Fare scelte sbagliate

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Tutti i giorni ci troviamo a fare scelte che condizionano la nostra vita. Spesso sono piccole scelte, ma a volte hanno un impatto decisamente importante sulla nostra vita e su quella dei nostri figli, molto più importante di quello che siamo disposti a rischiare.

autodeterminanazione

Avete mai notato che quando qualcuno fa qualcosa di profondamente sbagliato, come compiere un crimine, o iniziare a fare uso di droga, si dice “è finito in un brutto giro”, “frequentava brutte amicizie”, “è stato sfortunato” e via dicendo. Vi confesso che non ho mai trovato nulla di particolarmente strano in questo modo di descrivere queste situazioni finché non mi sono trasferita a vivere all’estero e ho iniziato a leggere notizie in una lingua diversa dalla mia e a parlare con persone che usavano parole ed espressioni diverse da quelle a cui ero abituata. In particolare mi colpì la prima volta che lessi un commento di una madre americana il cui figlio adottato lasciò la scuola perché era finito in un giro di bande, vivendo di piccoli crimini finché non è stato preso dalla polizia. La madre commentò per un giornale: “he made a lot of bad choices” (ha fatto un sacco di scelte sbagliate). Capite? Ha fatto delle scelte, sue, personali, avrebbe potuto farne altre, ma ha fatto quelle, ed erano sbagliate. Niente sfortuna, niente amicizie brutte, niente “lui è tanto un bravo ragazzo me lo hanno portato fuori pista”. Ha fatto delle scelte, ed erano semplicemente sbagliate.

La parte che mi colpì di più di questo modo di esprimersi è che quella che apparentemente sembra un’accusa ben più grave è in realtà una possibilità di riscatto. E’ colpa tua, si, ma non perché sei predestinato, non perché qualcuno ha fatto di te qualcosa che non volevi veramente, al contrario proprio perché tu sei l’unico responsabile vero delle tue azioni significa anche che può risollevarti, perché hai in te le risorse e le capacità di fare scelte differenti. Non a caso la madre in questione concludeva dicendo “devo semplicemente insegnargli come fare scelte giuste. Ed è il mio compito di madre farlo.”

Se invece siamo abituati (come siamo) a pensare che hai avuto sfortuna, o che i tuoi amici idioti ti hanno portato a fare qualcosa contro la legge, allora significa che non è davvero colpa tua, è colpa loro, è colpa della sfiga, è colpa di qualcun altro e quel qualcun altro non sei te, quindi cosa puoi fare per cambiare la situazione? Praticamente nulla.

Ovviamente sto esagerando, ma nemmeno troppo. E ovviamente lo stesso ragionamento si applica con i compiti a scuola non fatti (il compagno di banco faceva casino e non ho scritto bene sul diario), con i voti a scuola (l’insegnante è un’idiota e spiega male), con qualsiasi sport (l’arbitro è un venduto). Insomma avete capito il senso.

Questo spostamento di prospettiva è già un gran passo avanti verso l’autodeterminazione, ma non basta,  è importante anche sapere il perché facciamo scelte sbagliate e cosa possiamo fare per evitare di farlo.

Perché facciamo scelte sbagliate?

Chiaramente ci sono parecchie cose che possono condizionare le nostre scelte, e una delle più importanti è lo stress. In condizioni di stress il nostro cervello non riesce a pensare bene, quando sappiamo che la posta in gioco è alta perdiamo l’abilità di seguire ragionamenti complessi, dobbiamo agire ora e subito senza perdere tempo in lunghe riflessioni. E’ lo stesso meccanismo alla base del bias implicito, il nostro istinto primordiale prende semplicemente il sopravvento sul nostro raziocinio facendoci fare scelte di pancia che non sempre corrispondono alla scelta migliore.

resistere-dieta Un altro meccanismo che ci porta a fare scelte sbagliate è quello per cui normalmente preferiamo una gratificazione immediata piuttosto che una diluita nel tempo. Questo perché la gratificazione immediata agisce subito sul nostro corpo, che produce endorfine, ossia delle sostanze che ci fanno sentire felici, una specie di droga naturale. Capito perché è così difficile mantenere un dieta?

Poi c’è il discorso del lieto fine. Il nostro cervello preferisce ricordare le esperienza pregresse con un lieto fine, anche se la parte piacevole è solo una piccola parte di una esperienza totalmente negativa. Il fatto che la parte piacevole sia alla fine passa un colpo di spugna su tutto il resto. Quindi quando ci ritroviamo in una situazione analoga tendiamo a ricordare solo il lieto fine, e scegliamo di ripetere la stessa esperienza spiacevole, ovviamente sbagliando.

Il che è molto simile al fatto che ci fidiamo degli amici. Ad esempio se anche razionalmente sappiamo che non c’è nessuna probabilità statistica ragionevole di vincere a certi giochi d’azzardo, siamo più propensi a giocare se conosciamo in prima persona qualcuno che è riuscito a vincere.

La stanchezza gioca anche un certo ruolo nelle nostre scelte, ed è meglio evitare di dover prendere decisioni importanti quando siamo stanchi. Ultimamente ho letto un esempio che evidenzia proprio il ruolo fondamentale della stanchezza. Alcuni psicologi hanno esaminato 1.112 decisioni giudiziarie durante un periodo di 10 mesi per stabilire quali parametri venissero utilizzati dai giudici per decidere se le richieste di libertà vigilata dovessero essere concesse o negate. Ovviamente i parametri presi in considerazione erano buona condotta, tipo di crimine effettuato, lunghezza della condanna. Quello che è emerso invece è stata una correlazione con l’orario in cui il giudice prendeva la decisione. I casi analizzati la mattina avevano una probabilità maggiore di ottenere la libertà vigilata rispetto a quelli analizzati in tarda mattinata. Dopo pranzo, il giudice si era rifocillato e riposato abbastanza per tornare fiducioso e via di nuovo in declino fino alla fine della giornata lavorativa.

La conoscenza dei meccanismi che minano la nostra capacità di fare scelte giuste,  è già un atto di prevenzione in se, e un passo avanti per prendere in mano la situazione e passare dal dare la colpa agli altri delle vicende che condizionano la nostra vita, al prendere il controllo delle redini per fare quelle scelte che ci permettono davvero di essere le persone che vogliamo essere.

Tutti questi meccanismi sono assolutamente normali, come è assolutamente normale essere in dubbio, fare brutti pensieri, e fare, a volte, scelte sbagliate. L’importante naturalmente poi è rialzarsi e correggere il tiro.

Insomma per dirla alla Harry Potter, non sei cosa pensi, sei cosa scegli.

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