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C’è sempre qualcuno che sa cosa dirti

Scritto il 17 Jun 2010 da Silvietta 22 Comments
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Come ho scritto nel guest post precedente, due mattine alla settimana LaPulce sta con il nonno. Questi, da persona previdente, ha iniziato a portarla a passeggiare e a giocare al parco più o meno quando ha compiuto cinque mesi: dapprima mezz’ora, poi un’ora, poi due.. fino ad arrivare a quattro / cinque quando sono tornata a lavorare.
Ovviamente, finché ero in congedo, durante quelle due ore in cui restavo sola a casa, sono sempre scattate le grandi manovre di cui solo una mamma amplificata può rendersi capace: pulizie ordinarie e straordinarie e un po’ di lavoro (quello da freelance).

Negli altri giorni, invece, siamo sempre stati Mr Wolf o io – o tutti e due – a portare fuori LaPulce, che è una vera creatura degli spazi aperti.

Un bel giorno, come raccontavo qui, ero al parco. Una mattina in cui il parco, chissà perchè, era pieno.

Mi si avvicina una nonna: “Oh, LaPulce, eccoti qui! che bello vederti! perchè ti vediamo sempre con il nonno, sai? ah, lei è lamamma? brava Pulce, oggi sei riuscita a farla uscire, come hai fatto? brava signora, che viene un po’ anche lei al parco, si vede proprio che alla bambina piace ….”

Io muta.
Un turbine di emozioni, di pensieri, di contraddizioni dentro e fuori di me.
Lo so – ancora adesso devo dirmelo – che probabilmente parlava a se stessa, o a sua nuora, o a sua figlia, chissà. Lo so che non sapeva niente di me e che, come spesso accade, il suo commento non era riferito a me ma a qualcosa dentro di lei e riferito alla sua famiglia o alla sua nipotina.

però .. mi chiedevo allora e mi chiedo oggi:

perché mi lascio così incastrare dai commenti degli altri?
perché poi la sera resto insonne nel letto a rimuginare … sulle mie tante attività e il loro bilancio?

ma soprattutto, perché comunque vada, e per quanto in buona fede tu abbia costruito le tue soluzioni e le tue proposte di gestione del tempo e delle attività, trovi sempre qualcuno pronto a tirare il colpo?

A volte, il confronto diventa davvero difficile, sembra che ogni tappa, che bene o male attraversiamo tutte, facendo le nostre scelte sulla base di chi siamo, delle condizioni in cui ci troviamo, delle persone che abbiamo attorno, possa essere giudicata o almeno messa a confronto con qualcosa di “meglio”.
Mi è successo con la gravidanza, il congedo, il parto, l’epidurale, l’allattamento, lo svezzamento … e ovviamente il lavoro e la gestione del distacco.
Ma continuo a voler raccontare quello che vivo, cercando sempre di ricordarmi che una premessa è essenziale: non è La Soluzione, ma la mia personale idea per questo momento.

Forse a quella nonna avrei dovuto fare presente che anche pulire la casa era un modo di essere una brava mamma, perché avrei donato a mia figlia un ambiente migliore per la sua crescita…

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22 Comments »

  • supermambanana ha scritto:

    come dici tu, e’ lo studio dietrologico dei commenti altrui che ci frega. Ammettiamolo, perche’ mai la signora con quel commento avrebbe voluto farti tutta una lunga e implicita argomentazione sulla tua idoneita’ all’essere madre? Non e’ forse che lei, e la maggior parte di quelli che incontriamo, lanciano soltanto cosi’ commenti generici? Tanto per? E che dovremmo prenderli per quelli che sono, commenti per far conversazione? Forse e’ che non siamo piu’ abituati a parlare con la gente, parlare in generale, parlare per parlare, troppo concentrati su noi stessi. E lo sto dicendo a me innanzitutto.

  • luci ha scritto:

    mi sono ritrovata molto nelle tue parole, lo scontrarsi -inevitabile- con tutte quelle persone che “sanno bene cosa fare”, anche se è poi una loro proiezione su di te di situazioni personali, ma intanto le parole arrivano a te, il rimuginarci sopra (le notti paiono fatte per questo, a volte!), il cercare comunque una risposta, e il punto di arrivo (o di partenza?): sto facendo quello che riesco, quello che mi sembra giusto, quello che ritengo adeguato alla mia situazione, che ovviamente, le altre persone non possono conoscere…e credo che questo sia, comunque, un gran bel modo di essere mamma, essere mamma a modo proprio!

