Genitore da un secondo: papà in sala parto
Avanti, alzate la mano! Quanti siete papà che siete entrati in sala parto con le vostre compagne? Eeeee, ma siete tantissimi, quasi tutti direi… Eh, sì, perchè oggi lo sappiamo che è bello, importante, coinvolgente partecipare al parto.
E così, voi papà o quasi-papà di buona volontà, comprate il vostro completino usa e getta in carta verdina e, attrezzati con camice e cuffietta, vi preparate a seguire la protagonista principale dell’evento (ma ancora per poco, sta per essere spodestata dall’esserino in arrivo) nella famigerata sala parto: luogo oscuro e sconosciuto (almeno al primo figlio).
Secondo me, per voi, quasi-papà di buona volontà, c’è un primo grosso problema da superare: siete li e non potete fare quasi nulla! Niente! Ma come, proprio voi che siete abituati a fare più che a chiacchierare, voi che conuncacciaviteinmanofamiracoli… Ora siete li, costretti a guardare e confortare e basta!? Lo capisco, è frustrante.
Ci sono, però, alcuni semplici metodi per conquistare il diritto ad un parto da protagonisti.
1) Molti corsi pre-parto sono concepiti per essere frequentati da entrambi i futuri genitori: nessuno pensi che siano inutili. Sapere perfettamente cosa accadrà durante il parto, permetterà ad entrambi i “partorienti” di essere partecipi e consapevoli e permetterà al quasi-papà di essere più utili alla quasi-mamma.
In alcuni di questi corsi, per esempio, si spiegano e si praticano tecniche di respirazione e di training autogeno, e non solo alla futura mamma: io e mio marito abbiamo frequentato un corso dove lui doveva (diciamo “era invitato a”) imparare la stessa respirazione che imparavo io: al momento del parto, se io avessi perso il controllo e non fossi stata in grado di concentrarmi, avrebbe potuto aiutarmi lui, eseguendo e facendomi seguire la respirazione corretta.
2) Leggere ed informarsi sulla dinamica del parto, è un altro modo per parteciparvi con consapevolezza. Il “punto di osservazione” da cui assiste al momento della nascita il papà è estremamente più sconvolgente di quello della mamma. Si sostiene che se un donna potesse osservare se stessa partorire, non sarebbe in grado di concentrarsi in modo efficace sul da farsi. Quindi al papà che assiste, tocca un’esperienza estremamente “forte”. Per quanto sarà impossibile non farsi sorprendere, conoscere la fisiologia e la dinamica del parto e le manovre che compirà l’ostetrico, è il modo migliore per essere partecipi.
Pensate che mio marito, seppure si fosse preparato in modo direi approfondito all’evento, quando ha visto con i suoi occhi quanto fosse accentuata la deformazione del cranio del bebè mentre stava nascendo, ha pensato che fosse accaduto qualcosa di gravissimo ed irreparabile. Ancora oggi racconta che per pochi istanti ha pensato solo a come avrebbe potuto dirmi che era accaduta qualche fatalità… Dopo uno o due secondi, che gli sono parsi eterni, c’era li il suo bambino con la testolina rotonda che piangeva e respirava. Per certi versi, perciò, guardare è più difficile che partorire: quindi meglio essere preparati per combattere le ansie.
3) Le strutture sanitarie dove si pratica rooming-in, normalmente consentono al neopapà di rimanere con neomamma e neofiglio molto più a lungo. Anzi, molte non pongono alcun limite orario. Questo permette a tutti e tre o anche a tutti e quattro o di più, se ci sono altri bambini, di godere dei primi giorni del nuovo arrivato. Ancora un esempio personale: mio marito ha trascorso le prime 12 ore del figlio tenendolo ininterrottamente in braccio, non riusciva a staccarsene, e ha potuto farlo tranquillamente (ogni tanto con la scusa del latte riuscivo a riprendermelo…).
4) Immediatamente dopo il parto, mentre la mamma sta eseguendo quelle operazioni di… “rifinitura”, tipo espellere la placenta, farsi cucire un po’, ecc., ci sono ospedali dove il papà può accompagnare il bambino alla visita neonatale.
In posti del genere, neopapà può anche fare il primo bagnetto a neobimbo, prendersi cura di lui fin da subito. E, caspita, se questo aiuta a sentirsi coivolti, capaci ed utili.
Insomma, il papà che partecipa al parto, non è solo un papà che “entra” in sala parto, ma è uno dei tre protagonisti di questo evento sensazionale.
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Io ricordo ancora mio marito (quando pensavo di dover fare un parto naturale), e alla sua paura di entrare in sala parto..aveva mille paure, dubbi…tant’è che alla fine mi ero vista costretta a chiedergli di pensarci bene!! Diciamo che in sala parto il mio desiderio era di non dovermi preoccupare di lui!!..poi la decisione obbligata del cesareo programmato…e lui cosa fa??..assiste al cesareo!!..ma non è più impressionante??…A posteriori mi risulta strano pensare che mio marito ha visto più di me quello che succedeva…anzi lo trovo proprio ingiusto!! lo dico ridendo ovviamente..ma dopo 9 mesi di croce..e infinita delizia è un affronto!!..anche perchè io ho potuto dare a mia figlia un rapido bacio e lui invece se n’è appropriato per ore!!..EVVIVA I PAPA’!!
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