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Gestire lo stress e sosfiffazioni di mamma

Scritto il 17 Jun 2009 da Silvia 28 Comments

Oggi brevetto di nuoto.
Non solo, dato che nel giorno dei brevetti il Sorcetto-figlio-introverso si godeva allegramente la sua ultima febbre a 40° della stagione, oggi brevetto di nuoto nel giorno dei recuperi. Quindi… da solo.
Nel corso delle due ultime settimane, ogni volta che si andava in piscina, la domanda era inevitabile: “mamma è oggi il brevetto?” “no” “uhmpf…“.
Che vuol dire “uhmpf”? Sei dispiaciuto che non sia oggi? Sei preoccupato? Sei contrariato? Ti rifiuterai categoricamente di sostenerlo? La mamma-del-figlio-introverso drizza le antenne.
Strategie di avvicinamento al giorno del brevetto, buttate li con nonchalance, come fossero discorsi casuali: “ma mica è un esame, è solo un modo per stabilire che è finito l’anno di piscina“… silenzio; “sai, quando si inizia una cosa poi bisogna portarla a termine“… silenzio; “che vuoi che sia, fai le solite cose che normalmente ti dice di fare I. e poi andiamo a casa anche prima del solito“… silenzio.
Questa mattina primo allarme (previsto): “ma io mica ci vado oggi al brevetto“. La mamma-del-figlio-introverso, quello che al massimo fa un paio di domande e poi… silenzio, per poi sentenziare dopo due settimane di riflessione sull’argomento, sa che oggi pomeriggio alle 16.30 ci sarà da divertirsi… Ma fa finta di niente e sorride come se non avesse sentito…
Torna a casa prima, alle 15.00 circa, per prevenire la bufera. Ma tutto tace, tutto tranquillo… La mamma-del-figlio-introverso è perplessa: nessuna scena per non andare in piscina? Continua a sorridere. Tutto continua a tacere: si prepara la borsa, si esce, si parcheggia, si porta il regalino all’insegnante di nuoto I. (che Diosolosa quanto se lo merita…), ci si spoglia, ci si mette il costume, si va in vasca, si entra in acqua, si eseguono gli esercizi, si esce, ci si fa la doccia, ci si riveste, si ritira il brevetto. Si telefona a nonna e papà: “ho preso il brevetto, c’è scritto primo livello!!! è quello dei grandi!!!“. Si sorride. Ci si sente dire: “sono proprio sosfiffatto e ffff…. ffff…., com’è che si dice? ah, si fiero“.
Ora, la mamma-del-figlio-introverso, che ha visto cosechevoiumaninonpoteteneancheimmaginare nel passato, che fa? Si rilassa, ride, si compiace. E pensa: “ma è proprio cresciuto, ormai riesce a superare le tensioni“. Perchè la mamma del figlio introverso è ingenua, è ottimista… e anche un po’ sprovveduta.
Esattamente dopo due minuti che la mamma-del-figlio-introverso è rientrata a casa e si è rilassata, accade che il figlio-introverso si tramuti, senza alcun motivo apparente e senza evento scatenante, in Mr. Hide… Lancia le scarpe ovunque, da un calcio sullo stinco a mamma-ingenua-del-figlio introverso, si esprime come un portuale, piange ripetutamente senza motivo, risponde male alla nonna (si, la stessa della telefonata trionfante di prima), grida, si chiude in camera, poi esce pronunciando incomprensibili imprecazioni, comunica rabbiosamente che nessuno deve parlare con lui per almeno 100 minuti (100 minuti?), butta all’aria tutto quello che trova sul suo cammino, si rifiuta di cenare, chiude ogni comunicazione col mondo circostante per una buona mezz’ora… Poi improvvisamente, ritornato Dr. Jekill, annuncia che dopo una tazza di latte e qualche biscotto andrà a letto (la cena è fuori discussione)… e così fa.
La mamma-del-figlio-introverso, recuperate le sue facoltà mentali obnubilate dal precedente ottimismo, trae qualche conclusione:
1) il figlio introverso è introverso: non dirà mai che il brevetto di nuoto lo preoccupa e gli da ansia;
2) il figlio introverso è davvero cresciuto ed ha imparato a superare lo stress e la tensione provocate da una prova, dall’imminenza di qualcosa a cui tiene: non si è tirato indietro ed ha mantenuto la calma fin quando era necessario;
3) il figlio introverso, mentre andava serenamente verso (quello che considerava) il patibolo, covava uno stress non indifferente;
4) il figlio introverso è anche: competitivo, perfezionista, intollerante alle sconfitte, orgoglioso, serio nei suoi impegni, portatore sano di amor proprio, dotato di un minimo di autocontrollo;
5) il figlio introverso conosce i termini “sosfiffatto”, che si presume stia per soddisfatto, e “fffffiero”;
6) il figlio introverso da qualche parte lo deve pure tirare fuori questo stress… che mi pare anche cosa buona e giusta al fine di non diventare figlio-nevrotico.
A seguire la mamma-del-figlio-introverso si pone la seguente domanda:
Ma se questa era la reazione al brevetto di nuoto – livello 1 – dorso…. ma cosa ci aspetta il primo giorno di scuola elementare, la prima interrogazione, la prossima gara di mountain bike o di nuoto, l’esame di terza media, il primo appuntamento, il giorno della laurea… e così via spaziando tra situazioni stressanti???
La mamma-del-figlio-introverso non sa cosa la aspetterà… ma sa che sicuramente dovrà capirselo tutto da sola e aspettarsi pioggia, vento e tempesta… Ma in fondo è sosfiffatta…

