizzando al massimo, è la chiusura mentale che genera e alimenta la solitudine. Chiuso il giardino, chiuse le stanze della grande casa, chiusi gli adulti che preferiscono assecondare i capricci dei bambini e chiusi di conseguenza anche questi ultimi, incapaci di tirarsi fuori da soli da questa segregazione forzata.

Perché leggere questo libro assieme ai nostri bambini? Per insegnare loro che si può fare il bene di un amico soltanto dicendogli la verità, quando ci si accorge che il suo comportamento è nocivo non solo per gli altri, ma soprattutto per se stesso. Questo non significa criticarlo in modo sterile, ma fare in modo che si scrolli di dosso solitudine, insicurezze e paure ingiustificate magari proprio con il nostro aiuto. Sancisce principi come la solidarietà, la cooperazione e la sincerità non solo fra bambini, ma fra le persone di qualsiasi età.

E’ un libro di facile comprensione, non difetta di un linguaggio particolarmente ricercato (magari un po’ arcaico, come osserva mio figlio, ma nulla di trascendentale) ed è avvincente, emozionante come tutte le metamorfosi e le trasformazioni. L’unico neo, se proprio devo trovargliene uno, è che è discretamente lungo. Conta ventisette capitoli, abbiamo impiegato oltre dieci giorni per terminarlo anche se scorre a meraviglia. Però vi consiglio vivamente di leggere questo meraviglioso classico della letteratura inglese anche per il semplice gusto di vedere l’impatto emozionale su bambini, i nostri, generalmente disabituati a vivere la natura.

Età di lettura consigliata: dai 8 anni in su.giardino-segreto-libro

Superboy

La prima cosa che ho notato mentre leggevamo questo libro è che è scritto in modo un po’ arcaico. Questo perché l’ha scritto una signora nel 1910 e allora parlavano in un modo strano, però io ho capito lo stesso.  Parla di due bambini all’inizio uguali però poi cambiano insieme. Si chiamano Mary e Colin e sono due cugini che vivevano molto distanti: una abitava in India e l’altro in Inghilterra quindi c’è una notevole (mi sto facendo contagiare dalla scrittura del libro) distanza. Quindi: vivevano distanti, non si erano mai conosciuti eppure avevano gli stessi difetti.

Erano tutti e due molto maleducati, abituati ad essere sempre serviti e riveriti. Non tutti e due erano al centro dell’attenzione Mary era molto sola, nessuno si accorgeva di lei. Eppure gliele davano tutte vinte. Di Colin si accorgevano tutti, perché faceva l’isterico e il malato, però non ne parlavano mai come se non esistesse, come se fosse una specie di comandatore invisibile. Viveva solo anche lui, chiuso nella sua stanza e convinto che morisse. Questa cosa gliela aveva messa in testa un dottore che voleva ereditare la loro villa.

Rimangono tutti e due orfani: Mary di entrambi i genitori, Colin solo della madre. Lui ha un papà che però non vuole accorgersi che esiste, perché gli ricorda la moglie e questo lo fa soffrire. I due bambini sono pallidi, magri, rinsecchiti, solitari, ricchissimi come due piccoli lord (allusione casuale all’autrice) ma vivono sempre e solo chiusi in casa. Questo non gli fa per niente bene. Per colpa di questa solitudine si ammalano nel fisico ma soprattutto nella testa. Per i bambini stare sempre chiusi in casa, soli, senza fare nulla di quello che fanno tutti gli altri (andare al parco, giocare a corda, vedere l’aria aperta e soprattutto stare insieme agli altri bambini) ti fa diventare arrabbiato e scontroso. Tutti pensano che sono cattivi, invece sono ammalati di solitudine.

Mary, dopo che diventa orfana, va a vivere in Inghilterra da suo zio e scopre per caso che esiste Colin. La prima a cambiare è lei, perché all’inizio non le piaceva la brughiera poi Marta gliela fa amare ( capirete leggendo il libro perché). Impara ad amare la natura e le altre persone, alcune sono strane come lei. Ad esempio Ben, il vecchio giardiniere, sembra un brontolone invece ha un cuore grande e parla con un piccolo pettirosso. E’ proprio grazie all’uccellino che Mary scopre la porta di un giardino segreto dove nessuno entra più da dieci anni.

Poi conosce Dickon, che è il fratello di Marta. E’ sempre sorridente e allegro ed è un po’ magico, sa incantare gli animali. Questi tre ragazzi diventano amici e giocando tutti assieme in questo giardino avviene un piccolo miracolo. Mary e Colin guariscono dalla loro malattia. Nel libro c’è: natura, amicizia, magia e forza di volontà. Uno delle volte pensa di essere malato ma è soltanto solo.

Io non mi sento solo perché ho un sacco di amici, una mamma con la quale parlare ( e pure tanto ) e che mi dice sempre, quando sto attaccato troppo a un videogioco, di andare al parco. Anche quello è un po’ un giardino segreto, perché lì ci si diverte, si possono fare anche nuove amicizie e si può giocare tutti insieme all’aperto. A me piacerebbe scoprire un giardino segreto, solo mio. Forse lo condividerei con i miei amici più stretti, ma proprio strettissimi. I bambini devono avere segreti, dipende dal tipo di segreto. Non sono tutti cattivi i segreti. Quelli buoni servono, per esempio, un codice segreto con cui parlare con un amico e lo capiamo solo noi. Così, se abbiamo qualcosa di riservato non è che lo possiamo urlare a tutto il mondo.
La brughiera potrebbe sembrare un posto triste e senza vita, ma in primavera rinasce e se qualcuno ti fa capire i suoi segreti più belli e tu lo ascolti, allora diventa un posto splendido anche per te.

Età di lettura consigliata: dai 8 anni in su.

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