Contro il libro “Fate la nanna” di Estivill

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Estivill- Fate la nanna Mi sento sempre più spesso consigliare di leggere il libro “Fate la nanna” di Estivill, descrivendolo come un metodo miracoloso, che nel giro di 3 giorni è in grado di far dormire tuo figlio tutta la notte. Il libro l’ho letto nei primi mesi di vita del Vikingo, perchè mi è stato regalato. Si, l’ho letto, mi sono infuriata, e l’ho classificato come non solo inutile, ma potenzialmente pericoloso. Il metodo proposto in realtà non se l’è nemmeno inventato Estivill, si rifà a quello elaborato dal noto pediatra Richard Ferber direttore del Center for Pediatric Sleep Disorders a Boston e reso pubblico tramite il libro Solve Your Child’s Sleep Problems nel 1985. Il metodo del Dottor Ferber, o di Fate la nanna, può essere descritto brevemente così:

  • Preparare il bambino all’addormentamento, introducendo una routine da ripetersi ogni sera (bagnetto caldo, pigiama, lettura di una storia….)
  • Mettere il bambino nel lettino, e lasciare subito la stanza
  • Se il bambino inizia a piangere, lasciarlo piangere per periodi di tempo controllati prima di rientrare, aumentando gradualmente il periodo di tempo (ad esempio prima 3 minuti, poi 5 minuti, poi 10, e così via)
  • Quando si rientra, bisogna dare conforto al bambino senza prenderlo in braccio. Nel caso, non raro, in cui il bambino abbia vomitato, bisogna pulire tutto, dire al bimbo che va tutto bene, sempre senza prenderlo in braccio, e uscire dalla stanza
  • A questo punto, secondo Estivill, il bambino capisce che tanto piangere non serve a niente, e si addormenta

Non so a voi, ma a me viene la pelle d’oca solo a pensarci. Il mio bambino piange, urla, si dispera e magari vomita, e io esco dalla stanza e rientro solo dopo 5 o 10 minuti? Ma avete idea di quanto sono lunghi 5 minuti? E quando entro, di fatto lo ignoro, e gli dico “caro mio, per quanto tu sia disperato, io me ne infischio e torno di là. Arrangiati da solo”. Si, vabbene, magari non dico proprio così, ma in fondo non è molto diverso. E tutti i discorsi sul mettersi in ascolto, cercare il dialogo, costruire un rapporto di fiducia reciproca?

Ci sono molti genitori che ci hanno provato e non sono riusciti a sostenere il livello di stress di lasciare il figlio piangere (e pensate allo stress del bambino!) e hanno ceduto, sentendosi aimè magari anche in colpa per non essere dei bravi genitori.
Ovviamente qui entra in gioco il temperamento del bambino, e non metto in dubbio che il metodo possa funzionare nei casi in cui il bambino non è molto tenace o ha un carattere tranquillo. E ci sono moltissimi genitori che giurano che questo metodo ha risolto i loro problemi, e che non è stato poi così difficile come sembra. Ci sono però studi scientifici che dimostrano che l’efficacia del metodo Ferber o Estevill, quando funziona, è solo temporanea e che i problemi si ripresentano dopo un paio di mesi. Per contro non c’è nessuno studio scientifico alla base del metodo Estivill, e il supposto esperto mondiale del sonno dei bambini, non ha publicazioni su riviste scientifiche internazionali in merito, ma solo articoli di divulgazione. Varie associazioni di pediatri, tra cui l’Associazione australiana per la salute mentale del bambino (AAIMH), lo criticano fortemente e lo considerano addirittura pericoloso in alcuni casi.