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28 Comments »

  • Gloria ha scritto:

    Mmmm, questione tesa. Leonardo ha gli stessi scatti da post stress. E’ capace di andare in bici per ore cadere, rialzarsi, ricominciare e poi una volta a casa, improvvisamente, urlare che io (?) non sono corsa subito da lui quando è caduto, che poteva rompersi una gamba e io stavo parlando con un’altra mamma, ecc.
    Dopo 7 anni ho smesso di sentirmi in colpa, tanto non è vero che ce l’ha con me, canalizza la sua frustrazione prendendosela con me. Aspetto che lo tzunami passi e poi cerco di parlargli e rielaborare l’accaduto.
    Ogni tanto però si è più stanchi e allora per casa passa un tornado con me che urlo da una parte e lui che urla dall’altra. Ma alla fine della giornata ci abbracciamo e credo che sia questo che conta. Credo che a volte abbia anche bisogno di questi duelli verbali. Quando era più piccolo giocavamo “alla lotta” un modo controllato per gestire l’eccesso di attività. Adesso è troppo grande e mi lascia lividi, così siamo passati agli scontri verbali e qualche volta a quelli da videogiochi (tipo gara di macchinine)

  • Serena ha scritto:

    WOW! Che dire, sono felice che sei sopravvissuta per raccontarcelo. L’unica cosa che mi viene in mente per aiutarlo nel post-evento è quella di riconoscergli la preoccupazione, invece di dire che non c’è nulla di cui preoccuparsi, e offrirgli una via di fuga per lo stress prima. Ma queste sono tecniche di allenamento emotivo, di cui spero riuscirò a scrivere al più presto. Esempio?

    Lo scorso venerdì, mentre eravamo in attesa dell’arrivo di un amichetto dall’Italia, ho pensato di preparare il Vikingo all’evento. Appena lo ha saputo, è stato visibilmente contento, si è gonfiato il petto e ha dichiarato: “è un amichetto mio!”. Poi gli ho parlato di condivisione dei giochi. E lui non ha reagito per un’oretta. Ha iniziato ad innervosirsi per qualsiasi sciocchezza, scalciare, lanciare oggetti inaspettatamente. Stava aumentando lo stress interiore. Gli ho chiesto un centinaio di volte cosa stava succedendo, e lui zitto. Poi gli ho chiesto esplicitamente “ma sei preoccupato per l’arrivo di P.?” Cenno affermativo appena percettibile con la testa. “Sei preoccupato perchè non sai se ti troverai bene a giocare con lui?” altro cenno appena percettibile “Lo capisco, anche io sarei preoccupata al posto tuo. Pensa se è antipatico e vuole prenderti tutti i tuoi giochi! Vogliamo mettere via un gioco speciale che lui non può assolutamente toccare?” cenno affermativo della testa ampio, corre in camera, torna con un set di macchinette speciali che mettiamo al sicuro nell’armadio “ecco fatto! Poi se ti sta antipatico, possiamo sempre vedere un film, così non devi giocarci per forza se non ti va!” Visibilmente rilassato, abbiamo incontrato P. con il quale ha fatto subito comunella.
    Per carità non sono mancate liti e tensioni. Di quelle non si può davvero fare a meno ;)

    Però che bravo che è stato il Sorcetto! Proprio bravo! Ne da di sosfiffazioni!

