Di letto in letto

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Questo guestpost segue a ruota il tema del post di ieri di Serena.
Però Mammamsterdam ci racconta delle sue esperienze di letti familiari in un modo tutto suo: impastato di memoria e di quotidianità, di sensazioni di calore e di piumoni. Perchè quando le cose te le racconta Mammamsterdam, ti sembra di vederle e di annusarle e ti sembra che facciano anche un po’ parte dei tuoi ricordi.

Ai bambini piccoli piace dormire in compagnia, è la sindrome dei gattini in un cesto. Da piccola quando stavo da mia nonna condividevo il lettone con zia Filomena, la mia prozia rigida e devotissima, e anche se non erano coccole, che bello rotolarsi nel suo lato caldo del letto quando lei alle 7 si alzava per andare alla prima messa (e poi ci tornava nel pomeriggio, tutti i giorni). E se eri sveglia al buio sapevi che c’ era qualcuno accanto a te.

Questa esperienza l’ ho condivisa con molte amiche che da bambine dividevano la camera e spesso il lettone con nonne vedove e zie zitelle e che spesso dovevano abituarsi a dormire da sole verso i 10 anni, quando magari le vecchie di casa non c’ erano più o i genitori finalmente erano riusciti a comprarsi o costruirsi una casa per conto loro.

E quando ci siamo trasferiti a casa nuova e i miei genitori orgogliosissimi ci avevano fatto due belle camerette separate, niente, a me di sera veniva paura e andavo a infilarmi nel letto del mio fratellino addormentato. Che all’epoca spesso e volentieri bagnava il letto, ma non fa nulla, meglio un letto umido in compagnia che uno asciutto da sola.

Lo stesso ricapitò quando studiavo e con molte amiche, anche se abitavamo in case diverse, ci riunivamo per dormire insieme e farsi chiacchiere e confidenze core a core in qualche letto. Un po’ lo stesso che facciamo quando vengono gli amichetti dei figli, si mettono per terra dei materassi, li si riempiono di piumini, cuscini e pupazzi (a casa del maschio alfa lo chiamavano un “tettebed” , nome inventato, il letto degli amici in visita pieno di peluche e bambole) e via, tutti insieme fino al mattino dopo.

Perché non è solo per paura, è che a condividere un letto è molto più bello. Mia mamma e le sue sorelle, già adulte e madri a loro volta, a ogni occasione si infilavano nel letto della loro mamma a chiacchierare e dormire.

Io tuttora trovo che con la mamma si dorme molto meglio e quando posso lo faccio. E pur con tutto il rispetto per la privacy, i miei non ci hanno mai mandati via se di notte ci andavamo a infilare nel lettone, o perché faceva freddo o perché avevamo avuto un incubo.

E la domenica mattina mio fratello si era inventato il rituale della colazione a letto dai miei, con mia madre terrorizzata all’ idea del caffè che le si rovesciasse sul piumino, ma quante risate.

Mia suocera invece con i bambini che la svegliavano proprio non riusciva a dormire e si alzava la mattina che era uno straccio, per gli ultimi due piccoli si era inventata un materassino ai piedi del suo letto per chi di notte aveva bisogno di compagnia. Il materassino c’ è rimasto 6 anni, poi quando la piccolissima ne ha compiuti tre è stato sfrattato con grandi proteste del seienne.

Insomma, a casa nostra abbiamo sempre adottato una grande nonchalance con le visite notturne. Ne facciamo solo una questione di comodità piuttosto che di principio. Questo anche se a sera, dopo la storia o il cartone guardato nel lettone, cacciamo tutti al grido di: insomma, è il letto nostro e ci vogliamo stare da soli. Il messaggio chiarissimo è che ognuno ha il suo letto, ma che se ci sono problemi si può sempre scambiare.

Il co-sleeping lo abbiamo adottato troppo tardi, solo con figlio 2, nato dopo due anni e due mesi di insonnia causatami dal fratello. Io sono una di quelle tipiche madri che per 5 anni hanno dormito pochissimo e con quattro interruzioni per notte, il co-sleeping è quello che mi ha salvata mentre allattavo figlio due che ormai dopo qualche mese si era impratichito nel self-service e quasi non mi svegliavo più. (a posteriori consiglio a tutti una poppata notturna in biberon somministrata da qualcun altro, pure alle puriste della tetta per un anno a oltranza come ero io, mannaggiammè).