Il signor Estivill sostiene che il bambino, anche a 4 o 6 mesi di età, che non vuole addormentarsi da solo la sera, o che si sveglia nel mezzo della notte e richiede la nostra attenzione, lo fa perchè ci sta mettendo alla prova. A pagina 61 scrive: Qui mamma e papà dovranno dimostrare la loro vera forza. Non dovranno pensare a Paolino che, in segno di supplica, alza i braccini con un viso triste o che, se più grande, urla tutta la sua disperazione [..] Piangerà, urlerà, singhiozzerà fino a strangolarsi, vomiterà, si agiterà in preda a convulsioni, dirà “sete”, “fame”, “bua” “ti prego”, “non ti voglio più” e quant’altro pur di riuscire a piegarvi. Ma voi fate finta di nulla, siate stoici.

E’ già questo mi fa pensare. Ci possono essere moltissimi motivi per cui il bambino non dorme la notte, i cicli circadiani nel bambino diversi dai nostri nella prima infanzia, o il fatto di aver un sonno disturbato da incubi o paure assolutamente normali nella crescita del bambino un pò più grandicello. Mio figlio ad esempio aveva dolori di pancia dovuti a problemi di intolleranza al latte per i primi mesi, e attacchi di asma nascosti di cui non ci siamo accorti se non dopo molto tempo quando sono diventanti più acuti. Certamente tra i motivi, può esserci il fatto che al bambino non sia stato insegnato ad addormentarsi da solo, ma è veramente necessario ricorrere ad un metodo così drastico, sia per il bambino che per il genitore?

L’alternativa proposta più frequentemente è, a mio parere, altrettanto drastica, anche se si pone sul lato opposto della scala. Sto parlando del co-sleeping, ovvero dormire tutti nel lettone fino a che il bambino non si senta pronto ad andare nel suo letto. Io non ho assolutamente nulla contro il metodo del co-sleeping in se, che anzi è perfettamente in linea con il cercare di stabilire un rapporto stretto con il bambino, e se funziona per la famiglia non vedo nessuna controindicazione. Inoltre è un metodo molto naturale, usato con successo da sempre sia dall’essere umano che nel mondo animale, e che quindi ha superato la dura prova dell’evoluzione.
Purtroppo però non va bene per tutti. Io ad esempio se mi sveglio nel mezzo della notte ho grosse difficoltà a riaddormentarmi, e quando nel letto con me c’è un frugoletto che scalcia, si rotola e magari si mette di traverso, le mie preziose ore di riposo vengono meno, e questo non mi aiuta di certo ad essere una mamma migliore durante il giorno. Ma ci possono essere anche altre ragioni per le quali dormire tutti nel lettone non è la soluzione migliore, quali ad esempio la necessità e voglia legittima per i genitori di una loro intimità, e non ultimo il fatto che il sonno dello stesso bambino possa essere disturbato dalla presenza dei genitori.

Insomma che fare? C’è un modo di risolvere il problema dei risvegli notturni o dei lunghi periodi di addormentamento serali senza adottare un metodo per lo meno discutibile o cedere al lettone? E se veramente insegnassimo al bambino ad addormentarsi da solo? Ci sono talmente tante cose che insegnamo a fare ai nostri figli: mangiare da solo, camminare da solo, vestirsi da solo, ma in un certo senso c’è un tabù riguardo al fatto di insegnargli a dormire da solo. Quasi come se lo abbandonassimo nel buio della sua stanza o nel gelo del suo lettino. Quando il bimbo inizia a sollevarsi in piedi lo incoraggiamo, gli teniamo le mani e lo aiutamo a fare i primi passi. Di certo non gli diciamo: cavatela da solo. Lo sosteniamo con la nostra presenza finchè la chiede, magari alleggeriamo la presa leggermente, finchè si sente pronto a fare quei due o tre passi che che segnano l’indipendenza. Normalmente continuiamo a stare al suo fianco finchè vediamo che ha un passo sicuro e che possiamo allontanarci di più. Insomma siamo li accanto, a disposizione, finchè non impara. Che c’è di male a fare la stessa cosa per l’addormentamento? Adottare una via di mezzo tra l’abbandono di Estevill e il lettone, che si basa sempre sul rispetto del bambino in quanto persona, senza dimenticare il rispetto per noi stessi e considerando le esigenze di tutti, potrebbe essere la soluzione più faticosa, ma di certo è anche quella che ci fa sentire di aver fatto la cosa giusta.

