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Contro il libro “Fate la nanna” di Estivill

Scritto il 28 Jan 2009 da Serena 39 Comments

Estivill- Fate la nanna Mi sento sempre più spesso consigliare di leggere il libro “Fate la nanna” di Estivill, descrivendolo come un metodo miracoloso, che nel giro di 3 giorni è in grado di far dormire tuo figlio tutta la notte. Il libro l’ho letto nei primi mesi di vita del Vikingo, perchè mi è stato regalato. Si, l’ho letto, mi sono infuriata, e l’ho classificato come non solo inutile, ma potenzialmente pericoloso. Il metodo proposto in realtà non se l’è nemmeno inventato Estivill, si rifà a quello elaborato dal noto pediatra Richard Ferber direttore del Center for Pediatric Sleep Disorders a Boston e reso pubblico tramite il libro Solve Your Child’s Sleep Problems nel 1985. Il metodo del Dottor Ferber, o di Fate la nanna, può essere descritto brevemente così:

  • Preparare il bambino all’addormentamento, introducendo una routine da ripetersi ogni sera (bagnetto caldo, pigiama, lettura di una storia….)
  • Mettere il bambino nel lettino, e lasciare subito la stanza
  • Se il bambino inizia a piangere, lasciarlo piangere per periodi di tempo controllati prima di rientrare, aumentando gradualmente il periodo di tempo (ad esempio prima 3 minuti, poi 5 minuti, poi 10, e così via)
  • Quando si rientra, bisogna dare conforto al bambino senza prenderlo in braccio. Nel caso, non raro, in cui il bambino abbia vomitato, bisogna pulire tutto, dire al bimbo che va tutto bene, sempre senza prenderlo in braccio, e uscire dalla stanza
  • A questo punto, secondo Estivill, il bambino capisce che tanto piangere non serve a niente, e si addormenta

Non so a voi, ma a me viene la pelle d’oca solo a pensarci. Il mio bambino piange, urla, si dispera e magari vomita, e io esco dalla stanza e rientro solo dopo 5 o 10 minuti? Ma avete idea di quanto sono lunghi 5 minuti? E quando entro, di fatto lo ignoro, e gli dico “caro mio, per quanto tu sia disperato, io me ne infischio e torno di là. Arrangiati da solo”. Si, vabbene, magari non dico proprio così, ma in fondo non è molto diverso. E tutti i discorsi sul mettersi in ascolto, cercare il dialogo, costruire un rapporto di fiducia reciproca?

Ci sono molti genitori che ci hanno provato e non sono riusciti a sostenere il livello di stress di lasciare il figlio piangere (e pensate allo stress del bambino!) e hanno ceduto, sentendosi aimè magari anche in colpa per non essere dei bravi genitori.
Ovviamente qui entra in gioco il temperamento del bambino, e non metto in dubbio che il metodo possa funzionare nei casi in cui il bambino non è molto tenace o ha un carattere tranquillo. E ci sono moltissimi genitori che giurano che questo metodo ha risolto i loro problemi, e che non è stato poi così difficile come sembra. Ci sono però studi scientifici che dimostrano che l’efficacia del metodo Ferber o Estevill, quando funziona, è solo temporanea e che i problemi si ripresentano dopo un paio di mesi. Per contro non c’è nessuno studio scientifico alla base del metodo Estivill, e il supposto esperto mondiale del sonno dei bambini, non ha publicazioni su riviste scientifiche internazionali in merito, ma solo articoli di divulgazione. Varie associazioni di pediatri, tra cui l’Associazione australiana per la salute mentale del bambino (AAIMH), lo criticano fortemente e lo considerano addirittura pericoloso in alcuni casi.

Il signor Estivill sostiene che il bambino, anche a 4 o 6 mesi di età, che non vuole addormentarsi da solo la sera, o che si sveglia nel mezzo della notte e richiede la nostra attenzione, lo fa perchè ci sta mettendo alla prova. A pagina 61 scrive: Qui mamma e papà dovranno dimostrare la loro vera forza. Non dovranno pensare a Paolino che, in segno di supplica, alza i braccini con un viso triste o che, se più grande, urla tutta la sua disperazione [..] Piangerà, urlerà, singhiozzerà fino a strangolarsi, vomiterà, si agiterà in preda a convulsioni, dirà “sete”, “fame”, “bua” “ti prego”, “non ti voglio più” e quant’altro pur di riuscire a piegarvi. Ma voi fate finta di nulla, siate stoici.

E’ già questo mi fa pensare. Ci possono essere moltissimi motivi per cui il bambino non dorme la notte, i cicli circadiani nel bambino diversi dai nostri nella prima infanzia, o il fatto di aver un sonno disturbato da incubi o paure assolutamente normali nella crescita del bambino un pò più grandicello. Mio figlio ad esempio aveva dolori di pancia dovuti a problemi di intolleranza al latte per i primi mesi, e attacchi di asma nascosti di cui non ci siamo accorti se non dopo molto tempo quando sono diventanti più acuti. Certamente tra i motivi, può esserci il fatto che al bambino non sia stato insegnato ad addormentarsi da solo, ma è veramente necessario ricorrere ad un metodo così drastico, sia per il bambino che per il genitore?

L’alternativa proposta più frequentemente è, a mio parere, altrettanto drastica, anche se si pone sul lato opposto della scala. Sto parlando del co-sleeping, ovvero dormire tutti nel lettone fino a che il bambino non si senta pronto ad andare nel suo letto. Io non ho assolutamente nulla contro il metodo del co-sleeping in se, che anzi è perfettamente in linea con il cercare di stabilire un rapporto stretto con il bambino, e se funziona per la famiglia non vedo nessuna controindicazione. Inoltre è un metodo molto naturale, usato con successo da sempre sia dall’essere umano che nel mondo animale, e che quindi ha superato la dura prova dell’evoluzione.
Purtroppo però non va bene per tutti. Io ad esempio se mi sveglio nel mezzo della notte ho grosse difficoltà a riaddormentarmi, e quando nel letto con me c’è un frugoletto che scalcia, si rotola e magari si mette di traverso, le mie preziose ore di riposo vengono meno, e questo non mi aiuta di certo ad essere una mamma migliore durante il giorno. Ma ci possono essere anche altre ragioni per le quali dormire tutti nel lettone non è la soluzione migliore, quali ad esempio la necessità e voglia legittima per i genitori di una loro intimità, e non ultimo il fatto che il sonno dello stesso bambino possa essere disturbato dalla presenza dei genitori.

Insomma che fare? C’è un modo di risolvere il problema dei risvegli notturni o dei lunghi periodi di addormentamento serali senza adottare un metodo per lo meno discutibile o cedere al lettone? E se veramente insegnassimo al bambino ad addormentarsi da solo? Ci sono talmente tante cose che insegnamo a fare ai nostri figli: mangiare da solo, camminare da solo, vestirsi da solo, ma in un certo senso c’è un tabù riguardo al fatto di insegnargli a dormire da solo. Quasi come se lo abbandonassimo nel buio della sua stanza o nel gelo del suo lettino. Quando il bimbo inizia a sollevarsi in piedi lo incoraggiamo, gli teniamo le mani e lo aiutamo a fare i primi passi. Di certo non gli diciamo: cavatela da solo. Lo sosteniamo con la nostra presenza finchè la chiede, magari alleggeriamo la presa leggermente, finchè si sente pronto a fare quei due o tre passi che che segnano l’indipendenza. Normalmente continuiamo a stare al suo fianco finchè vediamo che ha un passo sicuro e che possiamo allontanarci di più. Insomma siamo li accanto, a disposizione, finchè non impara. Che c’è di male a fare la stessa cosa per l’addormentamento? Adottare una via di mezzo tra l’abbandono di Estevill e il lettone, che si basa sempre sul rispetto del bambino in quanto persona, senza dimenticare il rispetto per noi stessi e considerando le esigenze di tutti, potrebbe essere la soluzione più faticosa, ma di certo è anche quella che ci fa sentire di aver fatto la cosa giusta.