Poi i bambini dormivano insieme svegliandosi ogni due per tre, ne addormentavi a fatica uno, mettevi a letto l’ altro e dopo cinque minuti erano svegli tutti e due, quello svegliato a forza urlante e stranito ovviamente.

Fino a che anche noi non ci siamo trasferiti in una casa più grande, con due camere separate per i figli e una piccolissima per gli ospiti e da allora nessuno ha più dormito solo. Tranne io o il pater familias che in periodi di stress, stanchezza pregressa, malattia ci rifugiamo nella camera degli ospiti per alcune ore di sonno sereno e non interrotto. Tranne quando ci sono gli ospiti.

Anni fa su una delle riviste di arredamento regalate dall’IKEA c’era questo servizio su letti e materassi che iniziava dicendo: “i bambini nel sonno camminano, meglio essere attrezzati” e c’ erano queste foto di gente che si spostava da un letto all’altro a una camera all’altra per cui nel lettone megadoppio dei genitori al mattino c’erano sei bambini variamente sparsi, che la sera prima erano partiti da una loro cameretta con 3 letti a castello. Noi, ultimamente, uguale.

In una delle camerette c’è un letto a castello e nell’altra, provvisoriamente, un divano letto, per cui i reprobi vorrebbero sempre dormire insieme, ma poi fanno casino e non dormono, allora il patto è che possono ma solo nel weekend, ma poi di nascosto tu pensi che stiano già dormendo e l’uno o l’altro ha fatto traslochi e li senti ridacchiare alle 23. Bastaaaa! Che domani c’è scuola e figlio due ci mette venti minuti buoni per passare dallo stadio di catalessi a quello di incazzatura mattutina.

Io ci provo a fare il rituale, e la storia e mi infilo nell’uno e nell’altro letto a turno per sessioni affabulatorie e se non schianto in uno dei due riesco a trascinarmi nel mio, che nulla è più stancante di cercare di addormentare due bambini che non vogliono. Ogni volta in preda alla disperazione mi dico che io LO SO, che basterebbe uno sculaccione dato con tutti i sentimenti al primo che fa lo scemo, così si mettono a piangere, si addormentano in lacrime per le 20.30 e la mattina sono riposati, vispi e felici, ma non si può e l’energia nervosa che ciò mi crea delle volte mi toglie del tutto il sonno e mi sogno il valium. (Cioè, io non ho davvero la certezza che funzioni, perché ci dovrei ancora provare, ma quando una loro discussione pre-sonno finisce in lacrime funziona eccome).

Allora mi consolo con il rituale del risveglio, cioè come suona la sveglia e io sono intontita dal sonno vado ad accendergli la luce, mi infilo nel letto di uno a caso e ogni 5 minuti faccio: però adesso dovremmo proprio alzarci, finché non lo facciamo sul serio. Oppure proponiamo di venire tutti a farci le coccole del mattino nel lettone.

Poi insomma, va a periodi. Adesso è un periodo che Ennio davvero non riesce a chiudere occhio prima delle 22 e allora me lo porto nel lettone, se mi dice bene gli ingiungo di dormire mentre io sto al computer e a volte funziona. Altre spengo la luce, lo abbraccio a cucchiaino, lo immobilizzo e mi addormento, forse anche lui e poi alle 23 mi sveglio perché ho dimenticato di spegnere i termosifoni, lo metto in piedi, gli faccio salire un piano di scale e lo rimetto a letto senza che quasi si svegli o la mattina se lo ricordi. Io nel frattempo sono sveglissima e nel frattempo mi raggiunge a letto un maschio alfa che la mattina si deve alzare presto. A quel punto vado nella camera degli ospiti, o ci è già andato lui quando ha capito l’andazzo.

ce li guardiamo mentre dormono, o li ascoltiamo respirare.
E comunque a noi in fondo piace un sacco dormire con i bambini. Nulla come l’effetto taumaturgico di un pargolo ronfante accanto quando stai male, hai doloretti vari o la febbre. Ce li guardiamo mentre dormono, o li ascoltiamo respirare.

quando mi sveglio per un brutto sogno io vado subito a mettermi a letto con uno dei figli e mi riaddormento serena
Cosa vuoi che sia, alzarsi ridotto a uno straccio la mattina dopo, o con i piedi di figlio 1 in faccia. Certo, con figlio 2 si dorme meglio, questo è assodato, lo dice pure il fratello. Primo perché è sempre caldissimo, ha ripreso da suo padre. Poi perché quando dorme lo fa assolutamente immobile e con un’intensità e una concentrazione (ma che fa di particolare? Nulla, dorme come se la salvezza del mondo dipendesse da ciò) che da sole rasserenano. Oh, lo dico sinceramente, quando mi sveglio per un brutto sogno io vado subito a mettermi a letto con uno dei figli e mi riaddormento serena. Poi quando mi risveglio e torno nel mio 6 volte su 10 che c’ è già quell’ altro.

Meno male che abbiamo la cameretta degli ospiti o mi toccava appendermi un’amaca in cucina.

di Mammamsterdam

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19 COMMENTI

  1. Brava, Parole Sante!! non potrei essere più d’accordo!!

    Dovrebbe leggerle mia suocera, alla quale nessuno ha chiesto niente ma pensa bene di dispensare consigli e giudizi a destra e a manca.
    Dovrei mettere mio figlio di due anni e mezzo nel suo lettino, chiudere la porta, spegnere la luce e dargli la buona notte, stile caserma…del resto gli attuali 40 minuti di favole, filastrocche e baci con me seduta a fianco del suo lettino non lo renderebbero, secondo lei, un individuo indipendente..e poi sarà tutto troppo oneroso con l’arrivo del fratellino…lo dice per me…ma vaffanc…ops scusate forse dovrei spostarmi su genitori sbroccano!! 😉

  2. Io non ne faccio una questione di pricipio e qualche volta il cosleeping capita, ma mai in tre nel letto matrimoniale. Max 2. Cosleepo col marito o con mia figlia, in alternata. Altrimenti non dormo. Si poteva fare e l’ho fatto, quando lei era minuscola, o, come ho raccontato, nel letto a tre piazze.
    Però sapete quale è per me la vera libidine? Mettermi a stella marina in un letto matrimoniale e dormirci da sola. Mi sveglio felice!

  3. Noi da una settimana circa ci addormentiamo in due e ci risvegliamo in cinque. Non è comodo, il letto per quanto grande non è così grande, ma io ho ben presente il senso di angoscia che mi prendeva, da bambina, quando mi svegliamo nel cuore della notte e sentivo la solitudine del mondo. Per cui non posso far altro che alzare il piumone e far saltare dentro il primo che viene, e poi abbracciarmelo forte per un po’. E con mia enorme sorpresa ho ascoltato mio marito dire che quando arriva figlio grande, e lo sentiamo trottare di talloni ne corridoio, lui fa spazio dal suo lato ed è felice. E teniamo un piumone e due cuscini a portata di mano nello studio, come Mammamsterdam, per ogni evenienza…

  4. Bellissimo post, grazie. Anche io sono come Silvia e Marzia, vi dico solo che in questi giorni di freddo particolare dormo SOPRA al piumone e DENTRO il mio sacco a pelo da campeggio, che è più caldo. Guai a chi mi tocca mentre dormo…
    Il Prof invece chiude gli occhi e sogna, dice che gli dà fastidio la luce ma non è vero, dorme in qualunque situazione. TopaGigia ha passato varie fasi, intorno all’anno di età finiva spesso nel lettone e io sul divano, col mio amato sacco a pelo e cane e gatta permettendo dormivo doppiamente tranquilla: io una stanza tutta per me e TopaGigia col papà.
    Non sento il bisogno di dormire accanto a lei, ogni tanto vado a vedermela nel suo lettino e le faccio pure qualche foto buffa, ma dormire con lei accanto non riesco. La mattina quando si sveglia le dico di venire nel lettone per un pò di coccole, ma non vuole… forse ha preso da me…

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