Se però avete ancora qualche dubbio sul fatto che forse volete adottare il metodo Estivill, allora date un’occhiata a questo video (sconsigliato per i deboli di cuore):


Prova a leggere anche:

486 COMMENTI

  1. Ora avendo un po’ di tempo ho guardato anche il video….
    punto numero 1 : il bimbo in questione non ha di certo 4 mesi, anzi cammina, e parla… quindi direi che è grandino
    Punto numero 2 : è super viziato!!!
    Punto numero 3 : ma davvero vi sentite madri migliori e pronte a giudicare le altre con questi risultati????? Cioè sembra che lo stiano massacrando perché l’hanno messo a nanna????
    Voi siete fuori del tutto…. davvero… e siete madri delle future generazioni????aiuto…. che il padre eterno ce ne scampi….

  2. Buongiorno a tutti,
    Ho letto con piacere l’articolo e rispetto tutti i punti di vista, tuttavia non mi piacciono i giudizi che ho letto in taluni commenti…. perché oltre l’articolo ho letto anche questi.
    Certe persone condannano a priori in metodo Estivill a favore del co sleeping, andando a motivare il tutto con studi scientifici che andrebbero a salvare la personalità e la psicologia dei bambini, perché secondo questa teoria i bimbi non fanno i capricci e non prendono vizzi…. ora, io mi chiedo, avete così poca considerazione dell’ intelligenza di vostri figli? Cioè siete convinti di aver messo al mondo dei deficienti? No perché sembra proprio di sì …. i bimbi sono meravigliosamente intelligenti e attentissimi a tutto quello che accade nel loro mondo, è ovvio che se appena accennano un pianto voi correte in loro soccorso capiscono che in questo modo avranno la vostra attenzione, se al primo verso siete lì a dargli acqua, cibo, giochi e tutto quello che secondo voi potrebbero volere, non lamentatevi dicendo che non capite perché ancora non parlano…. grazie perché dovrebbero ???
    Ed infine, parlando dell’argomento principale dell’articolo, per chi ha deciso di fare cosleeping, ad un certo punto, quando non riuscirete più a dormire con un bimbo di 2 o 3 anni nel vostro letto, e vi sveglierete un giorno con la pretesa che questi se è debba andare a dormire da solo, quando, voi genitori gli avete insegnato che si dorme con mamma e papà …. lui dovrebbe accettare la cosa con tranquilla serenità secondo voi, o magari si sentirà abbandonato e non voluto????? Cioè credete veramente che un bimbo che piange a 3 mesi per attirare l’attenzione del genitore sia migliore di quello di 3 anni?????
    Io qualche domandina me la farei…. prima di sputare acido e sentimenti di pena verso le varie scelte fatte dai genitori.
    Inoltre non ho mai visto un bambino morire di pianto, invece vedo tutti i giorni, purtroppo, bambini che urlano e pretendono con capricci di ogni genere…. urli, calci e addirittura mani alzate… RAGAZZI AVETE FATTO DAVVERO UN OTTIMO LAVORO!!!

  3. Quanta ignoranza ci è stata trasmessa e che pena per i genitori in balia di consigli che non tengono conto della fisiologia dei neonati. I neonati hanno solo bisogni: non esistono capricci.

