Come diventare una famiglia minimalista

Negli ultimi anni ho un po’ sposato, se volete anche inconsapevolmente, la filosofia del minimalismo.
I soldi, nella mia famiglia d’origine, erano pochi, eppure sono nata negli anni ‘80, in un contesto familiare e sociale di folle sperpero, e dunque ho provato per anni, per gli oggetti, un misto tra disagio, desiderio e frustrazione.perdevo regolarmente la maggior parte delle cose che mi interessavano, in mezzo a cataste di abiti, dischi, utensili, libri e riviste che, letteralmente, infestavano le piccole stanze dove vivevamo.

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Non sono mai stata una shopaholic, eppure, quando iniziai a lavorare e ad avere qualche soldo mio, il giretto al centro commerciale era un passatempo che non disdegnavo. E le shopper a fine giornata facevano volume tra le mani, e davano un momentaneo senso di appagamento. Ma ricordo ancora quando tornavo a casa e tiravo fuori gli acquisti, quanto il volume si riducesse, e quanto le cose nuove sparissero velocemente una volta infilate nell’armadio. Così come ricordo con orrore tutti gli oggetti inutili acquistati all’Ikea, quando aprì a Bologna e pareva la mecca per noi della classe operaia, che ci eravamo sempre accontentati di mobili dozzinali e che ora ricevevamo un po’ di design e bellezza a prezzi popolari.
È stato graduale, non l’ho proprio deciso, e ancora il processo non si può certo dire completato. Il mio minimalismo è un’attitudine, e non ancora un completo abbandono degli oggetti. È nato come un timido atto di coerenza rispetto alle mie convinzioni anti-colonialiste e neo-global. Poi è diventato un rifiuto dello spreco di cibo, di soldi, di energie.
E infine, essendo io una persona polemica, a forza di scovare insidiose infiltrazioni della pubblicità nel conscio e nell’inconscio, è diventata una presa di posizione.

Come divento minimalista?

Credo che non ci siano comportamenti “ortodossi” che facciano di noi dei minimalisti. Io per esempio non sono ancora arrivata a liberarmi completamente degli oggetti inutili. Ma sono minimalista di etica. Acquisto poco e niente, non ho la tv, l’abbondanza mi stordisce.
Dunque non importa come lo mettete in pratica, ma se nella vostra testa è viva la convinzione che ciò che possedete non vi definisce, non vi rende felici e la maggior parte delle volte, neanche vi rende la vita più facile, ecco, allora seguite il vostro cuore minimalista.
Qualche consiglio pratico in ordine sparso? Quando acquistate qualcosa, ricordatevi di chiedervi a che cosa servirà; smettete di illudervi che se organizzate bene i vostri oggetti non avranno la meglio sul vostro tempo e sul vostro spazio; regalate o gettate anche ciò che è utile, se è doppio.

Come si può essere genitori minimalisti?

Secondo me è proprio quando si hanno figli che il minimalismo diventa una panacea per la propria salute mentale. I figli comportano oggetti: i giocattoli sono certamente un bene, ma sono sempre troppi rispetto agli spazi; gli abiti e le scarpe diventano piccoli in fretta; l’”attrezzatura” genitoriale, è per lo più inutile, ma, almeno da neo-genitori, finiamo per convincerci che siamo persone migliori se compriamo oggetti che la pubblicità o i parenti ci convincono essere indispensabili, ma che sono da pulire, riordinare, portare in giro, e ci rubano tempo prezioso (oltre che denaro). Poi arriva la scuola, gli stickers, le mode, il materiale scolastico. Come si fa dunque ad essere minimalisti? Bè, è proprio allora che non possiamo fare a meno del decluttering mentale e materiale, insieme ai nostri figli.
Due consigli al volo?
1) Tenere una cosa per ricordo va bene, ma tenere tutto per ricordo comporta riordini, riorganizzazioni e perdite di tempo che possiamo evitare. Anche lo spazio ha un costo: che abbiate acquistato la vostra casa o che siate in affitto, dovreste saperlo bene.
2) Fate dei repulisti frequenti di ciò che è rotto, inservibile o che non attira più l’attenzione dei bambini (e rendetevi conto del tempo dedicato a buttare cose che avete acquistato con i soldi guadagnati lavorando).
3) Limitate lo spazio dove i giocattoli possono sostare. Io per esempio quando noto un giocattolino, un pastello o un ciondolo nello stesso angolo polveroso della cucina o del bagno per più di due giorni, lo butto senza rimpianti. Nessuno lo reclama mai.

Come si convincono i bambini a diventare minimalisti?

