Quella vecchia volpe di Estivill: il “metodo” anche per mangiare

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Quando abbiamo affrontato il tema del sonno, abbiamo ampiamente parlato, in un post tra i più letti e commentati, del celeberrimo libro di Eduard Estivill “Fate la nanna”, dove l’autore spagnolo illustra il suo “metodo”, che vanta tanti fans quanti detrattori, per indurre i bambini a dormire con regolarità. Li abbiamo espresso molte riserve su questo metodo, ma in generale abbiamo sempre espresso riserve su tutti i “metodi” che promettono risultati certi e matematici applicati all’insondabile e multiforme mondo dei nostri bambini.
Estivill però ha elaborato un metodo anche per aiutare a mangiare i bambini disappetenti, in un altro suo libro piuttosto celebre “Si mangia! Metodo Estivill per insegnare a mangiare” – Feltrinelli editore. Anche di questo metodo ho già parlato in passato, ma vorrei approfondire questo argomento proprio in relazione ai bambini che mangiano troppo svogliatamente, in modo insufficiente o in modo disordinato.
Il “metodo” Estivill per far mangiare i bambini ha un grande vantaggio su quello elaborato per farli dormire: non prevede la tortura! O almeno la prevede in modo più velato e meno plateale!
Avverto però subito del suo grande limite: è un “metodo” che viene presentato come “rigoroso”, da applicarsi ad un campo in cui il rigore, la ripetitività degli eventi, la possibilità di previsione non potrebbero essere più lontani! Quindi laddove promette di funzionare con certezza pressochè prossima al 100% dei casi… è ovviamente una falsa promessa. E, com’è tipico del Dott. Estivill, nel libro vi verrà spiegato che se non funziona… avete sbagliato voi nell’applicarlo! Come al solito, direi che è troppo facile!
In breve vi riassumo il metodo:
1) Apparecchiamo per bene, soprattutto il posto tavola del bambino, anche se si tratta del vassoio del seggiolone, e mettiamo in tavola il pranzo. Chiamiamo a tavola il piccolo disappetente ed illustriamogli cosa c’è per pranzo, spiegandogli magari gli ingredienti base. Mettiamoci a mangiare, aiutandolo, con calma ed affetto…. La bocca chiusa? Ok, niente panico, non insistiamo per più di 3 minuti. Ci si alza e si sparecchia;
2) Lasciamo passare 3 minuti, facendo altro e lasciando che lui faccia altro. Riapparecchiamo e rimettiamo in tavola il pranzo, come se prima non fosse accaduto nulla e rimettiamoci a mangiare…. mangia? Qualcuno mangerà qualcosa. Altri ancora a bocca chiusa? Ok, magari un po’ più nervose, ma non diamolo a vedere, niente panico, sempre con calma, proviamo a mangiare per 4 minuti questa volta. Poi si risparecchia;
3) Lasciamo passare 4 minuti, dedicandoci ancora ad altro. Poi stessa rappresentazione… Ora ce ne dovrebbe essere già qualcuno in più che mangia. Ancora molti a bocca chiusa? Tentiamo per 5 minuti poi, comunque, si sparecchia definitivamente. Il terzo è l’ultimo tentativo. Ci rivediamo al prossimo pasto!
Ora, non voglio porre io tutte le obiezioni che mi vengono in mente perchè non vedo l’ora di leggerle nei vostri commenti di genitori di bimbi “a bocca chiusa”.
Una riflessione però vorrei proporla: questo metodo forse al bambino che non vuole mangiare non farà né caldo né freddo, ma potrebbe aiutare la mamma a riflettere. Quello che è essenziale nel caso di bambini disappetenti è non entrare nella spirale dell’ansia e dell’agitazione ogni volta che ci si siede tavola: non si ottiene altro che innescare un circolo vizioso che procura ancora più ansia ed agitazione al bambino e peggiora, ancor di più, il rapporto con il momento del pasto.