  4. Detto col cuore.
    Ho una profonda pena per i vostri figli.
    Per quello che li avete costretti a passare.
    A quei pianti interminabili.
    A quella tortura gratuita.
    A quei “pochi minuti, solo 40-60 ” in cui una creatura così piccola si è sentita Sola, Abbandonata, Frustrata, Spaventata, Arrabbiata, Ignorata, solo perché DEVE IMPARARE a dormire da sola. Cosa che biologicamente la loro corteccia cerebrale sviluppa intorno ai 3 anni, senza traumi. Ripeto: SENZA TRAUMI.
    A ciò che avete fatto associare a quei bambini, cioè che il sonno è solitudine e abbandono.
    Provo profonda pena, per quello che queste vostre scelte, causeranno. Guardate i vostri figli, perché in qualche modo il trauma è sempre visibile.
    Provo più di tutti pena per voi, che avete pensato di leggere un manuale, del tipo “come dimagrire in 7 gg” o “come fare soldi” o “come uccidere il capo”. Avete scelto il vostro manuale, anziché vivere i vostri figli, e ascoltarli.
    Provo pena per chi di voi, dopo aver messo in pratica tutto questo, ha letto l’ultima dichiarazione dell’autore, il buon vecchio Estivill, che a distanza di anni, dopo le denunce per traumi, ha ritrattato il suo libro, dicendo che si è sbagliato, sotto i 3 anni il metodo è dannoso. Ops! Non lo sapevate. Ecco, ora si.
    Provo in assoluto pena per il vostro egoismo, (poiché solo di questo si tratta) per la vostra totale mancanza di spirito di sacrificio, per il vostro pensare al sesso, anziché alla serenità dei vostri figli. Pensare alla vostra stabilità mentale, anziché alla loro. Pensare al vostro stress anziché al loro. Pensare alla vostra tranquillità serale, anziché alla loro.
    Ancora una volta mi chiedo e vi chiedo.
    Perché fate figli?

    • quanta presunzione…

      io l’ho adottato, in modo più morbido, e ho insegnato alle mie figlie a dormire da sole in poco più di una settimana. e non le ho mai fatte piangere più di 20 minuti perché non ce n’è mai stato bisogno. e ora che sono grandi, ops, guarda un po’: hanno fiducia in me, sono sicure di loro, leader nelle loro classi che gestiscono con tranquillità e senza violenza.

      intanto io non ho penso nemmeno una notte di sonno, e tu?

      • Io grazie a internet ho scoperto ora che quello che chiamavo “buon senso”, “consigli della nonna”, “regole di Sos Tata”, si chiama metodo Estivil…..

        Boh… io c’ho due bimbi… che appena nati dormivano 3-4ore di fila…. e in pochi mesi son passati a 12 ore di fila….
        E mi pare che abbiamo seguito solo ed unicamente il buon senso….

        Poi ognuno fa come vuole…. ma io, per quanto voglia bene alla mia famiglia, ma piuttosto del co-sleeping me ne andavo a dormire io sul divano

      • Io il metodo Estivill l’ho vissuto sulla mia pelle quando ancora non si chiamava così. E l’ho scoperto ben oltre i trent’anni, casualmente. Ho sempre sofferto di insonnia, ogni minimo rumore mi sveglia perché temo ci sia un pericolo, pericolo che devo fronteggiare da sola. Faccio ancora incubi piangendo con le lacrime, per fortuna sempre meno perché da 15 anni qualcuno, mio marito, si sveglia e mi consola. Certo sono sempre stata la prima della classe, dirigente a 33 anni, e non volevo figli perché convinta che fossero, alla fin fine, una gran seccatura e un ostacolo all’affermazione personale.
        Essere leader non sempre fa la felicità e non scoccia i genitori non vuol dire dormire bene, vuol dire tenersi dentro le proprie angosce. Ma lei che ne sa….lei di notte dorme!

    • Cara signora, beata lei che ha tutte queste virtù, pazienza infinita e spirito di sacrificio.
      Mia figlia non dorme da 14 mesi, si sveglia anche 20 volte per notte e la mattina dopo sia io che mio marito dobbiamo andare a lavorare.
      Non ho applicato il metodo perché non sono convinta e mi dispiace per mia figlia ma sinceramente capisco chi, disperato, lo applica.
      Non capisco come si possa giudicare così altre situazioni.
      Sarei anche un po’ stufa di sentire che con le coccole e l’amore tutto si risolve. I rituali, l’orsetto e il ciuccio. Mia figlia lancia l’orso, il ciuccio non lo vuole.
      Lei pensa che durante il giorno una madre o un padre siano sereni e riposati nonostante non dormano da mesi o anni?
      Abbiamo messo nostra figlia nel lettone, coperta di coccole, lasciata piangere un po’ ma tutto ciò non serve a nulla.
      Forse ci sono vari tipi di bambini e ognuno troverà il proprio ritmo.
      Non me la sento di incriminare chi applica il metodo perché disperato.