Se però avete ancora qualche dubbio sul fatto che forse volete adottare il metodo Estivill, allora date un’occhiata a questo video (sconsigliato per i deboli di cuore):




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39 Comments »

  • Eleonora ha scritto:

    Ciao! io sono una testimonianza “pro-estivill” o comunque di una famiglia che l’ha usato ed ha funzionato senza alcun trauma.
    C’è da fare una premessa…Jacopo (che ora ha un anno e mezzo)è un bimbo molto attivo ma da sempre un gran dormiglione…fin da quando aveva 15 giorni di vita ha dormito tutta la notte nel suo letto e nella sua camera al buio..saltando le poppate notturne e permettendomi di riposare dopo il mio parto cesareo..quindi io avevo solo il “problema” di trovare il modo di addormentarlo, soprattutto perchè è sempre stato molto lungo e pesante… così mentre mio marito era il Libano in missione ho comprato fate la nanna…all’inizio ero un pò scettica ma poi, quando è tornato lui, ci siamo convinti a provare, in fondo non eravamo un caso disperato e il riposo notturno era cmq garantito…Così a 8 mesi di vita abbiamo iniziato..Beh è stato stupefacente. Il primo giorno Jacopo ha pianto solo nel momento in cui l’ho messo giù nel suo letto, ma io l’ho calmato e sono uscita..sono rientrata dopo 1 minuto e lui appena mi vedeva smetteva di piangere, l’ho calmato di nuovo e sono uscita, a quel punto l’ho sentito parlottare, sono rientrata dopo 3 minuti ed era li sereno che parlottava(non l’ho lasciato al buio, ma nel suo letto con una lucina accesa)..dopo 10 minuti dormiva! Incredibile…il secondo giorno ha pianto solo all’inizio, il terzo giorno non ha pianto proprio e dopo 10 minuti dormiva…
    Ora che è passato + di un anno è tutto uguale se non per il rito della buona notte: lavaggio denti, ciuccio, copertina, sul divano con mamma e papà leggiamo un libro, buonanotte papà, buonanotte kira (il nostro labrador) buonanotte a tutti i vari suppellettili presenti in salotto, buonanotte a tutti e si va in cameretta, io gli dico SEMPRE la stessa filastrocca della buonanotte, gli do un bacio e un abbraccio e lo metto giu…lo saluto, e gli dico sempre le stessee cose:”mamma e papà sono dillà, tu riposa bene bene ci vediamodomani mattina” e lui mi sorride e dopo un pò di ripasso delle cose che ha imparato durante la giornata (lo sento parlottare e tipo ieri sera diceva: api api api perchè ha appena imparato il verbo aprire) e stop si dorme!
    Il pomeriggio uguale ma con la serranda su e con la luce del giorno e idem in qualsiasi momento della giornata e ovunque ci troviamo o di notte. Ha imparato ad addormentarsi come facciamo noi e io sono felice di questo. Alle 21e30 ora è lui a chiedermi di andare a dormire e il suo sonno è rilassato e profondo!

    Insomma, dopo tutte queste chiacchiere, è solo per dire che io mi sono trovata bene, e mi ha aiutata a trovare il metodo giusto con mio figlio…sicuramente jacopo è + predisposto di altri al sonno ma non mi sento di demonizzare un metodo rispetto ad un altro…di sicuro c’è che non avrei mai fatto niente che avesse potuto nuocere a mio figlio…

    Eleonora D’Alessandri

  • Serena ha scritto:

    Ciao Eleonora,

    grazie per la tua testimonianza. Come ti ho scritto brevemente su FB, credo proprio che tuo figlio si sarebbe addormentato con qualsiasi metodo. Da come lo descrivi non hai veramente adottato il metodo di Estivill, nel senso che non ce ne è stato realmente bisogno. Fossero tutti così i bambini!
    Ma se Jacopo si fosse messo ad urlare come un disperato (come il bimbo nel video), avresti aspettato 5 minuti di orologio prima di entrare nella sua stanza? Conoscendoti, non credo proprio ;)

    ciao

    Serena

  • Nicola Montorsi ha scritto:

    Mia sorella ha un figlio di 8 anni. Ha scoperto il metodo Estivil tardi. Ora va dallo psicologo madre-figlia per il problema che il piccolo ancora ha ad addormentarsi.
    Mia cognata dorme con suo figlio di 5 anni ancora in mezzo al letto. Alla faccia della perduta intimita’.
    Noi abbiamo provato il metodo del libro su Giulia di 9 mesi. Fin a quel giorno era un disastro. Piangeva per ore. Tanto tempo buttato a cullarla finche’ non dormiva. A volte ci addormentavamo noi prima di lei straziati. Giulia e’ una bambina difficile, iperattiva, una piccola peste.
    Non abbiamo passato gli intervalli di 3 minuti, perche’ al quarto giorno gia’ lei aveva capito. Ha funzionato e funziona tutt’ora, a 21 mesi di distanza.
    Sulla seconda figlia Lucia abbiamo iniziato al 4 mese. Na ‘bbomba.
    Piu’ sono piccoli piu’ e’ facile e probabile ce funzioni.
    Mettere un video contro questo metodo con un bambino di circa 2 anni e’ piuttosto strumentale.
    Sul volo Houston-Londra notturno di 8 ore, Giulia alla sua ora e’ stata impigiamata, fatta tutta la routine, e s’e’ fatta tutto il volo di filato dormendo.
    Ovviamente non funziona molto quando si viaggia o quando la bimba sta male. Troppi cambiamenti, il fuso, ecc. Comunque riusciamo a capire bene la differenza tra il pianto di lamento e quello di capriccio. E quando si ristabilisce il ritmo in 1-2 giorni siamo di muovo a regime.
    Quindi, non penso abbia sofferto per l’applicazione del metodo rispetto a quello che tutti noi abbiamo sofferto per 9 mesi senza questo metodo. Anzi, ora dormire e’ una sua cosa e all’asilo dorme alle ore prestabilite nonostante ci sia la baraonda attorno.
    A casa ha il lettino dal quale potrebbe fuggire liberamente e la porta aperta. Eppure all’ora di dormire Giulia prende il suo pupazzo, t’indica la strada per il lavaggio denti ecc. e va a dormire.
    La piccolina a 5 mesi ora gia’ dorme dove le capita: seggiolino dell’auto, in braccio, a letto. Sa che e’ ora di dormire, ciuccio, carezzina e ciao ciao.
    Il metodo poi non e’ solo la parte del pianto. E’ un’applicazione con molte piu’ variabili da verificare. Se poi non funziona dopo 3-4 giorni provate qualcos’altro. Un investimento bassissimo con un altissimo potenziale di rendimento. Dopo 9 mesi a cullare Giulia ancora sento la tendinite al braccio.
    E’ vero che i bambini non sono tutti uguali. Ma anche certi genitori leggono i libri frettolosamente. Non mi fido degli scienziati attorno ai bambini. Diversi pediatri e scienziatoni dell’infanzia neanche hanno figli e sentenziano critiche ex catedra su tutto cio’ che non e’ stato pubblicato da loro. Per molti la puericultura e’ molto business e poco arrosto. Questo e’ cio’ che ho trovato fin’ora.
    Estivil funziona. Ai bimbi degli amici con figli che hanno provato questo metodo e’ andata a tutti bene e ancora ci ringraziano.
    Chi preferisce il co-sleeping, posso dare l’email di mia cognata che vi spiega cosa vuole dire 5 anni con un bimbo in mezzo.
    Oppure, pensate quanto andare dallo piscologo col figlio sia frustrante e che sofferenza si prova. Senza magari aver neanche provato un metodo tutto sommato facile e veloce, dalle alte probabilita’ di riuscita.

  • silvia ha scritto:

    Grazie Nicola per il tuo commento equilibrato e fondato sulle tue esperienze concrete, dirette e no.
    Io salvo diverse cose del c.d. “metodo” Estevill, per esempio tutti i “riti di passaggio” verso il sonno, però, come tu stesso dici, non amo proprio i “metodi” e gli scienziati intorno ai bambini.
    Con mio figlio non posso dire che abbia funzionato, anzi, direi che non mi sono neanche sognata di portarlo a termine, dato che conosco l’intensità delle sue reazioni in genere, ma ho comunque imparato a rendere “ordinato” il passaggio dal giorno alla notte, dal gioco al sonno.
    Anche io non condivido il co-sleeping, come ho già detto nel mio post “in tre nel lettone”, perchè ho visto famiglie arrivare addirittura ai 12 anni del figlio, prima di spedirlo nel suo letto. Certo, sono casi rari, eccezioni, ma comunque non mi convince.
    Sono certa, però,che ogni metodo è limitato, ma informarsi è comunque un arricchimento, un’occasione per trovare degli spunti di riflessione sulla nostra esperienza concreta.
    Per esempio ho già illustrato come noi abbiamo tratto giovamento dal metodo Estevill applicato ai pasti: non perchè sia un toccasana, ma perchè ha aiutato me a liberarmi da qualch ansia e, di conseguenza, a rendere più sereno mio figlio rispetto al cibo.
    Leggere è un bene, farlo in modo critico è un dovere. Confrontaci è lo scopo di questo blog

  • Serena ha scritto:

    Nicola, forse non mi sono spiegata bene. Io il lettone non lo consiglierei come metodo, ma non mi sento nemmeno in grado di sconsigliarlo per quelle famiglie che sentono che dormire tutti insieme per 5, 8 o 10 anni non è un problema. Ovviamente il caso di tua cognata o tua sorella fa riflettere, e ci potrebbero essere anche altri problemi connessi all’insicurezza della figlia che non vuole adattarsi a dormire da sola. Oserei dire però che ci sono tanti genitori pronti a difendere a spada tratta il metodo lettone, quanti ce ne sono per il metodo Estivill, sulla base dell’evidenza sperimentale che per il loro caso il sistema ha funzionato. E’ proprio per questo che io preferisco rifarmi ai principi. Perchè al di la di tutto ritengo che adottare un metodo che è il linea con quello in cui credo sia la cosa più importante per portarlo fino in fondo, e stare bene con me stessa.

