Del nostro meglio

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Sono incappata, per il consiglio di un’amica, in una serie televisiva: This is us. Si tratta di una classica serie all’americana, con la famiglia, i buoni sentimenti, gli errori e i dolori che si superano con l’aiuto delle persone care e, insomma, tutto quel corollario che abbiamo imparato ad amare dai tempi della familgia Bradford.
Solo che ora gli sceneggiatori hollywoodiani si fanno più raffinati e forse scaltri: i buoni non sono più buonissimi, i sentimenti non sono più proprio del tutto immacolati e tutto è tinto di quella mano di sano realismo che funziona un po’ come i filtri di Instagram: una patina che rende tutto più dramatic.

Foto tratta dalla serie “This is us” – Fox 2016
La serie è molto delicata, ben scritta, con un ottimo cast. Tratta di temi familiari molto concreti, di problemi, dubbi e conflitti vicini a chiunque di noi, pur partendo da una storia familiare non ordinaria. Tratta temi forti, come l’adozione, la malattia, i disturbi alimentari. Insomma, parla della vita delle persone, o meglio delle “brave persone “. E’ una di quelle storie in cui i protagonisti sono persone che cercano di fare del loro meglio, cercano di tirarsi fuori dai problemi per non fare del male alle persone che amano, cercano di proteggere i figli e fare il meglio per loro. Non sempre ci riescono, ma hanno sempre ottime intenzioni.

Ed è questo che mi ha fatto pensare. Il realismo della serie, rispetto ad opere del passato, figlie di epoche più ottimiste, sta soprattutto nel fatto che queste brave persone, che fanno del loro meglio in ogni occasione, non rendono i loro figli persone felici.
Non si conclude ogni problema con la soluzione di un problema, non c’è la certezza che i protagonisti cambieranno in meglio o scioglieranno i loro nodi esistenziali.
Per questo This is us ci assomiglia, assomiglia a noi che viviamo oggi, non ai tempi della famiglia Bradford. Oggi che, in un clima di cauto pessimismo, possiamo ammettere, a noi stessi e alla società, che tutti i nostri sforzi non faranno figli felici.
Perché, nonostante gli sforzi, sbagliamo parecchio, perché ci comportiamo in modo sconsiderato nonostante la buona fede, o perché, semplicemente, non dipende da noi. Per quanto noi possiamo essere genitori accettabili, impegnati e pieni di buona volontà, che non commettono errori macroscopici, anzi, che qualcosa la azzeccano pure, non dipende tutto e necessariamente da noi.

Il nostro impegno non determina la felicità, ma sicuramente può essere rilevante per rendere i nostri figli persone in gamba. Farne, con l’esempio, delle altrettanto brave persone, che tenderanno a fare del loro meglio, a reagire, a darsi da fare, a supportare, a impegnarsi in quello in cui credono.
E forse è questa condizione che possiamo definire davvero felicità: la consapevolezza di aver fatto del nostro meglio. E questa, con tanto impegno, possiamo passarla da genitori a figli.

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2 COMMENTI

  1. Bellissimo Silvia!
    Speriamo che da grandi si rendano conto che ci abbiamo provato al meglio delle ns forze e sempre animati da buone intenzioni.

    Grazie per lo spunto

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