Dal metodo Estivill possiamo estrapolare due concetti essenziali, che non sono un “metodo”, sono atteggiamenti da interpretare in modo costruttivo e positivo.
Primo: apparecchiare la tavola in modo ordinato e piacevole serve ad inviare un messaggio positivo al bambino, qualunque sia la sua età. Spesso i bambini disappetenti sono tali perchè per loro è difficile interrompere l’attività che stanno svolgendo per andare a tavola. Molti genitori infatti avranno notato che i loro bambini non mangiano se chiamati a tavola, ma mangerebbero davanti ad un cartone animato o continuando a giocare. Prendiamo esempio da quello che si fa normalmente negli asili e nelle scuole materne: ci si prepara al pranzo con gesti sempre uguali. Si rispetta sempre lo stesso orario, ci si lavano le mani, spesso sono proprio i bambini, anche molto piccoli, a prendere tutto il necessario per preparare la tavola. Insomma, si segue un rituale, che serve ai bambini per prepararsi all’idea di fermarsi e mangiare, che li aiuta a percepire il proprio appetito e ad apprezzare il pasto che sta per arrivare. Adeguiamoci anche a casa: evitiamo improvvisazioni e fretta e annunciamo per tempo l’ora di cena. Siamo calmi e regolari anche prima del pasto.
Secondo: impariamo che si può anche sopportare che un pasto venga saltato. Meglio un pasto in meno di un bambino che una crisi isterica in più di una mamma: perchè quest’ultima si ripercuoterà su tutti i successivi pasti del bambino. Questo il significato di non ripetere il tentativo di mangiare oltre le tre volte. Mi sembra decisamente ridicolo cronometrare i tre/quattro/cinque minuti, ma mi sembra molto serio non insistere fino allo sfinimento di tutti, per non innescare il clima di battaglia. Il pasto non deve essere una guerra, un braccio di ferro, perchè altrimenti saranno sempre sconfitte tutte e due le parti. Allora proviamo veramente a lasciar perdere dopo qualche tentativo e a provare di nuovo dopo un po’, per ritrovare noi adulti il giusto distacco dal problema, per ritrovare la calma.
C’è un altro consiglio, secondo me molto serio, nel libro di Estivill: stiamo attenti ad affermare che il nostro bambino non mangia, se questo significa che non mangia al pasto. Proviamo, come suggerito nel libro, ad annotare per quache tempo, tutto quello che il bambino disappetente mangia nel corso della giornata, tutto, ogni boccone, ma anche ogni caramella o bevanda. Per esempio: colazione, due bocconi di biscotto e tre sorsi di latte; merenda tre cucchiaini di yogurt, un succo di frutta; pranzo, metà porzione di petto di pollo e quattro bocconi di pasta; ecc. ecc. In molti casi, rileggendo alla fine della giornata il risultato, rimarrete piacevolmente sorpresi.
In conclusione, con buona pace di quella vecchia volpe di Eduard Estivill, il suo presunto metodo non esiste. Ma ogni metodo, ogni espediente, ogni tecnica è valida se aiuta i genitori a rilassarsi ed a capire che i bambini percepiscono ed amplificano le loro ansie e le loro tensioni.
Tutte le mamme che ho conosciuto con bambini che non hanno mangiato nella prima infanzia, nelle età successive, quando ormai il problema era stato superato dall’età e dalla natura, sono state sempre concordi nel ritenere che non erano da “curare” i bambini, ma loro stesse. Ho incontrato molte mamme oneste e consapevoli!