    Il metodo Estivill è in moltissimi aspetti contrario a molte delle cose in cui credo. Benchè parta da pressuposti che condivido, quali ad esempio il fatto che bisogna educare i figli ad addormentarsi da soli,
    l’introduzione di una routine serale per favorire il processo, e altri dettagli che discuterò più a fondo in un altra occasione, il metodo “educativo” che suggerisce lo ritengo del tutto sbagliato, e non perchè non credo che possa riuscire in alcuni casi, ma perchè non si basa sui principi per me irrinunciabili: l’ascolto e il rispetto del bambino come persona.
    Una persona che parlando di bambini di 8 mesi o anche 2 anni utilizza appellativi quali “il brigante”, o scrive frasi quali:”Da autentico demonio Paolino ha perfettamente capito che gli avete confezionato un bel pacco.” (a pagina 60) non mostra certo rispetto per il bambino (e dagli torto a Paolino!). E questo per me è inaccettabile. L’intera procedura è descritta come una guerra, e non si risparmia frasi tipo “la potenza delle armi”, e così via. A me piace pensare al processo educativo, sia esso relativo all’addormentamento o a qualsiasi altro comportamento, come un processo di crescita che genitori e figli percorrono insieme, e non come una guerra all’ultimo sangue.

    Non mi stancherò mai di ripeterlo: sono sicura che può funzionare, e sicuramente funziona per molti bambini, ma l’arroganza con la quale il signor Estivill sostiene che deve funzionare per quasi tutti i bambini, e per il 4% di quelli per cui non funziona o il metodo è stato applicato male o sono da ricercare problemi di insonnia, mi fa pensare che lui di bambini non ne frequenta molti come vuol farci credere.

    Te scrivi:
    E’ vero che i bambini non sono tutti uguali. Ma anche certi genitori leggono i libri frettolosamente. Non mi fido degli scienziati attorno ai bambini. Diversi pediatri e scienziatoni dell’infanzia neanche hanno figli e sentenziano critiche ex catedra su tutto cio’ che non e’ stato pubblicato da loro. Per molti la puericultura e’ molto business e poco arrosto. Questo e’ cio’ che ho trovato fin’ora.

    Allora parliamo dello scienziato Estivill. Una ricerca su pubmed dimostra che ha 2 publicazioni su riviste internazionali in inglese, e altre 20 su riviste in lingua spagnola o francese. I suoi lavori non riguardano lo specifico dei problemi del sonno nei bambini, tranne un articolo che parla di mamme depresse i cui figli soffronno di insonnia, per il resto tratta disturbi nel sonno degli adulti, farmaci, e altri argomenti distanti dal sonno dei bambini. Vende come suo, e ci si arricchisce, un metodo che è stato inventato 20 anni prima di lui dal dottor Ferber, e non si preoccupa nemmeno di citarlo come fonte. Cita in continuazione dati nel suo libro, come evidenza scientifica, che sono falsi o solo parzialmente veri, e sostiene che i bambini che non seguono le tabelle presentate sono fuori della norma. Molte associazioni di pediatri, che non fanno i soldi vendendo libretti a genitori disperati, si sono schierati contro le sue affermazioni, che sono chiaramente sbagliate. Inoltre afferma il tutto e il contrario di tutto. Ad esempio all’inizio del capitolo IV sostiene che i bambini di 6-7 mesi dovrebbero essere in grado di:


    1. andare a letto senza pianti e con gioia
    2. addormentarsi da soli
    3. dormire tra le 11 e 12 ore di seguito
    4. dormire nella propria culla e senza luce

    [...] un bebè che non presenti tutti e quattro i requisiti precedenti può presentare un problema di insonnia

    Ora, io genitore preoccupato, entro nel panico leggendo questa frase quando scopro che mio figlio non rispetta questo schema. E visto che le affermazioni fatte non sono corrette (come ammesso dallo stesso Estivill un capitolo più tardi) mi preoccupo anche inutilmente. Solo in media i bambini di 6-7 mesi dormono tutta la notte, non tutti, alcuni ci arrivano prima, altri dopo. E allora perchè mi ha detto così nel capitolo precedente, che già mi ero vista a pagare lo psicologo per il resto della mia vita?

    Insomma potrei andare avanti per ore a colpi di citazioni (e non osare dire mai più che leggo i libri frettolosamente ;) ), ma il mio punto è un altro. Io credo che ci siano soluzioni alternative al metodo di Fare la nanna, e non mi riferisco al lettone, che funzionerebbo altrettanto bene nei casi in cui il metodo Estivill funziona, e che probabilmente
    funzionerebbero anche nei casi più difficili.

    Nostro figlio a 1 mese e mezzo dovevamo fasciarlo per farlo addormentare, perchè era talmente eccitato dal riuscire a muovere piedi e mani, che non riusciva a calmarsi. A 2 mesi e mezzo, siccome non voleva che lo mettessimo a dormire per paura di perdersi chissà quali attività meravigliose, piangeva per 40 minuti a squarciagola (lo cronometravo mentre lo tenevo in braccio nella stanza buia cercando di calmarlo) prima di crollare addormentato per la fatica. Non l’ho mai allattato fino ad addormentalo, mai messo nel lettone, mai fatto nulla di tutto ciò che Estivill condanna. Anche lui ora si mette il suo pigiamino, ci dice la buonanotte e va a dormire. Ma abbiamo usato un metodo che ritengo più umano (Tracy Hogg è stata la mia guida, ma di questo parlerò in un altro post).

    Un abbraccio

    Serena

  • Federico ha scritto:

    Noi abbiamo appena cominciato ad applicare il metodo del Dott. Estivill e non so ancora se funzionerà o meno, l’unica cosa che mi e vi chiedo (in quanto il libro non è molto chiaro) è su come gestire il risveglio al mattino. Come capire se è troppo presto o meno tirarlo fuori dal lettino? Come farlo? Sul libretto c’è scritto che deve mangiare alle 8 del mattino, quindi se comincia a piangere alle 7:15 forse è l’ora di sveglairlo?

  • Serena ha scritto:

    Caro Federico,

    purtroppo non dici l’età di tuo figlio, quindi è difficile darti una qualsiasi indicazione. In ogni caso, la tua domanda mi fa confermare ancora di più che il metodo Estivill non ha senso. Infatti non c’è una regola valida per tutti i bambini. Dipende dall’età e dal bambino. E se tuo figlio la mattina alle 10 dorme ancora che fai? Lo svegli prima solo perchè Estivill ti dice che deve dormire 12 ore? Io sinceramente continuo a pensare che la cosa migliore sia di guardare alle esigenze del tuo bambino e valutare la situazione di volta in volta. Tra l’altro scusa, ma te ti svegli sempre alla stessa ora? Se un giorno ti svegli mezzora prima e hai fame, che fai aspetti che arrivi l’ora della colazione?
    Se tuo figlio è ancora molto piccolo, e sentite il bisogno di un metodo da seguire, ti consiglio Tracy Hogg – Il linguaggio segreto dei neonati. Ti segnalo inoltre che dal mese di marzo inizieremo un approfondimento sul tema addormentamento e sonno, quindi continua a visitare il nostro sito per avere qualche consiglio in più.
    In bocca al lupo!

  • federica ha scritto:

    Mi si accendono tre campanelli d’allarme:
    1_ come mai al nostro piccolo facciamo affrontare tutto in modo lento e progressivo, sotto indicazioni del pediatra e delle educatrici a cui ci affidiamo, e per il sonno invece varebbe una regola contraria? Voglio dire: lo svezzamento è lento è graduale, non togliamo la tetta o il biberon da un giorno all’altro. Addirittura l’inseriemto al nido è lento e graduale, (dura addirirttura un mese e mezzo, A SECONDA DEI TEMPI E DELLE REAZIONI DEL PICCOLO)non lasciamo nostro figlio da solo con degli estranei di botto. Perchè, per l’addormentamento, che a quanto ne so, è uno dei percorsi che i bimbi soffrono di più, poichè lo vivono come una separazione dalla mamma prima, e dal mondo reale poi, dovremmo adottare questo metodo che di fatto gli fa affrontare tutto ciò da solo?…anzi non da solo..con il suo orsacchiotto?
    2_ la legge del più forte è sempre ingiusta, ma lo è maggiormente quando applicata tra due individui in cui il divario fisico e verbale è così evidente..è facile, ma profondamente sleale…E non rientra nei miei principi apllicarlo…e se un giorno venissimo invasi dai giganti e ci ritrovassimo bloccati in una condizione non voluta e urlassimo urlassimo urlassimo fino al vomito e nessuno ci venisse a salvare?..è evidente la provocazione, ma “non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi” è uno dei pochi principi cristiani in cui credo…e cavolo qui gli “altri” sono i nostri figli!
    3_ Con i bambini si parla di cattive abitudini (non si chiamano vizi..?): addormentarsi al seno, o cullati, o nel lettone, sono cattive abitudini. Anche gli adulti hanno cattive abitudini (si chiamano vizi…?): il fumo, tanto caffè, mangiarsi le unghie, e così via…Ora ci sono adulti che non riescono a tolgiersi la propria cattiva abitudine, e pretendiamo che un esserino ci riesca? DA SOLO!!!! certo, alla fine ci riesce, come è evidente che un adulto sappia smettere di fumare da un giorno all’altro…ma non mi dite che non è doloroso…e soprattutto a che prezzo? questo di certo non lo sappiamo.

