Cosa vogliono fare i bambini da grandi?

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Le aspirazioni dei bambini cambiano di generazione in generazione e sono condizionate principalmente dai modelli di riferimento a cui sono esposti. Ovviamente cambiano anche in base all’età ed è più facile che da piccoli vogliano diventare dei cacciatori di draghi o principesse e solo più in là inizieranno ad identificare dei lavori reali partendo da quelli a loro noti.

Ultimamente sono venuta a conoscenza di un bellissimo progetto Vision Not Victim, promosso da The International Rescue Committee. Ci sono posti nel mondo in cui ai bambini, ma soprattutto alle bambine, non viene mai chiesto cosa vogliono fare da grandi. Il loro percorso è già stabilito, e comunque la loro aspirazione non verrebbe mai presa in considerazione. La conseguenza è che le bambine imparano non solo a non parlare delle loro aspirazioni, ma imparano ovviamente anche a reprimerle. Il progetto Vision non Victim ha dato voce a questi sogni chiedendo a ragazze adolescenti di disegnare quello che vorrebbero diventare da grandi.

Ogni ragazza viene accoppiata con un mentor, e gli viene chiesto non solo di esprimere cosa vogliono diventare da grandi, ma anche di pensare ad un piano per raggiungere il loro sogno. Gli viene anche chiesto di posare per una fotografia in cui si immaginano come saranno da grandi, e vengono invitate a discutere la loro visione con famigliari e amici nella loro comunità. In questo modo la comunità si attiva nel vedere nuove possibilità e nuove caratteristiche nelle ragazze e diventa un valido sostegno nell’aiutarle a raggiungere i loro sogni. Vi invito a guardare le fotografie sul sito rescue.org perché sono bellissime!

La parte che mi colpisce di più è che solo il fatto di chiedere loro cosa vogliono fare da grandi è un atto liberatorio, perché dare voce ai propri sogni è il primo passo per il loro raggiungimento.

E quindi sono andata immediatamente a chiederlo ai miei figli, perché voglio abituali a pensare ai loro sogni come a un qualcosa di realizzabile. Voglio che imparino che i sogni non hanno limiti, e che si può davvero riuscire a diventare qualsiasi cosa si voglia senza nessun limite se non quello che imponiamo a noi stessi.

Ovviamente non ho potuto fare a meno di chiedermi quali sono le differenze tra i sogni dei nostri figli, e quelli di bambini e bambine che vivono in situazioni completamente diverse come quelle dei rifugiati in un campo, o semplicemente in altre parti del mondo. Quali sono i modelli di riferimento a cui aspirano? Calciatori famosi, attori o musicisti, medici, e magari, perché no, vogliono diventare degli scienziati?
Quali sono le aspirazioni dei bambini e delle bambine italiane nel 2016?
E allora mi è venuta un’idea. Chiediamoglielo.

Foto by Donnie Ray Jones utilizzata con licenza Flickr Creative Commons
Foto by Donnie Ray Jones utilizzata con licenza Flickr Creative Commons

Ispirati da una survey di un sito americano in cui si riporta una statistica della situazione dei bambini in USA, abbiamo preparato un sondaggio per i vostri figli. Si tratta di fare loro una sola domanda, e di fornirci un po’ di informazioni sul genere, l’età e il luogo in cui vivete, per capire se ci sono differenze regionali, analoghe a quelle riportate dal sito americano. La cosa importante è che ci aiutiate riportando fedelmente le loro risposte, senza tentare di aiutarli a trovare un mestiere realmente esistente che, nel caso dei più piccoli può essere davvero qualsiasi cosa.
Ovviamente potete ripetere il sondaggio per ciascuno dei vostri figli.
Se non riescono assolutamente a decidersi tra due o più professioni, inserite tutto nel campo apposito, possibilmente in ordine di scelta (la prima è la prima scelta). Non riempite il form più volte per lo stesso bambino.
Se non funziona il form qui sotto, potete cliccare qui.

Perché un sondaggio sia statisticamente interessante abbiamo bisogno di molti dati, per questo vi chiediamo di aiutarci a diffondere questo post, oppure semplicemente il link al sondaggio stesso.

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12 COMMENTI

  1. Di solito le risposte di mia figlia di 4 anni includono 4/5 lavori – tutti ovviamente scorrelati

    Ultimamente va per la maggiore l’ingegnere ma nel weekend il trucca bimbi ”

    Quando sarà più grande cercherò di farle leggere tante storie di donne speciali come Samanta Cristoforetti, Margherita Hack , Marie Curie etc
    Per farle vedere che non ci sono lavori da maschio
    Quando riemerge dai lego le chiedo
    Ciao
    V

