Figli e basta: la riforma sull’equiparazione dei figli

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E’ passata la legge tanto auspicata e desiderata. Un disegno di legge, del tutto trasversale rispetto agli schieramenti politici, era in attesa di essere approvato per attuare finalmente una riforma attesissima in Italia.
I figli oggi sono solo figli. Niente più definizioni: “naturali”, “legittimi” o “adottivi”. Semplicemente e unicamente FIGLI.
Scompare infatti nel nostro Paese ogni residua distinzione tra figli nati nel matrimonio e figli nati al di fuori del matrimonio. La giurisprudenza e varie riforme del diritto di famiglia avevano già fatto moltissimo, ma residuavano ancora degli spazi di differenza.
Dal momento dell’attuazione di questa riforma, sparirà dal codice civile ogni aggettivo connesso alla parola figli e gli articoli che prevedevano delle differenze saranno eliminati o riformulati.

Una differenza che ancora residuava era relativa al LEGAME DI PARENTELA con i parenti dei genitori. Era stato riconosciuto in giurisprudenza che il figlio naturale (nato al di fuori del matrimonio) fosse considerato discendente dei nonni, ma non aveva un vincolo di parentela con zii e cugini.
Come avevo già chiarito, non era un problema che avrebbe potuto influire su un’eventuale affidamento del bambino in caso di morte di entrambe i genitori (la “leggenda metropolitana” per la quale in quel caso il bambino sarebbe dato in adozione, è frutto di una lettura superficiale e atecnica delle norme, smentita dalla pratica dei tribunali), ma di sicuro la questione aveva risvolti nel diritto ereditario (il nipote non avrebbe ereditato dallo zio senza figli o ascendenti o fratelli senza una specifica disposizione testamentaria).
Questa anomalia sparirà: ogni persona, nata o meno da una coppia sposata, sarà parente (discendente o collaterale) dei parenti dei suoi genitori.

Cade anche ogni differenza nel RICONOSCIMENTO, perché un figlio può ora essere riconosciuto da entrambi i genitori anche se questi sono sposati con persone terze, senza necessità di assenso del coniuge.
In caso di riconoscimento postumo da parte del padre, il cognome della madre, portato fino a quel momento, non sarà cancellato, ma i due cognomi si affiancheranno.

Scende a 14 ANNI l’età in cui un figlio deve dare il suo consenso per essere riconosciuto dal genitore che fino a quel momento non lo aveva riconosciuto.

Per tutti gli altri DIRITTI e DOVERI l’equiparazione era già completa. Le norme relative ai figli che si trovavano nella sezione sul matrimonio del codice e tutte quelle che si riferivano ai “figli legittimi” erano applicate ai figli naturali riconosciuti per analogia. Oggi, eliminando ogni differenza di terminologia, anche il testo delle norme si adeguerà all’applicazione concreta.

Rimane ancora una riforma da compiere per l’armonizzazione della legislazione. Almeno questo è il parere di molti che, come me, lavorano quotidianamente in questo settore: la creazione del Tribunale della Famiglia. Si sente infatti l’esigenza di apposite sezioni dei tribunali o meglio di un appositi organi giurisdizionali a se stanti, che trattino tutta la materia del diritto di famiglia, a prescindere dall’unione matrimoniale o meno delle coppie che vi si rivolgono, accorpando le diverse competenze (che già avevo illustrato) del Tribunale Civile in materia di separazione, divorzio e regolamentazione patrimoniale, del Tribunale per i Minorenni in materia di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio e dei Giudici Tutelari.

Si può fare ancora un passo in più e altri ce ne sono da fare.

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11 COMMENTI

  1. Grazie del post, chiarissimo.
    Un paio di domande che esulano dal contesto stretto: che succede se il padre non vuole riconoscere il figlio? La madre può richiedere un riconoscimento forzato in qualche modo?
    E se invece la madre non vuole riconoscere il bambino e il padre si? Il padre può ottenere la piena e singola paternità?

  2. Mi ha fatto estremo piacere leggere che é stata approvata questa legge finalmente!!! Proprio ora che abbiamo deciso di sposarci (sono al sesto mese della seconda gravidanza)! E il motivo principale che ci ha convinti a farlo era proprio assicurare una tutela a 360 gradi ai nostri bambini. Ma adesso…
    Dai faccio ancora in tempo a cambiare idea e a scappare ! 😉
    Scherzo ovviamente.

  3. è vero, ho citato i figli illeggittimi, perchè li considero l’emblema del pagare colpe non proprie, anche se non dev’essere semplice neanche x chi nasce da un’incesto. Non volevo essere riduttiva, ma solo sottolineare il concetto che i figli debbano avere tutti gli stessi diritti

  4. Alleluja! Per l’approvazione della legge e soprattutto per il tuo post: semplice, chiarissimo e a prova di fraintendimento. A meno che uno non voglia fraintendere ciò che c’è scritto, quello è un altro paio di maniche 😉

  5. Loredana, credo che la riforma investa soprattutto e in gran parte i figli di coppie non sposate e conviventi nella loro quotidianità.
    Ci sono delle novità anche per i figli nati da incesto, che ora possono essere riconosciuti, ma in quel caso il discorso merita secondo me un discorso più approfondito a parte.
    I figli nati da “adulterio” sono genericamente figli nati da una coppia non sposata (tra loro) in costanza di matrimonio di uno o entrambe i genitori con altri: sono comunque una minoranza rispetto ai destinatari più numerosi della riforma.

  6. giustamente, i problemi devono affrontarli i genitori (specie se “adulteri”) i bambini non hanno colpa e non devono essere discriminati per gli “errori” di chi li ha concepiti: devono avere gli stessi diritti

  7. Grazie per questo articolo superchiarificatore.
    Immagino che a questo punto anche tutto il resto dovrà adeguarsi (ad esempio il riconoscimento alla nascita o l’anf42 dell’inps…)

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