Divorziare non è (solo) questione di soldi

salvadanaioSe vi siete appena separati, suppongo abbiate qualche problema, uno tra i quali, non necessariamente il principale, sono i soldi.

Credo che in moltissimi casi della vita quotidiana, i soldi (e l’acquisto di oggetti) non servano a risolvere i problemi, se non temporaneamente. L’acquisto è una sorta di esorcismo, l’oggetto è spesso un feticcio.
Provate a farci caso. Quante volte provate a risolvere i problemi aprendo il portafoglio o facendo ricorso a un oggetto? Il sistema stesso, se parcheggi al posto di un disabile, chiede che tu risarcisca in modalità monetaria il tuo comune di residenza, perché suppone che tu tieni così tanto ai soldi, che se ti colpiscono nel portafoglio, prima o poi, in maniera del tutto indiretta, imparerai a rispettare i disabili.
Sto male, vado ad acquistare un medicinale.
Mio figlio frigna, lo tappo con il ciuccio, o gli compro le bolle di sapone, o un giocattolo o un giro sulle giostre.
Sono nervosa, fumo una sigaretta (apro una parentesi: l’altro giorno mia figlia Carolina ha chiesto a mia madre perché non smetteva di fumare. Mia madre, senza pensarci, ha risposto che quando non fuma diventa nervosa e urla. Mia figlia le ha chiesto perché, invece di urlare, non prova a cantare).
Sono in ansia perché devo andare in fiera, perché devo sostenere un esame importante, perché qualcosa nella mia vita non funziona, compro un vestito nuovo.
Lui mi ha lasciata, adesso almeno gli scucio un po’ di soldi, così mi sentirò meglio e i nostri figli vivranno più o meno come prima.
Io provo spesso a risolvere i problemi senza aprire il portafoglio, e qualche volta ci riesco.
Non sto bene, se posso vado a letto (ma non posso quasi mai).
Mi si rompe il frizer, provo a farne a meno definitivamente.
Sono in ansia, cerco di capire perché e di risolvere, se è possibile, il mio problema.
Lui mi ha lasciata, non mi sento tanto bene, ma non credo sia (solo) per il conto corrente che piange. C’è molto altro, non misurabile e non risarcibile.

Certo, i figli mica si mantengono da soli. Certo, il tenore di vita di due stipendi che mantengono una casa e una famiglia è più alto di quello di un solo stipendio che mantiene una casa e una famiglia. Voi dovrete rinunciare a delle cose, il/la vostro/a ex dovrà rinunciare a delle cose. Anche i vostri figli dovranno rinunciare a delle cose, e questo è un pensiero odioso. Ma torniamo al discorso del feticcio. Perché vi preoccupate se i vostri figli devono rinunciare a degli oggetti?

Non sarà il fatto che vi sentite in colpa per non essere una famiglia composta?
Vi svelo un segreto: non avete fatto niente di cui sentirvi in colpa. Una relazione è finita, non potete farci niente. Quando le relazioni finiscono, le persone soffrono. Voi, e purtroppo anche i vostri figli. Non sarà l’acquisto di più oggetti a sedare questo dolore.
Dovete inventarvi (anche) un’altra strada.
Avete mai conosciuto un adulto che, della sua infanzia, dica: i miei si sono lasciati quando ero piccolo, si odiavano e cercavano di non trovarsi mai nello stesso metro quadro per più di trenta secondi, l’uno mi utilizzava per riferire cattiverie all’altro, però, pensate che fortuna, mia madre è riuscita ad ottenere un mega assegno di mantenimento, e questo ha fatto sì che io fossi un bambino felice?
Io no.
Ho conosciuto figli in ansia il giorno della laurea perché sarebbero stati presenti entrambi i genitori; ho conosciuto bambini allontanati dal padre o dalla madre per dispetto; ma ho anche conosciuto figli di divorziati, i cui genitori si sopportavano, si parlavano, rendevano ai figli la vita più semplice. Non ho mai conosciuto un figlio di divorziati commentare l’assegno di mantenimento del genitore a cui non era affidato.
E invece, per noi adulti, pare che i soldi siano una rivendicazione fondamentale in caso di divorzio. L’unica metrica del lavoro di un avvocato. La transazione bancaria come prova del funzionamento di una ex- relazione. Dobbiamo quantificare il danno, le spese da sostenere, il tenore di vita prima e poi.
Operare un cambio di paradigma è difficile, e come si diceva l’altro giorno nel post di Barbara “io voglio poter scegliere, sennò non è decrescita felice”. Concordo. Ritrovarsi lasciate/i, con figli a carico e senza soldi non è l’anticonsumismo, il cambio di paradigma di cui ho parlato finora. E’ povertà e solitudine.
Ma per risolvere la povertà e la solitudine, non serve togliere dignità al nostro dolore e ridurre il più doloroso dei fallimenti, che coinvolge e investe anche chi amiamo di più (i nostri figli), a una questione di soldi. E’ molto di più.
Non permettete che il vostro dolore cessi con un assegno. Affrontatelo, accettatelo, godetevelo, e poi distruggetelo, e ricominciate, con meno rancore possibile, che fa male prima di tutto a voi. Con i soldi di cui voi e i vostri figli avete bisogno.

