Celiachia, (ancora) questa sconosciuta

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La dottoressa Cecilia Verga Falzacappa, biologo nutrizionista, dottore in endocrinologia e medicina molecolare e specialista in patologia clinica, ma anche mamma di un bambino celiaco, ci spiega in modo chiaro cosa è la celiachia e come reagire al meglio a una diagnosi.

La CELIACHIA o sprue celiaca colpisce circa 1 persona su 100, ma si stima che solo la metà dei celiaci sia stata diagnosticata. Perché?

Partiamo dall’inizio:

– COSA E’ LA CELIACHIA

La celiachia è una patologia del sistema immunitario in cui il nostro organismo riconosce come “estraneo” qualcosa che non lo è, e così produce anticorpi diretti contro quel qualcosa.
Nella celiachia una frazione del glutine, insieme ad enzimi deputati alla digestione del glutine, che lavorano a livello del villo intestinale, vengono attaccati dal nostro Sistema Immunitario.
Ciò risulta in una forte alterazione della mucosa intestinale e dei villi, questi ultimi possono venire completamente distrutti. E allora? Il villo intestinale è la sede principale dell’assorbimento di molte sostanze : il calcio, il ferro ad esempio. La persona celiaca non diagnosticata soffre di malassorbimento, e spesso può presentare anemia e soffrire di osteopenia.

I sintomi della celiachia sono quasi sempre aspecifici. Sbagliato aspettarsi diarrea e mal di pancia, che sono i sintomi tipici dell’infanzia (0-2 aa).
La celiachia è invece associata a mal di testa, astenia, stanchezza cronica, anemia, pallore, alterazioni della pelle, alterazioni dello smalto dei denti, stomatiti, rallentamento della crescita, nervosismo, malumori, depressione. Spesso il celiaco è una persona che ha l’aria “emaciata” e poco sana.

-COME SI DIVENTA CELIACI

La celiachia è una patologia a base genetica. Non fa parte di quelle patologie per le quali alla presenza di mutazione segue necessariamente la manifestazione della patologia, ma la presenza della mutazione esprime la predisposizione allo sviluppo della malattia.
Ciò vuol dire che: un celiaco presenta sicuramente l’alterazione genetica; i familiari di primo grado di un celiaco hanno alta probabilità di avere la mutazione genetica; una persona che presenta la mutazione genetica ha alta probabilità di sviluppare la patologia (e quindi dovrà controllare costantemente l’andamento delle sue analisi).

-COME SI SCOPRE DI ESSERE CELIACI

La diagnosi certa di celiachia si fa tramite analisi istologica di biopsia del villo intestinale, prelevata mediante gastroscopia.
Il sospetto di celiachia si valuta con analisi sierologiche (del sangue).
La predisposizione genetica si valuta con analisi genetiche su sangue.

-COME SI “CURA” UN CELIACO

L’unica cura possibile per la persona celiaca consiste nel seguire SCRUPOLOSAMENTE una dieta COMPLETAMENTE priva di glutine. Non ci sono sconti. Il celiaco non deve introdurre nella sua dieta una quota superiore alle 20 parti per milione di glutine (100 in alcuni paesi del Nord europa). Superare questa quota vuol dire riaccendere il sistema immunitario. La conseguenza non sarà un mal di pancia epocale e basta, ma la concreta possibilità che si ricrei il danno mucosale.

Il pericolo per il celiaco non è tanto l’ingestione di un alimento contenente glutine, quanto la possibilità che quell’alimento sia “contaminato”, ossia preparato e conservato in condizioni non idonee a garantirne una presenza di glutine inferiore alle 20-100 ppm.

E allora?? Che incubo?!?
Ci vuole attenzione. Soprattutto all’inizio. E bisogna considerare che le abitudini avute fino al momento della diagnosi andranno modificate. Non stravolte, ma modificate. Perché la malattia celiaca si può gestire:

– Tutti gli alimenti vietati sono presenti in commercio in forma alternativa gluten free.
– Esistono moltissimi locali attrezzati per la preparazione di pasti per celiaci.
– Esistono in Italia delle leggi che garantiscono al celiaco di trovare pasti adeguati in strutture pubbliche e private (scuola, ospedali, posti di lavoro).
– Esistono fonti attendibili che raccolgono l’elenco di tutti i luoghi e gli alimenti sicuri (celiachia.it).
– Esiste una legge che obbliga i produttori ad elencare al presenza di componenti allergizzanti nei prodotti alimentari (leggete sempre le etichette e controllate che non sia riportata la presenza di glutine o la preparazione in stabilimenti che utilizzano il frumento).
– Esistono i numeri verdi delle aziende che sapranno fornirvi le informazioni necessarie affinché possiate sentirvi sicuri nel consumare un alimento.
– Esiste il buon senso. Che vi consentirà, ancor più con il passare del tempo, di valutare la sicurezza di un pasto.

Secondo poi bisogna far si che il celiaco non si consideri un malato sfortunato, soprattutto se parliamo di bambini. Attenzione quindi a evitare che i suoi pasti siano diversi da quelli di tutti gli altri, e a trovarsi in condizioni in cui tutti possono ma lui/lei no.
Ossia: scegliamo posti adatti a tutti, celiaco compreso. Cuciniamo alimenti simili ai nostri, stesso formato di pasta, stesso condimento, magari scegliamo più spesso cereali naturalmente privi di glutine.