Noto che per le feste, quando le mie figlie ricevono molti oggetti fisici in regalo, diventano frustrate e aggressive. Al primo regalo scartato è gioia: e ci sta, perché ricevono, durante l’anno, pochissimi regali, e sanno che le richieste vengono esaudite solo per il compleanno e per Natale. Al secondo, terzo, quarto, quinto regalo, fanno i confronti e cominciano a sentirsi un po’ insoddisfatte. Poi spariscono in camera con i giocattoli, ma la maggior parte di questi desta interesse solo i primi giorni.
I bambini sono minimalisti: amano giocare fuori, disegnare, cantare, andare in bici; odiano pulire, riordinare. E dunque ritengo che l’accumulo non sia un loro bisogno naturale.
Se chiedete alle mie figlie se sono minimaliste, risponderanno di no a gran voce. Ma preferiscono una corsa sui pattini a una bambola.
Non vieto affatto i giocattoli, non nego a nessuno la gioia di farci un regalo. Ma preferisco che ci vengano regalate esperienze. Per esempio la nonna a Natale ha cominciato a regalare a Carolina un biglietto per il balletto a teatro, e sono certa che lei quei balletti a teatro se li ricorderà per tutta la vita.

Trovo spesso ispirazione nel blog e in particolare nei podcast dei Minimalists e recentemente il libro Clutterfree with Kids di Joshua Becker mi ha aiutato a organizzare alcuni dei pensieri che leggete qui sopra. Un altro libro che mi ha fatto pensare è stato Manuale per l’allevamento del piccolo consumatore, un attacco alla pubblicità tra il feroce e l’ironico, scritto da Paolo Landi, pubblicitario.

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7 COMMENTI

  1. non posso che essere d’accordissimo. noi viviamo in una casa piccola e quando si accumulano le cose sembra di vivere in un campeggio ma non di quelli belli ordinati, ma quelli del campo profughi. e così periodicamente facciamo repulisti. ai miei figli compro pochissimo , non hanno bisogno di molto, sono due maschi che al pomeriggio giocano all’oratorio. non hai bisogno di granchè, tranne delle scarpe che vengono consumate moltissimo. ma vabbeh San Decathlon aiuta moltissimo!
    In più sono scouts, e agli scouts l’essenzialità è un valore oltre che una necessità (quando ti porti lo zaino per km la prossima volta vedi quante cose lasci a casa).
    anche io preferisco allungare di un giorno le vacanze o regalare un week end da qualche parte o una gita o un concerto o qualcosa di simile, piuttosto che buttar via soldi in cose. questo l’ha imparato anche mia mamma che per i compleanni contribuisce alle loro vacanze dell’estate come la colonia o la baita con l’oratorio. così sanno che ci vanno grazie alla nonna e sono consapevoli di quanto costa.
    certe volte dico loro: sapete quanto costa questa cosa che il vostro amico ha avuto in regalo (che ne so un paio di scarpe firmate, un gioco per la PS o robe simili di cui i miei comunque non se ne farebbero niente)? costa quanto una notte (low cost, ovviamente) a berlino-lisbona-parigi etc etc. questo ai miei figli fa molta impressione visto che amiamo “collezionare” capitali europee e d’estate viaggiamo attraverso l’europa e a loro piace molto. Quindi il concetto è o quelle scarpe firmate o 1 giorno in più nella capitale di turno. Fa sempre molto effetto. E con grande soddisfazione i miei figli scelgono ancora la capitale!!!

  2. Detesto gli eccessi in ogni caso, quindi credo di essere minimalista nell’animo, ma mi concedo alcune cose senza strafare.
    Sui figli minimalisti sono più che d’accordo: ereditiamo sacconi di vestiti dalla marea di cugini che ci circondano e penso di aver comprato pochissimo abbigliamento per i miei bimbi. Ora sono in fase decluttering acuto: prendo il grande e gli dico: scegli cinque magliette tra queste. Perché che se ne fa un bambino di 20 magliette a maniche lunghe e 20 t-shirt e 5 jeans e 5 giacche? Tanto sono sempre vestiti sportivi e una cosa carina per un’occasione speciale ce l’abbiamo.
    E’ un risparmio di tempo mentale enorme!
    Niente tv neppure a casa nostra, ma non è una scelta di minimalismo, quanto di libertà!
    Infine piccola riflessione: qualche giorno fa siamo andati per la prima volta a trovare un compagno di classe del mio grande (7 anni) e la sua bella casa mi ha dato un senso di assoluto soffocamento: c’erano ancora tutti i suoi giochi da quando è nato ad oggi. Non oso immaginare gli armadi…
    Io ho conservato il primo body che hanno indossato alla nascita. Non ho altro della loro prima infanzia. Il resto è tutto dentro!

    • Un taglio a quello che avevo conservato “per ricordo” l’ho dato anche io diversi anni fa. Va bene tenere i microgolfini fatti a mano dalla bisnonna, ma le tutine di ciniglia passate per mille lavaggi proprio no. I ricordi, appunto, sono altrove.

      • Vi devo dire la verità: la cosa che odio più della tv sono i soggetti che vanno ai talk show e questo mondo parallelo di pazzi, che ci fanno credere essere realtà. Nulla a che fare col minimalismo 😀

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