Collaborazioni tra genitori e scuola: il controllore in giardino

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La scorsa settimana sono stata di turno come controllore in giardino a scuola del Vikingo. E’ la seconda volta in due anni che lo faccio e ho deciso di parlarvi di questa esperienza che ritengo molto importante.
Cosa significa essere controllori a scuola? Come vi ho spiegato a proposito dell’inizio della scuola, dopo un pranzo lampo di 20 minuti i bambini a scuola di mio figlio in quel di Stoccolma, escono a giocare in giardino. Sempre. Tutti i giorni. Pioggia, neve o vento. Sto parlando di bambini di scuola elementare i quali si alzano, sparecchiano il loro posto, puliscono il tavolo, risistemano la sedia e tornano su, nel corridoio della loro classe in autonomia (niente file per mano guidati dall’insegnante). Si infilano le scarpe (qui dentro la scuola si usano scarpe più leggere e pulite), se si ricordano si mettono anche la giacca (e i genitori sperano che se la ricorderanno, ma nessuno ne è veramente certo) e escono a giocare in giardino. Gli insegnanti supervisionano le operazioni, in modo molto blando, verificando giusto se fanno 0 gradi e il bambino decide di uscire in camicia, o se sta diluviando ecco, allora magari gli dicono qualcosa. Ma la filosofia è che se fa freddo il bambino lo capisce e torna a prendersi qualcosa (e i genitori come me lo sperano fortemente).
Comunque assumiamo che i bambini si siano ben vestiti. In giardino però vanno da soli, mentre la loro insegnante torna in classe a preparare il materiale per la lezione successiva. E chi sta in giardino con un centinaio di bambini scalmanati? Ci sono un 2-3 persone della scuola, personale che normalmente si dedica ad attività di sostegno o al doposcuola, o insegnanti che in quel momento sono liberi, e poi ci sono i genitori. Ad ogni classe viene richiesta la disponibilità per un paio di settimane l’anno, una in autunno e una in primavera, a rotazione. La partecipazione non è obbligatoria, ma è chiaramente fortemente consigliata, sia perché è un modo di supportare la scuola, che al di là di questo non chiede veramente quasi nulla al limite dell’imbarazzante per la nostra mentalità, sia perché permette al genitore di ottenere una visione della situazione dall’interno. Il genitore è anche invitato ad andare a mangiare a mensa insieme al proprio figlio prima (o dopo) aver dato il suo contributo da controllore in giardino.
Quello che viene richiesto di fare è molto semplice. Il genitore, con il suo bel gilet fosforescente che lo rende immediatamente riconoscibile da tutti i bambini, se ne sta tranquillo a passeggiare in giardino. Il livello di impegno è lasciato al singolo individuo, ma io normalmente me ne vado in giro e controllo le varie situazioni. Se ad esempio vedo ragazzini che si azzuffano mi avvicino e chiedo “tutto bene?” cercando di guardare negli occhi quello che mi sembra sia stato messo in mezzo dagli altri, che normalmente risponde dicendo che va tutto benissimo e stanno solo giocando. Se vedo qualcuno che gira da solo invece mi avvicino e cerco di stabilire un contatto per vedere se è una scelta di starsene per conto proprio o se è qualcuno rimasto isolato.
E lo capisci subito dalla sua faccia se è contento o meno di avere compagnia. Ci scambio due parole e vedo come va, che poi l’idea di fondo è quella di dirgli sono qui e ti vedo, ossia non sei invisibile.
Poi ci sono quelli che fanno i furbi ed escono dai confini che gli sono dati come riferimento (nel giardino non ci sono recinzioni) o semplicemente quelli che nel giocare si dimenticano che non devono allontanarsi troppo, ma per fortuna non succede molto spesso, e i bambini sono molto più giudiziosi di quel che sembra e si controllano anche a vicenda.

