La compagnia dei soli

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La compagnia dei soli di Patrizia Rinaldi e Marco Paci è una graphic novel di grande impatto dedicata al coraggio, la speranza, la forza della ribellione, la capacità di camminare insieme fondendo solitudini e diversità.  

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La Staccata

Conosco Patrizia Rinaldi in tutte le sue numerose pelli. L’ho letta in veste di narratrice per ragazzi, scrittrice di noir e madre di un romanzo “degenere”, così lei ama definire uno dei suoi lavori più sorprendenti. È una scrittrice poliedrica, ciò che resta immutato in ogni suo lavoro è il particolarissimo ritmo delle parole. I suoi libri sono guizzi di vocaboli in libertà che tingono la narrazione in modo impossibile da confondere con la penna di qualcun altro. Queste parole danzanti e colorate trovano ne La compagnia dei soli la collocazione ideale. La graphic novel è un’espressione letteraria a mio avviso perfetta per lei, a rafforzarla ci sono le illustrazione di Marco Paci. Il tratto è essenziale, rapidissimo, asciutto di particolari. Supplisce con i colori il non espressamente detto, le caratteristiche dei personaggi acquistano così ulteriore incisività.

Sotto il vulcano, tra cunicoli e abissi senza nome, si nasconde una città sepolta. E nella città si nasconde un gruppo di ragazzi, scampati a chissà quali disastri, capitanati da un nano acrobata e da una ragazza fortissima e selvaggia. Sono soli ma insieme formano uno strano esercito di irregolari, combattivi e coraggiosi. E poi c’è il figlio del più perfido dei comandanti, che la sfortuna ha voluto molto diverso da suo padre. Le strade della ribellione però seguono percorsi imprevedibili.

Questa è la sinossi di un’opera dal sapore epico, un libro puzzle in cui le vicende dei personaggi si ricompongono con rapidità e ritmo trasformando solitudine e paura in coraggio. Ammaccati dagli eventi, stanchi, affamati, i giovani acrobati di gesti e parole – seppur sperduti in tanta devastazione – sanno muoversi come se avessero una bussola. Nella mia chiave di lettura c’è un concetto essenziale: il fare gruppo, che è profondamente diverso dal fare branco dove i pensieri, le azioni e addirittura il modo di vestire sono uniformi. Unire solitudini e disuguaglianze in una lotta comune: è questa l’essenza dell’amicizia che diventa autentica e profonda nella disomogeneità e non nella scelta di persone identiche a noi.

In questo gruppo di ragazzi spicca fra tutte la figura di Izio, un nano che si autodefinisce l’accidente, l’incidente, la fatalità che mi volle sgorbio di natura e che trasforma sofferenza e svantaggio in forza. Non è una regola assoluta, ma può succedere; come scriverà sotto il mio collega: il dolore ti fa fare cose che normalmente non faresti, cose molto coraggiose perché ti tira fuori la voglia di vivere. Il concetto è custodito anche dall’epigrafe del libro “Niente è più emozionante nella vita che vedersi sparare addosso e non essere colpiti” Winston Churchill.
É dedicato a Sara, rossa di coraggio, che ha stabilito esercizi per restare viva. La guerriera che è in me annuisce orgogliosa.

Consigliato a partire dagli 11 anni 
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Superboy

Appena ho aperto il libro ho pensato subito a una guerra antica in cui i ragazzi non hanno praticamente diritti. Ho pensato che se noi fossimo stati in quel mondo la vita non sarebbe stata vita. La storia non l’ho capita subito, è un puzzle di avvenimenti. Man mano che leggi tutto si fa più chiaro.

Il tratto delle illustrazioni non è molto preciso perché sono un po’ come il mondo: non c’è nulla di troppo definito. L’illustratore ha giocato molto sui colori primari, gli sono serviti per dare qualcosa di unico a ogni personaggio: ognuno ha un colore diverso mentre parla. Il rosso di Sara mi fa pensare alla forza.  Izio e il suo verde mi fanno pensare alla libertà perché lui è stato da sempre prigioniero del mondo perché è deforme, è diverso. Pier Remigio è raffigurato d’azzurro, è un colore freddo che lui ha dentro. Verso la fine della storia diventa tutto giallo, nell’ultima vignetta che è la somma di tutto. Il giallo è luce.

Il linguaggio è diverso dalle solite storie. La parola “accidenti”, che pronuncia sempre Izio, lo riguarda personalmente. All’inizio ho pensato che fosse come un vizio oppure un modo per fare ironia – stavano scappando e magari voleva sdrammatizzare – poi ho capito che esprimeva un sentimento. Ti racconta di quando era piccolo ed era lui l’accidente, ciò una cosa che non doveva capitare, uno scherzo della natura.

Le frasi sono brevi e ognuna è importante, non puoi perdertene una. Sono intense e fondamentali per la comprensione della storia. La ragazzina del gruppo dei cinque che scappano mi ha colpito molto perché è l’unica femmina del gruppo ma riesce subito a comandare senza usare la forza. Non è molto diversa da Sara, praticamente cambia soltanto l’età e il modo in cui combatte.  Entrambe agiscono per il bene del gruppo, diventano una famiglia.

Il titolo: la prima cosa che mi ha colpito è che nulla era scritto in maiuscolo tranne la parola SOLI. Serve a indicare i soli che risplendono nel buio di questo mondo e soli perché questi ragazzi non possono contare su nessun altro all’infuori di loro stessi. Ha perciò un doppio significato. L’ambientazione mi fa venire in mente il medioevo, parla di topi ripugnanti e feroci, di castelli, di re e di buffoni di corte.

Izio ha imparato a fare le acrobazie non solo fisiche ma mentali. “Madre, avevi idee originali tu. Avevi amore quando mi dicevi gioia di ogni madre, fiato mio, desiderio di vita e brutto di mamma.” Mi ha fatto molta tenerezza, perché la mamma era sincera e non voleva illuderlo. Gli ha però insegnato che il suo difetto non andava vissuto come tale ma usato e apprezzato. Il dolore ti fa fare cose che normalmente non faresti, cose molto coraggiose perché ti tira fuori la voglia di vivere.

Se potessi prendere questa storia un po’ fantastica e metterla nel mondo reale i personaggi sarebbero ragazzi che tentano di ribellarsi a tutto ciò che sta accadendo. Potrebbe essere una persona troppo severa, quando si vedono negati un diritto, quando non vengono rispettati come persone oppure oppressi dal bullismo. In tutti i casi cercano di ribellarsi contro qualcosa più forte di loro. Tutti quanti, forti oppure più deboli, incontrano sempre una forza maggiore. Se si uniscono riescono a combatterla e a vincere.

Consigliato a partire dai 12 anni 

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