  2. Appena si svegliano chiedo! So già hanno ambizioni creative: la maestra di danza, la fumettista, la scrittrice. È il loro modo di dirci che siamo i loro modelli, ci apprezzano (io che scrivo, mio fratello che disegna, la nostra insegnante di danza che, appunto, insegna danza). Il progetto che citi sulle aspirazioni delle bambine è interessantissimo, e spero di trovare il tempo per approfondire. Però ho sempre pensato che chiedere troppo spesso che cosa vogliono diventare da grandi, equivalga a mettere il focus sul lavoro, sullo status, sull’efficienza e non sulla felicità e sui sogni, come dire, più eterodossi…abitua a sognare nell’ambito del possibile (magari è un bene), e suggerisce un’identificazione tra chi sei e cosa fai, tra cosa fai e “sei felice?”.
    Non so, poi magari io la faccio facile perché faccio proprio il lavoro che mi piace, ma, ad oggi, sogni di smettere di lavorare 🙂

    • Come non detto, sognano libere. Mi hanno detto tre cose che non hanno a che fare né con i modelli, né con le attività che fanno, né, sembrano, professioni diffuse: cavallerizza, cantante, nuotatrice. Sono probabilmente le attività extrascolastiche che vorrebbero provare 🙂 Dopo compilo il form.

      • Bello quando ci si aspettano delle risposte e se ne ricevono altre 🙂

        Sono d’accordo sul chiedere troppo spesso che si può trasformare in un fattore negativo, ma io la vedo più come una possibilità se non si fa troppo spesso. Poi c’è il discorso per cui ci si identifica con un mestiere, e, si sono d’accordo con te che non va bene, soprattutto se si fa un lavoro che non ci piace. Però magari ci si può anche chiedere che tipo di persona vuoi diventare, o meglio che tipo di cantante vuoi diventare: una che rompe gli schemi, una che fa un sacco di soldi, una che inventa uno stile musicale nuovo, eccetera. Ed è normale che a 10 anni non ne hai la minima idea, però di nuovo, il fatto che ti viene posta la domanda magari mette in moto la materia grigia e ti fa riflettere su certi aspetti, e le risposte le troverai più in là, e saranno utili anche se deciderai di non fare la cantante alla fine.

  3. Eccomi, completato il questionario con la mia grande di 6 anni 😉
    Questo post mi fa tornare in mente che “Cosa farò da grande” è stato parte dello spettacolo conclusivo di 5^ elementare nella classe di mia sorella. A 10 anni lei voleva fare l’ingegnere, ricordo il pubblico fare un Oooooooh di ammirazione. Così per tutti i mestieri prestigiosi. Invece i mestieri come pizzaiolo, parrucchiera, camionista erano accolti con grandi risate.
    Chissà se un sociologo le ha mai studiate, le risate del pubblico.

  4. Trovo molto interessante un esperimento di questo genere e il tema del “cosa vuoi fare da grande” mi ha sempre appassionato. Io volevo fare il calciatore, solo che essendo una femmina non osavo neanche esprimerlo e rispondevo sempre che volevo fare la maestra.
    Ma erano altri tempi (per fortuna).
    Proprio ieri i miei figli (7 e 4 anni) mi hanno confermato che nel loro immaginario non c’è differenze tra femmina o maschio nel voler fare un mestiere e questa mi sembra la migliore conferma della mia ricerca di un’educazione alla pari, che non penalizzi nessuno.

      • Nello specifico avevo chiesto loro se un maschio può fare l’ostetrico (certo mamma!), se una femmina può fare l’astronauta (ovvio) se un maschio può fare il maestro (perché no?).
        Il tutto parte dalla mia dura battaglia sui calzini rosa, di cui un giorno vi parlerò (il mio bimbo di 4 anni adora questo colore e io lotto ogni giorno per ricordargli che ciascun bambino e ciascuna bambina ha diritto a scegliere il colore che preferisce e non deve permettere agli altri di decidere al suo posto!)

  5. Di recente, in un focus group con i bambini di una scuola elementare rurale in Mozambico (di età molto varie, visto che molto spesso i bambini ritardano l’ingresso a scuola o saltano degli anni) abbiamo chiesto come dovrebbe essere la loro scuola ideale e cosa si dovrebbe fare per migliorare la loro scuola: i bambini non ne avevano idea alcuna, perché non hanno alcun riferimento di cosa esiste di meglio rispetto a quello che hanno. Alla domanda su cosa vorrebbero fare da grandi, le risposte in effetti ricalcavano quello che i bambini vedono nel loro quotidiano: maestra, poliziotto, medico, muratore, contadino. Le aspirazioni si sviluppano dalla conoscenza del mondo e delle possibilità che esistono: ma se queste conoscenze sono limitate, anche le aspirazioni e la capacità di sognare lo saranno.

    • Roberta sottolinei un aspetto davvero fondamentale. Per questo è importante esporre i figli ad esperienze di diversa natura, per accendere lampadine e idee alle quali altrimenti non penserebbero. Senza modelli di riferimento ci vuole una enorme capacità di immaginazione, e non è detto che basti. Grazie per questo commento.

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