Crescere bilingue è davvero facile?

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Genitori alle prese con il bilinguismo dei figli sono spesso pieni di dubbi. Gli esperti da un lato che dicono che il bilinguismo non è un problema ma una risorsa, e che i bambini bilingui se la cavano tanto quanto, se non meglio, dei bambini monolingue, dall’altro ci sono i mille disagi e difficoltà tipiche del bilinguismo che a volte sembrano problemi insormontabili. Crescere bilingue è davvero facile come dicono?

Foto ©marielalessandra utilizzata con licenza Creative Commons
Foto ©marielalessandra utilizzata con licenza Creative Commons

Nell’immaginario collettivo del nuovo millennio avere l’opportunità di crescere i propri figli bilingui, perché la lingua madre dei genitori è diversa oppure perché si vive/ci si trasferisce all’estero, è considerata una fortuna. Tutto verissimo in linea teorica, tuttavia per quanto il cervello umano sia naturalmente “programmato” per apprendere anche più lingue contemporaneamente soprattutto in età infantile, non sempre tale processo risulta indolore per le famiglie che si trovano a dover “gestire” il bilinguismo dei figli in famiglia e fuori.
Le situazioni di difficoltà, in genere, nascono dalla scarsa consapevolezza che abbiamo del processo di acquisizione delle lingue; questo vale sia per le famiglie expat e bilingui, ma vale ancora troppo spesso anche per le istituzioni scolastiche italiane e straniere. Infatti, a livello europeo, vengono finanziati progetti volti a promuovere il plurilinguismo e la diffusione di buone pratiche affinché l’educazione plurilingue sia davvero una ricchezza e non un ostacolo per chi ci si trova in mezzo ( ad esempio softintegrationbilfam – bilingualism matters).
Cerchiamo ora di capire quale possono essere le criticità insite nell’educazione bilingue e cosa si può fare per superarle in tutta serenità, senza farsi assalire dal panico.

Lo sviluppo del cervello del bambino bilingue

Partiamo dalla considerazione che il cervello di un bambino che nasce in un contesto di bilingue è sottoposto ad uno sforzo maggiore rispetto ai coetanei monolingui. Ciò non vuol dire, come spesso purtroppo ancora si crede, che il bambino sarà tardivo nel parlare, perché svariati studi linguistici e neurolinguistici hanno dimostrato il contrario (Traute Taeschner – Il Sole è Femmina – ed. Dinocroc per l’Università e Franco Fabbro – Neuropedagigia delle Lingue e Il Cervello Bilingue – ed Astrolabio), semplicemente acquisirà competenze diverse nelle due lingue in funzione delle esperienze che farà in ciascuna di esse e in funzione del tempo cui sarà ad esse esposto.

Se il bambino è nato all’estero, in una famiglia expat monolingue, avrà un primissimo contatto con la lingua parlata in famiglia e, successivamente, si innesteranno le esperienze con la lingua del luogo (che verosimilmente entrerà nella sua vita nel momento in cui verrà inserito in una comunità scolastica) a seguito delle quali imparerà anche la lingua del luogo in cui vive.

Invece i bambini figli di genitori parlanti due lingue diverse avranno fin di primi giorni di vita contatti con entrambe le lingue.
In una primissima fase della vita, soprattutto nel caso dei bambini i cui genitori parlano loro lingue differenti, i bambini non si renderanno conto che stanno imparando due lingue e, anche quando inizieranno a parlare, mescoleranno gli idiomi utilizzando le parole che conoscono per ciascuna lingua; solo successivamente, quando avranno acquisito, sempre per esperienze, i sinonimi interlingua, potranno rendersi conto che le lingue sono due e che può accadere di non essere compresi quando si utilizza un idioma con l’interlocutore sbagliato.
Quindi la situazione sopra descritta fa parte del processo naturale di apprendimento e non ha nulla di patologico, né confusionario. Il bambino NON si confonde, ma impara piano piano, facendo errori esattamente come impara qualsiasi cosa. Prima di camminare sicuri si cade parecchie volte, poi si incespica, ecco la stessa cosa avviene con l’acquisizione di una o più lingue.

Si può facilitare il processo del bilinguismo?

I genitori possono favorire la presa di coscienza da parte del loro bambino che esistono due lingue nei seguenti modi:

  • per le famiglie con genitori bilingui applicando la regola cosiddetta OPOL (One Person One Language) secondo la quale ciascun genitore si rivolge ai propri figli solo e sempre nella sua lingua materna;
  • per le famiglie expat monolingui applicando al regola del luogo: a casa e in famiglia si parla la lingua di origine e a scuola, nella società la lingua del luogo.