  • Silvia ha scritto:

    @Gloria: il mio feeling con te è sempre più palpabile! noi facciamo le gara a Radiator Springs con il gioco di Cars sulla Wii. Voi? E scusami, ma come ragisce il tuo quando vinci tu? Tanto per sapere…
    La serata in cui si urla in due normalmente è interrotta dalle urla definitive dell’ingegnere che ci fa notare che non ci sopporta più… così, amareggiati dal fatto che ci ha interrotto il duello verbale siamo costretti ad abbracciarci e fare pace…
    @Serena: credo che nelle varie elaborazioni della faccenda nei giorni precedenti devo averci infilato anche io qualcosa del tipo “capisco che sei preoccupato, però sai I. ti conosce e sa che ti sei impeganto tutto l’anno”, insomma, ne ho dette tante… Però è servito il solito tsunami per riportare le emozioni al loroo posto.
    Ah… è sparita una “crocs” arancione, non si trova più da ieri sera… dovrò prendere la scala e cercare in cima alle librerie…

  • Laura.ddd ha scritto:

    Bellissimo; se al posto del brevetto di nuoto ci metti la cintura gialla di karate, hai visto il mio, di introverso, e tutto, ma esattamente tutto lo tsunami che segue. Confido che col passare degli anni gli tsunami diminuiscano di intensità..

  • Gloria ha scritto:

    Cara Silvia,
    lo stress da sconfitta lo dobbiamo ancora imparare a gestire.
    Confido che la saggezza della crescita porti al raggiungimento di questo traguardo

  • Silvia ha scritto:

    @Gloria: l’ultima volta che si è iscritto ad una garetta di mtbike (al seguito dell padre), al momento della partenza si è rifiutato di partecipare… ovviamente per paura di non vincerla… Questo è un problemino sul quale dovremo lavorare molto…

  • supermambanana ha scritto:

    Silvia scusa, sara’ fuori tema, ma fammi capire: gli han fatto un esame per il brevetto di nuoto???? In eta’ prescolare????? E’ questa la prassi???? I miei anche vanno a nuoto ma la certificazione di fine anno non si stabilisce in base alle prestazioni DELL’ULTIMO GIORNO COME UN ESAME, gli istruttori mettono per iscritto giorno per giorno cosa sanno fare, un po’ come il profilo della scuola materna, e se vedono che i bimbi fanno una determinata cosa con continuita’ volta dopo volta allora “they tick the box”…. nell’ultimo giorno sulla base del profilo si da’ il certificato corrispondente al livello raggiunto.

  • Silvia ha scritto:

    @supermam: Vabbè, non esageriamo, anche per loro vale quello che hanno fatto durante l’anno, però sono previste 2 valutazioni di mezzo-corso e quella finale, per il brevetto, con un osservatore che non sia il loro istruttore… Dici che è un po’ stressante per i piccoletti? Comunque è anche vero che, sebbene sia in età prescolare, ha preso il primo brevetto “ufficiale”, quello normale, non quello per i piccoli.
    In effetti è una piscina molto seria e gli insegnano fin da subito a prendere anche lo sport come un impegno (anche se nessuno li frusta, sia inteso!). Credo che sia un concetto positivo e contrastante con la dilagante cultura del “disimpegno a tutti i costi”.
    Comunque è sopravvissuto ed oggi se ne va in vacanza con la nonna al lago…

  • Serena ha scritto:

    Silvia, io capisco lo stupore di supermambanana. Qui in Svezia non danno una valutazione ad un bambino in età scolare, figurati prescolare. Non importa che sia brevetto di nuoto o altro. Credo che siano differenze culturali di fondo, come il fatto che qui l’estroversione e il senso della competizione sono considerate cose negative. Qui non si fa. Pare che sia stressante per i piccoli. Pare che gli si da il messaggio che non è importante divertirsi a nuotare per il gusto del farlo, ma per raggiungere il brevetto finale. Pare che l’impegno deve essere trovato dentro di se e non imposto dall’esterno. Pare….

  • Silvia ha scritto:

    In effetti mi sembra molto corretta come impostazione.
    Però qui da noi, come ben sapete, combattiamo con mali diversi: i bambini sono iperprotetti dai genitori e gli si riconosce il diritto di prendere le cose “alla leggera”, ma in senso negativo. Questo si ripercuote su tutto, sulla scuola, sullo studio e, figuriamoci quanto, sullo sport. In fondo un impegno “serio” forse non fa male ad un bambino italiano.
    Comunque vi assicuro che il brevetto non aveva nessuna parvenza di “esame” e non era un’esperienza particolarmente traumatica… Non mi fate sentire in colpa, vi prego!!! Almeno è una piscina con insegnanti preparati!