    Il resto è già stato detto.
    Io credo che questo metodo sia per i genitori. Abbiate almeno la compiacenza di ammetterlo.
    Il “fate la nanna” è riferito a loro.

  • silvia ha scritto:

    siamo in linea con te federica.

  • M di MS ha scritto:

    Anche io sono una mamma che ha utilizzato con successo il metodo Estivill. Fino ai 6 mesi il nostro bambino ha dormito come un angelo, poi è scattato qualcosa ed è arrivato a svegliarsi anche 10 volte per notte. Distrutti e ansiosi di risolvere il problema, desiderando presto un altro figlio, abbiamo applicato il metodo. In due giorni – e poco pianto – tutto ok. C’è da dire che il bambino dormiva nel lettino accanto a noi, quindi eravamo certi che stesse bene, non vomitasse, non corresse alcun pericolo. Io penso che ogni coppia di genitori abbia le proprie priorità (sonno, intimità, sopravvivenza) e scelga che tipo di approccio usare con i figli. Ad es. scegliendo un metodo di educazione al sonno piuttosto che un altro. Quello che non capisco è il florilegio (non solo qui) di post anti Estivill, in particolare il tono, non tanto il contenuto, che ci può stare. Il metodo Estivill è una scelta, mica un obbligo. Parlateci di Tracy Hogg, così impariamo qualcosa, a me interessa. Quanto al video in allegato, scusatemi, ma sono veramente una mamma senza cuore: a me quel bimbo sembra proprio capriccioso. Altro che cancelletto, io avrei messo una porta blindata! Certo, se magari si fosse trattato di un neonato mi sarei intenerita di più…

  • Serena ha scritto:

    Ciao M di MS. In effetti hai ragione a dire che il tema Estivill è uno dei più caldi, e non solo nella rete. E’ difficile sapere il perchè colpisca così profondamente gli animi e accalori i genitori di tutto il mondo (in realtà nel mondo anglosassone si parla per lo più di Feber, o di “control crying”). Sono perfettamente daccordo con te che ogni genitore ha il diritto di scegliere il metodo di educazione al sonno che vuole (vedi il mio post Il metodo migliore). Ci mancherebbe altro. Ma forse il punto è proprio questo. Il metodo Fate la nanna viene spesso presentato da chi lo ha applicato con successo (e anche dallo stesso autore) come un metodo infallibile, implicando che se uno non ci riesce è esclusivamente colpa sua, magari perchè ha il cuore troppo tenero. Io stessa sono stata sottoposta personalmente a questo tipo di critiche. Io non credo ci sia nulla di male ad avere il cuore tenero. Però non mi è mai capitato di trovare un genitore che mi racconti di come sia riuscito ad applicare il metodo quando il figlio piangeva e urlava per 1 ora di fila e/o di come ha pulito il vomito senza scomporsi più di tanto prima di uscire di nuovo dalla stanza. Le uniche testimonianze che riesco a trovare sono di persone per le quali il metodo ha funzionato entro un paio di giorni e con poco pianto (e i commenti lasciati in questo post sono un esempio di quello che dico). Quindi forse il cuore tenero ce l’abbiamo tutti ;)
    Che il bimbo del video sia capriccioso non c’è dubbio (ma chi lo ha viziato?). E’ sempre e comunque un problema di scelta del metodo educativo, siano capricci per non andare a dormire, o al supermercato come ho discusso qui e qui.

    Ho in preparazione un post sul metodo di Tracy Hogg che potrebbe soddisfare la tua curiosità, e che pubblicherò a giorni. Spero di sentirti di nuovo in quell’occasione.

  • orma ha scritto:

    Io adoro il cosleeping!
    Da piccola dormivo con mia madre (ragazza madre) ed è uno dei ricordi più dolci ed avvolgenti della mia infanzia.
    Gaia è nata al freddo di una sala operatoria in una nevischiosa notte di novembre, quando me l’hanno portata in camera era ancora fredda nonostante la culletta termica e da subito abbiamo iniziato a dormire insieme, lei sulla mia pancia.
    I primi 3 mesi li ha dormiti così, è stata una bellissima esperienza, poi piano piano è passata a dormire in mezzo nel lettone.
    Quando 14 mesi dopo è nata sua sorella ero preoccupata sul fatto che potesse avere le stesse esigenze in fatto di nanna.
    Giada è stata completamente diversa, amava e ama dormire da sola, al massimo con un pupazzo, e con lei basta spegnere la luce e dirle “ora si dorme” e subito si sente il suo respiro profondo da nanna, ed è stato sempre così, i suoi primi 5 mesi di vita li ha passati dormendo nella sua culla e mangiando, se provavo a tenerla vicino per la nanna dopo poco si rotolava per stare da sola.
    Giada vuole dormire appiccicata a me solo quando sta male.
    Ora entrambe dormono nei loro letti, hanno iniziato lo scorso natale, Gaia ha passato 3 anni nel lettone e il passaggio al suo letto non è stato affatto traumatico, probabilmente siamo riusciti a trovare il momento giusto.
    A me il cosleeping è piaciuto e ora ci addormentiamo insieme nel lettone con le favole, poi a volete sono ancora sonnacchiose e vengono trasferite nei loro letti senza traumi.

  • Stefano ha scritto:

    Ciao a tutte/i,

    con nostro figlio Esteban, non abbiamo seguito metodi se non l’istinto fino all’anno e mezzo di eta’ (scusate ma non ho gli accenti). Il primo anno circa se l’e’ fatto a letto con noi. L’unica cosa e’ che si e’ quasi sempre addormentato con me invece che con mia moglie perche’, con lei, tendeva a “distrarsi” poppando. Una volta addormentato, quando lei si allontanava, spesso se ne accorgeva e si risvegliava. Fin qui tutto bene, ci metteva una mezz’oretta ad addormentarsi (a volte meno) e poi si risvegliava magari un paio di volte durante la notte, poppava e via di nuovo a dormire, in genere nel suo lettino. Insomma, eravamo contenti, anche per il sonnellino pomeridiano. A un anno e mezzo si e’ beccato il suo primo viaggio transoceanico (2 aerei e 21 ore + fuso orario sballato di 6 ore in omaggio) per visitare e conoscere la sua famiglia italiana. Devo dire che il viaggio e’ andato bene, ha dormito sui due aerei quasi tutto il tempo. Una volta arrivati, vuoi per l’ambiente nuovo, la gente nuova (cosa ne sa lui che quelli sono i suoi nonni, zii e cugini?) e il fuso orario, ha iniziato a non dormire piu’ di due ore filate la notte, ha voluto dormire nel lettone e il pomeriggio un vero disastro. Quando siamo rientrati dalle vacanze (il viaggio questa volta e’ stato un disastro, poverino!) tutto e’ rimasto sballato, lui non dormiva piu’, era nervoso di giorno e cosi’ anche noi. Anche fisicamente e’ un massacro essere presi a calci tutta la notte. Voleva dormire nel lettone ma, allo stesso tempo gli occupavamo spazio e lui se lo ricreava e noi dormivamo facendo “grounding”: il corpo sul bordo del letto e il piede sul pavimento! Disperati abbiamo chiesto in giro e una coppia di amici ci ha suggerito e spedito il fatidico “Fate la nanna”. Penso che un po’ tutti hanno ragione. Mi spiego meglio, il metodo e’ abbastanza drastico e fa effetto, soprattutto con un bimbo dal carattere dominante come Eseban. Credo pero’, che con qualsiasi metodo o consiglio (di un libro, di un amico o dei nonni… che sembra sappiano sempre tutto) bisogna estrapolare cio’ che si puo’ adattare ai nostri figli e a noi. Basta essere elastici. La cosa piu’ difficile e’ lottare contro i sensi di colpa, sempre, non solo con il metodo Estivill o come lo si voglia chiamare. Anche con il co-sleeping, gli altri tendono a farti sentire in colpa perche’ non sai dargli indipendenza ecc ecc. Adesso il bambino dorme notti tranquille e, quando capita che si sveglia prima del solito, lo prendiamo e ce lo mettiamo a letto un’ oretta prima di alzarci tutti. Il mese scorso siamo tornati in Italia, Esteban si e’ adattato prestissimo al fuso orario e, adesso che siamo tornati a Porto Rico, si e’ riadattato nuovamente al fuso di qui. Per il pisolino del pomeriggio non abbiamo adottato nessun metodo se non prendere e andare a letto con lui finche’ si addormenta (in genere 15-30 minuti). Il libro non e’ un manuale di torture e, se il dottore spagnolo si e’ appropriato del metodo di qualcun’altro… pazienza. Se pero’ anche solo una delle cose che dice trovate che sia giusta… tenetevela stretta e il resto cercatelo in altri libri, dagli amici o dai nonni ma, soprattutto, sperimentate con il vostro istinto (so che sto dicendo tutto e il contrario di tutto ma, per noi, ha funzionato e continua a funzionare cosi’). Oltretutto mi sono accorto che ho sempre dovuto riadattare la posizione in cui lo prendevo in braccio o la ninna nanna che gli cantavo col passare del tempo. Adesso sto cercando il modo di fargli imparare a rilassarsi solo durante il pomeriggio e non necessariamente con me, al buio e a letto. Qualcuno ha un suggerimento? :)