  • Santi Numi ha scritto:

    Concordo con Luci che spesso noi proiettiamo nelle parole degli altri i nostri fantasmi, ma non sono del tutto convinta che le parole degli altri siano sempre innocenti.
    Guarda caso, la maggioranza degli estranei va sempre a parare su certi argomenti: i più gettonati sono l’allattamento, lo svezzamento, il sonno e il lavoro (delle madri! dei padri chi se ne importa..).
    Chiunque abbia avuto un bambino, o sia stato vicino a qualcuno che l’ha avuto, sa benissimo che sono argomenti spinosi: se l’intento è solo di fare due chiacchiere, perché non parlare d’altro?

    Non solo, se a nessuno verrebbe in mente di entrare nel privato di un adulto, in fila prima di noi alla cassa del supermercato, chiedendogli se la notte prima ha dormito o cosa ha mangiato, perché invece tanti si sentono in diritto di chiedere qualunque cosa solo perché c’è di mezzo un bambino?

    <>, mi sono sentita domandare giusto ieri, in fila dal fornaio.
    <>

  • Santi Numi ha scritto:

    errata corrige dell’ultimo pezzo:

    La allatta lei? – mi sono sentita domandare giusto ieri dal fornaio.
    No, ha solo quattro mesi e apre da sola la porta del frigo.

  • Lorenza ha scritto:

    Cara Silvietta,
    più ti leggo e più mi immedesimo in quello che racconti…anch’io tenderei a rimuginare su quello che ti dice la gente, però con la gravidanza ho acuito il mio istinto di sopravvivenza (leggi menefreghismo) e sono giunta alla conclusione che nella maggiorparte dei casi la gente parli per niente.
    In buona fede, certo, ma farebbe spesso meglio a farsi i fatti suoi. Mia madre dice che sono burbera e asociale e che 2 chiacchiere non fanno male a nessuno, ma è colpa mia se a certe persone non so che dire?
    Comunque sono migliorata. Alla nonna invadente non rispondo più: “ma perché non sta attenta a suo nipote che si sta sfracellando dallo scivolo?” oppure: “grazie, e dov’è sua figlia che è tanto che non la vedo?”.
    Adesso sfoggio un sorriso ci circostanza, oppure devio l’attenzione facendo qualche falso complimento al povero nipote.
    Sono quasi normale.
    PS: io abito a Roma a Montesacro, vuoi che andiamo al parco insieme? :-)

  • luci ha scritto:

    ha ha, Santi Numi, questa del “apre il frigo da sola” me la segno!!!

  • franca ha scritto:

    machissenefrega! impariamo tutte ad essere più dirette e a non permettere alle nostre paure di avere il sopravvento. Se questo tipo di persone non ci fanno dormire la notte è solo perchè noi permettiamo loro di arrivare alle nostre debolezze e paure.

  • pontitibetani ha scritto:

    Già … Si va dalla banalità alla cattiveria (ne avrei due o tre in saccoccia da raccontare), stupida e gratuita. E ci sono due livelli in cui la vivo, come mamma, mi disturba/ turba/ offende questa violazione di un momento delicato della mia vita – in cui sono ipersensibile… In genere tendo a ignorare del tutto le voci di sfondo ( e mi feriscono magari quelle più familiari). Nella maternità mi riconosco più “vittima ” della pubblica opinione. Eppure se mi allontano di poco, mi distacco idealmente dal mio ruolo materno mi rendo conto che questa pluralità di voci vorrebbe anche insegnare, indicare, suggerire un modo di essere genitore, indicando e sottilineando cosa sembra più importante all’educare un bimbo! Come se queste voci di coro, di sfondo, noiose, invadenti, irrispettose servissero paradossalmente e al contempo per alzare il livello della nostra consapevolezza nell’esser madri. Forse usarle senza esserne vittime e’ importante, forse portarsi via la parte intelligente di una critica aiuta il nostro essere madri e genitori. Anche a relativizzare le nostre menate di assuluto. I nostri bimbi, si educheranno con altri, e nel tempo. Le nostre scelte , ciuccio, tetta , lettone, vaccini si stempereranno dopo una decina di anni ( io sono arrivata a quota 12 anni con la 1 figlia) in migliaia e miglia ia di decisioni che relativizzano le prime scelta e i giudizi – inopportuno – esterni… Ciao Monica

  • supermambanana ha scritto:

    Monica, non potrei esser piu’ daccordo. Mi viene in mente una serata con mio padre, che si ricordava della sua infanzia, e diceva che all’epoca i figli erano figli di tutto il quartiere. Loro giocavano in strada, e tutte le signore del circondario erano praticamente coinvolte, dallo sgridarli (o menarli, dati i tempi), mettere (o togliere) loro la maglietta o il cappello, fornire merende, mandarli a fare commissioni eccetera. Non credo che mia nonna si sentisse violata/offesa nella sua maternita’ se la “commara” di fronte le gridava dalla strada oh vedi che il figlio tuo sta freddo porta fuori una maglia. Certo, altri tempi. Certo. Ma magari stare un po’ piu’ rilassate serve a tutti. Se non altro a parlare meglio coi nostri vecchi.