  • Serena ha scritto:

    Silvia, i sensi di colpa proprio no. Sei stata te a dire che su questo blog sono vietati per scelta editoriale, no?

  • supermambanana ha scritto:

    … lo sai che proprio ieri sera parlavo con un amico che ci era venuto a trovare, che era qui in UK fino a qualche anno fa ma ora e’ tornato in Italia, delle differenze educative, perche’ la sua bimba ha fatto la prima parte della scuola qui (aveva 6 anni quando e’ partita). E’ un argomento che mi interessa tanto, sia per via dei miei bimbi, ma anche in generale come strategie di apprendimento e pedagogia.
    Banalizzando, ci pareva che qui l’obiettivo principale fosse quello di dare al bambino l’autostima necessaria ad affrontare qualsiasi cosa, per cui si va avanti con quello che abbiamo definito la politica del “well done sticker”. Anche se non hai proprio proprio “well done”, il pollice e’ alto. In Italia ci pareva fosse tutto molto impostato all’Esame, con la maiuscola, tipicamente davanti a tutti, che quindi possono fare paragoni (ma anche creare tensioni).
    Un’altra cosa che ci pareva e’ che qui si parte molto dal bambino, da quello che gia’ e’ e gia’ sa. In Italia, mi diceva il mio amico, l’impressione che ha avuto e’ che la maestra volesse innanzitutto far piazza pulita di tutte le idee precedenti, per poter poi “seminare” in un terreno bello fresco di aratura. La sua bimba (9 anni ora) era un po’ in crisi da questa cosa, e quindi ha iniziato a perder colpi anche su cose che sapeva benissimo (tipo se l’Adriatico fosse ad Est o Ovest: lei sa benissimo dove tramontava il sole quando ci e’ andata, a mare, in entrambi i posti, quindi bastava fare “scaffolding” su questa esperienza invece di costringerla alla definizione mnemonica). Anche in questo caso il problema e’ uno di fiducia in se’ stessi, ci pareva.
    Poi, cosi’ visto che era tardi, i bimbi dormivano e si poteva fare speculazione filosofica senza pudore, abbiamo provato a considerare che succede a questi bimbi a distanza di anni: in teoria l’Italia e il suo rigore teorico (?) dovrebbe “formare” il carattere e creare personalita’ forti, pero’ a noi pareva che l’Italiano medio rispetto all’Inglese medio avesse poi piu’ spiccato il senso del servilismo o del qualunquismo, dipende da come si colloca: l’Inglese se vuol fare qualcosa parte convinto che, se si prepara bene (ecco questo e’ un punto importante, se si prepara bene, non se e’ sufficientemente furbo o ammanicato) ce la fa….
    Vabe, basta ora, ho tediato anche troppo i presenti :-)

  • supermambanana ha scritto:

    a proposito, se non lo avete letto, io ho trovato molto carino questo libro. E’ un libro leggero, ironico, scritto da un inglese che vive in italia da tanto ormai, sposato con un italiana e con dei figli italiani a tutti gli effetti, e lo trovo utile per gli italiani che ne ricevono un punto di vista interessante ma anche informato sulle loro idiosincrasie, e per gli inglesi, che invece almeno entrano in certe ottiche e ci capiscono un po’ meglio. E per me che devo capire i miei figli con doppia nazionalita’ :-S

  • supermambanana ha scritto:

    ma perche’ non funzionano i links???
    Questo qua: http://www.timparks.com/12.html

  • Silvia ha scritto:

    No anzi, continua, continua… tanto il Sorcio dorme, possiamo filosofeggiare… mi interessa.
    (@ Serena: ehi, ma quando la mettiamo una chat su questo sito, socia??? che qui non si sa dove chiacchierare :) )
    In realtà credo che molti di noi italiani, educati al metodo “dell’esame” e del rigore teorico (??? ma come t’è venuta in mente? rigore? qui???), ce la siamo cavata benissimo in patria ed in giro per il mondo, quindi tutto sommato non è proprio deleterio.
    Sai, sono anche un po’ scettica sul tuipico atteggiamento italiano per cui tutto quello che viene dall’estero è bello e buono.
    Qui, direi, che c’è ancora (e nonostante tutto) una scuola elementare piuttosto buona e formativa, con maestri molto concentrati sui bambini. Ovviamente, come ovunque, c’è di tutto, il meglio ed il peggio.
    Insomma, la definizione mnemonica non è apprezzata dappertutto anche qui. E l’italiano serio parte dal presupposto che, siccome è preparato a tutto perchè è italiano, comunque ce la fa!