– di Valentina Santandrea aka pollywantsacraker

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15 COMMENTI

  1. […] Una volta fatto questo calcolo si capiscono meglio le implicazioni filosofico e sociali della scelta che si vuole fare, e forse diventa più semplice trovare un accordo. Occhio che qui non è un discorso di cosa sia giusto o sbagliato in assoluto, ma di cosa sentiamo all’interno della coppia che sia giusto o sbagliato. Certamente l’ultimo caso è a totale svantaggio della persona che guadagna di meno, mentre il primo è più equo per permettere un equilibrio economico nella coppia. Finché si va d’accordo e c’è intesa economica qualsiasi sistema scelto va bene. Quando l’intesa non c’è, la scelta di un sistema rispetto ad un altro può fare la differenza tra il rimanere una coppia unita o il divorzio all’ultimo avvocato. E in base a come vi sarete organizzati, potrebbe fare la differenza, tra le altre cose, sul giusto valore da dare ai soldi. […]

  2. “Ma per risolvere la povertà e la solitudine, non serve togliere dignità al nostro dolore e ridurre il più doloroso dei fallimenti, che coinvolge e investe anche chi amiamo di più (i nostri figli), a una questione di soldi. E’ molto di più.
    Non permettete che il vostro dolore cessi con un assegno. Affrontatelo, accettatelo, godetevelo, e poi distruggetelo, e ricominciate, con meno rancore possibile, che fa male prima di tutto a voi”

    Frasi meravigliose!!!!!!Concetti più che giusti ma purtroppo spesso dimenticati!!!!

  3. @Giada, era proprio quello che ho voluto dire. Anche io ricevo soldi dal babbo delle mie figlie.

    @Monlitgirl: se le tue risorse non fossero sufficienti e se né tu nè il tuo ex marito pensaste all’assegno di mantenimento, non tutelereste i vostri figli. E’ giusto che tu lo faccia, è giusto che lui lo faccia. Dicevo solo che c’è anche altro, secondo la mia esperienza. Poi la tua può essere diversa.

    @vale: concordo con quanto dici. Cioè, secondo me se fai fatica forse dovresti chiedere al tuo ex di aiutarti di più, ma saprai fare i tuoi conti. Io penso che si accanisce molto non è detto che prima non fosse molto innamorato, però è certamente qualcuno di molto molto arrabbiato oppure ha un ex veramente molto molto stronz* e deve difendersi.

  4. ma nessuno ha detto il contrario monlitgirl!
    il mantenimento è un atto dovuto ma l’articolo voleva sottolineare come, a volte, i rapporti familiari e amorevoli si riducano solo a quelli mentre ai figli, oltre all’aspetto materiale è dovuto anche e sopratutto l’amore., quello che li ha generati tra l’altro. a volte bisognerebbe litigare di piu perchè quella settimana il padre o la madre sono stai con i figli solo un ora piutttosto per il ritardo di qualche gg sull’assegno.
    🙂

  5. Mi permetto di dissentire. Da madre separata do importanza ai soldi. Per crescer mio figlio. Se potessi eviterei di chiederli al padre. Ma ne sono costretta. A lui ovviamente la cosa non piace. Ma io non mi vergogno a prenderli.
    I figli si fanno in due, sono di entrambi i genitori. Ed entrambi hanno il dovere di pensare alla crescita dei propri figli e di mantenerli.
    Non credo sia giusto demonizzare chi percepisce l’assegno di mantenimento per il figlio. D’altronde è’ la coppia che si lascia…. Non si lasciano i figli.
    La serenità di mio figlio e’ la cosa più importante, ma anche mantenerlo.