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11 COMMENTI

  1. SALVE,LA MIA BIMBA DI 14 MESI HA RIFIUTATO TUTTI I PASTI DELL’INTERA GIORNATA,MA IL SUO STATO ERA COME AL SOLITO,GIOCAVA, RIDEVA, SCHERZAVA, COME SE NON FOSSE SUCCESSO NULLA.DEVO DIRE CHE è SEMPRE STATA UN PO PROBLEMATICA NEL MANGIARE , MA A RIFIUTARLO COMPLETAMENTE NO. OVVIAMENTE ANDREMO DAL PEDIATRA DOMANI,MA QUALCUNO DI VOI HA VISSUTO QUESTA COSA’?

    RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE PER LE RISPOSTE

  2. ciao ,mi sembra molto interessante come metodo è stasera stesso lo devo provare anche se il mio problema è un’altro …mio figlio ha 3 anni e nn vuole mangiare nient’altro che lenticchie o pastina ,nn prova niente mai un pezzo di carne ,di pollo ne patate ,ne pasta che nn sia quella ultra sottile per fare col brodo.mi piacerebbe sapere se qualcun’altro a questo problema ,nn mangia neanche le patatine fritte !!!!!!!!!! .

  3. Leggo solo ora questo commento di qualche tempo fa, ma vorrei condividere anche la mia esperienza.
    Io non ho certamente un metodo scientifico per far mangiare i bambini, ma sono la mamma di cinque figli di buon appetito, e questo penso dipenda almeno in parte dal nostro approccio famigliare ai pasti.
    1. Abitudini: i pasti sono sempre alla stessa ora, prevedono l’aiuto di alcuni per apparecchiare la tavola e di altri per sparecchiarla e caricare la lavastoviglie. In cucina non c’è la tv. Cerchiamo di apparecchiare sempre dignitosamente (niente piatti di plastica, spesso un fiore, una candela…);
    2. Calma: francamente non mi terrorizza un pasto saltato. Mi infastidiscono invece oltremodo i genitori (e nonni, zii…) che all’ora di pranzo iniziano uno psicodramma in cui diventano gli schiavi frustrati di un reuccio che li governa con le proprie voglie o mancanza di voglia;
    3. Un solo pasto per tutti: con 5 figli se facciamo à la carte divento un ristorante, il pasto comprende sempre un primo o un secondo, 2/3 verdure a scelta, frutta, un piccolo dolce (torta fatta in casa, budino, yogurt, gelato). Si può scegliere la quantità di cibo, ma si deve terminare quello che ci si è messi nel piatto. Se nel pasto si è mangiato davvero poco dicendo:”non ho fame”, allora non si può prendere il dolce.
    4. Sono ammesse eccezioni al punto 3 solo in caso di grave e circoscritta avversione (ad esempio posso prevedere una versione senza formaggio di alcuni piatti per Marco, che davvero odia questo cibo, ma non accetto un rifiuto globale di tutte le verdure, ad esempio).
    5. Una volta alla settimana (la domenica sera di solito) mangiamo in sala, piatti comodi come pizza, piadine o toast, davanti a un dvd o a un film per bambini. Lo facciamo come occasione famigliare, come serata un po’ più informale e anche con minor carico per me sul versante cucina. Al di fuori di questo momento si mangia solo in cucina.
    I risultati sono i seguenti: Giulia (16 anni) da qualche mese ha scelto di essere vegetariana, a parte questo mangia di tutto con gusto, cucina volentieri (specie dolci) è magra e fa sport, Caterina (9 anni) mangia quasi di tutto, ha una propensione un po’ troppo spiccata per i carboidrati, per cui devo evitare che faccia troppo spesso bis di pasta o di dolce, Giorgio (7 anni) è molto attivo e molto famelico, fatichiamo nel fargli amare le verdure e il pesce, ma in compenso mangia volentieri la frutta, Marco (5 anni) è il nostro prodigio di famiglia, è il più magrolino, ma mangia davvero di tutto (compresi broccoli, sushi… è uno spettacolo!), detesta solo il formaggio (specie il formaggio fuso, ma ama il formaggio di capra); Benedetta (3 anni) è un po’ lunatica, mangia quel che vuole e se vuole, è molto ghiotta di dolci (specie caramelle, che io non compro mai, ma che riesce a farsi dare da nonni, baby-sitter e adulti vari), ma è capace di mangiare quantità monumentali di fagiolini o di altra verdura, spero che crescendo diventi più ordinata.