    Certo che se sappesse che il suo brevetto di nuoto ha dato vita a tutto questo…

  • Silvia ha scritto:

    Accidenti!!! Ho studiato in una scuola italiana!!! Ora ci metterò almeno un’ora a leggermi gli stralci del libro di tim parks: l’ingelse lo studiamo male per principio!! ;)

  • Gloria ha scritto:

    Ieri ho ritirato la pagella. Le insegnanti hanno paventato scenari apocalittici dove se mio figlio non trova una quadra col suo comportamento arriverà a stento alla fine della 5^, non capirà niente quando si incomincerà a studiare e finirà ghetizzato e disprezzato dai compagni, fino alle medie dove gli insegnanti cattivi e crudeli lo bocceranno ripetutamente fino a ledere in modo irreparabile la sua autostima. Però signora…buone vacanze! A sì le maestre mi hanno anche praticamente imposto di far cominciare l’anno scolastico a mio figlio con uno psicologo che lo segua possibilmente per il resto della sua vita.
    Insomma ho generato un bullo ingestibile e irrispettoso, però intelligente. Troverà un posto nel mondo mio figlio?

  • federica ha scritto:

    concordo con Silvia pienamente:
    1) mettete una chat al blog..
    2) io sono italiana, mi sento preparata…e non darei la colpa alla scuola su problemi di autostima…quanto piuttosto ai genitori…e se si pensa di ottenere tutto perchè ammanicato e furbo..aimè alla società e alla politica..e per primo sempre ai genitori.
    3) E’ vero che come dovunque c’è di tutto, il meglio ed il peggio.

    In generale non credo che la sana competizione sia sbagliata..l’importante è saperla vivere bene, stare alle regole, accettare la sconfitta..fa parte del gioco e aiuta a dare il max.
    sempre senza esagerare.

  • supermambanana ha scritto:

    l’atteggiamento esterofilo devo dire che ormai e’ passato almeno per me, dopo 14 anni gli occhiali rosa non li hai piu’, sai benissimo cosa e’ marcio e cosa no. L’impostazione della scuola primaria mi piace, ma ad esempio secondo me quella secondaria ha molte lacune, lo provero’ con mano quando i miei ci arriveranno ma al momento questa e’ la sensazione. Poi con l’attuale sentimento autarchico-leghista che mi pare stia prendendo piede in Italia mi sa che l’esterofilia e’ un lontano ricordo, da come vedo danno addosso a tutti i giornali che criticano Mr B.

    Semmai la mia critica a priori sul sistema italiano mi viene dalla esperienza mia, che ovviamente e’ ormai persa lontano nel tempo, ma io sono fondamentalmente un tipo introverso/timido e la scuola italiana mi ha dato non poche ansie e insicurezze, che mi sono un po’ passate ora ma mica del tutto.

    Poi quando leggo di storie come il bimbo che si e’ suicidato a 9 anni per una nota in condotta mi sento male: in certe scuole (non dico in tutte ovviamente, ma ho sentito di esperienze dirette) si usano metodi preistorici, che magari avevano anche un loro perche’ pedagogico ma ci si deve render conto che i bimbi di 60 anni fa prendevano le bacchettate sulle mani senza problemi, quelli di 30 prendevano una sgridata in pubblico senza problemi, ma quelli di ora di problemi se ne fanno eccome, la sensibilita’ e’ diversa, non si puo’ ignorare.

    E poi c’e MaryStar of course… evabbe :-D

  • Silvia ha scritto:

    @ Gloria: perchè ho sempre la netta sensazione che tu mi stia aprendo una finestra sulle nostre sorti del prossimo anno? Comunque le maestre ti hanno offerto un bel quadro ampio e compendioso… Mi viene solo da agiungere: beh, allora buone vacanze!
    Sono curiosa di sapere una cosa: ma che dice tuo figlio di tutto questo? E poi: in concreto, ma cosa fa ascuola di tanto allarmante?
    Non so… veramente il quadro mi sembra un poì troppo apocalittico…

