Doppi compiti e gruppi WhatsApp

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Alcuni insegnanti assegnano molti compiti, altri quasi niente. Quando si hanno più figli, soprattutto se gemelli, queste differenze possono essere difficili da gestire e accettare. Possiamo sfogarci su gruppi WhatsApp, parlare con l’insegnante, cercare di cambiare lo stato delle cose. Ma non sempre questa è la strategia migliore per aiutare un figlio.

“Mamma ho finito i compiti!”
“Io invece no”.
“Ah no? È quanto ti manca?”
“Tre pagine di storia, due di scienze, tre problemi, una poesia da imparare a memoria”.
“Urca. Ma in quest’ora cos’hai fatto?”
“Tre schede d’italiano, tre pagine di geografia e due di inglese”.
“Ca… Caspita, ma questo week end ci siamo scatenati?”
No, rispondo tra me e me, in realtà la solfa è più o meno quella sempre.
Uno finisce i compiti in un’ora e poco più, l’altro in più del doppio del tempo. O meglio, all’inizio le proporzioni erano queste, uno si sbrigava in fretta, mentre l’altro malediceva libri e quaderni per il carico elevato.
Adesso le cose vanno diversamente. Pur di raggiungere il fratello per giocare, anche il gemello con il diario fitto di compiti e’ diventato abile e veloce, e riesce a terminare tutto in tempi più che ragionevoli.
Viene con il quaderno in mano mentre sto cucinando, me lo consegna e lo appoggio al piano della cucina girando il sugo al tonno.
“Ripetiamo?”

Foto privata.
Foto privata.

Gli sorrido mentre sfoglio le pagine del quaderno ordinatissimo, scritto in corsivo da grande, con le mappe concettuali colorate sottolineate.
Gli faccio le domande e lui risponde, ha imparato tutto e mi parla senza esitazione, sopportando anche quando perdo le staffe e reagisco in modo brusco per la stanchezza della giornata.
A volte mi trovo a pensare che sia lui ad avere tanta pazienza con me, e non viceversa.

“Ma non dite alle maestre che danno troppi compiti?”, mi chiede un’amica con un figlio della stessa età in un’altra scuola.
Domanda che mi lascia perplessa, anche se rispecchia le abitudini di oggi, in cui i genitori entrano a gamba tesa nelle classi a porte chiuse.
Devo ammettere che l’anno scorso mi ero unita a quei genitori che si lamentavano della mole di lavoro esagerata. Il gruppo whatsapp pullulava di messaggi, e io stessa leggevo e annuivo. La rappresentante, bersagliata da ogni parte, si destreggiava alla bene e meglio, un giorno paladina dei genitori, quello successivo delle maestre. Un colpo al cerchio e uno alla botte, e’ il ruolo suo, si sa.

Ero entrata in questo tunnel, concitata scrivevo anch’io e buttavo benzina sul fuoco. Inconcepibile che un gemello avesse addirittura libri in più a casa per le prove invalsi e l’altro no. Ma perché?
Certi gruppi aspettano solo di essere fomentati a dovere. Più si scrive, più si perde lucidità. Più si legge, più la capacità di riflessione sfuma e la fretta nel digitare annebbia la vista. Si invia il messaggio frettolosamente a quaranta persone e poi improvvisamente ci si pente, ma ormai il danno è fatto.
Risultato? Nessuno.
Abbiamo finito l’anno peggio di come l’abbiamo iniziato.

Davanti a un mare azzurro e limpido mi sono fatta tante domande, alcune riguardavano la serenità dei miei figli e la scuola.
La prima a non accettare certe situazioni ero io, non i miei bambini. Il risultato però ricadeva su di loro, in primis proprio su quel figlio che aveva bisogno più di tutti di leggerezza.
Questo mi sono detta nelle mie lunghe peregrinazioni tra le onde, davanti a un libro o a un bicchiere di vino al tramonto.
Questo ora rispondo alla mia amica che incalza nelle domande.
“Scusa ma non potete dire alle maestre di diminuire i compiti?”
“No, non mi sogno neanche”.

Perché io alle maestre dei compiti non dirò proprio niente, né mi scaglierò contro di loro nel gruppo watsapp della classe, che quest’anno apparentemente è più silente, meno acceso, meno litigioso. Qualcuno chiede i compiti, qualcun altro chiede notizie della festa della scuola, tutto è velato da una magica normalità.
E funziona.
Dal mio cantuccio sono semplicemente zen, serena, rassicurante.
Guardò il diario senza batter ciglio. Lo richiudo e procedo, senza un commento.
“Ragazzi vediamo i compiti?”
“Si’ mamma, guarda quante pagine ho!”
, dice lui.
“Con calma adesso le ripetiamo”
“Sai che oggi la maestra mi ha detto che la sapevo benissimo? Mi ha fatto i complimenti!”.
“E allora vedrai che te li farà anche domani!”

Finita qui, punto e a capo.
Va a scuola sereno, tira fuori i quaderni e studia. Mi chiede le penne e le ricariche per avere il materiale a posto, i ricambi di quaderni in anticipo e i fogli per avere tutto in ordine.
Lo vedo di spalle, fa il suo zaino in silenzio e mi viene ad abbracciare prima di andare a letto.
“Grazie mamma, ora storia l’ho imparata benissimo. Ti voglio bene”.
Anch’io. E non puoi immaginare quanto.

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2 COMMENTI

  1. @mammamedico. Guarda, se ti può essere utile, questo post riguarda i miei figli gemelli, che sono in terza. Il grande però, che non aveva tanti compiti, ora è alle medie e non ha nessun problema, nonostante venga letteralmente caricato di cose da fare. Alle elementari comunque ha acquisito metodo e sicurezza, e questo è il vero bagaglio per il futuro.

  2. da noi è il contrario: pochissimi compiti. e in vista delle medie siamo molto preoccupati che i nostri ragazzi non siano pronti ad affrontare lo studio a casa. abbiamo chiesto di più (facendoci odiare dai nostri figli). ma è cambiato poco…

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