Congedo parentale e tasso di fertilità

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Ho letto con orrore sul quotidiano svedese che il tasso di fertilità in Francia è tra i più alti in Europa, pari a 1.9. Con orrore, perchè quelle misere 10 settimane di congedo di maternità concesse, sono state una delle ragioni che ha portato la nostra famiglia a scappare a gambe levate da Parigi una volta scoperto di essere in dolce attesa. L’orrore è aumentato quando il giornalista, autore dell’articolo, ha iniziato a sostenere che il tasso di fertilità così alto dipende dall’ottima politica che la Francia sta portando avanti da qualche decennio in tema di famiglia. Ma come? Ottima politica in tema di famiglia? Per quello che so io si tratta di 10 settimane per la donna, 11 giorni per il padre da prendere in corrispondenza della nascita, e poi nulla. Il bebè va al nido e la mamma riprende a lavorare. Ho deciso di andare in fondo alla faccenda e capire un pò meglio cosa c’è alla base di questo successo francese. Ho scoperto un bel pò di cose interessanti su come funzionano le cose oltralpe, e delle conseguenze delle varie politiche applicate e della cultura diffusa nei vari paesi.

Il tasso di fertilità affinchè uno stato riesca a mantenere costante la sua popolazione è pari a 2.1, ossia circa due figli per donna. Considerando che il valore medio nell’unione europea è attualmente pari al 1.5, siamo decisamente nei guai. In uno studio effettuato nel 2002 da alcuni ricercatori italiani, tedeschi e spagnoli è stato evidenziato che esiste anche un limite minimo, pari a 1.3 che porterebbe al dimezzamento della popolazione nell’arco di appena 45 anni, innescando un crollo a catena dal quale è difficile risollevarsi. Gli stati dell’unione europea con fertilità bassa, intorno al 1.3, sono quelli del Sud Europa, vale a dire Italia, Grecia e Spagna, che sono anche quelli che nell’immaginario comune e nella tradizione culturale sono più legati alla famiglia considerandola il nucleo centrale della società. Questo paradosso apparente è difficile da spiegare se non si capisce prima un altro paradosso, basato su una convinzione tanto diffusa quanto infondata: quella secondo la quale le donne che lavorano fanno meno figli. Guardando alle statistiche risulta infatti vero piuttosto il contrario. Le nazioni con una percentuale di occupazione femminile più alta, sono anche quelle che hanno un tasso di fertilità più alto. I sociologi si spiegano questo fenomeno con il fatto che le donne che hanno più del 75% del carico di lavoro famigliare sono meno propense a volere un secondo figlio rispetto a quelle per cui il lavoro è condiviso più equamente.
Ad esempio in Scandinavia il 75 % delle donne lavorano, contro il 50% in Italia, e il tasso di fertilità è 1.73 contro 1.30 nostrano.

Come spesso accade l’evoluzione culturale cammina un passo indietro rispetto a quella della società. Nonostante le donne italiane raggiungano un livello di educazione abbastanza elevato, paragonabile in media a quello delle altre nazioni europee, la cultura diffusa vede con favore il fatto che la donna stia a casa a curarsi dei figli. Un atteggiamento che viene rinforzato pesantemente dallo Stato, che investe pochissimo in strutture di accoglienza della prima infanzia, finanziandone solo una percentuale minima. Molte coppie fanno affidamento sull’aiuto dei nonni, ma anche questo tipo di soluzione viene meno, via via che l’età in cui si fa il primo figlio aumenta, e quindi i nonni sono troppo anziani per poter dare un aiuto reale. Questo stesso fenomeno è presente in moltissime società in cui la divisione dei ruoli è così marcata, oltre a Spagna e Grecia, anche Giappone e Tailandia, che hanno un tasso di fertilità vicino ad 1.

La situazione negli Stati Uniti d’America sembra mettere in crisi questo ragionamento. Infatti si è ben lontani dalla condivisione dei ruoli, e moltissime donne scelgono di rimanere a casa per qualche anno a prendersi cura dei figli. Inoltre le politiche della famiglia sono pressochè nulle. Eppure il tasso di fertilità è pari a 2.1. Alla base di questo fenomeno, apparentemente in controtendenza c’è una forte religiosità che spinge alla procreazione, unita ad una flessibilità elevata in campo lavorativo. Quest’ultima permette alle madri di allontanarsi dal mondo del lavoro per 4 o 5 anni, per poi rientrare tranquillamente quando i figli sono un pò più grandi. Questa flessibilità lavorativa è totalmente assente in Europa.