    • Il tuo commento mi fa venire i brividi, ma come ti permetti????
      Pensa un po’ che io mi faccio la stessa domanda quando vedo bambini viziati e pretenziosi che usano la parola voglio ogni 2 parole e genitori INCAPACI a dire di no. Questi perché hanno fatto figli???? E questi bambini a cui è tutto concesso e tutto permesso come cresceranno?
      Prima di scrivere certe cose accertati di aver guardato anche L’ altra faccia della medaglia, e ti sta scrivendo una donna e mamma che ha sempre dormito nella sua cameretta, fin dai primi giorni di vita, allattata con LA è lasciata al nido in ospedale se non negli orari delle poppate!

  5. Greg, come giustamente fai notare, non esistono guide spirituali, bisogna leggere, assimilare ciò che serve, e scartare il resto. Quindi, del tuo commento, mi prendo la libertà di assimilare soltanto le parole “i figli non sono tutti uguali come le persone.” 😛

  6. cara serena già la presentazione ………Co-fondatrice di genitoricrescono(va bene e allora). Astrofisica convertita alla comunicazione(perchè gli astro fisici non comunicano). Vivo a Stoccolma(beata te). Dalla vita ho imparato che avere figli è come essere astronomi, si continua a non dormire la notte(questa è la tua esperienza). comunque io non ho mai letto questo libro ma ho letto i commenti sono allibito, sapevo già che molti non avrebbero mai dovuto mettere al mondo figli perchè o non preparati (ma chi lo è) al percorso da intraprendere o perchè non adeguatamente capaci ai sacrifici,……. . Io uso un sistema simile e mio figlio stà benissimo sereno e felice più che mai. Purtroppo a volte, io parlo del mio caso perchè i figli non sono tutti uguali come le persone. I libri non sono guide spirituali ma al limite danno suggerimenti, si assimila ciò che serve e il resto lo scartiamo, il mio pargolo ha sonno ma giustamente, quello che per noi è nervosismo da mancanza di sonno per loro è lo stesso stress, per questo disagio che non sanno esprime tranne che con l’unica forma di comunicazione che conoscono, il pianto. In questo caso l’unico metodo per farlo stare bene è quello di metterlo a dormire insegnandogli che questo disagio sparisce riposandosi (i metodi non sono gli stessi io lo metto a dormire e mi siedo vicino al lettino aspettando che si addormenta magari non facendomi vedere). Anch’io non ho dormito i primi tempi perchè ascoltando i consigli di quelli che hanno 2 lauree in psichiatria infantile o sotutto io del genere ,sbagliavo, quando non c’è miglior insegnante che noi stessi, siamo noi che dobbiamo sforzarci di capire i piccoli col cuore sereno e tanta pazienza. Naturalmente loro assimilano i nostri stati d’animo quindi anche l’angoscia la rabbia ecc… se noi glieli trasmettiamo poi non lamentiamoci che hanno disturbi vari come quelli del sonno. Se esistesse un unico metodo per tutti creavano una tabellina unica e univoca ….. no!? Ma sopratutto definire l’esperienza col proprio figlio un inferno, non ho parole.
    Molti mettono al mondo i figli come una di quelle esperienze da fare, ma i figli non sono una tappa nella vita ma bensì una scelta di vita voluta e cosciente. A chi cerca libri o persone da adottare come guru o regole fisse da adottare senza pensarci dovrebbe andare lui dallo psichiatra e domandarsi se magari non sia lui la causa dei suoi problemi………………….

