Come si sceglie l’asilo?

17

Ieri ho avuto un incontro speciale che mi ha fatto ritornare in mente molti bei ricordi, e che ha risvegliato qualche riflessione su quali sono i criteri importanti per scegliere l’asilo. Mentre ero in un caffé del centro e sorseggiavo un caffélatte di quelli con molta schiuma che puoi trovare solo all’estero, ho alzato gli occhi dalla tazza e ho visto un viso conosciuto. Dopo qualche secondo di esitazione ho capito che si trattava di Susanne, la prima maestra di asilo nido del Vikingo. Lui aveva 13 mesi quando ha iniziato ad andare al nido in quel di Stoccolma. Ancora gattonava, nonostante fosse in grado di camminare in piedi tenendosi ai mobili, ma la riteneva un’operazione troppo lenta per lui, quindi preferiva di gran lunga procedere carponi. Arrivato al nido però, dopo una manciata di giorni passati ad osservare gli altri bambini, tutti più grandi di lui, si è alzato in piedi, ha lasciato la mano di Susanne, e ha iniziato direttamente a correre. Lei si è commossa e stupita allo stesso tempo: “non ho mai visto nessun bambino, in tanti anni di lavoro negli asili nido, iniziare direttamente a correre, con la sicurezza con cui l’ha fatto lui.” mi ha ripetuto ieri, ricordandosi chiaramente di mio figlio e delle sue imprese dopo 5 anni e mezzo e chissà quanti bambini passati sotto i suoi attenti occhi. E mi ha raccontato questo anedotto con un filo di commozione, nel vederlo ora grande, a 6 anni e mezzo, pronto ad iniziare la prima elementare.

Susanne invece io me la ricordo accucciata, la mattina alle 8.30, circondata da bambini che la abbracciavano, e lei che si lasciava abbracciare e che mi diceva: “che fortuna che ho a fare il lavoro più bello del mondo!” Sorridente, felice, soddisfatta. Lei e il suo stipendio minimo, che anche in Svezia la categoria è pagata decisamente poco per il livello di responsabilità e per l’importanza del lavoro che svolgono.

Dopo un anno in quell’asilo nido, abbiamo traslocato e il Vikingo lo abbiamo spostato in un altro asilo più vicino a casa, in cui ha conosciuto altre maestre, più o meno brave, più o meno entusiaste del proprio lavoro, più o meno affettuose coni bambini. Ho osservato lui, e osservo anno dopo anno il fratello sperimentare metodi pedagogici di vario tipo, incluso un incontro fallimentare con il metodo Montessori, stringere relazioni di affetto con adulti e bambini, vivere in ambienti scolastici diversi, e continuo a chiedermi come fare a scegliere l’asilo giusto per i propri figli.
Ecco, mi sono convinta di una cosa: l’aspetto più importante non è la calma che si respira entrando in aula, non sono i lavoretti svolti dai bambini e appesi alle pareti, non sono le aule moderne, non sono i giocattoli di legno piuttosto che di plastica, né i lavandini in bagno a misura di bambino, né la quantità di ore passate all’aperto. Certo tutte queste cose sono importanti, aiutano certamente la crescita del bambino e permettono di creare un ambiente accogliente, ma la cosa più importante in assoluto è la presenza di una maestra che ami il suo lavoro, che ami stare con i bambini, che riesca a stabilire con loro un rapporto basato prima di tutto sull’affetto, sull’empatia, un’asilo in cui la maestra accoglie i bambini con un caldo abbraccio, in cui il bambino possa sentirsi sicuro, accolto, coccolato.

E allora con questo post voglio ringraziare Susanne, e tutte le Susanne che sono in giro per il mondo e che accolgono con amore i nostri figli: svolgete un lavoro importantissimo, prezioso, non solo per noi mamme e papà ansiosi, ma prima di tutto per quelli che saranno i cittadini del futuro. Perché al di la di ogni pedagogia possibile, il sentirsi amati e accolti è il più grande dono che si possa dare ad un bambino per crescere sereno e sicuro di se. Grazie. Grazie di cuore.

Prova a leggere anche:

17 COMMENTI

  1. Ale, 21 mesi, ha iniziato l’asilo da qualche giorno. L’asilo è di una mia amica, psicologa infantile, che lui conosce bene e che lavora lì. Va con piacere (vuole restare anche a pranzo), ma preferirebbe che io restassi con lui! ;o)
    Spero che le maestre della struttura siano in grado di farlo sentire come Susanne faceva sentire i suoi alunni!
    E’ duraaaaa….

LASCIA UN COMMENTO