E volendo ritornare a lavorare?

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Per quanto una gravidanza sia “programmata”, “attesa” o semplicemente sia avvenuta nel “momento giusto”, mi sembra sempre più condiviso e condivisibile il pensiero che quel che accade “dopo” rappresenti un evento destinato a modificare molti degli equilibri prima raggiunti dalla donna.

Tra gli equilibri, o i non equilibri, c’è – spesso, quasi sempre – il rapporto con il lavoro (o con la ricerca del lavoro). Ed ecco che quello che si era, man mano che si risolvono i “problemi” del primo periodo, riemerge e ci richiama a riprendere in mano frammenti della nostra identità (o semplicemente, a un certo punto gli eventi ci costringono a rispondere o a necessità economiche o a richiami di carriera o a decisioni nei confronti del datore di lavoro).

A me, è accaduto così… avevo dei desideri, dei pensieri e delle idee su me stessa, su quando sarei rientrata e come. Ma come spesso accade, non tutto è andato come speravo girasse e mi sono trovata a riorganizzare tutta la mia vita.

Quando l’ho provato a raccontare – in presa diretta – qui (la Pulce aveva 8 mesi), iniziavo così:

“Mi piace molto fare i puzzle.
O meglio, mi piaceva. Ora che il mio tempo è dedicato ad “altro” ho qualcosa di meglio su cui spaccarmi la testa: gestire la Pulce dal momento in cui sono tornata al lavoro …
Metto nero su bianco alcuni antefatti, anche se immagino siano super super conosciuti da tutti o – se troppo personali – condivisibili.”

A distanza di qualche mese, trovo giusto apportare qualche modifica, sperando possa essere utile a qualcuno.

Antefatto numero uno – il congedo di maternità
La maternità obbligatoria (obbligatoria per i dipendenti e i contratti atipici) è finita quando la Pulce ha compiuto tre mesi. Al massimo (ma ecco il primo incidente sul mio percorso) sarebbe potuta durare fino a quando avesse compiuto quattro mesi.
Visto a posteriori, fino a quando era – davvero – una briciolina….
La maternità facoltativa, se presa da entrambi i genitori è di 11 mesi. Però deve essere concessa e concordata con il datore di lavoro e dopo i 6 mesi – a meno di casi particolari – non dà diritto a rimborso, neanche parziale.
La maternità facoltativa però può essere goduta anche per giornate singole (a patto di “interrompere” la pausa del weekend), facendo specifica richiesta mensile all’INPS.

Antefatto numero due – le strutture
Gli asili nido non sempre ci sono, non sempre hanno posti disponibili, non sempre accolgono i bambini a partire dei tre mesi.
A seconda delle Regioni e dei Comuni possono esserci proposte diverse: baby parking (a ore), tate famigliari, baby sitter “convenzionate”, asili privati … molte di queste soluzioni e proposte sono economicamente piuttosto onerose. Tanto che più di una volta, confrontandomi, ho incontrato mamme che avevano scelto di rimanere a casa perché il loro lavoro non sarebbe bastato a pagare la “soluzione” scelta.

Il punto di “approdo” – per ora – è l’accesso alla Scuola Materna che è regolato in maniera diversa a seconda delle Regioni e dei Comuni.
Se va bene, tra una tappa e l’altra restano “scoperti” almeno 2 anni (se va male, come nel mio caso, ben oltre i 3 anni).

Antefatto numero tre – gli aiuti in famiglia
Non sempre sono a disposione figure di famiglia disponibili ad aiutare (o da cui siamo disponibili a farci aiutare!). Nel nostro caso, abbiamo potuto fare riferimento su un nonno un paio di mattine alla settimana.

La nostra “soluzione”
La nostra soluzione è stata costruire un mix ad hoc. Mai avrei rinunciato al lavoro. Ma nello stesso tempo alcune soluzioni “private” erano davvero proibitive (economicamente parlando ma non solo, certe liste d’attesa sono più eloquenti di un no!) …
Siamo stati però agevolati dal fatto di avere una vita professionale particolare, divisa – sia io che mio marito – tra un lungo part time e attività da libero professionisti.
Sistemando un po’ di qua un po’ di là le tesserine, che cosa ne è venuto fuori?
Dopo tre mesi di maternità facoltativa, ho chiesto (e ottenuto!) di rientrare al lavoro modificando il mio orario (quello non “da casa”, ovviamente) e trasformando alcune mattine in pomeriggi.
Nelle mattine in cui io lavoro per alcuni mesi è rimasto a casa mio marito (che ha preso congedo parentale facoltativo per qualche giorno a settimana, calendario alla mano), poi c’è stato il nonno e quando il nonno non ci arrivava, le mie ferie o i miei recuperi (o, in extremis, la nonna da lontano).
I giorni in cui io lavoro al pomeriggio, tengo laPulce al mattino e poi la “rimbalzo” a MrWolf durante la pausa pranzo.

Quest’organizzazione dura ancora adesso. In totale, sarà durata praticamente un anno – abbiamo ottenuto un posto dalla fine dell’estate presso un mininido (ovviamente, part time).