  • Silvia ha scritto:

    Stefano, la realtà sta proprio nel tutto e nel contrario di tutto come tu dici. Secondo me ci hai offerto un’opinione estremamente equilibrata e vera: fate ciò che sentite giusto per voi e per i vostri bambini. Se poi è scritto in un libro, nei consigli di un amico o nell’istinto, ben venga tutto.
    Come poi ha dimostrato la tua esperienza, i bambini crescono e cambiano: quello che andava bene ieri, può non andare bene oggi, quello che ieri è parso drammatico, oggi si aggiusta in quattro e quattr’otto.
    Il mio suggerimento per il pisolino pomeridiano è: continua a provare!
    Noi per esempio, intorno ai due anni, abbiamo “composto” una ninna nanna, nel senso che il Sorcetto si è inventato le parole (piuttosto sconclusionate) di una breve filastrocca, praticamente poco più di uan frase, e un motivetto. Dato che era “creata” da lui, se la canticchiava nel lettino proprio per il pisolino pomeridiano, che, per lui è stato sempre un dramma: non voleva farlo, ma non riusciva a farne a meno. Non ha funzionato sempre, ma a volte canticchiando la sua frasetta si appisolava anche da solo. Altri giorni magari la cantavamo insieme (credo di averla ripetuta 1.000.000 di volte e ancora oggi mi provoca orrore a ripensarla!).
    Ecco, una piccola cosa, questa come un’altra. Basta che funzioni!

  • Stefano ha scritto:

    Mi hai fatto venire in mente una cosa che mi ero dimenticato di scrivere. Serena dice:
    “Una persona che parlando di bambini di 8 mesi o anche 2 anni utilizza appellativi quali “il brigante”, o scrive frasi quali:”Da autentico demonio Paolino ha perfettamente capito che gli avete confezionato un bel pacco.” (a pagina 60) non mostra certo rispetto per il bambino (e dagli torto a Paolino!).”
    Forse possiamo concedere il beneficio del dubbio e pensare che certi aggettivi siano stati utilizzati semplicemente per avvicinarsi dialetticamente ai genitori. Forse un po’ tutti noi abbiamo usato aggettivi simili in diverse occasioni. Silvia, per esempio, sono sicuro che non pensi che suo figlio sia un “sorcetto”. Sono forme, anche un po’ sdrammatizzanti.
    Nel caso nostro si aggiunge il fatto che parlandogli in due lingue diverse tutto il tempo (comunque capisce perfettamente l’italiano e lo spagnolo), ci sta mettendo di piu’ a parlare e, anche se non ha niente da invidiare a Marcel Marceau (si scrive cosi’?) in fatto di mimica, spesso non riesce a farsi capire del tutto e questo lo frustra decisamente.
    Sempre riguardo al fatto di estrapolare cio’ che ci interessa dai testi, mia moglie ed io avevamo letto un libro di una professoressa italiana (purtroppo non ricordo ne il nome ne il titolo). Era molto interessante perche’ dava uno sguardo agli usi e costumi delle altre culture rispetto a come vengono accuditi i figli e alla questione del sonno. Fin qui tutto bene pero’, quando cominciava a suggerire “metodi o approcci” per i lettori, il tutto veniva sottilmente condito con un po’di senso di colpa. Questa parte, ovviamente non ci piacque.

  • Serena ha scritto:

    Grazie Stefano della tua testimonianza. Sono daccordo con te, e con Silvia, nel dire che bisogna essere elastici, e cercare di capire sempre i propri figli. E’ proprio per questo che non amo il metodo Di Estevill, perchè non prevede questa elasticità, che secondo me è necessaria in quanto i bambini non sono degli automi, e ognuno ha il suo carattere. Per il sonnellino pomeridiano,e in generale per insegnare a tuo figlio ad addormentarsi da solo, ti consiglio la lettura di Tracy Hogg, di cui ho parlato qui , in particolare quello che riguarda i bambini più grandicelli. Puoi anche dare un’occhiata qui all’intervista di Emanuela, in cui ci ha parlato dei suoi metodi molto dolci con la sua bimba.
    In bocca al lupo!

    Anche il Vikingo è bilingue (italiano e svedese) ed a iniziato a parlare molto più tardi.
    Sul bilinguismo, puoi leggere Bambini bilingue, che ho scritto qualche tempo fa
    Coraggio. Prima o poi si sbloccano. E poi non li ferma più nessuno :)

  • ELISA ha scritto:

    Io avevo adattato il metodo estevill al mio sentire.
    Così, ho risolto a metà.
    Ho sempre preso in braccio la bambina che piangeva, per poi, consolata , rimetterla nel suo lettino.
    Di notte, tendevo, ove era possibile, ad ignorarla. Spesso, dopo qualche frigno, si addormentava da sola. Il problema maggiore, invece , è nell’addormentarsi la sera.
    Adesso,ha quattro anni e, a meno che non sia sftatta dalla stanchezza (tipo 15 ore in piedi), ha bisogno di me per addormentarsi.
    Mi sdraio nel suo lettino, le leggo una fiaba e rimango lì, accocolata vicino a lei, finchè non si addormenta. Delle volte mi addormento prima io, anche alle 8.30 di sera, Eh,ragazze!
    Poi, lascio il lettino e fino alla mattina dopo si fa tutta una tirata.
    So che è sbagliato, però così mi garantisco per lei 12 ore filate di sonno e per me un po’ di pace serale. La verità e che la mia nina è una tiratrdi di natura e a letto non ci andrebbe mai.La verità è che mamma e figlia in questione, in quei 20 minuti che precedono il sonno si coccolano a vicenda e non mi piace l’idea di dovervi rinunciare. Avete consigli non troppo traumatici
    Che faccio, riprovo con estevill?

  • Silvia ha scritto:

    Elisa… ma perchè il tuo metodo dovrebbe essere sbagliato? Per voi funziona? Ne trete reciproco piacere e si adatta alle vostre esigenze familiari? Garantisce le giuste ore di sonno alla bambina e ai suoi genitori? Mi sembra che la risposta sia affermativa… E allora, dov’è l’errore?
    Tranquilla che non arriverà davvero all’adoolescenza con la necessità di mamma vicina per addormentarsi.
    Il mio consiglio è di continuare con questo metodo efficace. L’autonomia verrà senz’altro tra un po’, senza traumi, naturalmente.

  • Daniela ha scritto:

    Giovanni è nato alla fine della 35 settimana, era pelle e ossa, e ci hanno raccomandato, una volta a casa, di dargli da mangiare tutte le volte che lo richiedeva e di tenerlo addosso, con la tecnica del marsupio. Intorno ai 2 mesi ha cominciato a dormire pochissimo e solo sulla nostra pancia. Il problema è che il nostro piccolo prematuro è cresciuto in fretta, solo con l’allattamento materno, e a sei mesi pesava 9,700. Ovviamente pesava tenerlo sulla pancia…ma era l’unico modo per farlo dormire! Intorno ai 9 mesi, distrutti dalle crisi di pavor notturno con pianti inconsolabili, tutte le notti dall’una alle quattro, abbiamo provato il metodo Estivil.
    Prima sera.
    Giovanni stava dentro il suo lettino con il suo bambolotto Angioletto. Indossava una tutina azzurra molto fasciante considerati i suoi 13 chili.
    Abbiamo iniziato.
    Ha cominciato a piangere. A urlare. Ci ha lanciato il suo bambolotto. Ha cominciato a scuotere una sponda del lettino…poi a sbattere contro le sponde…sembrava un leone in gabbia…poi ci sembava un gladiatore…ci ha lanciato le lenzuola, la copertina..
    Erano passati 47 minuti e io e mio marito, ATTERRITI, lo abbiamo preso in braccio e portato a dormire con noi.
    Seconda sera.
    Stessa scena della prima serata. Durata 53 minuti.
    Da allora Giovanni ha dormito con noi fino ai due anni. Non è mai stato indolore, nel senso che è un bimbo con una buona crescita e spesso abbiamo preso botte tremende, però in un certo senso si dormiva! Adesso (tre anni) dorme nel suo lettino nella sua camera, ogni sera si contratta sul numero di favole da raccontargli prima di dormire, però in un certo senso si dorme…!
    Ringraziamo il pediatra spagnolo perchè quello che vi ho raccontato rimane uno dei ricordi più divertenti (adesso) della nostra vita di genitori.
    Aggiungo solo che qualche tempo fa al nostro invito al sonnellino pomeridiano Giovanni ha risposto “Perchè devo dormire quando ci sono tante altre cose da fare?”

  • Serena ha scritto:

    Giovanna, sono molto contenta di sapere che ormai è rimasta solo un ricordo divertente dlele vostra vita…che coraggio però: 53 minuti!!!
    Ma non è che il vostro piccolo è un bambino che noi definiamo amplificato?.

