Come gioca papà

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Ma i papà giocano di più?
Anche in questo caso le generalizzazioni non sono possibili, nel bene e nel male: ci saranno senz’altro papà seriosi e poco propensi al gioco, o mamme più spigliate dei loro compagni. Ma, una semplice osservazione, che nulla vuole avere di statisticamente rilevante, mi permette di notare che i papà giocano in modo più coinvolto e totalizzante.
Mi permetto di affermare che gli uomini adulti giocano più “seriamente” delle donne adulte.
Quando un papà gioca con i suoi figli, è spesso concentrato su quel gioco. E’ coinvolto, è calato nella parte.

Ora, qualcuno mi dirà che è dovuto al fatto che l’uomo è leggermente meno multitasking della donna e, quindi, si concentra su un solo pensiero alla volta. Va bene, ammettiamo pure. Ma smettendo di enfatizzare le capacità di multiapplicazione come un dato senz’altro positivo, potremmo accorgerci che, su questioni del genere, concentrarsi su una sola attività alla volta, la rende speciale ed esclusiva.
Per questo il gioco attento che un papà sa offrire, diventa spesso un momento di qualità.

Gli psicologi dell’età evolutiva sostengono che i papà giocano con più emozione riuscendo a tornare bambini e mettendosi alla pari del proprio figlio, orientando le attività condivise ad aspetti acustici e visivi ed enfatizzando il movimento. Per capirci “giocare alla lotta” è una tipica attività da papà!
Questo perchè gli uomini si mostrerebbero più fiduciosi e possibilisti verso le capacità del figlio, permettendo di sperimentare nuovi giochi, vivendoli insieme al bambino. Le mamme, al contario, tenderebbero a fornire “le istruzioni” di gioco.

E poi, gli uomini mantengono più dimestichezza di noi donne con i giocattoli fino all’età adulta. Sono spesso gli uomini a scegliersi hobbies che prevedono l’uso di attrezzature che non sono altro che l’evoluzione dei giocattoli di bimbo: canne da pesca, macchine fotografiche, biciclette, strumenti musicali, ecc. (chi non sta pensando a qualche costosa attrezzatura che soggiorna nel garage?)

Eppure circolano statistiche sui pochissimi minuti dedicati dai papà italiani a giocare con i figli: ho letto da qualche parte “… 15 minuti al giorno, contro i 35 degli spagnoli”. Queste presunte statistiche mi sembrano sempre un po’ buffe: tipo le barzellette “c’è un tedesco, un inglese e un italiano…”. Ma come saranno rilevati questi tempi???

Dovremmo quindi concludere che i papà giocano con i figli per meno tempo (ahimè, la pazienza è una qualità culturalmente femminile!), ma con più intensità.
Tutti d’accordo o mi smentite?

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5 COMMENTI

  1. Nella mia esperienza personale, come figlia di babbo inesistente (non ci ho mai giocato) e come moglie di marito noioso e brontolone, posso dire che sì, in alcuni casi i babbi sono adibiti al gioco attivo e fisico e la mamma a quello intellettuale. Nel mio caso specifico io provvedo direttamente a tutti e due i generi, mi ci azzuffo sul letto o sul divano, ci disegno, ci pasticcio in cucina, costruisco, leggo, ecc. Fosse per mio marito starebbe sempre seduto senza fare nulla basta che non dia fastidio, roba che dopo un po’ che lo sento bubare mi infastidisco anche io e il bimbo nemmeno lo ascolta tanto è noioso e inconcludente. Ai giardini ce lo porto io perché mio marito ce lo tiene massimo 10 minuti, me lo fa sudare a bestia e poi lo porta a casa: di solito suda perché per il padre dovrebbe sempre stare fermo o fare cose non divertenti e allora il bambino si sfoga correndo dappertutto! Ogni tanto ci sto anche io seduta sul divano con lui magari a vedere un cartone animato, ma mentre faccio da mangiare, mentre faccio le pulizie, il mio piccolo è sempre con me, partecipa e non solo ora che ha 4 anni e mezzo, fin da quando ha iniziato a camminare, perché gli davo i tegamini e lui cucinava con me (lontano dai fornelli!). E’ una questione di natura, a me piace proprio giocare col bimbo non è un obbligo, mio marito se puo’ se lo evita… MAgari quando sarà grande sarà diverso, fino ad ora è stato come se fossi stata single in questo senso…

