Un venerdì al Disney store di Roma

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dysney-store-romaPuoi avere, da adulto, tanti bei concetti e convinzioni nate dalla maturità riguardo il mondo Disney. Poi, quando t’invitano – per rappresentare GenitoriCrescono – all’inaugurazione del negozio di Disney Store di Roma Via del Corso, te li dimentichi tutti. Un po’ perché tanti personaggi Disney hanno segnato la tua crescita, un po’ perché sono tutti diversi da quelli – egualmente disneyani – che stanno segnando quella dei tuoi figli, vi ritrovate tutti e quattro – mamma non blogger compresa – davanti al negozio con l’invito in mano e gli occhi brillanti. Forse, ti dici, là dentro ci sarà ancora quel bambino che fischiava il madrigale di Robin Hood o che ha ritrovato in Cars i sogni perduti delle sue macchinine.

Il negozio appare subito molto funzionale e frutto di una progettazione ben meditata. Si entra in un grande spazio percorribile sia dritti verso il megaschermo di fondo, sotto il quale c’è la batteria di casse, sia girando qua e là tra isole basse e scaffali a parete, divisi solo per genere – a sinistra i personaggi immaginati per i bambini, a destra per le bambine. Divisione che ormai – possiamo dirlo, non è una critica – non ha forse molto senso, dato che per esempio sempre più bambine desiderano gadget di Spider Man e sempre più bambini non si vergognano di avere qualcosa di una fior di principessa come Merida. Per esempio, io. Ma ci torneremo più avanti.

Il personale è molto cordiale e sollecito nell’interpretare i desideri dei bambini. E poi sono, mostrando la differenza tra un “Disney Store ufficiale” e un negozio di giocattoli generico, estremamente preparati: i piccoli sparano domande a bruciapelo per le quali servono freddezza da pokerista e preparazione enciclopedica, e i nostri eroi in camicia a quadretti non sbagliano un colpo, indirizzando tutti verso i propri desideri – e aiutando i genitori che invece hanno idee vaghe e pazienze già molto provate.

Per questa giornata dedicata a giornalisti e blogger ci sono a disposizione due ottimi disegnatori, Marco Gervasio per gli eroi e Giada Perissinotto per le principesse. Mentre i miei figli sono riusciti a farsi disegnare live un Paperino e un Topolino, la mia Merida avrebbe dovuto attendere una fila chilometrica – uffa, sarò l’unico bambino a uscire scontento. Pazienza, perché comunque mi sono tolto la soddisfazione di farmi spiegare un piccolo – per me – mistero commerciale direttamente dal gentilissimo Gian Paolo Scrivano, country director di Disney Store Italia, lì presente.

Mi spiega Gian Paolo che non tutti i prodotti Disney visti nelle pubblicità sono disponibili nei Disney Store, perché questa catena è una diretta emanazione di The Walt Disney Company; ha prodotti disegnati esclusivamente per i propri negozi sparsi nel mondo, e non anche tutti i prodotti che Disney concede in licenza ad altri. Per contenerli probabilmente non basterebbero tutti i negozi di Via del Corso: la catena Disney Store ha una scelta decisamente più ampia degli altri negozi (anche per tipo: abbigliamento, gadget, DVD, non solo giocattoli) e un rapporto qualità-prezzo in genere molto migliore dei prodotti concessi in licenza. I miei figli, usciti con il cannone a ripetizione di Zurg e due modellini di Cars, possono testimoniarlo. Io, “vecchio” utente Disney, sono rimasto sorpreso nel trovare il merchandise di Star Wars nel negozio; ma in fondo trovare vicini mondi tanto amati non è affatto male, e ne ho approfittato.

Lo stesso Gian Paolo illustra poi a tutti la novità più magica introdotta in questo negozio: la cerimonia di apertura, con la quale quotidianamente si chiederà a un bambino di introdurre una chiave nel grosso lucchetto del negozio, per liberare l’immaginazione e iniziare la giornata del Disney Store di Roma, così come avviene in tutti gli altri sparsi nel mondo. Lasciar sognare tutti attraverso gli stessi profondi e simbolici personaggi è in forse il segreto dell’arte Disney; che ovunque il negozio Disney inizi la giornata allo stesso modo è l’espressione di questa capacità di coinvolgere i bambini di tutto il mondo.
Ce ne torniamo a casa stanchi di emozioni e di sogni, ma pieni di idee e di promesse.
E’ proprio l’effetto Disney.

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