  • Daniela ha scritto:

    Serena, 53 minuti sono tanti ma pochi rispetto a 7 mesi durante i quali non hai mai chiuso occhio!
    Ho fatto il test e Giovanni risulta essere un bimbo vivace, oltre che adorato dalle sue maestre e dalla mamme dei suoi compagni (cuore di mamma!), specie mamme di bimbi amplificati. Sai che durante le vacanze veniva “richiesto” da una mamma in dificoltà perchè riusciva a calmare il suo Samuele? Giovanni prendeva il visetto di Samuele (stessa età, stessa statura) tra le sue mani e gli diceva con voce ferma “Samuele adesso ti calmi altrimenti non riusciamo a giocare. Fai un bel respiro e poi ricominciamo” e Samuele si calmava! Di certo io sono stata una bimba e sono una donna amplificata, per questo motivo ho trovato moltissimi spunti interessanti in questo sito. Verrò spesso a trovarvi.

  • Serena ha scritto:

    Daniela, tuo figlio è un mito! Se Giovanni si trovasse a passare qui a Stoccolma qualche volta, consideratevi invitati a cena: ho un amplificato sotto mano che troppo spesso non so come calmare ;)

  • Silvia ha scritto:

    Dov’è che si prenota Giovanni??? :)

    E’ straordinario un bambino che ha tanta consapevolezza di come gestirsi al punto da riuscire ad agire su un altro bambino applicando lo stesso metodo. Giovanni è un allenatore emotivo in erba!

  • Amelia ha scritto:

    Federico per 6 mesi ha sempre fatto fatica ad addormentarsi grazie proprio a Fate la nanna, io ero isterica perchè non solo non riuscivo a farlo dormire da solo ma nemmeno a fargli rispettare gli orari della cena con l’allattamento a richiesta è molto difficile!!!! Ero proprio isterica! Poi ho letto ho consultato un sito http://www.fatelananna.it e un libro meraviglioso “Besame Mucho” di Carlos Gonzales … miracoloso!!! Ho capito quanto stavo danneggiando me stessa e mio figlio!!! La natura fa le cose per bene e se noi non la rispettiamo possiamo fare danni irreparabili anche senza accorgercene! E a subire i danni peggiori sono i nostri bambini!
    Io sono una mamma felice di un bimbo felice! Dormo con lui perchè sento che il mio calore lo rende un bimbo fortissimo molto più indipendente e sicuro dei suoi compagni di asilo che sono obbligati a crescere come degli orfani perchè i genitori provano ribrezzo a dormire con loro (è questo il messaggio che percepiscono ma non sono in grado di dircelo). Il mio rapporto con mio marito non è mai stato così intenso dal punto di vista sessuale… abbandonato il banale letto matrimoniale,che diciamocelo dopo un pò è la tomba della fantasia, ci divertiamo in mille location!
    Poi il piccolo la mattina alle 6 ciuccia la sua colazione senza neanche “disturbare” il weekend noi dormiamo fino a tardi con il sorriso! Siamo una famiglia felice e soddisfatta!

  • Simona ha scritto:

    con la premessa che non esistono metodi universali, che ogni bambino ha una storia a sè così come un genitore, la mia esperienza con il metodo di Estivill è stata positiva.
    mi sono trovata in linea con quasi tutto quello che ho letto nel libro.
    ho applicato le regole con serenità e con la convinzione fosse un passo essenziale per fare di mia figlia una bambina autonoma anche nella gestione del sonno.
    forse avrebbe imparato a dormire da sola anche senza questo metodo, ma forse no. questo non posso saperlo, ma se dovessi valutarlo in base al “prima” allora ha funzionato.

  • Silvia ha scritto:

    Amelia, senza dubbio ognuno deve trovare la sua strada per costruire la sua storia familiare. E’ bello sentire che per voi il così detto co-sleeping è l’ideale, ma sostenere che i bambini che dormono nel loro letto sono “obbligati a crescere come degli orfani” mi sembra un’affermazione un po’ forte.
    Per me, dormire con mio figlio nel letto (quelle rarissime volte che capita ed è capitato), è una tortura: mi sveglio in continuazione e non trovo pace, anche perchè dormire con i piedi nelle costole e le manine in faccia non è il mio ideale… Non per questo sento di avergli trasmesso “ribrezzo” nei suoi confronti o di farlo sentire abbandonato. Sarà perchè lui non ha mai chiesto di venire a letto con noi. Per ciascuno c’è una via e sono certa che i compagni di asilo di tuo figlio, insieme ai loro genitori, avranno anche loro trovato il loro “metodo ideale”, o magari lo stanno ancora cercando.

    Trovo molto equlibrato quanto dici, Simona: pur non amando Estivill sono certa che ci sia chi ne ha tratto giovamento e mi sembra molto interessante quello che sostieni. Magari tua figlia avrebbe ugualmente dormito da sola nel suo letto, ma chi può dirlo? La vostra strada è stata questa e funziona.

  • mimmipolpi ha scritto:

    Anch’io sono assolutamente a favore. L’ho usato con tre figli su tre e ha funzionato benissimo senza traumi.
    Una mia cara amica l’ha adottato anche lei (a dire il vero anche prima di me) 5 figli su figli: ha funzionato benissimo!
    I bambini hanno imparato ad andare a dormire da soli. LA notte si svegliano di rado. E la nostra famiglia vive serena e contenta.
    E’ normale che all’inizio un bambino pianga….ma piangera’ anche quando lo porterete per la prima volta all’asilo, e si disperera’ per lo stesso motivo: perche’ lo state lasciando!
    Ma presto imparera’ che non e’ un abbandono! In fondo in entrambi i casi insegnamo ai nostri bambini una cosa che e’ buona per loro : 1) addormentarsi da soli per un sano riposo 2) restare a giocare con altri bambini condividendo giornate felici

  • Claudia ha scritto:

    Vedendo il video del bambino ho pianto. E’evidente che il bambino non ha mai dormito neanche una volta senza la mamma. E se poi questa facesse un secondo figlio? Oppure una sera avesse un impegno, che sò, la festa di matrimonio della sua migliore amica o anche un banale intervento chirurgico che la costringa ad essere ricoverata un paio di giorni? Che farebbe il suo bambino? Farebbe la stessa scenata. Pianti disperati perchè non è abituato in altro modo. E’ per questo motivo che da stasera ho deciso di applicare il metodo di Estevill con il mio cucciolo, che è un pò più piccolo di quello del video (ha 14 mesi). Credo sia arrivato il momento di dirgli: “i bambini piccoli fanno la nanna col il seno della mamma, quelli grandi fanno la nanna nel lettino con l’orsetto del cuore che gli sta sempre vicino”. Fatemi un grosso in bocca al lupo.
    Sarà dura, ma lo faccio per il suo bene. Ne sono convinta.

  • Daniela ha scritto:

    Non amo Estivill, anzi, al passaggio “piangerà, urlerà, vomiterà, ma voi non cederete” (non ricordo le parole giuste ma il senso non lo sbaglio) credo di averlo odiato.
    Non c’è un metodo, non c’è un figlio, non c’è una regola. Sara ha dormito nel lettone fino a 6 mesi, poi nel lettino addormentata in braccio fino all’anno. E anche io vivevo di “e se/e quando”: e quando sarà troppo pesante? E se io una sera non potessi? E quando avrà un fratellino? Ecco, questa cosa di noi mamme di pensare a quando avranno il fratellino senza che nemmeno siamo ancora incinte è tutto un dire sull’ansia genitoriale (non come critica, io sono l’ansia fatta persona!).

    E se e quando i bambini cambiano! E cambiano i genitori. NOn li mandiamo all’asilo prima perché sennò quando iniziano piangono, non gli togliamo il seno subito perché sennò quando sarà grande non sapremmo come fare, giusto? Quante paure ho avuto, solo perché l’ho addormentata in braccio fino ai 13 mesi suonati… Beh, ora ha quasi 5 anni e si addormenta da sola, nel suo letto, nella sua stanza, da un bel po’ di tempo. La piccola, lei è la prova che non è il metodo ma il bambino a fare la differenza. Con lei ho detto addio a metodi e ricerche, tanto crescono, tanto passa, tanto inutile a far piangere loro e soffrire noi ora se poi è tutto più facile quando capiscono, con lei lettone e coccole. Un corno. Del lettone non ne vuole sapere, mai stata una volta. Addormentata in braccio fino a 10 mesi poi si è abituata al lettino in un giorno (si, era una comodità mia, in braccio come la mettevo coricata chiudeva gli occhi, nel lettino ci metteva 10 minuti, insomma, ho optato per il veloce). Addormentarsi da sola? Non ci penso nemmeno, perché faticare ora, che comunque dorme facilmente con noi vicino, quando avrà l’età le spiegherò che mamma esce e lo farò, chiamerà qualche volta e imparerà. Perché perdere tempo ora con orologi e cronometri e lasciar piangere lei che non capisce?

    Insomma, ben venga tutto, anche se io preferisco le vie di mezzo (non addormentarsi col seno ma nemmeno da soli, mamma vicino che ti accarezza la testa è una bella cosa, no?)