    @ federica e @ supermam: la verità è che tanto tocca tenerci ognuno il sistema scolastico che ci è toccato nei rispettivi Paesi di residenza. Sperando di aver fortuna con le insegnanti, cercheremo di tirane fuori il meglio o comunque l’accettabile.
    Certo, il nambino suicida a 9 anni temo che non lo sia stato PER una nota in classe. Perchè per quanto i nostri figli abbiano una sensibilità diversa dalla nostra, secondo il quadro preciso e condivisibile di supermam (60 anni fa, 30 anni fa, ora: e quindi nostri genitori, noi, nostri figli), una nota in classe per un bambino sano è pur sempre quello che è… Dietro ad un gesto del genere a 9 anni ci DEVE essere altro, purtroppo.
    La scuola anche a me ha dato forti ansie, fina dalle elementari, ma più per il mio carattere che per la sua reale impostazione. Io per esempio al liceo non ci tornerei manco morta!! Sono stata così bene all’università, dove ero autonoma e considerevolmente ben organizzata.

  • supermambanana ha scritto:

    sai cos’e', lo so che come dice serena i sensi di colpa sono banditi da questo posto, pero’ questo per me e’ ancora un’altra fonte di disagio: i bimbi inglesi si tengono il sistema inglese, quelli italiani quello italiano, ma IO avrei potuto scegliere… e se ho fatto una cazzata? (oddio, scegliere scegliere no, avremmo dovuto rinunciare a tanto per tornare in italia, ma i nonni non mancano di sottolineare ogni volta che qualcosa in UK non funziona bene che se fossimo in italia invece…)

  • Silvia ha scritto:

    Supermam!!! Ma dai!! Qui siamo nell’ordine di: “se mio nonno aveva le ruote era una carriola!”
    Non credo che siete andati in Uk, così, tanto perchè partiva un aereo diretto li! Potevi scegliere e questo ha fatto di te una persona fortunata, perchè poter scegliere è sempre un privilegio, ed infatti hai scelto.
    Ogni scelta, non è difficile per quello che si trova, ma sempre e soltanto per quello che si lascia: però quando va fatta, va fatta!
    Insomma, sti figli sapranno leggere, scrivere e far di conto, lo sanno fare anche in due lingue, riescono anche ad avere una personalità che viene rispettata… Beh, se c’è qualche magagna, tiriamo a campare!!
    I nonni non saranno solo un po’ dispiaciuti per la lontananza dei nipoti e le provano tutte???
    Ah, stavo leggendo un tuo commento da Panzallaria e ti rispondo qui: i tuoi commenti hanno sempre un senso!!

  • supermambanana ha scritto:

    grazie (di tutto)! xxx

  • Serena ha scritto:

    @Gloria mi dispiace veramente molto sapere che stai passando tutti questi problemi con la scuola. Non conosco tuo figlio e il personale scolastico che si occupa di lui, e nessuno meglio di te può giudicare da che parte è il problema (probabilmente è veramente più complesso di dire che è colpa di qualcuno). Indubbiamente avere a che fare con un bambino amplificato è una grande sfida per un insegnante e non tutti sono preparati per farlo. Se non ricordo male, in entrambi i libri della Kurcinka c’è un capitolo apposito per la scuola, dal come scegliere a come comportarsi con gli insegnanti. Nel libro “Kids, Parents and Power Struggles” parla molto anche di bambini che hanno problemi più gravi (ADHD ad esempio) e quindi per i quali è necessario un aiuto particolare. Ti consiglio anche il libro di Gottman “Intelligenza emotiva per un figlio”, questo almeno è tradotto in italiano.
    Lo so che spaventa leggere libri in inglese, ma ti consiglio fortemente di fare lo sforzo. Spesso si tratta di superare un paio di capitoli e poi la lettura diventa più fluida. In bocca al lupo!

  • Serena ha scritto:

    @supermambanana, Silvia, Federica è molto interessante questo scambio di opinioni sul sistema scolastico italiano e inglese. Offre moltissimi spunti per il mese di settembre in cui affronteremo approfonditamente questo tema qui su genitoricrescono. Per la chat/forum, prometto di mettermi al lavoro dopo le vacanze ;)