  2. io concordo con serena. o almeno nella nostra famiglia funzioa così. sia io che il papà giochiamo con C. più o meno lo stesso tempo, ma lo facciamo in modo diverso. lui è bravissimo, e C. si diverte da morire, perchè per esempio ha molta fantasia, e quando gli legge i libri da un carattere e una voce ai personaggi, oppure se giocano al pongo o alla cucina o al disegno, canticchiano sempre…si inventa le situazioni, tipo dottore-paziente,oppure le fa fare le cose ecezionali, tipo l’acquarello, le bolle di sapone grandi sul tavolo da pranzo di vetro (col sapone vero!!!). Io mi sento più brava nei giochi fuori casa, ai giardinetti o anche a fare una passeggiata, sono più paziente e meno ansiosa, le do fiducia, e lei per ora la ricambia..si vedrà. le concedo di più..la faccio sperimentare, a costo poi di pentirmi e ripulire tutto il bagno allagato, o incollarmi il triciclo per strada perchè si è stufata dopo 50 metri…Un ultima cosa: io quando gioco gioco, non faccio altro, è diverso da quando magari sto cucinando e partecipo al suo gioco in modo discontinuo, perchè magari mi chiama se non riesce a fare una cosa, o per farmi vedere che cosa ha combinato, ecco, quello non lo definisco giocare con lei. ma quando C. mi chiama e dice “Mamma ochi con me?”, lascio tutto e vado da lei, (magari prima spegno il gas…haimè…non sempre!!!!). I giochi fisici di cui parlate con C. non sono così quotidiani. A lei basta correre un pò per casa, meglio ancora ballare, o fare un pò di salti sul letto. Il gioco della lotta ancora non esiste.

  3. Io delle faccende domestiche me ne frego (a parte cucinare) e gioco volentieri alla lotta con mia figlia… Ho qualche problema d’identità di genere?

    Come mamma separata (con separazione “classica”: 5/6 notti con me e 2/1 con il padre) vivo molto più tempo con mia figlia. Non ci gioco moltissimo: faccio di tutto perché abbia sempre amichett* con cui giocare e a me resta una mezz’oretta la sera in genere. Ogni tanto di più. I giochi vanno dalla lotta ai giochi di parole.

    ciao

    • Io credo che sia una faccenda di carattere personale. Io tendo sempre a pensare a qualcos’altro, ho il multitasking sotto pelle, però ho imparato a controllare il mio istinto e forzarmi a rimanere concentrata nel gioco al 100%. Invece GG è al contrario, soprattutto nel gioco dentro casa e si distrae in continuazione,generando molta frustrazione nel Vikingo. Io però mi riconosco nel fatto che scelgo sempre giochi tranquilli rispetto a GG che invece è molto più fisico di me nel gioco. Come dicevo poi nel post sull’intelligenza emotiva http://genitoricrescono.com/intelligenza-emotiva-e-il-ruolo-cruciale-del-padre/ c’è una tendenza verso una divisione di ruolo nei giochi, che quindi incidono diversamente nell’educazione. Ci si può chiedere se le differenze sono culturali, dettate dalla società o istintive del ruolo materno o paterno, però si deve prendere atto che ci sono. E’ chiaro che poi ci sono anche le sfumature e chi invece non si adegua a certi schemi.

  4. Io ti dico quel che vedo: sto più tempo con le mie figlie, ma sono più distratta. Se sono con loro faccio tutto, lavo, aspiro, pulisco, cucino. E il tempo per i giochi è sempre l’ultimo. E anche quando ce lo metto, ho la testa che programma e che pensa a quella tal cosa da fare. Così ammetto che se con “tempo per i giochi” intendiamo tempo in cui giochiamo davvero e ci facciamo coinvolgere, ne passo davvero poco, troppo poco, nemmeno ogni settimana… Però quelle volte che capita (perché non sono a casa, e quindi non ho da fare, e ho qualcuno che guarda la piccola se voglio stare con la grande, e non ho altri adulti con cui chiacchierare… 🙁 ) allora con mia figlia c’è davvero sintonia. Ci piacciono gli stessi giochi, o comunque riesco a interpretare bene la figlia/vicina/amica/signora del ristorante/insomma il ruolo che mi tocca al momento, e a capirla, insomma, divento una bimba.

    Mio marito è diversissimo: se ci sono loro in casa è ko, non riesce a fare quasi niente, però le segue molto di più. Allo stesso tempo però le segue se le cose gli vanno a genio, per lui il gioco del “io faccio la maestra e tu il bimbo che va all’asilo” è assolutamente fuori questione, e anche leggere libri non gli piace molto se non la sera per la nanna. Ma è il papà che insegna, è lui che le ha insegnato ad andare in bici (prima con le rotelle poi senza), o a giocare con i lego dei grandi, è il papà che colora con lei (e guai a scarabocchiargli il foglio) o le porta in bici tutto il pomeriggio. Insomma, è un po’ meno bambino, ma gioca molto di più quando c’è.

    Ecco, secondo me i papà sentono meno il peso delle faccende in casa (e di tutto il resto) quindi quando ci sono, ci sono al 100%, più partecipi e sereni, anche se magari si adattano meno ai giochi più infantili.

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