L’eredità non è una proprietà

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Tu non sai, caro padre, che cosa rimarrà a tuo figlio.
Se hai la fortuna di possedere tante cose ci saranno leggi e atti che gli lasceranno beni di ogni tipo, di cui sarà proprietario del tutto o in parte; se no, lascerai pochi oggetti personali, magari una casa, e nient’altro di materiale che possa essere di qualcun altro.

Foto di Mister G.C. utilizzata con licenza CC
Foto di Mister G.C. utilizzata con licenza CC
Ci saranno anche – ormai è l’era dell’immagine – migliaia di immagini e centinaia di video lunghi o brevi con i vostri gesti e le vostre voci, per ricordare quel giorno là, quel posto là, quella volta che. Forse non è una vera e propria eredità, perché molte di queste cose forse sono sparse su social network e anche condivise, rompendo la linea retta che conduce all’erede ma, tant’è, è pur sempre anche quella roba sua. Ci saranno pure i ricordi, riattivati da quelle immagini o da quegli oggetti e beni, che il tuo erede sommerà ad altri per fare altre esperienze e così porterà chissà dove il tuo esempio, le tue parole, i tuoi gesti.

Mentre però tutte queste cose sono facilmente identificabili, credo che il grosso dell’eredità paterna sia qualcosa che difficilmente noi stessi, padri, vediamo, ma che spesso viene vista da altri e ci sorprende. Ludwig Wittgenstein, mentre cerca qualcosa in comune tra i giochi linguistici, fa a un certo punto questa osservazione:

Vediamo una rete complicata di somiglianze che si sovrappongono e si incrociano a vicenda. Somiglianze in grande e in piccolo. Non posso caratterizzare queste somiglianze meglio che con l’espressione «somiglianze di famiglia»; infatti le varie somiglianze che sussistono tra i membri di una famiglia si sovrappongono e s’incrociano nello stesso modo: corporatura, tratti del volto, colore degli occhi, modo di camminare, temperamento, ecc. ecc.

Tutto ciò che lasciamo a un figlio o a una figlia – esclusi i beni materiali la cui proprietà gli capita addosso come un’inaspettata vincita – è già da sempre immerso in una rete di somiglianze e differenze, perché gli insegnamenti, le abitudini, le scoperte, le sorprese, i ricordi, le immagini e le parole passano non solo da padre a figlio o figlia, ma tra loro, inserendosi in altre reti di rapporti già esistenti. Io posso vedere che la mia eredità paterna – non quella materiale – è davvero arrivata sana e salva a loro quando ho la fortuna di vedere che la usano, che funziona nella loro rete di relazioni e di esperienze.

Non conta tanto la proprietà di quella eredità, ma la sua capacità di servire per fare altre esperienze; e il tratto che era “personale”, tuo, di padre, in quelle esperienze si trasformerà, forse andrà perduto o forse no, in qualcosa che potrà servire ancora.

Il mio esempio riportato ad altri; il ricordo usato in un compito; un’abilità a riparare qualcosa, a far funzionare qualcosa che fa stupire gli amici; un luogo già visto insieme nel quale portare altri; queste sono, io credo, le eredità che valgono qualcosa. Perché queste, che sono condivise, non potranno mai passare a un altro proprietario.

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