    Ripeto, se fossi milionaria non chiederei nulla a nessuno, ma non voglio neanche essere criticata in quanto non solo lo prendo l’assegno di mantenimento, ma lo pretendo (il padre certamente può versarlo…..altrimenti sarebbe un altro discorso!!). E non è’ una questione di ripicca o di vendetta. Ma è’ semplicemente giusto che entrambi i genitori (in proporzione alle proprie possibilità’) mantengano i propri figli.

  6. Dal “di qua della scrivania” mi sento rinfrancata da quello che scrive Polly.
    L’ho scritto giorni fa in una memoria di costituzione: il ricorso per il divorzio parlava solo di soldi, ma le questioni da affrontare erano tutt’altre. Del tutto omesse.
    Voglio mandare il link a questo post a qualche cliente con il quale ho un rapporto di confidenza e so che potrebbe far bene leggerlo
    Grazie Polly

  7. Sono fortunato, non ho provato l’esperienza della separazione da nessuno dei due lati del problema. Però l’articolo è proprio bello e, come sempre, lo girerò al mondo perché trasuda speranza.
    E ce ne vuole tanta.

  8. Ciao,
    voglio commentare qui per spiegare al meglio la mia opinione perchè è una tematica a cui tengo particolarmente.
    Sono separata, quindi parlo ahimè per esperienza diretta.
    Non prendo un soldo di assegno, dividiamo a metà le spese della bimba, ma io non ho voluto nulla. Con fatica, spesso, e mille pensieri e preoccupazioni, ancora più spesso. Ma non ho avuto dubbi fin dall’inizio. Se si è amato tanto una persona non si può immaginare di arrivare a tali livelli per “ripicca”, “vendetta” o altro.
    Ho preso io la decisione della separazione, con un dolore interno che si vedeva fuori (ho perso 8 chili in un anno, e già ero magra prima), e mai mai mai nella vita avrei voluto far soffrire più di quanto stessi facendo la persona che con me ha diviso anni, progetti, e un figlio.
    Non dico sia giusto un comportamento rispetto all’altro, ma penso che ci sia una grossa differenza da avere in mente.
    Per me chi vuole “spillare soldi” all’ex partner non aveva amore nemmeno prima, l’amore per me è altro.
    Ritengo però che al giorno d’oggi vivere con uno stipendio solo, un affitto da pagare e un figlio da crescere tolga il sonno.
    Se il dolore cessasse con un assegno sarebbe troppo semplice

  9. @barbara: è ovvio, c’è caso e caso, se non dormi perché non riesci a comprare da mangiare, chiaro che lotti per 100 euro in più. Quello che volevo dire non è che dobbiamo far morire i nostri figli di fame pur di non parlare di soldi con l’ex, ma non sottovalutiamo tutta la parte emotiva della faccenda, cercando di tagliar corto con un risarcimento monetario. Come procuriamo da mangiare ai nostri figli è un problema nostro, non dei nostri figli.

    @elisa: “doveroso”: brava, hai centrato il punto.

    @gloria: condivido tantissimo quello che dici, noi spesso stiamo tutti assieme. Però credimi, non è sempre possibile, specie quando entrano in ballo nuove compagne e nuovi compagni.