  • maria ha scritto:

    un saluto a tutte,

    sono nuova e non conosco bene il sito però questo post mi ha davvero colpito come molti dei commenti. Inutile dire che sono mamma anche io di un piccolo “gnappo” di tre anni e che mi sono molto identificata! per farla breve mio figlio è introverso e, per non farsi mancare niente!- anche io lo sono!
    quando è nato mio figlio mi sono un pò preoccupata per lui perchè so bene cosa vuol dire essere dei piccoli introversi in un mondo tutto a misura di estroversi e con dei tratti caratteriali,per certi versi, più complessi e impegnativi di altri bambini (nel bene e nel male!).
    mi è stato molto utile -direi illuminante e liberatorio- leggere un libro che consiglio a tutte voi:
    “Timido, docile, ardente. Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell’introversione (propria o altrui)”di Luigi Anepeta edito dalla Francoangeli. Vi lascio anche la scheda del libro presa da qui (http://www.francoangeli.it/Ricerca/stampaLibro.asp?CodiceLibro=239.163)

    Premetto che sono sempre molto scettica su libri e manuali che affollano gli scaffali dei settori infanzia-educazione-psico-padagogia dove spesso si trovano vere e proprie collezioni di aria fritta. Questo libricino (acquistabile anche online),invece, è stato davvero utile e d’ispirazione. Mi auguro possa incuriosire e aiutare anche qualchealtra mamma alle prese con la propria e/o altrui introversione!

    un saluto e a presto!

    maria

    Secondo il senso comune l’introverso è chiuso, riservato, poco socievole, freddo, mentre l’estroverso è aperto, espansivo, comunicativo, affabile.
    Così l’introverso, fin da bambino, viene “giudicato” negativamente. Gli adulti cercano di aiutarlo ad aprirsi, a sciogliersi, con strategie più o meno fallimentari. I coetanei lo guardano per lo più con timore e antipatia.
    Sembrerebbe paradossale, ma, pur avendo un corredo emozionale molto ricco e un’intelligenza vivace, i soggetti che, per sorte, ricevono il “dono” dell’introversione, manifestano difficoltà più o meno rilevanti di adattamento sociale e, con una frequenza inquietante, disturbi di varia natura.
    Delineando le caratteristiche dell’introversione, così come si esprimono nel corso delle fasi evolutive e analizzandone i valori e i limiti, l’autore giunge alla conclusione che il disagio degli introversi è dovuto meno alla loro vulnerabilità costituzionale che all’impatto con un mondo sociale che non offre loro adeguate opportunità di sviluppo e li induce a percepire la propria diversità in termini negativi. Il modello normativo dominante, fatto su misura degli estroversi, che governa l’educazione e la vita di relazione, si può dunque ritenere lesivo dei diritti di una minoranza che veicola ed è testimone del “sogno” di un mondo più umano.
    Il libro si rivolge ai genitori e agli insegnanti al fine di aiutarli a capire ciò che accade nella soggettività dei bambini e dei ragazzi introversi. Agli introversi adulti esso offre strumenti per valutare in termini più realistici la loro condizione al fine di coltivare i valori e di accettare i limiti ad essa intrinseci.

    Luigi Anepeta, psichiatra critico, impegnato da molti anni a costruire un modello psicopatologico interdisciplinare che comprenda e spieghi i nessi reciproci tra soggettività e storia sociale, dopo aver partecipato alla stagione antistituzionale si è dedicato alla psicoterapia, alla formazione di operatori e alla ricerca. Ha pubblicato La politica del Super-io (Armando, 1992) , Il mondo stregato (Armando 1995), Abracadabra (Libreria Croce, 2000), Miseria della neopsichiatria. Sul delirio e sulla predisposizione schizofrenica (Angeli, 2001), Star male di testa (Libreria Croce, 2002). Nel 2006 ha fondato la Lega Italiana per i Diritti degli Introversi (www.legaintroversi.it), di cui è presidente. Attraverso un sito web (www.nilalienum.it) persegue l’obiettivo di delineare i fondamenti di un sapere panantropologico.

    Indice:

    Premessa
    Introduzione
    Che cos’è l’introversione
    (Introversione ed estroversione; A che serve l’introversione; Il fondamento neurobiologico dell’introversione; I comportamenti primari; I tratti comportamentali infantili; Il problema della sintonizzazione sociale; Lo scarto tra l’essere e l’apparire; La presa di coscienza della diversità; Appartenenza e individuazione; Le caratteristiche genotipiche)
    Le carriere introverse
    (L’interazione con l’ambiente familiare; Introversi “d’oro” e introversi “difficili”; L’impatto con l’istituzionalizzazione; Prestazioni scolastiche e interazioni con i coetanei; Il travaglio adolescenziale; L’inserimento nel mondo adulto; Caratteristiche comportamentali costanti e varietà tipologica)
    Introversione e disagio psichico
    (Il rischio psicopatologico; La carriera psicopatologica dei figli “d’oro”; La carriera psicopatologica dei figli “difficili”; Il conflitto strutturale)
    Vivere (e lasciar vivere) l’introversione
    (Consigli per gli educatori; L’aiuto nella fase critica dell’adolescenza; La consapevolezza della diversità; L’introverso alle prese con se stesso e con il mondo)
    Appendici
    (Da Jung ad Eysenck; Genetica e introversione; Questionario di autovalutazione).
    Per accedere al test on line sull’introversione clicca qui