All’estremo opposto c’è la Scandinavia che ha una politica della famiglia molto generosa. Come ho avuto modo di descrivere brevemente qui, la situazione in Svezia prevede 1 anno di congedo parentale pagato all’80% dello stipendio da dividere tra entrambi i genitori. Il dibattito qui è centrato più sulla parità tra uomini e donne, e si discute se sia opportuno o meno introdurre la condivisione obbligatoria del congedo parentale.

Spesso in Italia, ma non solo, si parla dell’introduzione di un bonus bebè, un aiuto economico per le famiglie che decidono di avere figli. Eppure questa politica, ogni volta che è stata adottata, si è dimostrata inefficace, in quanto sembra avere un effetto minimo sull’aumento del tasso di fertilità, pari a circa 0.07. In pratica i problemi legati al lavoro e alla casa pesano molto di più sulla scelta di avere figli rispetto a qualche euro in più sul conto in banca.

In pratica si potrebbe concludere che per aumentare il tasso di fertilità, una società ha bisogno di essere generosa (modello scandinavo) oppure flessibile (modello USA). E l’Italia non è ne l’una ne l’altra. In Italia, la maggior parte dei figli resta a lungo a vivere a casa con i genitori, ben oltre la media europea (questo viene indicato spesso come il miglior metodo anticoncezionale esistente al mondo). Inoltre l’Italia paga gli stipendi iniziali più bassi d’Europa, rendendo l’indipendenza economica praticamente impossibile all’inizio di una carriera lavorativa. Come conseguenza la percentuale di figli nati dagli over 40 è in forte crescita, diminuendo la possibilità di fare il secondo figlio.

E la Francia allora? Oserei dire che la Francia non è nota per un atteggiamento di parità tra uomini e donne, e l’idea dell’uomo macho pur essendo non marcata come in Spagna o in Italia, è abbastanza diffusa. Inoltre la Francia non si presenta come generosa, visto il breve congedo di maternità concesso. E’ evidente però che la politica della famiglia adottata funzioni altrettanto bene, se non meglio di quella scandinava, con un tasso di fertilità pari a 1.9 contro 1.73. Come è possibile? Innanzitutto la percentuale di donne di età compresa tra i 25 e i 50 anni che lavorano è pari all’80%. Questo è ottenuto con un imposizione dall’alto, grazie al fatto che la donna non ha diritto a stare a casa con i figli troppo a lungo, e quindi rientrando a lavorare dopo appena 10 settimane, non subisce arresti drammatici alla carriera. Per contro, lo stato mette a disposizione asili nido e servizi di accoglienza all’infanzia garantendo a tutti l’aiuto necessario (indipendentemente dalla presenza dei nonni), riduzione sulle tasse per spese di baby sitter e tate, oltre che card di sconto per famiglie numerose. Questa politica funziona nei fatti, e sembra riuscire a compensare il divario presente tra evoluzione culturale e società, divario simile a quello presente in Italia.

Io personalmente continuo a preferire il sistema scandinavo a quello francese, e credo che si debba lasciare tempo alla società di crescere verso la parità sia in famiglia che in campo lavorativo tra uomini e donne. Però devo ammettere che la Francia ha saputo trovare una soluzione efficace per risolvere il problema, non elegante, ma efficace.

I dati riportati in questo articolo sono presi da The World Factbook . Per un approfondimento si può leggere l’articolo No Babies? (in inglese) pubblicato dal The New York Times.

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8 COMMENTI

  1. Dieci settimane non sono certo molte per favorire l’allattamento materno. Se non erro ho letto da qualche parte che in Francia è assolutamente normale NON allattare. Credo che si possa intuire una certa correlazione tra i due dati.
    Io ho la mia personale opinione su dove ritengo si possa crescere meglio 🙂

  2. interessante, molto. e soprattutto mi sorprende come in ogni paese si affronta la genitorialità con politiche molto diverse tra loro. per fortuna che siamo nell’europa unita!

    • @ITmom anche io mi son stupita quando ho letto questa cosa, soprattutto nel constatare che soluzioni totalmente diverse, per non dire opposte portano a risultati simili almeno sul piano della crescita. Poi bisognerebbe analizzare quali bambini crescono meglio, se quelli in Francia o in Svezia 😉

  3. Certo che la tua antipatia per i Francesi è proprio profonda…
    Però sei riuscita a tenerla a freno e essere “obiettiva” (le virgolette ci vanno sempre con questa parola, secondo me).
    Articolo interessante…

    Ovviamente la crescita bassa è uno dei motivi per cui abbiamo BISOGNO di immigrazione, senza la quale, come accennavi, il Paese imploderebbe.

    Mi ha stupito leggere che in Turchia c’è una natalità bassa!

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