    @giada: 🙂

    @barbara: grazie, bellissimo commento

  10. Non lo so, da quello che mi vedo intorno ti risponderei che questo discorso sarebbe validissimo, in un mondo perfetto. Nella maggior parte delle famiglie che conosco uno o entrambi i genitori non hanno assolutamente idea del costo della vita di una famiglia, e qualunque assegno di mantenimento propongano appare francamente ridicolo. Ho sentito dire a un genitore non convivente che le stampelle comprate al volo per un piede ingessato non erano state un acquisto concordato e quindi non avrebbe partecipato alla spesa. Questi sono i genitori che ti dicono che a mangiare in uno o in due è uguale. E si tratta di famiglie, come la mia e quindi capisco benissimo, dove 100-200 euro al mese in più fanno davvero la differenza fra le notti insonni a preoccuparsi e le notti tranquille.
    Sono d’accordo che ci siano cose ben più importanti dei soldi, ci mancherebbe, ma spesso i problemi economici sono antecedenti alla separazione, e allora il genitore che si ritiene più sacrificato cerca anche di costringere l’altro a prendere coscienza delle responsabilità che ha. Ci sono tante coppie che non si separano proprio per problemi di soldi, oltretutto. E questo forse è ancora peggio.

  11. Grazie per questo post POlly. La nostra è una famiglia allargata, mio marito viene da un precedente matrimonio e posso dire che la fatica economica è stata un peso negli anni, ma lo sforzo di andare oltre è stato così forte da permettere ai figli di amarsi follemente (ora sono in 4), perchè tutti gli adulti in questione (ci metto pure me stessa) han cercato l’equilibrio, difficile a volte, ma doveroso. Credo che la qualità dei rapporti sia una cartina tornasole di come sono state gestite le cose

  12. Io sono figlia di divorziati, in un tempo in cui eravamo “mosche bianche”. A quel tempo non lo capivo, non sapevo cosa avrei voluto a parte vedere i miei genitori ancora insieme. Oggi un mio amico che si è separato da un anno, me lo ha fatto capire: avere ancora dei momenti ( e quindi dei ricordi) di famiglia. Questa estate hanno fatto le vacanze tutti insieme, ex-moglie e figli. Perchè le vacanze erano un piacere per i bimbi e che piacere sarebbe stato senza uno dei genitori? Non sto dicendo che sia facile, non sto dicendo che sia una ipocrisia. Loro hanno trovato il loro equilibrio sulle cose che reputano importanti per i figli.

    Certo ogni divorzio è a se’, ma se possibile è questo il consiglio che darei a una coppia che si separa. Cercate di trovare il modo di essere ancora, ogni tanto, una famiglia.

    La domenica per me era un giorno speciale: papà non lavorava e si andava a comprare il pollo in rosticceria (probabilmente a mia madre usciva dalle orecchie). Ma sono queste le cose che poi mi sono mancate. Non il fatto che il nostro stile di vita fosse più o meno abbiente, ma le esperienze che potevo condividere con entrambi i genitori.

  13. Da figlia di separati, e da madre, non posso che condividere!!il ricordo più dolce, bello e per cui ringrazierò sempre mia madre sono le domeniche mattine insieme con i maritozzi conla panna o al gIanicolo per lo sparo del cannone.io non so neanche quanto mia madre percepiva per me..poi papà lo portò via un infarto a 41 anni, e li le cose cambiarono ma i ricordi più belli avuti dalla separazione li portò nel cuore e narro a mio figlio ogni episodio di quella vita separata ma felice.

  14. Hai ragione e ne avevamo anche parlato ultimamente con alcuni amici.

    Quando ti lasci è un tale terremoto emotivo che va a toccare una serie di certezze base della vita, che in qualche modo parlare di soldi è la cosa più facile. Perché un dolore, un senso di fallimento, l’ idea che stai facendo del male ai figli, se ci sono, non sono quantificabili, sono solo devastanti.

    I soldi invece li quantifichi e servono per spostare il problema su un terreno meno fragile e pericoloso, perché le emozioni devastanti sono difficili da gestire, spesso abbiamo paura che se spalanchiamo le porte della rabbia, della delusione, dell’esclusione apriamo un vaso di Pandora che finirà per distruggere tutta la nostra vita. E i soldi sono la cosa meno vicina e meno dolorosa di tutto questo, quindi è umano e naturale buttare tutto lì sopra, come un feticcio.

    Quando dici: vi svelo un segreto, non avete fatto niente di cui sentirvi in colpa, dici la cosa più importante.

    Del che ringrazio.

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