  • Silvia (author) ha scritto:

    Grazie della segnalazione.
    Le autrici di questo blog sono due mamme estroverse di due figli introversi… praticamente degli strani enigmi per noi!

  • maria ha scritto:

    Posso capire bene!
    L’essere introversa a mia volta, probabilmente, mi “avvantaggia” nella relazione interpersonale e familiare con mio figlio ma è nel suo confronto con il mondo esterno che incontro -e incontrerò- le difficoltà maggiori. L’esserci passata anche io spero mi aiuti nell’evitargli inutili calvari a cui io sono stata sottoposta (in totale buona fede) nell’attesa/richiesta implicita che questa mia “diversità” si assottigliasse, sparisse, si riassorbisse col tempo.
    Da piccola ho percepito precocemente la mia “diversità” e le difficoltà che creava agli adulti che si prendevano cura di me (benevolmente erano preoccupati e/o stressati) e per questo ho tentato di camuffarmi, forzarmi ad essere quel che non ero per rassicurare mamma e papà, per fare felici gli insegnanti , per sentirmi uguale ai miei coetanei e non essere presa di mira.
    Col senno di poi so che snaturarmi e tradirmi è stata la scelta peggiore che potessi fare (un cumulo di rabbie, sensi di colpa tenute tutte dentro e cresciute con me) e che ho pagato poi tutta insieme più avanti ingaggiando una guerra senza quartiere contro tutto e tutti, me compresa. Ma avevo forse alternative? Precoce è stato il senso di diversità che ben presto è degenarato in senso di andeguatezza nei confronti di modelli e parametri rispetto ai quali ero sempre o troppo sotto o troppo sopra o lontana anni luce, un enigma, appunto! A cui nessuno sapeva dare un nome, una spiegazione.
    La socialità, i ritmi, i tempi di crescita, le aspettative degli adulti sono tutte tarate su standards estroversi (in effetti siete la maggioranza della popolazione!) standards ben lontani da tempi e modi di un bimbo introverso. Sembra una piccola cosa ma le ripercussioni sul bambino e su chi se ne prende cura possono essere molto penalizzanti e penose se non ci si arma di santa pazienza e di strumenti per trovare soluzioni “creative”, originali e anche un pò anti-conformiste.

    Spesso frustrazioni, collere, scoramenti e difficoltà nella socialità “istituzionalizzata” o in famiglia sono il frutto di un’interazione con situazioni che promuovono e premiano, implicitamente e inconsapevolmente, in via preferenziale solo modelli estroversi . Questo ritorno (tutto sotterraneo) quasi sempre dissonante con l’esterno fa percepire a un bimbo introverso solo di essere in difficoltà (quindi di essere “sbagliato”) e non che -semplicemente- si possono avere tanti modi di essere, di sentire e di fare.
    Rispettare i loro tempi, la loro complessità, proteggere il loro bisogno di concentrazione, isolamento/raccoglimento e fargli percepire che la loro socialità non è strana, difettosa o carente ma solo più selettiva, intensa e scrupolosa potrebbe evitargli di vivere se stessi e la loro natura così conflittualmente.
    Sono bambini “contromano” ( a me piace chiamarli così), che vanno nella direzione opposta a quella dei tempi e dei modi del mondo contemporaneo.
    In un mondo dominato sotterraneamente da tre grandi fobie incontrastate: quella della solitudine, quella della complessità (e quindi della lentezza) e quella della sensibilità (interpretata solo come debolezza/vulnerabilità) i bambini introversi imparano subito ad avere paura di quel che sono e a percepirsi negativamente: persone molto sensibili, profonde e con un grande bisogno di raccoglimento interiore.
    Pensare che di persone del genere il mondo avrebbe grande bisogno!

    Leggete il libro, vi aiuterà a capire un sacco di cose!

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