  7. Indipendentemente di chi sia realmente la paternità del “metodo”, io l’ho trovato utilissimo con entrambi i miei figli. La maggior parte dei genitori, quando mette a nanna il proprio figlio, si dice impossibilitata a sentirlo piangere come se lui stesse soffrendo: non è sofferenza, semplicemente le braccia di mamma e papà sono più comode! Posto che questo non li rende genitori migliore degli altri, lasciare piangere un bimbo per qualche minuto non è crudeltà, e’ insegnare ad un bimbo ad essere indipendente, a non aver nulla da temere, serve a fargli capire che i genitori sanno cosa sia giusto per lui, e questo gli da sicurezza. I bimbi hanno bisogno di regole, di sapere che i genitori sanno cosa e’ giusto. Il sonno e’ una delle cose più importanti nella vita, che incide tantissimo anche sullo sviluppo psico-motorio di un bimbo, sulla sua capacità di apprendimento. Se si prende un bimbo in braccio non appena apre bocca come si fa a capire quando piange perché sta veramente male? Come sempre il problema non è dei bimbi ma dei genitori, di come loro affrontano il loro ruolo.

  8. Con una figlia di 5 anni e un’altra in arrivo, all’età di 46 anni, mi ritrovo con la mia compagna a discutere di questi temi e sono strafelice di quel che è scritto in questo articolo. La mia lei incinta è un’insegnante di primaria al suo primo figlio, 39 anni, 2 lauree, che tutti i giorni lavora coi bambini. Ho letto l’articolo e tutti i commenti prima di scrivere il mio e alcuni di questi sono relazionati benissimo, al punto da convincermi a replicare ben sapendo di finire in una fossa dei leoni composta da tutte donne (o quasi).
    Un libro che mi viene imposto di leggere, e ribadisco IMPOSTO, è “E SE POI PRENDE IL VIZIO”. In tale libro si afferma che il bambino va assecondato in toto, deve prendere il latte materno, giorno o notte che sia “a richiesta”, deve poter dormire accanto alla madre per tutto il tempo che vuole stando di notte nel lettone per accedere al seno quando più gli garba e le varie mamme che lo hanno letto usano una fascia per portarselo dietro in ogni dove e molte altre gestualità proposte nel tomo vanno in questa direzione. Personalmente, tra in metodo proposto dal libro e l’Estivill, sono assolutamente per il secondo. Da padre molto presente, ho visto e conosco bene la poca audacia di donne che pur di non far piangere un bambino sono disposte anche all’estremo sacrificio. Conosco una mamma che ha tenuto il bambino nel lettone fino agli 11 anni e non sono casi così sporadici tutto sommato.
    Trovo i commenti di CHIARA molto equilibrati e il suo parlare del valore della conquista è sottovalutato da tutti quelli che vibrano di insicurezza al pianto di un bambino.
    Con la mia prima figlia ho usato questo metodo senza neanche conoscere Estivill. La bimba piangeva molto e di notte era un problema per tutti dormire. Ricordo che feci fatica la prima notte con la madre. Avevo la bimba che piangeva e lei che mi guardava con gli occhi del pianto di “deve” correre dalla bimba perchè: può soffocare, vomitare, tormentarsi, piangere per ore, subire ripercussioni mentali da adulta e via discorrendo…. Quello che successe invece fu che nel giro di 2 notti passate così, la bimba capì che il “pianto derelitto dei bambini” di Fossati non l’avrebbe aiutata in alcun modo e una volta stanca, si addormentava. Da quel momento in poi, passata la poppata di mezzanotte circa, la bimba si svegliava alle sette. Questo avveniva con la bimba all’età di 3 mesi circa.
    Non credo che la “mollezza” di alcune mamme possa aiutare la crescita dei bambini. Non è neanche vero che usare questo metodo sia sbagliato e io ne sono la testimonianza. Ognuno è peraltro certamente libero di usare la propria capacità critica nei confronti del metodo prescelto, purchè certamente lo stesso non sia l’evoluzione dell’egoismo materno ad assecondare la propria mancanza di risolutezza. I bambini sono come creta, imparano prestissimo e le regole non le subiscono ma le vogliono e soprattutto NE HANNO BISOGNO. Nessuno mi convincerà mai che un metodo come l’Estivill sia una panacea ma l’alternativa è aberrante. Dover portar addosso il bambino finchè vuole, farlo stare attaccato al seno giorno e notte è pari al non vivere più e congelare sè stessi per un pariodo di tempo anche molto lungo. Quando ne parlo con la mia lei ed espongo tale quadro aggiungo sempre che “tutto sommato sono sue scelte e che è lei che allatterà, addormenterà, terrà o curerà il piccolo in quel modo ad oltranza” e che per me è una follia.
    La bellezza dell’essere genitore non è quella di arrivare al mattino infelice, assonnato, devastato dall’idea di una giornata di lavoro da fare con la mancanza di sonno che sfocia in 15 caffè. Non sta neanche in lui e lei che passano anni a viversi male il sesso perchè “siamo stanchi, c’è il bambino”. La mia esperienza è fuori dall’idea del trauma tanto paventato dagli ostinati del “il bambino deve fare ciò che vuole” ma vuol essere di stimolo ad appropriarsi del governo della propria vita e ad essere genitori che sanno mettere delle regole. Che ribadisco, non fanno male.

