Combattere la dipendenza da internet

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internet-addicted… con pochi e semplici consigli di buon senso!
Molti di noi hanno un eccessivo attaccamento alla connessione alla rete. Soffriamo se non c’è un wi-fi, ci sentiamo a disagio se lo smartphone non ha campo. Entrati a casa accendiamo il computer, non sia mai qualcuno chiami su skype. E se i figli chi hanno sequestrato la tv per vedere i cartoni animati, ci consoliamo con il social network preferito.
Dipendenti da internet? Non necessariamente e non in modo grave. Magari in vacanza sappiamo staccare la connessione e ci sentiamo anche meglio. Però in tanti siamo lì sulla linea di confine: generazione di genitori un po’ borderline ancora affascinati dalle infinite possibilità che ci si sono dipanate davanti in pochi anni.

Poi ci sono loro, i figli: spesso giudici implacabili. Mamma, staccati da quel telefonino!, Papà, papà… papàààààààà, vuoi spegnere il computer?

Ma se fin da piccoli li abituiamo a farci vedere sempre con schermo tra le mani e a lasciare sempre a loro disposizione uno schermo, sicuramente per loro sarà più difficile trovare l’equilibrio.
Nell’incontro promosso da Navigare Sicuri a Firenze, lo psichiatra Federico Tonioni, mi ha fatto riflettere su qualcosa di molto semplice, evidente, ma niente affatto banale: un touch screen è qualcosa di estremamente vicino al pensiero magico di un bambino.
Pensate bene a un tablet: basta toccare per far accadere cose fantastiche, storie che cambiano, personaggi che volano muovendo un dito, pagine che si aprono e chiudono con gesti che ricordano quelli dei maghi delle favole… Se già a due anni si ha a disposizione una tecnologia del genere, bisogna avere tante, tante valide alternative e stimoli diversi e più concreti per essere in equilibrio.
Perché comunque, come dice il Generale Rapetto: lo schermo è piatto!

L’incontro di Firenze (di cui vi invito a guardare il video on demand, perché, per la qualità degli ospiti, è stato davvero fonte di riflessione intensa), ci ha regalato un intervento di Anna Lo Piano (la “nostra” Cinepiattini) che merita di essere ripercorso.

Pochi, semplici consigli per figli e/o genitori (quasi) internet addicted, ovvero: come evitare di infilarsi nella dipendenza, ma soprattutto come azzittire i genitori che vi rimproverano perché state troppo su internet (adattabili anche per rispondere ai figli):

1) Googlate il vostro nome e leggete cosa esce fuori.
Una persona adulta che lavora mediamente su internet, può veder uscir fuori venti pagine di testi e immagini sul proprio conto. E se si comincia a 10/11 anni o anche prima, quante pagine sul proprio conto si accumulano sul web?
Da questo pensate alla “responsabilità” che avete nei vostri confronti ogni volta che interagite in rete. Di sicuro diventerete più selettivi.

2) Spiegate a chi vi rimprovera di essere troppo connessi che “stare su internet” è un lavoro vero e proprio: c’è chi lavora twittando o tenendo una pagina facebook di un’azienda o di un ente e ne ha in mano la responsabilità dell’immagine pubblica. E’ un mestiere strano, ma richiede competenza.

3) Ricordate ai genitori cosa facevano loro da adolescenti: quanto tempo passavano al telefono? Vi ricordate l’epoca dei lucchetti al telefono di casa? 😀

4) Siete sempre su skype e praticamente a casa vostra c’è come una finestra aperta sulla vita privata anche dei familiari? Per non farsi fare le piazzate davanti agli amici su skype, stabiliamo tutti insieme un codice di parole “segrete” che indicano i diversi livelli di attenzione:
livello 1: ok, stai pure a chiacchierare su skype, ma ricordati che ci sono altre cento cose da fare (ad es. per i figli i compiti, per i genitori preparare la cena)
livello 2: soglia di attenzione, stai esagerando.
livello 3: sto per arrivare e staccarti i cavi, non mi interessa se sei a metà di una conversazione di vitale importanza.

5) Il “trucco del pomodoro”: pensavate di stare su internet 10 minuti e ci siete stati due ore? Capita a tutti. Mettete un timer (il pomodoro è la classica forma del timer da cucina) e quando suona, imponetevi di staccare. Guardare l’orologio non è uguale: finirete per non guardarlo, serve qualcosa che suoni!

6) Il tempo giusto per stare su internet (che vale per ogni modalità di connessione) è quello che, alla fine, vi fa sentire carichi, soddisfatti di quello che si è fatto e desiderosi di fare altro.
Se alla fine vi sentite spompati e demotivati, ecco, era troppo.
Qual è la soluzione? Di solito fuori da lì: andate a farvi una chiacchierata a quattr’occhi o una partita a pallone.

(Sull’argomento vi segnalo anche questo post di Anna, che partecipa al blogstorming speciale sull’uso consapevole di internet)

Pensi di avere qualcosa da dire sull’uso consapevole della rete sia da parte dei genitori, che dei ragazzi? E’ in corso un Blogstorming speciale. Se hai un blog, puoi partecipare ed arricchire il dibattito.

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6 COMMENTI

  1. Sani consigli, con cui concordo. Internet è lo strumento più incredibile che esista, perché ti permette di avere il mondo a portata di mano. Ma, come tutte le cose di questo genere, è facile diventarne succubi, vivendolo in modo passivo e catatonico. L’idea del timer è ottima, perché davanti allo schermo non si riesce a realizzare lo scorrere del tempo. Meglio programmare le ore da dedicare al pc, e imporsi di uscire quando l’orologio lo segnala.

  2. mamme tante 😉 ahahahh e qui sul sito so di essere compresa 🙂 (come volevasi dimostrare sono una mamma sempre connessa)..

  3. “lo you del metodo easy lo passo on line” è strepitosa!!!
    se ce lo scrivessimo su delle magliette in quanti la capirebbero? 😀

  4. Io sono decisamente internet dipendente (lo you del metodo easy lo passo on line)… mi concedo tempo fino a quest’estate per disintossicarmi 😉

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