Io in particolare mi tengo lontana dal campo di calcio che se fosse per me potrebbe essere eliminato da quel giardino senza rimorsi. Pare infatti che nel campetto succedano i casini maggiori e un adulto deve necessariamente essere sempre presente lì per placare gli animi focosi dei giocatori. Ovviamente, siccome ci troviamo in Svezia, c’è un rigoroso ordine di spartizione del campetto che prevede uno schema di utilizzo tra le varie classi e quelli delle prime sanno benissimo che dopo di loro ci sono le terze e quindi allo scadere del loro tempo lasciano il campo e si trasferiscono a giocare a guardie e ladri fuori. A proposito di turni, mi hanno riferito che ci sono turni appositi esclusivi per le bambine, che altrimenti non riuscirebbero ad utilizzarlo, nonostante sulla carta possano usarlo anche tutti gli altri giorni insieme ai maschi. Però ho visto, da questo punto di vista, una tendenza di cui non sono certa se casuale o reale, ma nelle prime c’è una divisione di genere più rigorosa, mentre nelle classi di bimbi più grandi le femmine e i maschi si mescolano molto di più nel campo da calcio.

Poi ogni tanto qualcuno si fa male, allora ci si avvicina e si controlla se è il caso di mandarlo in infermeria o meno, si placano litigi, si consola qualcuno, insomma un’ora passa abbastanza in fretta. La stessa presenza di adulti in giardino in realtà funge da moderatore di comportamento. I bambini sanno che tu ci sei, sei lì per osservarli, e si sentono più sicuri anche solo grazie alla tua presenza, il che aiuta di molto a combattere il bullismo, che spesso si consuma maggiormente durante l’intervallo.

Insomma tramite questo scambio di favori io genitore ho la possibilità di vedere e osservare in prima persona quello che succede a scuola. Questo mi dà più argomenti di conversazione con mio figlio, mi permette di chiedergli con più cognizione di causa cosa succede facendogli domande dirette e specifiche, mi permette di osservare le dinamiche dei ragazzini della sua età nel loro ambiente e mi permette di incontrare i bambini che frequentano la sua classe e con cui lui condivide ogni giorno gran parte della sua vita.
Io sono veramente felice di avere questa possibilità, che anche sul piano lavorativo non è così pesante, se si pensa che si tratta di un paio di ore una o due volte l’anno, e permette alla scuola di garantire tempo all’aperto per i bambini mentre le insegnanti svolgono altre mansioni.
E voi sareste disposti a fare i controllori in giardino se la vostra scuola iniziasse un sistema simile?

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9 COMMENTI

  1. …e sareste disposti a lasciare i che scelgano se mettersi il giubbotto o no in autonomia senza rincorrerli? O a limitarvi ad osservare, intervenendo solo in caso di necessità e non in modo invadente e onnipresente, come da tipica mamma italiana ?

  2. che meraviglia !! pensate che nella scuola secondaria che frequenta mia figlia (solo 3 classi, solo sezione A ) nei 10 minuti di pausa ogni bambino deve rimanere nella sua classe, divieto di andare in corridoio perche’ gli insegnanti hanno paura che succeda qualcosa , perche’ l’anno scorso i bambini di cl. 3 hanno dato qualchee problemino !non stiamo nel Bronx, ma in un accogliente paesino dell’entroterra romagnolo !!ma non e’ compito degli insegnanti educare e controllare i bambini mentre interagiscono con le altre classi ? facile chiudere la porta cosi’ non succede nulla !!!

  3. É semplicemente meraviglioso il racconto di questa esperienza. Mi piacerebbe molto fare il controllore in giardino, lanceró l’idea nella nostra scuola dell’infanzia. Sorrido pensando a tutte le raccomandazioni che facciamo ai nostri figli quando é freddo…forse responsabilizzandoli si ottengono piú risultati!!!!