  9. Noi l’abbiamo usato con il primo quando aveva 4-5 mesi, la prima notte ha pianto molto forte per circa 40-60 minuti (intervallati come indicato nel libro da carezze, belle parole e qualche coccola, senza prenderlo in braccio), la seconda molto meno, la terza giusto un paio di grida, ma poi abbiamo dormito tutti (anche lui) molto meglio!!
    E niente mal di schiena per farlo addormentare in braccio, inoltre lui va a letto presto e noi abbiamo guadagnato un po’ di tempo in più per noi stessi.
    Abbiamo usato anche con la seconda questo metodo, è stato molto più facile anche perchè era già abituata a non essere addormentata in braccio.
    Utilizzare questo metodo non significa lasciar piangere i bambini, ma significa capire le loro vere esigenze senza mascherare il senso di inadeguatezza (che spesso abbiamo come genitori davanti al pianto dei bambini) con premure che non fanno bene a nessuno (nè ai genitori, che alla sera sono stanchi; nè ai bambini che vogliono dormire e non giocare, mangiare, ecc..)
    Utilizzare questo metodo significa instaurare con il bambino un rapporto finalizzato a creare un clima ideale per una buona e lunga dormita, una specie di “rituale del sonno” nel quale la mamma o il papà fanno qualcosa col bimbo che rilassi entrambi e che sia ripetibile nel tempo.
    Questo rituale cambierà col tempo, perchè cambiano le esigenze del bimbo (infatti la creatura cresce), ma è finalizzato sempre a rilassare le parti ed a preparare il bimbo a dormire.
    Se poi piange, il pianto può essere legato a molti aspetti, ASCOLTANDO veramente il bambino si può capire cosa vuole, prendere in braccio un bimbo a prescindere dal motivo per cui piange non aiuta nè il bambo a crescere, nè i genitori a vivere serenamente questo bel momento!!
    spesso una coccola, una carezza e una dolce parola fanno molto di più di ore in cui il biimbo viene cullato in braccio o forzato a mangiare / giocare di notte.
    Ora la piccola (7 mesi) da due giorni si sveglia per una sorta di “sindrone dell’abbandono”, per cui di notte si sveglia e anzichè addormentarsi da sola piange. Abbiamo ricominciato a utilizzare il metodo di fate la nanna e già dalla seconda notte abbiamo visto miglioramenti, dopo tutto dobbiamo farle capire che non è abbandonata a se stessa, ma che mamma e papà ci sono (anche se in un’altra stanza).
    Grande libro questo