  • Silvia ha scritto:

    In effetti, Daniela, mi ha fatto ripensare al modo di addormentarsi del sorcetto da piccolo: accoccolato in braccio a me sul divano.
    Era il metodo più veloce e, lo ammetto, piaceva ad entrambi (io mi coccolavo un po’ quella piccola trottola impazzita finalmente fermo per 5 minuti!)
    Poi ha iniziato ad andare nel suo letto senza troppi problemi. Insomma, è semplicemente successo che ha cambiato abitudine spontaneamente.
    In mia assenza, però, si accoccolava indistintamente con il papà o con la nonna. Quindi alla fine non era una situazione troppo vincolante.
    Magari i vari “metodi” avrebbero consigliato di staccarlo prima da quell’abitudine, ma dati i suoi continui risvegli, proprio non me la sentivo di soffrire anche in fase di addormentamento. Ed alla fine è andata bene così.

  • Claudia ha scritto:

    Volevo darvi un resoconto della mia esperienza con Estevill. Nel mio caso è stata OTTIMA! Edoardo, a 14 mesi, si addormentava solo con la tetta di mamma, con continui risvegli. Non si addormentava con nessun altro perchè era abituato così. Un mese fa ho deciso: proviamo Estevill, ho letto e sentito pareri molto positivi. Ho applicato alla lettera il metodo che descrive nel libro “fate la nanna”. La prima sera è stata l’unica in cui Edo ha pianto. Ha urlato per 20 minuti, io rientravo nella sua stanza per tranquillizzarlo ogni 3 minuti, come dice il libro. Era dura sentirlo urlare, ma con mio marito eravamo fermi sul tentativo e il nostro piccolo ha percepito la nostra sicurezza. Si è addormentato. Da quella sera Edoardo dorme 12 ore di fila. Anche il pomeriggio si addormenta sereno e sorridente, da solo nella sua stanzetta, con la porta aperta e una lucina fuori. Mangia il doppio di quanto mangiasse prima, è più riposato e dorme più profondamente (prima bastava un minimo sussurro per farlo svegliare). Nel mio caso Estevill ha cambiato la vita mia e quella del mio cucciolo, in meglio.

  • sara ha scritto:

    Un metodo che fa comodo ai genitori mi pare ma non certo bene ai bambini che non si possono esprimere su questo!io personalmente mi addormento molto meglio se ho qualcuno a fianco sulla cui spalla magari poggiare la testa ed essere coccolata, dopo un po’ cerco il mio spazio per stare anche + comoda…perchè non dovrebbe essere così anche per un bambino che a maggior ragione ha bisogno del ns contatto?oltretutto i bimbi si abituano alle ns abitudini,ai ns stati d’animo.con il tempo si regolarizzano se noi siamo tranquilli e pazienti.perchè di giorno sì coccole e la notte no?io sono dell’idea che tutto deve essere equilibrato e quel metodo non mi sembra proprio. Ci vuole ponderazione in tutte le cose e non deve essere preso alla lettera perchè mi sembra veramente deleterio per la psiche del bimbo anche se al genitore può far comodo pensare addirittura il contrario. Poi sono piccoli per così poco tempo…si tratta solo di portare pazienza, chi più chi meno ma poi tutto passa e tutto si aggiusta da solo e vi parla una che di notti insonni e non solo ne ha passate un sacco. ma è un sacrificio che x i figli ritengo si possa fare, in questo bisogna essere forti, non nel lasciargli a loro stessi piangere e disperarsi,che crudeltà.Coccolateli finchè potete che crescono alla velocità della luce e la vita è un attimo e più amore gli si dà, anche fisico, meglio è….perchè alla fine di tutto solo quello resterà!!!se non riesco a prendere sonno, perchè devo essere abbandonato?se di notte un bimbo soprattutto piccolo piange qualcosa avrà e l’unico modo per dirvelo è questo.Non avevo mai sentito parlare del metodo estivil ma rimango interdetta che nel 2010 girino ancora cose del genere…dite che il bambino deve avvertire la sicurezza dei genitori…l’indisponibilità vorrete dire!ma quando si fa un bimbo bisogna mettere in conto anche questo, non che sia come voi volete e che assecondi i vs comodi!quanto meno bisogna abituarli con dolcezza e pazienza perchè come riuscite ad applicare quel metodo metodicamente se ne possono applicare altri meno invasivi e più adatti alle esigenze dei bimbi, magari valutati in base al suo carattere…non è noi!…certo che se lasciato solo a piangere e disperarsi dopo un po’ si calma, non può fare altro, ma chi vi dice che per lui non sia un trauma che in qualche modo lo segnerà in futuro a livello conscio o meno?ognuno per carità è libero di fare ciò che vuole con i proprio figli ma poi non lamentiamoci se magari da + grandi non ci vorranno vicini o non vorranno confidarsi con noi ecc. vi sembrerà assurdo ma anche se sembra che non capiscano certe cose lasciano il segno dentro di loro, tutto il ns rapporto con loro si scrive fin dal primo giorno…e da quello che facciamo tutto ne consegue…nel bene e nel male…pensiamo a noi: se in un momento di disperazione ci fosse qualcuno pronto a consolarci non staremmo meglio?certo ci si calma per forza dopo un po’ ma mica tanto bene…. un po’ alla volta, come per tutte le cose sapendo che la mamma di notte c’era e arrivava se aveva bisogno ha iniziato a dormire sempre di + fino a fare tutta la notte….ma gradatamente, senza traumi. i miei pianti disperati e strazianti da bambina me li ricordo…le cose molto brutte, che ci toccano tanto e ci fanno disperare, purtroppo rimangono impresse dentro di noi in un modo o nell’altro….chi ha applicato il metodo, magari proprio come nel video è veramente sicuro di aver fatto il bene del bambino……….a parte il proprio!!?!…sicuri che non esistesse nessun altra via…i minuti di pianto sono lunghi da passare….che poi sto qua del metodo chi cavolo è poi??possibile che siamo ancora così pecore invece di affidarci al ns istinto che in realtà se lo ascoltassimo senza andare troppo nel panico ci direbbe sempre qual’è la cosa giusta da fare senza ricorrere a queste misure estreme!!!

  • la staccata ha scritto:

    Premetto che il mio commento non è volto a dare giudizi inappellabili e che non ha valenza assoluta, ma si tratta di una semplice testimonianza. Questo perchè sono strenuamente convinta che ogni bimbo sia un pezzo unico, e non un prodotto di serie. Il suo “funzionamento” non si può, a mio avviso, racchiudere in un manuale di istruzioni. E’ per questo che personalmente detesto tutti i manuali che pretendono di spiegarti come comportarsi per far dormire un bambino.
    Un genitore può insegnare al bambino ad essere educato, ad esempio. A chiedere sempre le cose per cortesia e a ringraziare, a salutare le persone; può mitigare la sua aggressitivà qualora avesse il vizio di alzare le mani, si può tentare di correggere atteggiamenti sbagliati ma non può “insegnargli a dormire”. Questo è il mio personale parere.
    Mio figlio non si è addormentato da solo per 4 anni e mezzo, e non ha chiuso occhio, o quasi, per i primi 3 anni e mezzo della sua vita.
    Quindi, il mio specifico problema è stato anche combattere contro un’insonnia indomabile.
    Il problema dell’insonnia è secondario, lo so, ma lo scrivo per fornirvi un quadro completo del problema.
    Tornando alla questione “addormentamento”…
    Confesso che, stremata da un bimbo precocissimo dal punto di vista motorio ( ha camminato a 9 mesi ), vivacissimo e instancabile che non chiudeva occhio prima di mezzanotte e quindi si risvegliava ogni mezz’ora per poi alzarsi di nuovo dal lettino alle 6:30 del mattino vispo come un impasticcato, ho tentato il famigerato metodo.
    Ho resistito 17 minuti, i più lunghi della mia vita. Poi, quando l’ho visto in preda alle convulsioni, ho ceduto.
    Sensi di colpa e dubbi sulle mie capacità di madre? Forse, qualcuno. Ma ho poi ragionato su un semplice fatto: perchè un bimbo che di giorno si mostra indipendente, che non mi cerca mai, che per sintetizzare non è affatto “mammone”, di notte cerca la mia compagnia per addormentarsi?
    La risposta precisa non l’ho mai trovata, ma ho deciso di assecondarlo. Perchè? Non perche io sia una madre debole ma perchè, anche se non ne ho mai capito la causa, evidentemente la sera aveva bisogno di me.
    Il metodo Estivill, per quanto lontanissimo dal mio modo di concepire alcune questioni, effettivamente funziona ma non con tutti i bambini.
    L’hanno sperimentato alcune mie amiche con successo, dicono loro. Perchè loro sono state brave, sì.
    Preciso per dovere di cronaca che i loro frugoletti avevano caratteri estremamente docili e che si rassegnavano presto alla procedura, erano in generale bambini ubbidienti, non capricciosi, tranquilli e soprattutto non erano in grado di alzarsi in piedi a 5 mesi e prendere a morsi la sponda del lettino così come faceva invece mio figlio.
    Una mia amica, che ha sempre potuto beneficiare di due figlie soprammobile ( sì, tutte e due, beata lei!) non ha mai trascorso una notte insonne.
    La prima figlia in particolare ha sempre fatto 8 ore di sonno filato fin dalla nascita, addirittura senza richiedere di essere allattata di notte e lei doveva tirarsi il latte per non esplodere. Questo, converrete con me, non è che rientri proprio nella normalità.
    Beh, la madre di queste due bamboline si vantava con me perchè sotto sotto era convinta che io non fossi “capace” di far dormire mio figlio.
    Le ho soltanto velatamente fatto capire che anch’io sarei stata capace di far addormentare due bambole, perchè sono una signora, io.
    Ma quando la seconda figlia ha iniziato a darle problemi per qualche mese e lei, OVVIAMENTE, non è riuscita ad applicare il metodo Estivill così come aveva fatto con la sorellina, vi giuro che ho goduto in modo inimmaginabile : -D

