L’economia e la finanza vanno capite da piccoli

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– Andrea, non ho spicci, prendo 5 euro dai tuoi soldi, poi te li ridò appena cambio.
– Si ok, ma…
– Te li ridò eh, che non ti fidi di mamma?
– No, ma se poi te ne scordi?
– Ma figur… ehm… Ma no dai, me lo ricordo.
– Fai così: metti un foglietto nel mio portafogli con scritto che hai preso 5 euro.
– Bravo! Mi sembra un’ottima idea. Ecco il foglietto, ho scritto: ho preso 5 euro.
– Ok.

– Mamma, scusa…
– Dimmi
– Dovresti firmarlo questo foglietto.

Ecco. Abbiamo appena assistito al concetto di “ricognizione di debito” elaborato in via del tutto autonoma da mio figlio. Il dialogo risale ad almeno un paio d’anni fa, quindi intorno ai 10 anni.
Per poter avere quei 5 euro, ho dovuto fare le cose per bene: scrivere la somma esatta che avevo preso, mettere la data e firmare. Alla restituzione dei 5 euro, ho riavuto il mio foglietto, e così anche il concetto di cambiale lo possiamo archiviare come già appreso.

Se un bambino di 10 anni elabora da solo che per prestare del denaro serve una garanzia, un contratto e anche una sottoscrizione, vuol dire che l’economia e la finanza sono, in realtà, concetti semplici, che possono e anzi devono essere spiegati ai bambini. Prima di tutto va spiegato con naturalezza e fin da piccoli il rapporto con il denaro, perché una corretta gestione delle proprie risorse anche economiche, ampie o limitate che siano, secondo me, nella vita è un tassello importante che va a costruire la libertà personale di ogni individuo.

foto di Kecko utilizzata con licenza CC
foto di Kecko utilizzata con licenza CC
Del resto, potremmo davvero tenere lontano i bambini da concetti di economia e finanza in una società come la nostra? Tutte le volte che spieghiamo, anche ai più piccoli, che non si può comprare tutto quello che vedono nei negozi o in TV, perché il denaro non è illimitato; tutte le volte che giustifichiamo la nostra assenza da casa, dicendo loro che mamma e papà devono andare a lavorare per guadagnare il denaro che serve a tutta la famiglia; tutte le volte che cerchiamo di far capire loro che il bancomat non dà soldi senza limite a tutti, ma solo a chi li ha messi in banca per conservarli; in tutti questi frequentissimi casi, stiamo dando ai nostri figli i concetti basilari dell’economia e dell’educazione finanziaria.

Quella con i soldi, infatti, è sempre una relazione complicata durante la crescita: se mancano in famiglia, non è certo piacevole; ma se ce ne sono e vengono elargiti con facilità, se ne può avere una percezione distorta. L’educazione alla consapevolezza serve in ogni caso e serve ancora di più da quando, come accade oggi, il denaro è smaterializzato.
Noi, da bambini, eravamo abituati all’idea che un’acquisto avvenisse in un negozio, nel quale si andava fisicamente, nel quale era necessario passare alla cassa e, nella maggior parte dei casi, consegnare delle banconote. Era così piuttosto facile intuire l’entità della spesa e comprendere lo scambio tra denaro e oggetto acquistato.
Oggi invece per i nostri figli è molto più difficile percepire questo concetto di scambio, se tutti acquistiamo dal divano di casa cliccando su un pulsante. Ci sono tanti passaggi da spiegare: la carta di credito, il deposito dei soldi guadagnati in banca, l’e-commerce e i pagamenti via internet.
Loro, da nativi digitali, hanno senz’altro gli strumenti culturali per comprendere questi passaggi, ma noi ci ricordiamo sempre di spiegarli? Perché non si può più dire a un bambino che non è possibile comprare tutto, altrimenti finiscono i soldi, se questi soldi non sono visibili. E’ necessario spiegare molto di più di quello è toccato fare ai nostri genitori.

Per questo è una buona palestra dare ai bambini una paghetta da gestire. Da una certa età, poi, magari dopo i 10 anni, potrebbe essere molto istruttivo anche spostare qualche soldino risparmiato da loro con quella paghetta, su una carta di credito ricaricabile a loro dedicata (ovviamente pochi soldi alla volta), per fargli sperimentare concretamente e, sotto la nostra guida e assistenza, l’acquisto di prodotti online con i loro soldi.

Convinta da sempre che l’educazione economica rientri nell’idea più ampia di educazione che un genitore dovrebbe saper offrire ai suoi figli e che parlare da piccoli di denaro è un buon modo per farlo scendere dal piedistallo del “fine”, per farlo rimanere sempre un “mezzo”, ho apprezzato molto il progetto GRANDE! di Bper.
Bper Banca ha ideato un progetto educativo che si rivolge sia le scuole che alle famiglie, per coinvolgere i bambini tra i 6 e gli 11 anni, in un percorso di gioco educativo che spieghi i principi economici e della finanza in un linguaggio semplice e immediato.
Il sito dedicato è di per sé un percorso di gioco, diviso in diverse ambientazioni che rappresentano momenti di vita quotidiana e che fanno sperimentare concretamente esperienze di rapporto con l’economia: la moneta, il mercato, la banca, lo scambio, il risparmio, ma anche concetti più complessi come le tasse, l’IVA, la domanda, l’offerta, l’inflazione, il deficit, il debito pubblico.
GRANDE! è un progetto che non ha paura delle parole difficili, anzi, affronta temi che spesso non sono chiarissimi anche agli adulti e vuole rendere l’economia non solo facile per i bambini, ma soprattutto interessante per loro.

Per capire l’accuratezza del progetto GRANDE! vi propongo tre video tra quelli presenti sul sito che mi sono sembrati un ottimo esempio di come argomenti complessi possano essere spiegati con semplicità eppure con precisione.

Ecco cosa mi piace davvero del progetto GRANDE!: considera i bambini interlocutori attenti e meritevoli di informazioni accurate e complesse, perché non c’è concetto impossibile da spiegare se si usa il linguaggio giusto e perché, proprio i bambini, non ammettono spiegazioni imprecise.

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