Le emozioni negative dell’essere genitori

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Le emozioni dell’essere genitore non sono solo quelle positive e gioiose. Fare i conti con le emozioni negative che ci suscitano i figli è forse uno degli aspetti più difficili del crescerli e crescere con loro.

Foto di Greg Westfall utilizzata con licenza Creative Commons
Foto di Greg Westfall utilizzata con licenza Creative Commons
La maternità e la paternità sono comunemente associate all’esplosione di emozioni fortissime, incontenibili e sorprendenti.
Veder crescere il proprio bambino, vederlo diventare grande, scoprire il mondo e conquistare traguardi è l’esperienza più emozionante della vita di chi ha figli. E’ facile immaginare le emozioni positive, che riempiono il cuore: le prime volte, le soddisfazioni, le gratificazioni.
Ma c’è tutto un mondo di emozioni negative che è molto difficile ammettere di provare e che sono forse le più dirompenti, quelle che ci segnano di più come genitori.

I figli ci mettono alla prova: non solo nel senso che forzano i nostri limiti per comprendere i loro, ma proprio perché sono il nostro banco di prova con la vita. Quando arrivano loro, si fanno i conti con ciò che siamo realmente: ci rendono impossibile mentire a noi stessi, ci mostrano cosa abbiamo costruito fin lì e la strada che abbiamo ancora da percorrere.

Proviamo a essere onesti e a non nascondere il lato negativo delle nostre emozioni.

La rabbia

Arrabbiarsi è naturale. Arrabbiarsi è lecito. I bambini a volte sembrano fare di tutto per farci arrabbiare, anzi, nessuno ha il potere di farci arrabbiare quanto i nostri figli.
Sia da piccoli, che da più grandi, per tanti loro comportamenti, tutti noi ci siamo trovati ad essere così arrabbiati da non riuscire a riconoscerci. La nostra stessa ira ci ha fatto paura: provare la sensazione che si potrebbe fare di tutto, anche varcare qualche limite imposto dai nostri freni inibitori, è una sensazione di spiacevole sconfitta personale.

Silvietta ci dava consigli per gestire e soprattutto conoscere e far pace con la propria rabbia in un due post: Arrabbiarsi con i figli in tre semplici mosse e La rabbia dei genitori.
Parlavamo di rabbia e di come questa possa non tradursi in aggressività anche in Genitori arrabbiati, genitori aggressivi.

La frustrazione

I nostri figli non sempre ci piacciono: non ci piace il loro modo di reagire, il loro modo di interagire con gli altri, il loro modo di comportarsi. E’ difficile da ammettere, ma i nostri figli a volte ci deludono e non sono come ce li saremmo aspettati.
Per quanto vogliamo rispettare il loro modo di essere, ci sarà sempre un momento in cui deluderanno e tradiranno le nostre aspettative. Errore nostro, certo, nel pensare la loro vita secondo quello che noi siamo o, peggio ancora, quello che avremmo voluto essere. Ma avere aspettative è umano.
Quando un figlio spreca i suoi talenti, quando butta il suo tempo, quando si comporta in un modo che sappiamo gli sarà dannoso, quando mostra di non comprendere i nostri valori, quando li sfida apertamente, quando dà il peggio di sé, come si fa a non essere delusi?
Possiamo educarli, ma non cambiarli. Di sicuro abbiamo il dovere di conoscerli e accettarli. Così come in fondo loro sono costretti ad accettare noi.
Non poter correggere il loro errori, per evitargli le conseguenze, è quanto di più frustrante si possa provare: a volte dobbiamo solo stare a guardare, perché imparino anche a sbagliare. Ma quanto vorremmo prendere i loro piedi e dargli un’altra direzione, quanto vorremmo prendere la loro mano e farle compiere altre azioni, o la loro bocca perché dicesse altre parole. E invece sentiamo una feroce frustrazione, perché in fondo siamo convinti di aver sbagliato noi come genitori, di non aver fatto abbastanza.
Possiamo dargli gli strumenti per evitare gli errori più grandi, quelli irreparabili, ma poi dobbiamo avere il coraggio di inghiottire la nostra frustrazione e lasciare che facciamo a modo loro. Potremmo anche scoprire che non è affatto uno sbaglio!

La paura

Una delle emozioni più intense nella vita la proverete la prima volta che porterete vostro figlio al pronto soccorso. Scusatemi, so che detto così è brutale, ma ci saranno attimi di ignoto, in cui dovrete prendere decisioni pur sentendo il panico e lo smarrimento che vi invadono. Oppure ci sarà la volta in cui si perderà su una spiaggia o in un parco, per eterni, interminabili minuti, in cui i vostri pensieri si annulleranno e rimarranno concentrati sull’immagine del suo viso e sul tocco delle sue mani, in quel precipizio di paura di non vederlo più.
Poi, quando sarà un po’ più grande, ci sarà quella volta che non risponderà al cellulare per ore. Anche lì, da una iniziale arrabbiatura, passerete all’ansia e poi a quella sensazione di vuoto insopportabile nello stomaco.
I figli ci fanno comprendere cosa è davvero la paura. Tutto quello che c’è stato prima era uno scherzo in confronto, una montagna russa, un film dell’orrore. Quando c’è di mezzo un figlio e la possibilità che sia in pericolo, si prova l’essenza vera della paura: non temerete mai per voi stessi, quanto temete per un figlio.
Ci sono anche le “grandi” paure: gli incontri negativi, le dipendenze, le “brutte strade”.
La paura è figlia della nostra responsabilità di genitori, ma anche dell’amore.

Vi lascio con un altro post di Silvietta, Scegliere di che cosa avere paura, perché la paura non ci blocchi mai, ma ci guidi come un limite costruttivo nel  cammino insieme ai nostri figli.

in collaborazione con Mellin Fidati del cuore

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2 COMMENTI

  1. La paura, la rabbia… quello sapevo che me le sarei dovute aspettare… ma la frustrazione, quella è stata una scoperta e una grande lezione di vita.
    Concordo: ogni tanto ci si deve fermare e ripassare i fondamentali 🙂

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