    PS: Per la cronaca, da circa 2 anni mio figlio ( ora ne ha 6 ) si addormenta tranquillamente da solo e ronfa tutta la notte. Ora mi domando: è cambiato lui oppure sono riuscita a trovare una bacchetta magica? Io in sei anni e sono rimasta sempre la stessa, la risposta è che ora lui ha sonno quindi ne deduco che sia cambiato lui. Semplice e lineare, alla faccia di tutti i manuali che mi hanno sempre detto che stavo sbagliando qualcosa.

  • Silvia ha scritto:

    Staccata… ormai lo sai che i nostri figli sono gemelli, no?! Quindi non posso far altro che concordare su ogni virgola.

  • la staccata ha scritto:

    Meno male, so che tu mi puoi capire. Di solito, quando racconto dei problemi di sonno di Ale, mi guardano tutti come se stessi delirando!

  • Laura ha scritto:

    Capita a volte che mamme di bimbi “perfetti” si permettano di giudicare mamme di bimbi “impossibili”.. ma prima o poi anche a loro qualcosa andrà male… (con la prima figlia appartenevo al secondo gruppo di mamme, con il secondo figlio sono passata nel secondo gruppo…) Ridi pure @la staccata..

  • Letizia ha scritto:

    Mi sono letta tutti i vostri commenti oggi, utilissimi perchè sto cercando di capire se, come e quando insegnare a Pagnotta ad addormentarsi nel suo lettino. Ora ha 20 mesi. Ha sempre poppato tantissimo quindi fino ai 14 mesi si addormentava poppando. Poi ho sentito che era giunta l’ora e gliela ho tolta, senza nessun trauma suo…però ha cominciato a toccarmi il seno. Ecco, ancora ora lo fa! Ci mettiamo nel lettone tutti e tre, favole su favole che lui mima, e ora cerca di leggere pure lui col suo ditino che scorre sulle righe. Al momento dello spegnimento della luce si ribella sempre un po’ con una serie di “NOOOO, NOOOOO, NOOOO” ma poi via, mano sul seno e si rilassa. Ci vuole tutta una mezzora se non di più. Poi addormentato lo metto nel suo lettino, ancora di fianco al nostro. Se si sveglia però vuole me, e la sua manina corre là.
    Ho provato a proporgli oggetti transizionali vari…ma non ne vuole proprio sapere. Peccato!! Speravo potessero aiutare.
    Il suo lettino gli piace, sa che lui dorme là e a volte ci vuole andare ma “fa finta” di fare la nanna per poi allungarmi le braccia per venire da me.
    Io avevo letto sia “Fate la Nanna” tanto consigliato dagli amici a trovato da noi invece largamente inopportuno, quindi mai messo in pratica, e anche “Fate la nanna senza lacrime” di Elizabeth Pantley che mi aveva un po’ “consolata”. Poi però ho seguito il mio istinto e soprattutto ascoltato Pagnotta…
    Un Grazie a tutti/e

  • Giovanni ha scritto:

    Sono giunto per caso su questo sito proprio cercando il titolo del libro che tanti commenti suscita, per consigliarlo ad un amico.
    Noi il “metodo” lo abbiamo applicato e felicemente su nostro figlio, dall’età di 6 mesi, stanchi di stare alzati a nottate per cullarlo per un’ora o due … dormire un paio d’ore e ri’iniziare da capo. Finito il periodo delle poppate notturne (intorno ai 5 mesi) il bimbo cresceva, stava bene, ma dormire era un problema.
    Ci avevano regalato il libro, che non avevamo letto, annoverandolo tra i tanti libri naif e folkloristici sull’immenso mondo dei bambini.
    Ma poi, presi dalla disperazione, lo abbiamo letto, ci siamo guardati, con le pesche sotto gli occhi e ci siamo detti, proviamo! Ed ha funzionato. Oggi nostro figlio ha 22 mesi, sta bene, e dorme dalle 21:15 alle 7:30 e oltre tutte le notti, oltre al pisolo pomeridiano. Si addormenta da solo nel suo letto in camera sua al buio, anche fuori casa in lettini non suoi. Si sveglia cantando, riesce a stare anche fino a 20 minuti nel suo letto da solo sveglio la mattina senza frignare. Ovviamente ci sono le eccezioni, tipicamente quando sta male, ma in 18 mesi avremo perso 4 o 5 notti. Normale. Nel lettone ce lo portiamo, quando si sveglia alle 7:30 il sabato e la domenica per giocare un po’ tutti insieme (il co-playing? no perche’ il co-sleeping fa proprio ridere …)

    E’ senz’altro un libro per i genitori (un bambino di 6 mesi o di 5 anni non e’ in grado di leggerlo e capirlo), in quanto aiuta i genitori a controllare l’ansia necessaria a “sopportare” il pianto del bambino nei 2 o 3 giorni iniziali in cui il metodo necessita di una ferrea applicazione. Secondo me e’ responsabilizzante nei confronti dei genitori: non possiamo aspettarci che un bimbo impari da solo a fare tante cose: e’ un nostro compito insegnargli ed avviarlo per la via giusta. E’ troppo semplice portarlo nel lettone fino all’eta’ della puberta per non sentirli piangere. E poi? come faranno? come faranno quando da grandi avranno “problemi di sonno”, perche’ nessuno da piccoli si e’ voluto prendere la briga di insegnar loro a dormire? quante ne conoscete di persone adulte che hanno od hanno avuto un sacco di problemi, anche ridicoli ed imbarazzanti quando si comincia a stare in societa’, con il dormire? gente costretta a fare co-sleeping per tutta la vita … ve lo immaginate?
    Avete visto come stanno male appena inizia lo svezzamento a fare la pupu’? e’ dura, non sanno ancora controllare il torchio intestinale … piangono un po’… pazienza, stanno imparando, o li vogliamo purgare e clisterizzare due o tre volte al giorno per non farli soffrire? non faremmo un danno peggiore abituando il loro intestino ad essere sempre aiutato?
    Il pianto e’ il loro unico mezzo di comunicare con noi. Si abituano che quando piangono, vedono mamma o papa’ affacciarsi col loro faccione sulla culla, …
    anche mio figlio, ancora adesso quando gli dico, ora si va a nanna urla e strepita, vorrebbe ancora coccole, giocare, ..cambiare stato (dalla veglia al sonno) e’ sempre noioso, … ma basta metterlo nel lettino, dargli il bacio della buonanotte, due coccoline, una storia, si saluta, si spegne la luce…
    e fino a mattina non si sente piu’ … e dorme beato. I bimbi hanno bisogno di dormire. Ed i genitori anche.

    Poi per carita’, il genitore e’ un mestiere difficile ed ognuno se lo smazza come puo’, pero’ vorrei invitare a non guardare le cose solo dal lato distorto dell’infante (un giorno cresceranno vivaddio!) ed a trattarli davvero come persone e non come cucciolotti (lo sono per carita’, ma mica per sempre … avete visto giorni fa un servizio in tv di quelle bambole per adulti che sembrano in tutto e per tutto un bebe’? pauroso vero? ecco non trattiamo i nostri figli come bambolotti)

  • Serena (author) ha scritto:

    @Giovanni grazie moltissimo per questo tuo intervento. E´molto importante quello che hai detto sul guardare il bambino come una persona e non come un bambolotto. E questa è proprio la mia critica più profonda nei confronti di questo metodo, che a detta dell’autore, è un metodo buono per tutti enon mi sembra tenere conto in nessun modo delle differenze tra i vari bambini (e il loro genitori). Non esiste solo Estivill o il co-sleeping, esistono altri metodi per aiutare i bambini ad imparare a dormire da soli. Il fatto che questo metodo funzioni bene per alcuni bambini e genitori è fuor di dubbio. Il fatto che possa o debba funzionare per tutti, è un’altra cosa. Noi in questo blog abbiamo parlato anche di altre soluzioni e altri metodi, proprio per permettere a ciascuno di trovare quello che è più giusto. Proprio peché ogni bambino è diverso, e se dobbiamo guardare a loro come persone, è mio opinione che bisogna farlo sin dall’inizio. Se non lo hai già fatto ti consiglio di leggere il post http://genitoricrescono.com/il-linguaggio-segreto-dei-neonati, e magari regalare questo libro al tuo amico ;)

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