Famiglia all’improvviso – Il film che non ti aspetti

1

Famiglia all’improvviso ridisegna il concetto di genitorialità in modo intelligente, toccante, divertente da impazzire. Le parti si ribaltano in una trama che smantella qualsiasi pellicola stereotipata, dove il papà si sostituisce alla mamma senza esserne all’altezza. Dimenticate perciò scene in cui il povero maschio incapace infila il pannolino al contrario, si ustiona miscelando il latte in polvere, fissa le manopole della lavatrice con l’identico terrore di chi si trova a dover pilotare l’Enterprise in un atterraggio d’emergenza.Samuel, il protagonista, è una persona che diventa genitore all’improvviso. La stessa cosa succede a Kristin, la quale fa una scelta d’amore condannabile: abbandona la figlioletta di tre mesi alle cure di un giovane sciupafemmine che non ricorda neppure il nome della donna che lo molla con una bebè fra le braccia. Kristin è certa di non essere in grado di crescerla perché conduce un’esistenza sregolata, perché non si diventa mamma semplicemente partorendo, perché può capitare che una donna non ce la faccia. Può succedere, per quanto socialmente condannabile e difficile da digerire sia. L’ottima sceneggiatura e la superba interpretazione di Clèmence Poèsy riescono a non crocifiggere questa madre snaturata in un equilibrio che non la giustifica e non la condanna. La rende semplicemente umana e, in quante tale, fallace.

Il papà per caso si lancia sul primo volo disponibile dal sud della Francia a Londra per riconsegnare Gloria a sua madre, ma non riuscirà mai a rintracciarla. Incontra invece un produttore di film d’azione in metropolitana. Bernie assiste a una performance estemporanea di Samuel che si lancia come un pazzo sul corrimano di una scala mobile: per chiedergli un’informazione, dimentica Gloria in un borsone collocato ai piedi delle scale. Bernie, che è omosessuale, tenta un approccio con questo splendido ragazzo francese smarrito in una città dove non è in grado neppure di ordinare un caffè (Samuel non imparerà mai a esprimersi in inglese) e gli lascia il suo biglietto da visita proponendogli un ingaggio come stuntman. L’interesse del produttore non è dettato dalla generosità ma suscitato dal fisico dirompente del ragazzo. Più avanti il loro rapporto diventerà simbiotico: Bernie sarà una parte essenziale di questa famiglia all’improvviso, un secondo papà per Gloria, un amico insostituibile, un prezioso confidente per Samuel che, dopo un attimo di comprensibile smarrimento, modifica di colpo il suo stile di vita per amore della bambina.

Nessun preconcetto in questo film, nessuna figura paterna macchiettata, nessun déjà vu. Repentini i colpi di scena, così come di solito sono i bambini: imprevedibili, mutevoli, mobili. I genitori fanno ciò che possono per adeguarsi a questi cambiamenti. Soprattutto i genitori un po’ bambini come Samuel: crescono insieme alle loro creature, si assumono responsabilità difficili, spesso sbagliano.

È la tematica dello sbaglio per eccesso d’amore che permea la trama del film, il coraggio di pagare le conseguenze di questi errori che lo trasforma in un lavoro consolatorio. La menzogna perpetrata a fin di bene è un’altra sfumatura affrontata in modo egregio: struggente ma capace di strappare larghi sorrisi. Samuel trova il sistema per far credere a sua figlia che Kristin sia sempre al suo fianco, che la lunghissima assenza di otto anni sia dettata dalle esigenze lavorative di sua madre e non generata dall’abbandono, porta avanti questa farsa fin quando il suo inganno viene scoperto e crea un punto di rottura fra i due.

Dal terrore di una frase gridata da Samuel con Gloria neonata in braccio: “Non si dà un bambino a un altro bambino!” si arriva alla consapevolezza di quella sussurrata otto anni dopo: “Il mio amore è troppo forte, troppo chiassoso, ma non posso fare altrimenti.”

Nella scena d’apertura Samuel ha nove anni, siamo nel sud della Francia. Lui e suo padre – sotto ai loro piedi il mare – si trovano sul ciglio di una scogliera altissima, il ragazzino guarda smarrito il papà che lo incita a saltare. Se lo farà o meno si scoprirà soltanto al termine della proiezione. La frase del padre “La paura è un animale che può essere addomesticato e ucciso” trova il suo proseguo nella riflessione di Samuel ormai adulto “Quando ho incontrato Gloria ho trovato il coraggio di saltare nel vuoto.”

Non esistono modelli da emulare o infallibili libretti d’istruzione, figli e genitori crescono in un reciproco apprendere: “Mio padre mi ha insegnato ad affrontare le mie paure e mia figlia la mia vita.”, così dice Samuel in una delle scene finali.

Famiglia all’improvviso è commovente e ilare spesso nella stessa scena, strappa lacrime impensate, lacera il cuore, invita a riflettere, è fuori da qualsiasi schema, è di una bellezza spiazzante. E’ il film che non ti aspetti, una delle proiezioni migliori sul concetto di famiglia che io abbia mai visto.

Famiglia all’improvviso è un film Lucky Red al cinema dal 20 aprile 2017
Sui social con l’hashtag #IstruzioniNonIncluse

Prova a leggere anche:

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO