Le emozioni dell’imparare

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E’ destino dell’uomo continuare ad apprendere, per non rimanere indietro nell’evoluzione della società a cui appartiene: una volta era imparare a contare, a fare dei segni per ricordarsi le mercanzie, poi divenne scrivere e leggere, apprendere delle arti, adesso le generazioni più anziane vengono messe a dura prova dal touchscreen, dalle app o semplicemente dalla scomparsa del cellulare “che fa solo il telefono”.
Imparare, apprendere, significano cambiare, evolvere.

Foto ©Daniel utilizzata con licenza Creative Commons
Foto ©Daniel utilizzata con licenza Creative Commons

La paura e la curiosità

Potremmo essere curiosi, felici di apprendere, di muoverci verso una nuova direzione… Ma..
Potrebbe anche accadere che una delle emozioni protettive di base, la vergogna, risuoni come un allarme, se ci sembra di non essere all’altezza dei nostri compagni, affinché noi si riesca a dimostrare al nostro gruppo che siamo a livello di tutti gli altri, che comprendiamo le regole che tutti comprendono.
A braccetto con la vergogna, potrebbe intervenire la paura, a spronarci a fare del nostro meglio, perché fuori dal gruppo, è difficile sopravvivere.
Le reazioni immediate, di sopravvivenza, a cui spronano queste due emozioni, non sono tanto compatibili con la razionalità, i sistemi, i metodi con cui agevolare un apprendimento: più temiamo di non stare al passo con il nostro gruppo, più temiamo ciò che ci giudica e rende diversi, meno siamo capaci di muoverci al passo del cambiamento.

D’altra parte, un pizzico di vergogna e di paura, quando superiamo una qualunque prova di apprendimento rendono ancora più preziosa la meta a cui, orgogliosi, siamo arrivati, aumentano la stima in noi stessi, ci rendono felici e soddisfatti, curiosi e desiderosi di metterci ancora alla prova, di scoprire.
La curiosità è un ottima compagna: consente di superare la noia e di approcciarsi con fiducia al nuovo.

L’emozione cristallizzata

Come sempre accade, quando continuando a vivere certe emozioni, o a essere definiti sulla base di certe emozioni, rimaniamo “appiccicati” alle loro definizioni, e finiamo per non essere più Marco o Filomena che si vergogna di non sapere il tedesco, ha paura di perdere il lavoro e decide quindi di studiarlo per migliorarsi e giorno dopo giorno, imparando, scopre aspetti nuovi di sé, scopre di poter imparare, scopre nuove potenzialità che diventano sue proprietà…. no, siamo solo il bambino che si deve vergognare di aver paura e di non essere riuscito a imparare a nuotare per quello. Non è un attraversare emozioni che sono “nostre”. È diventato l’essere schiavi di un’emozione cristallizzata, che non ci libera, non ci fa scoprire qualcosa di noi, non ci lascia esistere indipendentemente da lei, ma ci rende incapaci di vivere con semplicità tutte le emozioni legate all’apprendere per essere, semplicemente, un momento spaventato e un momento fiero e soddisfatto.

Riappropriarsi delle emozioni

Direi, semplicemente, dalla gioia di esserci, di riappropriarsi delle emozioni e di guardarle piccole per quanto sono piccole. Mi vergogno, del basso voto, del vuoto di memoria, del compito dimenticato… bene, ho scoperto qualcosa di me. Ora vado oltre, vediamo che cosa mi dà… gioia, curiosità, voglia di imparare… è un metodo di insegnamento? La stima di una persona? Un risultato? L’apprezzamento dei compagni?
Pian piano, camminare tra un’emozione e l’altra consente di ricostruire un equilibrio sano, in cui imparare e apprendere sia una caratteristica del mio essere umano, una caratteristica in cui mi ritrovo con gioia per essere sempre più “cresciuto” ma allo stesso tempo più “vicino a ciò che sono veramente”.

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