Individuare criteri precisi aiuta i bambini a suddividere prima gli ambiti in cui si usa una lingua piuttosto che un’altra.
Ma la cosa più importante da fare sempre è non lasciarsi prendere dal panico quando i bambini sbagliano e fanno interferenze inserendo la parola di una lingua nel discorso dell’altra o costruendo una frase utilizzando lo schema grammaticale dell’altra. I bambini non vanno sgridati, né tantomeno colpevolizzati, è sufficiente ripetere loro la frase corretta nella lingua prescelta con pazienza, tante, tante e ancora tante volte. Ricordiamo che le lingue si imparano per ripetizione e che prima di iniziare a produrre un bambino monolingue passa più di 12 mesi ad ascoltare una sola lingua; ad un bilingue, nello stesso lasso di tempo si richiede di fare il doppio!

il vocabolario del bambino bilingue

Altro “effetto collaterale” e assolutamente fisiologico dell’apprendimento più o meno contemporaneo di due lingue è la “settorializzazione” del vocabolario. Questo accade soprattutto ne caso in cui la lingua parlata in casa sia diversa dalla lingua del luogo. I bambini avranno nella “lingua di casa” un vocabolario prevalentemente legato ad azioni quotidiane tra le mura domestiche e nella “lingua di scuola” un vocabolario prevalentemente legato a situazioni scolastiche e di gioco tra pari.
Che fare per ribilanciare le competenze? La mera traduzione non è una buona soluzione soprattutto per i bambini più piccoli che non hanno ancora maturato a livello cognitivo una capacità di astrazione sufficiente, quindi la cosa migliore è cercare di costruire un tessuto narrativo attraverso il quale il bambino possa arricchire il proprio vocabolario nella lingua in cui riteniamo sia carente. Il consiglio è sempre quello di partire dai libri o da giochi attorno ai quali costruire intorno storie mirate a migliorare un tipo di linguaggio “settoriale”.

In fine ricordiamo sempre che chiedere ad un bambino di raccontare in una lingua (generalmente la lingua “di casa”) un’esperienza vissuta in un’altra lingua (in genere quella “di scuola”) comporta uno sforzo e non sempre i bambini sono ben disposti ad accettarlo. Allo stesso modo, se due bambini stanno giocando in una lingua e si vuole intervenire per attrarre la loro attenzione su qualcos’altro di meno allettante, cambiare lingua potrebbe non rivelarsi una strategia vincente dal punto di vista psicologico; perché anziché agevolare il passaggio da un’attività piacevole ad una meno piacevole gli si pone davanti l’ulteriore sforzo che comporta il cosiddetto switch.

– di Alda Trifiletti –
Specialista in glottodidattica Infantile, attraverso l’associazione LANGUAGES for YOUNG MINDS di cui è presidente, insegna inglese e francese con il metodo Hocus&Lotus ai bambini dai 6 mesi ai 10 anni. Ha una rubrica sul bilinguismo su Torinobimbi.it

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2 COMMENTI

  1. Inda, tutto dipende da cosa vuoi che effettivamente apprendano i tuoi figli. Se li esponi sporadicamente a tanti suoni di lingue diverse è difficile che le apprendano. Se invece vuoi che ne apprendano una seconda o una terza è importante bla costanza e la quotidianità dell’esposizione.

  2. Mi piace questo articolo. La mia lingua madre è diversa da quella dei miei figli. Modestamente parlo e scrivo un ottimo italiano. Cosa che però ha influenzato negativamente nell’apprendere la seconda lingua. Perché è più facile per tutti i bambini che frequentano la comunità esprimersi e pretendere questa lingua all’altra. Per me era importante che i miei figli fossero in contatto con altri suoni, e altre lingue e non che dovevano per forza imparare la Mia lingua. Perciò a casa nostra cartoni, canzoni, e giochi li abbiamo fatti nella lingua che capitava. Senza un obbligo, cosi… se capitava un cartone su youtube in polacco lo guardavano in polacco, oppure portoghese oppure svedese….. insomma era solo un modo ad abituare il loro orecchio ad altro e al diverso.
    Non so cosa succederà in futuro….e ovvio che più crescono e più pretendono di guardare, parlare e ascoltare in italiano perché la comprensione è più facile.. è immediata! Ma io rimango della mia idea.
    Senza sforzare e senza pretendere nulla ma solo incoraggiandoli.

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