  10. Io non metto in discussione la scelta, dico solo che chi non sceglie non è che lo fa perché i suoi dormono e basta, non sempre. Si può rifiutare e scegliere altro, se si vuole. Poi ci sono bimbi che imparano ad addormentarsi da soli in poco e senza urla o disperazione, e allora va anche bene. Ma questo non è IL metodo, credo sia giusto trovare un equilibrio che vada bene per entrambi, quindi ANCHE per il bambino, e un bambino che urla fino a vomitare (parole del libro che non dimenticherò mai) e sbattere la testa, non sta bene. SE il bambino non arriva a tanto, se accetta di buon grado, allora può essere un equilibrio, altrimenti non lo considero tale, ma poi a ogni famiglia la sua idea.

    Quello che è giusto sottolineare è che i risvegli a un anno NON sono un disturbo! Fino a 4 anni i risvegli sono fisiologici, fastidiosi, pesanti, snervanti, sfibranti, ma fisiologici, non c’è niente di sbagliato in un bambino di 1 anno che si sveglia! Io personalmente prima dei metodi ho escluso varie cause (più che altro perché i risvegli della seconda erano tormentati, quindi qualcosa non andava): intolleranze per prime, “traumi” al nido dopo, ecc. Con lei (e con molti, ma è un’altra storia) ha aiutato molto togliere il latte, ma ha aiutato perché ha migliorato i risvegli, non piangeva più per il fastidio (pancia & co) e si consolava in fretta. Ma i risvegli sono continuati. A quel punto però, o noi con lei o lei con loro, abbiamo continuato a dormire, e via. Ora ha 4 anni e inizia a non svegliarsi più.

    Oggi come oggi se un pediatra mi dicesse che mia figlia ha un disturbo perché si sveglia spesso, senza magari nemmeno cercare le cause, ecco… non avrebbe più la mia fiducia.

  11. Daniela, complimenti per la pazienza.
    Ogni uno sceglie la strada giusta. Io è mio marito abbiamo optato per questo metodo.
    La seconda nella cartella del pediatra ha la diagnosi : disturbi di sonno.
    E non parlo di risvegli ma le notti in bianco in piedi a cullarla sempre. Adesso ha un anno e ancora si sveglia.
    Un conto svegliarsi e un altro non dormire!
    Invece la grande che ha 2,5 ancora si sveglia e da neonata non ha mai dormito una notte intera.non ho mai applicato questo metodo con la prima perché anche se si svegliava 15 volte la notte si riaddormentava con la mia presenza che sia una coccola o un bicchiere d’acqua . La piccolina NO.
    Perciò dico provate a non dormire proprio o qualche ora a giorno e poi….
    Comunque sono contenta per tua scelta Daniela
    Non credere che io l’abbia fatto con piacere.

  12. @ Hanna, ho due figlie, considerando che la prima ha iniziato a dormire due mesi dopo che è nata la seconda… NOn ho dormito per 8 anni una notte filata 😉 Poi con la prima erano 1, due risvegli al massimo (dopo l’anno, quindi dopo un anno di notti insonni), veloci, con la seconda il clou, a volte stavo sveglia 3 o 4 ore, per poi andare a dormire alle 5 con la sveglia alle 6, altre erano 10/15 risvegli.

    Ho provato di tutto, ci siamo alternati con mio marito (lavoravamo entrambi, si fa il possibile), ma non sono mai arrivata a cose che, detto terra terra, facevano più male che bene a loro. E infatti ora dormono entrambe, senza problemi, io pian piano recupero.

  13. Buon Gironi a tutti!
    Vorrei dire solo una cosa. Provate a non dormire solo per qualche settimana neanche i mesi interi e solo poi ne potete dire la vostra!
    Non giudico nessuno però provare per dire!
    Non auguro a nessuno l’esperienza simile. Ne ho passata con entrambe figlie. È un incubo se non dire di più.

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