  • Santi Numi ha scritto:

    Monica, la tua riflessione mi è piaciuta moltissimo, invece supermambana non volermene, ma non sono completamente d’accordo:

    - confrontare il contesto in cui crescono i nostri bambini oggi, con quello dei loro nonni o bisnonni non ha molto senso. Crescevano in famiglie allargate dove nella stessa casa c’erano a crescerli, oltre alla madre, nonne, prozie, zie e fratelli. E senz’altro pure vicini e compaesani. Il punto di vista del medico di famiglia era unico e indiscutibile. Fosse meglio o peggio, non sta a me giudicare, ma chi “metteva becco” non era di fatto un estraneo.

    - non è che perché uno diventa vecchio, improvvisamente si trasforma in un oracolo da cui provengono solo bontà, giustizia e verità. Ci sono persone anziane in gamba, e altre spiacevoli, esattamente come per gli adulti o i giovani. Io vivo in una palazzina piena di ottantenni, e non c’è giorno che non passi almeno mezzora, sulle scale, in cortile, o in casa di uno di loro. Ma nessuno si è mai sognato di chiedermi cosa do da mangiare a mia figlia o quando tornerò al lavoro, perchè sono persone intelligenti. Così intelligenti da negare, anche ora con le finestre aperte, che mia figlia pianga ogni tanto. Dicono che non la sentono mai, e le sorridono.

  • supermambanana ha scritto:

    strano perche’ il mio commento era proprio in linea con Monica, o almeno voleva esserlo. Quel suo parlare di “pluralita’ di voci”, di coro, di sfondo, era quello che mi aveva fatto venire in mente il racconto del mio papa’. Certo che erano altri tempi e che il contesto non si puo’ riprodurre, ma questo nostro esser sempre pronti a scattare come molle se sentiamo un commento (e non sto parlando soltanto dei figli) a volte e’ ingiustificato. E ti parlo come una che vive all’estero quindi ti lascio immaginare come IO scatto come una molla ogni volta che torno in patria per le vacanze e porto i bimbi al parco!

  • piattinicinesi ha scritto:

    esperienze vissutissime quella del farsi mettere in crisi, ascoltare e giudicare.
    adesso quando qualcuno parla riesco meglio a riconoscere se lo fa per cattiveria, per noia, per carattere o tanto per attaccare conversazione.
    quando si tratta di cattiveria bisogna usare la limitazione dura, o l’ironia pesante. negli altri casi provate a fare voi delle domande, in genere si scopre un mondo.
    ma chissà perché noi madri siamo sempre troppo insicure, non se ne può più. ribelliamoci a noi stesse

  • LGO ha scritto:

    Io invece sempre di più mi convinco che certa gente parla solo per parlare. Perché non sa di cos’altro parlare, voglio dire. Come si parla del calcio, di maestri e grembiuli, di pronti soccorsi o del tempo. Perché in fondo non hanno altro da dire.

  • Charmingmum ha scritto:

    Io penso che a volte le persone potrebbero evitare spiacevoli commenti!
    Non devi preoccuparti ed andare per la tua strada, ci sarà sempre qualcuno che ci criticherà in ogni caso!
    Purtroppo se la critica riguarda il nostro ruolo di madre, ci sentiamo toccate nel vivo!

  • Pontitibetani ha scritto:

    Anche a me era sembrato che supermambanana dicesse le stesse cose, una volta sembrava piu’ leggittimo l’allevamento collettivo dei figli, e anche le rampogne a bimbi o a genitori… E un grosso cambimento culturale questo. Sarebbe lungo parlarne ora ma comporta nuovi stili di allevamento, più autonomia ma
    nxhe insicurezze e fragilità…

  • luci ha scritto:

    io credo che dipenda molto dal come si dicono le cose, tutte noi incontriamo, e incontreremo persone che, a vari livelli, si intromettono nel nostro ruolo materno, ma c’è una bella differenza tra il consiglio spassionato del “porta una maglia che fa freddo” (quando magari la madre è in casa, e quindi parte già dal presupposto che, se non è con il figlio, il figlio è con qualcun altro)e le battute o le frasi critiche pronunciate in presenza della madre, che quindi, per restare sul tema abbigliamento, se non mette il cappello al bimbo ha i suoi motivi, poi è chiaro che c’è tutta una serie di sfumature, dalla critica detta per maldicenza al consiglio sincero al parlare tanto per parlare, che lascia il tempo che trova…forse è vero che siamo troppo fragili, magari su argomenti che in qualche modo toccano quello che eravamo noi da piccole e come i nostri genitori si rapportavano a noi, ma il ragionare sulle cose, il porsi dei problemi, probabilmente in misura maggiore di come è stato fatto con noi, può essere anche un grande punto di forza, perchè vogliamo fare, e dare, il meglio per i nostri figli, e, oggi come oggi, dare il meglio ha significati molto più complessi di tempo fa, la società stessa è molto più complessa!

