Decluttering, debranding, risparmio

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Il mese di aprile è il mese di rinascita. La primavera fuori dalla porta ci fa sentire vivi e ci viene voglia di un improvviso cambiamento, di rinnovamento ma anche di innovazioni.

In questo periodo normalmente si risveglia in me il bisogno di fare spazio. Spazio fuori, spazio intorno, spazio dentro. Perché senza fare spazio non c’è innovazione, non c’è creatività, non c’è nemmeno la voglia di mettersi a fare qualcosa di nuovo perché poi dove lo metto? Questo mese di aprile quindi lo dedicheremo al decluttering, pratico ed emotivo. Che in fondo non si tratta altro che di fare pulizie di primavera e liberarsi delle zavorre, del superfluo, della polvere negli angoli dimenticati, e di parte del guardaroba (tutto da leggersi in senso pratico e concreto, ma anche in senso metaforico).

Foto Grant MacDonald utilizzata con licenza Flickr Creative Commons
Foto Grant MacDonald utilizzata con licenza Flickr Creative Commons

Cercheremo di dare tagli netti al senso del dovere o al senso di colpa che pesano sul cuore come macigni, soprattutto quando si tratta dei figli, e di quel sentirsi perennemente in difetto con loro. Parleremo di valori, di affetti ma chiaramente anche di giocattoli o di angoli della casa.

Rifletteremo sul potare via come rami secchi le relazioni che, invece di alleggerire e sostenere, pesano. Sul chiedere e dare aiuto e sul perché la pulizia interiore parte proprio dalle relazioni. Senza dimenticare che possiamo eliminare etichette dalla nostra vita: che siano la marca di una maglietta o quelle morali che ci hanno affibbiato o ci siamo attribuiti.

Parleremo un po’ anche del prendersi cura di se stessi con poco, magari iniziando a fare sport o a mangiare bene, e come farlo con coscienza ecologica e risparmio. E non tralasceremo neanche il cambio di stagione negli armadi come spunto per acquisti più consapevoli.

E nell’educazione dei figli cosa possiamo eliminare? Di fronte a una cultura del consumo che ci spinge ad accumulare, possiamo sfoltire giocattoli o gadget tecnologici, possiamo dosare e alternare, per dare spazio alla creatività e alla manualità. Ma perché tutto questo non resti un atteggiamento superficiale, utile a metterci a posto con la nostra coscienza di bravi educatori, quale tipo di “educazione senza” possiamo proporre ai nostri figli? Senza marchi e senza eccessi, ma anche senza stereotipi e senza preconcetti. Senza sprechi materiali ed emotivi. Anche una cultura scolastica meno orientata all’accumulo di prestazioni e concetti, in favore delle competenze potrebbe essere un obiettivo su cui riflettere.

La parola d’ordine ad aprile è dunque ELIMINARE: tagliare, diminuire, scegliere, lasciare, gettare via. E quando avremo fatto spazio forse staremo un po’ più comodi, fuori e dentro di noi.

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10 COMMENTI

  1. Mai come quest’anno mi dedico con profitto e soddisfazione al ripulisti (altro nome del decluttering). Alleggerire la casa, gli armadi, i ripiani, le dispense, il garage eccetera eccetera diventa una specie di via mentale per alleggerire la mia vita. Anche saper dire no grazie quando vogliono per forza passarti un qualsiasi attrezzo o vestito o gioco o libro che poi sai che non userai mai: è proprio un riappropriarsi dei propri spazi. Credo che il decluttering sia molto collegato alla capacità di dire no.

    • Hai ragione ElenaElle. E’ un dire no a se stessi e agli altri quando vogliono darti qualcosa di cui non hai bisogno. Però si può utilizzare lo scambio di oggetti per evitare di accumulare e allo stesso tempo togliersi il gusto di avere qualcosa di nuovo.

  2. io sono purtroppo geneticamente e irrimediabilmente disordinatissima, ma proprio per questo motivo, quando faccio “decluttering” poi sto ancora meglio delle persone mediamente ordinate.
    L’ho fatto in occasione della Festa della Liberazione, per iniziare a liberarmi dei rami secchi del mio gelsomino, dei vestiti vecchi, ma soprattutto di un passato che continua ad entrare dalla porta (purtroppo ha pure le chiavi di casa!).
    Dopo il ripulisti però sembra che qualcosa nella mia vita stia cambiando veramente…

  3. Bello e capita a fagiolo. A me sembra di non fare altro che smistare, tagliare, buttare, da circa un anno. Comincio adesso a vedere qualche sottospecie di risultato 😀

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