Pregi.
Organizzare una soluzione ad hoc cercando di difendere gli interessi di tutti (compreso il mio diritto a lavorare) mi ha dato grande soddisfazione (oltre ad aver indubbiamente accresciuto le mie capacità di pianificazione).

Mi ha anche aiutato a dare delle priorità importanti alle esigenze della casa e alle cose da fare con laPulce, oltre a farmi accettare la stanchezza: non si può fare tutto!

Mi ha insegnato ad affidarmi a mio marito, a delegare in pieno la gestione della bambina e a apprendere tantissimo anche dalle sue osservazioni e dalla sua relazione con laPulce. Lo stesso è accaduto con il nonno.

Mi ha insegnato a ottimizzare i tempi per continuare a realizzare il lavoro che ho sempre seguito “da casa” (ma a cui non posso dedicarmi quando LaPulce è sveglia).

Dubbi.
In molti me ne hanno istillati, soprattutto per il rischio di inibire l’indipendenza della Pulce o “viziarla” o peggio, privarla di quanto può essere stimolante e arricchente frequentare l’asilo nido.

D’altra parte alcuni preferiscono che i bambini stiano a casa quando sono più piccoli, perchè questo stare con persone conosciute dovrebbe infondere in loro più sicurezza.

Considerazione finale
Dopo quasi un anno di esperienza, tante giornate a giocare in ludoteca o al parco e l’attenzione a uscire, a fare attività nuove e a incontrare bambini, ho di fronte a me una bambina curiosa e indipendente, in grado di allontanarsi da me per giocare (o per trovare il sacco dei biscotti in ludoteca, ma questa è un’altra storia).

Ma soprattutto, sono al mio posto, a fare il lavoro che mi piace. E anche se ho dovuto fare i salti mortali, so che ne è valsa la pena e che – grazie all’intervento di tutti, soprattutto il papà – è stato un tempo davvero ricco per tutti noi.

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5 COMMENTI

  1. buon per te che sei riuscita a modificare gli orari del tuo lavoro… purtroppo non tutti i titolari concedono quel che talvolta sembra inconcedibile ma in realtà è solo un mettersi d’accordo… basta parlare dirai tu..
    del resto è facile quando non hai un capo che al colloquio ti chiese: ma tu farai figli?
    Italia… 🙁 io son in ansia perchè dovrò rientrare a gennaio, senza l’aiuto di nessun nonno. Conteremo su di noi e qualcosa faremo…

  2. òRoberta, anche noi abbiamo attraversato la stessa fase intorno ai 7 mesi e mezzo 8 della pulce, proprio con il nonno – consiglierei lo stesso che ti dice Serena – tenere duro ed essere confidenti. L’unica cosa con cui cercavo di allenare la pulce era fare spesso il gioco del cucù, magari aiuta, se non altro, te. facci sapere

  3. ciao a tutte, aggiungo in ritardo una riflessione a questo post, visto che sto spulciando il sito in cerca di qualche dibattito su baby sitter e le fasi di attaccamento ai genitori e non mi pare di averne trovati.
    Io lavoro (prevalentemente) da casa e Elio, che ha 7 mesi e mezzo, sta da due mesi e mezzo, per tre mattine alla settimana, con una baby sitter (che ci piace molto), ma da qualche settimana ha degli attacchi di pianto lunghi e incontrollabili ogni qualvolta io esco di casa (nella maggior parte delle volte io sono in casa a lavorare davanti al pc mentre lui gioca o va a passeggio con la baby sitter), cosa che fino a poco fa (e precisamente fino a che l’influenza non l’ha scombussolato) non accadeva.
    Pur con i vari incastri che facciamo io e il mio compagno per stare più tempo possibile con Elio abbiamo proprio bisogno di una persona che ci aiuti (al nido potrà andare solo a settembre) e mi chiedevo se qualche mamma ha volgia di condividere la sua esperienza di costruzione della relazione con la baby sitter, specie in queste fasi “toste” di attaccamento. Peraltro a breve dovremo cercare un’altra baby sitter e vorrei iniziare con il piede giusto per far sì che per Elio sia un bel momento della sua giornata e non un’agonia in attesa del ritorno mio o di suo babbo.
    Grazie!

    Roberta

    • @Roberta intorno agli 8 mesi c’è una fase di attaccamento molto marcata. Sembra che i bambini prendano un po’ più coscienza del fatto che la mamma è in grado di allontanarsi e iniziano a preoccuparsi di più. Mi ricordo che Pollicino che fino a quel momento potevo tranquillamente mollare in braccio ad estranei senza suscitare in lui il minimo alzo di sopracciglio, ha improvvisamente iniziato a piangere se mi allontanavo di mezzo metro. Non mi creerei troppi problemi se fossi in te. Asseconda il suo bisogno di vicinanza in questa fase, ma non impedirgli di vedere baby sitter e altri adulti e vedrai che passerà senza grandi problemi.

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