  4. Diciamo che è una bambina ben organizzata! Sa quando e cosa mangiare e quando dormire… E’ competente, e tu le riconosci la sua capacità di gestirsi. La fortuna è che sappiate capirvi.

  5. Io, ex bambina inappetente con una madre ossessionata dal cibo, ho una bambina che continua a sorprendermi per il gusto infinito con cui affronta i pasti, per i complimenti che a volte fa per piatti particolarmente riusciti.
    Sono solo un po’ fissata coi cibi “sani” In casa niente merendine o patatine, possibilmente, ma senza stress , tanta frutta e verdura.La mia pupa mangia un po’ tutto a Tv spenta, ma senza divieti specifici e rigidi, e mi chiedo ancora cosa avro’ mai fatto per meritarmi tanta fortuna. Perchè principalmente, come per la questione sonno, è questione di fortuna!
    elisa

  6. Funzionerà anche stasera???? Mah!!! Sicuramente Esteban ha capito il motivo dell’assenza del biberon, sicuramente lo schifo del vomito nei capelli vi ha aiutato a rendere il distacco più accettabile… Sappiamo bene però che tra qualche giorno la nostalgia per il biberon potrebbe essere più forte, oppure l’umore potrebbe essere meno positivo di ieri sera, mille altre cose così ed il pianto potrebbe scatenarsi… E vabbè, vi armerete di santa pazienza e di molta tenerezza e qualcosa vi verrà in mente. Forza e coraggio. Comunque Esteban ha manifestato un atteggiamento positivo e molto comprensivo e questo direi proprio che non è poco. Speriamo che sia l’addio al biberon, che, in effetti mi sembra un po’ fastidioso al letto…

  7. Ciao Silvia,
    mi hai fatto venire in mente quando io e mia sorella eravamo piccoli: a tavola si mangiava e non si guardava la televisione tranne per … alcune occasioni speciali. Per noi era divertentissimo e, penso, se i miei ci avessero fatto mangiare sul sofa tutte le sere, non sarebbe stato piu’ cosi’ divertente! e, forse, non avrei il ricordo di cio’ che mangiavamo…
    Ieri notte e’ successa un’altra cosa interessante. Scusate se racconto cosi’, forse, annoiandovi , ma credo che passare certe esperienze possa servire. Per lo meno a me aiuta molto sentire le esperienze degli altri. Fatto sta che l’altra notte, come tutte le notti, Esteban (26 mesi) e’ andato a letto con il biberon ed ha vomitato. Possibilmente il latte gli e’ andato di traverso. Ieri sera mi ha chiesto di nuovo il biberon e gli ho spiegato che la mamma ed io abbiamo deciso che non glielo avremmo dato piu’ da portare a letto perche’c’era il rischio che vomitasse di nuovo (intanto mi mimava lo schifo di avere il vomito nei capelli). Gli ho chiesto se avesse capito e mi ha risposto di si con la testa. “va bene, allora dormi”; si e’ girato di lato, si e’ coperto e ha chiuso gli occhi. Incredulo (mi aspettavo un bel pianto), ho chiuso la porta (non me ne vogliate: metodo Estivell 🙂 ) e me ne sono andato. Funzionera’ anche stasera?