  4. Bellissima idea, bellissima esperienza, parteciperei con entusiasmo. Non so se direttamente applicabile qui da noi dove appunto ai genitori viene chiesto di più economicamente parlando (nella mia pur bella scuola pubblica hanno invitato i genitori a partecipare ad una raccolta punti di figurine perché possono ricevere materiale omaggio scolastico e multimediale… l’idea in sé non è male, ma mi fa specie vedere dove ci stiamo dirigendo, ecco).
    Continuo ad invidiare gli Svedesi per la mentalità di delega al bambino riguardo al fatto di correre fuori con qualunque tempo e scegliere se coprirsi o meno, ma da che età incominciano? Con la mia sto iniziando a negoziare “Vuoi stare fuori? Allora ti metti giacca e cappello”.

  5. Io ho fatto il controllore per necessità, nella nostra scuola ce n’ erano troppo pochi, poco assertivi e la soluzione di chiedere a tutti i genitori un impegno fisso una o due volte l’ anno a coadiuvare il gruppetto fisso che sa le regole e le dinamiche non è mai stata considerata dalla direzione. A un certo punto ho smesso e basta.
    È stata una bella esperienza per conoscere e farmi conoscere dai bambini, i miei figli lo desideravano moltissimo, abbiamo capito dopo che era contro i bulli, e conosci anche gli altri genitori. Adesso che figlio 2 è in un’ altra scuola non vado più, troppo poco tempo. Nella nuova scuola si sono organizzati in modo che a turno lo facciano le maestre, che conoscono i bambini e le dinamiche, hanno i loro metodi per tenerli buoni e quindi non si ritrovano al rientro in classe liti e conflitti da risolvere a cui no sono state presenti e non possono dire chi ha ragione e chi ha torto.

  6. NElle scuole dei miei figli (dell’infanzia e primaria di primo grado)ci sono iniziative di vario tipo che coinvolgono i genitori, non è però previsto il loro controllo come volontari durante la pausa del dopo pranzo o del mattino.
    Sinceramente non so se vi parteciperei, credo sia più che altro una cosa utile al fine del contenimento dei costi per il personale, perchè mi pare difficile che due o tre genitori impegnati, due volte l’anno, con un’intero istituto possano farsi grandi idee delle dianmiche che coinvolgono i ragazzi.
    Forse però in Svezia le scuole sono meno numerose che in Italia.
    Quanto alle regole che i ragazzi seguno in mensa, sicneramente, non ci vedo grosse differenze con quelle della nostre primarie, anche da noi si saprecchie e si riordina prima di lascaire il locale, non mi pare strano

  7. il tempo che i genitori dedicano alla scuola, secondo me, è tempo ben speso per tutti. per i genitori che come dici perfettamente hanno l’occasione di osservare da vicino frammenti della vita della scuola e del loro figlio; per i ragazzini che vedono un impegno da parte dei genitori che in qualche modo portano il proprio contributo( piccolo o grande che sia) restituendo ai ragazzi un messaggio positivo di partecipazione: se per te la scuola dove io vado è importante, lo diventa anche per me; per la scuola stessa perchè gli insegnanti, i dirigenti, il personale in genere si sente supportato in un lavoro che spesso , almeno in Italia, viene svolto in condizioni non ottimali, per usare un eufemismo.

  8. anche secondo me è una cosa bellissima e sì, sarei dispostissima a fare il controllore in giardino. Grazie ovviamente al mio orario di lavoro flessibilissimo (lavoro da casa) e alla mia – credo incurabile – tendenza a voler tenere molto (tutto?) sotto controllo… però credo veramente che, come dici tu, sia un’occasione importantissima per vedere e conoscere le dinamiche della scuola più dall’interno, per avvicinarmi più a mio figlio e magari vedere quali problemi ci potrebbero essere, che lo coinvolgono più o meno da vicino…

  9. Io la trovo una cosa MERAVIGLIOSA. Sotto tutti i punti di vista. Solo una domanda: ma a te che fai sorveglianza, oltre a darti il gilet catarifrangente, ti fanno raccomandazioni? Tipo se c’è un sospetto bullo o un sospetto bullizzato o un sospetto tagliato fuori dal gioco o un bambino che tende ad allontanarsi di più… insomma danno indicazioni in situazioni particolari?

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