Gelosie di un quasi figlio unico

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La nascita di un fratellino o una sorellina può essere molto stressante per il primogenito. Tra i genitori si narrano storie di gelosia inaudita, ma anche di tenerezze e coccole che fanno venire la lagrimuccia di commozione. Tutti, o quasi passano un periodo più o meno intenso di regressione. Non è raro che si ripetano incidenti di percorso su pipì e cacca, problemi di addormentamento che sembravano superati, insistenza improvvisa a voler sedere nel passeggino. Per qualcuno la regressione inizia anche prima del parto. E così è stato per il nostro Vikingo.

Quando la pancia ha iniziato ad essere troppo grande per poter essere ignorata ulteriormente, ho spiegato al Vikingo che c’era un bebè li dentro e che tra qualche tempo il bebè sarebbe uscito fuori. Quando spieghi queste cose ad un bambino di 3 anni, non sai mai quanto capisca della faccenda. Alla fin fine il miracolo della vita che cresce in una pancia è abbastanza difficile da capire anche per noi adulti. Qualche cosa nella sua testa però è entrato, e infatti un giorno mi ha spiegato con la sua aria da treenne saccente che quando sarà il momento, il suo bebè uscirà dalla pancia di mamma con lo scivolo, e lui, il Vikingo, sarà pronto a prenderlo con le sue mani grandi. Si perchè lui è grande. O almeno lo era fino al secondo trimestre di gravidanza. L’entrata nel terzo trimestre ha segnato per noi l’inizio della regressione. Il Vichingo è improvvisamente diventato piccolo. Le richieste di attenzione sono aumentate. Fino al mese prima il Vikingo la mattina si sceglieva i vestiti da indossare, e se li metteva da solo, combattendo orgogliosamente con i calzini, e chiedendo aiuto solo per chiusure lampo, bottoni, e simili. Improvvisamente ha iniziato a non essere in grado di scegliere più nulla, a fare fatica ad infilarsi un qualsiasi capo di abbigliamento, e aimè ha iniziato a rifiutarsi di andare a sedersi sul water in bagno. E noi a chiederci il perchè.
La frustrazione in noi genitori cresce per ogni cacca finita nelle mutande, e ogni minuto perso a tentare di convincerlo a vestirsi da solo. E’ difficile mantenere la calma, quando la mattina sei in ritardo e lui si rifiuta di collaborare, di fare quel minimo di gesti che avevi imparato a dare per scontati.

Ci siamo sentiti dire “ma non sarà per l’arrivo del fratellino?” e noi ingenuamente abbiamo risposto “ma mancano 3 mesi! Come è possibile?” Però a pensarci bene questo bebè ancor prima di nascere gli ha già rotto parecchio le scatole, perchè è difficile far finta di niente quando la mamma non riesce più a piegarsi per allacciarti le scarpe, e non si sdraia più per terra a rotolarsi sul tappeto con te, e la sera è così stanca che l’unica cosa che vorrebbe fare è mettersi a letto e ripensarci domani (passati i bei tempi della prima gravidanza in cui non le era concesso nemmeno di sparecchiare la tavola). Allora ho provato ad ascoltarlo, per sentire se aveva delle ragioni per questo salto indietro improvviso. Una mattina, di fronte all’ennesimo rifiuto di vestirsi da solo, ho deciso di ignorare il ticchiettio veloce dell’orologio, e mi sono piegata, con tutta la mia possente pancia, al livello del Vikingo. Il dialogo è andato pressappoco così:

– Ma perchè non vuoi più vestirti da solo?
– Perchè io sono piccolo mamma.
– Strano, prima sapevi vestirti da solo. Non sei più capace? Ti sei scordato come si fa?
– No, io lo so come si fa. Il mio bebè no: lui è piccolo!
(appunto, il bebè. Che necessità c’era di tirarlo in ballo ora se non per dirmi che il problema è proprio quello?)
– Certo il bebè quando uscirà dalla pancia di mamma, sarà troppo piccolo per vestirsi da solo, e mamma e papà dovranno aiutarlo. Ma te sei capace. Perchè non vuoi più farlo? Forse vuoi farti un pò coccolare?
(il Vikingo annuisce)
– allora possiamo fare così, che mamma ti da un abbraccio forte forte, e poi ti vesti da solo.

Questo semplice dialogo sembra aver fatto il miracolo. Credo che lo abbia aiutato a definirsi meglio in relazione al cambiamento che stava avvenendo. Dall’essere orgoglioso di essere grande, che ripeteva a tutti in continuazione, la sua sicurezza è andata vacillando di fronte alla notizia che qualcun’altro stava entrando prepotentemente nella sua vita, prendendo il suo posto di piccolo di casa, e ha generato un gran bisogno di affetto e coccole, di conferme che lui è pur sempre il cucciolo di mamma. Nella sua piccola testa si sono affacciate domande e dubbi che lui stesso non era in grado di formulare con precisione, di capirne i confini, dilaniato tra la voglia di crescere e allo stesso tempo dal bisogno di sentirsi protetto nel suo guscio. Ha ottenuto la conferma che mamma sarà comunque li ad aiutarlo quando vorrà, senza bisogno per lui di negare la sua voglia di crescere, di raggiungere la sua indipendenza.

I miglioramenti sono iniziati quasi da subito, anche se lentamente. Dopo appena un paio di settimane, sentivo che ne stavamo uscendo. Le fasi di regressione, i rifiuti improvvisi, le sfide, non hanno cessato, ma quando avvenivano mi bastava dirgli che capivo che era arrabbiato o nervoso in quel momento, e poi chiedergli se non avesse bisogno di un pò di coccole, e lui, dopo un abbraccio iniziava a collaborare di nuovo. A volte me lo chiedeva lui: “mamma, ci facciamo le coccole prima?” per poi procedere più tranquilli. Sono cosciente che tutto si scatenerà di nuovo dopo il parto, ma ho l’illusione di aver già posto un pò di basi per riuscire meglio in questa fase così delicata della sua crescita: da semplice Vikingo a Vikingo maggiore.

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