  8. Stefano, hai toccato un tasto che mi sembra molto importante: la tv a tavola. Sento spesso di bambini che mangerebbero (a detta dei genitori o dei nonni) solo davanti a questo o quel cartone animato… e la cosa mi lascia sempre un po’ perplessa: mi sa di “stato ipnotico” in cui, approfittando dell’assoluto disinteresse per il cibo del bambino, grazie al cartone animato, lo si rimpinza ben bene. Non mi da l’idea di una vera soluzione del problema.
    Noi non abbiamo tv in cucina, nè nelle camere da letto. A casa c’è un solo televisore e si accontentano i gusti ora di uno ora di un altro. Anche a noi può capitare di mangiare davanti alla tv, ma in casi del tutto eccezionali. Per esempio: “prima visione” casalinga in dvd di qualche film, per la quale cerco di preparare una cena adatta da mangiare sul divano. Insomma più un’occasione sociale familiare, che “mangiare davanti alla tv”… Insomma, almeno ci proviamo. Tanto lo so che con l’avanzare dell’età del Sorcetto, prima o poi, ci toccherà almeno un televisore in camera sua…
    Per ora nessuno ne sente l’esigenza e va bene così.

  9. …L’ALTRO GIORNO GLI HO DETTO “DAI SU, OGGI MANGI DA SOLO SENZA DOVERTI IMBOCCARE” (NON LO FA MAI, AL MASSIMO UN PAIO DI BOCCONI). MI HA FATTO CENNO DI SI CON LA TESTA (2 ANNI E 2 MESI) E SI E’ FATTO FUORI IL PIATTO INTERO. MENTRE MANGIAVA, PERO’, MI GUARDAVA E SORRIDEVA COME DIRE: “VEDI CHE SONO CAPACE? SOLO CHE MI PIACE DI PIU’ QUANDO MI IMBOCCATE TU E LA MAMMA”… IL PROSSIMO PASTO GLIELO HO DOVUTO IMBOCCARE… ARGHH!
    LA LEZIONE CHE MI HA INSEGNATO E’: NON TI STRESSARE, DAMMI GLI STRUMENTI E, QUANDO NE AVRO’ VOGLIA INIZIERO’ A FARLO DA SOLO. GLI STRUMENTI PER NOI INCLUDONO IL TELEVISORE SPENTO E IL PIATTO SUL TAVOLO.
    CIAO

  10. Beh, a me piacerebbe anche avere un approccio scientifico… ma trattandosi di figli… quello empirico mi sembra l’unico possibile, plausiblie, credibile ed applicabile!
    Insomma, bisogna torvare un modo per cavarsela!
    Io con il Sorcetto ho dovuto fare un percorso lungo e piuttosto variegato: passandoo dall’inappetenza totale, direi quasi dalla chiusura, iniziata al momento dello svezzamento, fino allo “sblocco” intorno ai 4 anni… Le mie piccole conquiste sono state: fargli capire che prima di dire “non mi piace” bisogna sempra assaggiare; fargli accettare che si deve maangiare un po’ di tutto perchè tutto serve; spiegargli che il cibo è carburante e quindi mangiare serve a lui per correre, saltare, nuotare e giocare a pallone (tra i suoi interessi principali), nonchè per far funzionare il cervello.
    Insomma, siamo sulla buona strada… Direi che riusciremo a cavarcela

  11. sono sempre molto contenta quando leggo i vostri post, per il buon senso e l’approccio empirico alle cose.
    sono d’accordo su tutto, e ve lo dico per esperienza. sono un’ex bambina inappetente che ha sofferto tantissimo di tutti i tentativi di nutrirla a forza e ho due figli che per un periodo sono stati inappetenti (il secondo veramente è ancora in questa fase)
    il ricordo della mia infanzia mi ha sempre aiutato a non fare un dramma di quello che mangiano i bambini e piuttosto a insistere sul piacere del cibo e dell’alimentazione sana, speigando loro che mangiare serve anche a crescere bene, a sentirsi forti, a fare tante cose.
    con il primo ha funzionato, ora assaggia tutto, ha le sue preferenze, sceglie, posso forzarlo un poco su alcuni cibi neutri che non adora ma nenache rifiuta totalmente. con il secondo sono in piena fase inappetenza e voglio fare colazione a qualunque ora. vi farò sapere come riuscirò a cavarmela 🙂

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