Dipendenza da internet

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dipendenza_internetGiorni fa ero in un bar e ho notato accanto a una macchinetta del videopoker (ahimè, cerco di evitare i bar che le hanno istallate, ma purtroppo sono sempre più diffuse) l’annuncio di incontri organizzati da un’associazione per la cura delle “nuove dipendenze“.
Quale posto migliore per proporre la propria attività psicoterapeutica! E quanti di noi trovano biasimevole chi gioca migliaia di euro attaccato a un videopoker per ore! Siete d’accordo con me: è scandaloso ridursi sul lastrico per la dipendenza dal gioco, per di più tanto squallido e meccanico…
Scusate, quante volte avete controllato le email sullo smartphone da stamattina? E ieri sera dopo che i bambini sono andati a letto, cosa avete fatto?
No, no, non voglio accusarvi di essere dipendenti da internet, però riflettiamo insieme.

La IAD (Internet Addiction Desorder), ovvero la dipendenza da internet è una delle nuove forme di dipendenza. Non ne sono colpiti solo i giovani, ma anche gli adulti e la disponibilità di smartphone che si collegano ovunque non ha fatto altro che moltiplicarne gli effetti. Tempo fa poteva essere definito affetto da IAD il nerd sempre chiuso in casa davanti al monitor. Oggi l’internet addicted è tra noi e ci vive, lavora e comunica accanto e di solito fa tutto questo con un cellulare in mano.
E’ quindi possibile che un genitore non riesca a riconoscere l’eccessiva dipendenza dal web del figlio, perché ne è colpito in prima persona, non solo perché conosce poco il mezzo. Paradossalmente è il genitore più “tecnologicizzato” a riconoscere meno quando l’attività sul web del figlio inizia a prendere connotazioni preoccupanti.

Certo, l’allarmismo non aiuta mai a identificare i problemi. Non tutti i ragazzi o gli adulti che trascorrono diverse ore al giorno in rete possono considerarsi dipendenti. Le attività da svolgere il rete sono molte: studio, lavoro, chiacchiere con gli amici, ricerca, informazione, approfondimento, apprendimento di tecniche. E così è piuttosto diffuso che ci si passi tanto tempo.
La dipendenza però è quello stato mentale e fisico che ti impedisce di fare altro. La dipendenza ti limita, ti frena, ti lega, ti imprigiona, ti ossessiona. Diventa il tuo unico pensiero e si sostituisce ad altri pensieri e attività.
L’allarme deve scattare quando un ragazzo smette di uscire per vedere gli amici, smette di aver voglia di praticare uno sport, appare costantemente stanco. No, non quando vi sembra sempre irritabile… quella è semplice adolescenza! 😀

Non è facile neanche per gli adulti gestire il proprio rapporto con la rete. C’è un significativo aumento delle crisi di coppia e delle conseguenti separazioni dovute alla dipendenza di uno o di entrambi dal web. Famiglie in cui il web si sostituisce al rapporto con i figli e con il partner. Non è un male del web, non è la rete a essere cattiva: le dipendenze patologiche cambiano forma, passano dalle sostanze ai comportamenti, ma continuano a colmare gli spazi vuoti con gesti troppo semplici per la complessità della sofferenza e il disagio che riempiono.

E per i ragazzini? Tutto più complicato, più intenso.
Nell’incontro plenario tenutosi a Trieste su questo argomento, nell’ambito di Navigaresicuri, è stato citato un libro molto interessante “Il profumo dei limoni” di Jonah Lynch. “Tatto, olfatto, gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtà, il sessanta per cento.
La tecnologia è bella e libera, ma priva di alcuni sensi. Serve maturità per capirlo, serve averli già sperimentati nella vita per sentirne la mancanza. Sul web perdiamo tre sensi: il che non è un problema per chi ha una vita sociale, ma per un ragazzo che vive la sua vita sociale solo filtrata dal web e lì forma anche la sua educazione sentimentale può essere un grande problema.

E’ in corso un Blogstorming speciale sull’uso consapevole della rete sia da parte dei genitori, che dei ragazzi. Se hai un blog, partecipare ad arricchire il dibattito.

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7 COMMENTI

  1. Elena, puoi contattarci via email agli indirizzi presenti nella sezione “contatti” di “chi siamo”

    Ti lascio qui il mio indirizzo: silvia @ genitoricrescono.com

  2. Salve,
    lavoro per un programma televisivo che andrà in onda in autunno e sarei interessata a contattare qualcuno di voi su questo tema.
    Potete rispondermi alla email dalla quale vi ho scritto.
    Cordiali saluti,
    Elena

  3. Ok, mi sta bene, supermambanana, ma non hai 15 anni. Non crei relazioni solo attraverso il web (si, diciamo che questo lo so per certo, di persona). Hai una vita.
    Il problema sta nell’essere addicted e smettere di essere tutto il resto. Questo è pericoloso e lo è a qualsiasi età.

  4. no, io sono addicted, e non ho nessuna intenzione di curarmi, come mio nonno che diceva ora che ho 90 anni che cavolo mi dite a fare di smettere di fumare? Grazie, ma grazie no 🙂

  5. Esatto El_gae, anche secondo me parlarne aumenta la consapevolezza e la soglia di attenzione che abbiamo nei confronti dei nostri figli.
    Che poi è tutta questione di attenzione, non necessariamente di preoccupazione. E se evitiamo di farli crescere con genitori che hanno sempre lo smartphone in mano, avremo sicuramente già fatto un bel pezzo di strada per quando avranno 15/16 anni

  6. Io ho, fortunatamente, scoperto di non esserne malato solo quando mi sono trasferito nella nuova casa. Non c’è connessione e vivo sereno. E non sono nemmeno in ansia rispetto al controllo delle mail.
    Devo stare attento però perchè, quando invece la connessione è disponibile, corro il rischio di stare sempre con lo smartphone in mano come un adolescente.
    Bene parlarne, aumenta la consapevolezza.

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