L’attenzione maggiore, come scrivevo sopra, andrà data alla contaminazione.
Alcuni esempi pratici:
– Conservare gli alimenti gluten free separatamente.
– Utilizzare pentole e posate dedicate O molto ben lavate
– Non utilizzare posate o supporti di legno a meno che non esclusivamente dedicate al gluten free.
– Cucinare in momenti separati dolci, pizza e pane e MAI utilizzando macchinari già usati per alimenti “glutinosi”.
– Fare molta attenzione alla farina (che è volatile), alle briciole del pane, alla farina che resta ai bordi della pizza.
– Attenzione al glutine “nascosto” : birra, kamut, orzo, farro contengono glutine.
Nel dubbio, controllate, sempre.

In conclusione: facciamo attenzione.
Il celiaco che non segue la dieta va incontro a seri rischi per la sua salute. E’ fondamentale che si attenga all’alimentazione priva di glutine e seguire una dieta priva di glutine è possibile.

– di Cecilia Verga Falzacappa –
drceciliavergafalzacappa@gmail.com

(Foto credits I Love Memphis)

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4 COMMENTI

  1. ECCOMI!!! Allora vado per ordine:
    @la staccata: è così. purtroppo attorno alla celiachia aleggia spesso un alone di mistero, anche tra persone che dovrebbero essere competenti. Io mi sono scontrata con l’ignoranza a scuola, ed è stata dura. Ma esistono delle fonti di informazione scientifica e chiara. Che spiegano anche cosa accade al celiaco. Il problema (solito) è far sì che vengano consultate quelle e non il chiacchiericcio generale.
    @mammamsterdam : la questione è controversa. Sicuramente l’esposizione al glutine gioca un ruolo nella slatentizzazione della malattia. E la quantità di glutine ha il suo peso. La FDA ha stabilito nel sett 2013 che la quota di 20ppm sia quella da non superare per definire un cibo gluten free , e le “conseguenze” di tale regola verranno valutate questo agosto. ( http://www.gpo.gov/fdsys/pkg/FR-2013-08-05/pdf/2013-18813.pdf ). Nonostante un termine così restrittivo possa causare un peggioramento della capacità dei pazienti di rispettare la dieta, molti lavori sostengono che superare quella quota sia rischioso. E’ quindi possibile che in futuro, data la presa di posizione dell’FDA, anche le posizioni di alcuni paesi del Nord europa possano essere riviste. Il mio parere personale è che sia più saggio avere un livello di attenzione migliore che rischiare. Le conseguenze di una disattenzione protratta nel tempo possono essere anche molto gravi.

  2. Cecilia a me interessa particolarmente la cosa che dicevi sui paesi del nord europa, immagino che essendo una cosa di tipo genetico il genetico influenza anche le reazioni individuali.

    Te lo chiedo perché noto che in Olanda la celiachia è ancora più sconosciuta che in Italia, senti spesso di allergie generiche al glutine, ma quasi mai di celiachia. Nella mia ignoranza prima di leggerti qui mi dicevo che forse siccome noi abbiamo un menu della pasta e del pane e qui ce l’ hanno delle patate, il minor consumo forse spiega la minore incidenza (cosa peraltro non vera visto che qui almeno due pasti al giorno sono panini) ma capisco che non è vero. Se hai un attimo, me lo spiegheresti?

  3. Ringrazio Cecilia per questo articolo esaustivo e mi riaggancio al commento di m.t.
    Ho una nipotina celiaca, e quello che mi ha sconvolto man mano che ci siamo resi conto dell’importanza di non concedere MAI sconti come scrivi tu è stato l’atteggiamento della sua pediatra di base: troppo approssimativo, troppo lassista. Il problema è che molti medici non sono ancora in grado di spiegare che “sgarrare” in una dieta agluteica non corrisponde al dolcetto consolatorio che può concedersi chi è in grave sovrappeso.
    Sottovalutare l’importanza di non assumere mai cibi contaminati (se non, naturalmente, a causa di un errore imprevedibile) corrisponde a vanificare tutti gli sforzi fatti finora. I danni ai villi intestinali possono non essere avvertiti da tutti i celiaci, perché in molti casi (come in quello di mia nipote), non presentano i classici sintomi dell’intolleranza al glutine.
    Per essere più chiara: conosco diverse persone celiache le quali mi dicono che “non sono MOLTO celiache”, perciò non prestano cura maniacale alla loro alimentazione perchè “tanto non si sentono male come quelli PIU’ celiaci”. Mi sembra un atteggiamento piuttosto grave. Non si può essere UN PO’ celiaco, si è celiaco e basta. Sarebbe come dire che si è “un po’ con gli occhi azzurri”.
    Il fatto che, in caso di assunzione di cibo contaminato, non si debba correre in pronto soccorso in preda a coliche insopportabili non significa che non si registrino danni, è semplicemente che alcuni celiaci registrano in modo meno manifesto i danni prodotti.
    Cecilia, meglio di me, saprà confermarvi questa realtà.

  4. due giorni fa siamo stati dal dottore del ssn a spiegare i rischi di contaminazione. Sentendoci dire che non c’era da agitarsi tanto…e che poi tutto dipende, boh, mica detto…….
    benedetta rete (e benedetti specialisti)
    l’ho già detto grazie?

    m.t.

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