  • Saidinapisan ha scritto:

    E come se il fatto di avere un figlio legittimasse l’ingerenza di questi pseudo “maestri di vita”. Voi siete avanti, io non riesco a non rimanerci male e sopratutto a non incazzarmi. Non li sopporto più: dala frasetta “innocente” di mia madre alla “psicologia da reader’s digest” della panettiera (o viceversa…).
    Purtroppo la lotta contro i luoghi comuni è dura.

  • Silvietta (author) ha scritto:

    ehi, grazie a tutte per i contributi (non si possono “solo” definire commenti, questi!) … non si può restare una sera scollegati senza vedere i discorsi portati avanti avanti avanti …

    partendo dal presupposto che vorrei ringraziarvi tutte e magari anche incontrarvi al parco (grazie dell’invito, Lorenza ;-) , purtroppo mi sa che sono un po’ lontana, a meno che tu non venga in vacanza in Vald’Aosta), mi sono ritrovata in molte delle vostre parole.

    Si, per tanti mesi, uno dei problemi è stato proprio quello non tanto di incontrare gli altri e le loro parole ma di permettere a queste parole di ferirmi, senza darmi la fiducia e forse la leggerezza (leggerezza che sto acquisendo con il tempo, grazie PontiTibetani di ricordare questo elemento essenziale nella crescita dei figli, come dico sempre, è una maratona, non un 100metri!) di lasciare ai discorsi il loro ruolo, ossia magari solo quello di contatto e non di giudizio.
    Forse in altri contesti (grazie Supermambanana) e in altri tempi era più facile, era più assodato: non c’erano tanti modellie tante informazioni ma un’unica comunità e parlare serviva a quella comunità per pulsare e crescere, o forse semplicemente si tratta di volersi incontrare, anche, semplicemente, rispondendo con domande anzichè sentirsi giudicate (grazie, Piattini!).

    Certo, se invece, come ogni tanto può accadere di sapere, avendo più informazioni o semplicemente perché la situazione lascia a noi giudicare così, le parole sono buttate lì per vacuità (interpreto LGO) o per ferire, bè, allora è il caso di farsi forza: alla fine, anche se lungo è il cammino da genitori – e per questo io voglio e forse tutte vogliamo crescere – c’è sempre un motivo per cui questo bambino è proprio mio figlio e, errori su sbagli su errori, spetta a me crescerlo come riesco.

    uffa, ma quanto ho scritto?

  • Serena ha scritto:

    dopo mesi passati ad affrettarmi a rimettere scarpe e calze a una dispettosa, che sul passeggino vuole stare a piedi nudi anche in pieno inverno, davanti agli sguardi inorriditi dei passanti, ho iniziato a fregarmene e, a chi mi chiede se non prenderà freddo, rispondo che non posso certo cucirgliele addosso…tanto ho capito che è meglio rassegnarsi ad incontrare, ogni volta che si esce di casa, una serie infinita di esperti puericultori che sanno sempre il motivo per cui tua figlia piange e il modo per farla smettere e, spesso, aggiungono che se fosse figlia loro certe scene non le farebbe! farsi mettere in crisi dai commenti degli estranei è controproducente, si sta male già abbastanza per quelli dei parenti!

  • michela ha scritto:

    Forse, proprio perché la maternita’ ci tocca così nel profondo, ci sentiamo troppo spesso attaccate. Lo dico perchè capita anche a me, infinite volte, e non tutte le volte posso sempre rispondere seccata o in modo da rimettere al suo posto chi parla.
    Io vivo in un piccolo borgo sulla costa ligure dove tutti sanno tutto di tutti e, dopo aver vissuto all’estero e in Emilia per diversi anni, ho fatto molta fatica a riabiturami. Eppure, con il tempo, ho capito che spesso le persone fanno commenti per attaccare bottone, per cercare un pretesto per conversare e, nella maggior parte dei casi, dietro non c’è davvero nulla. Siamo noi che leggiamo le nostre paure nelle loro parole e sentiamo di dover giustificare ogni nostra scelta anche quando nessuno ce lo chiede. Ho imparato con il tempo ad accettare i consigli o gli spunti che mi potevano essere di aiuto e ignorare quelli fatti tanto per parlare o dove forse c’era cattiveria. Certo,ci sono poi le giornate in cui questo mi riesce peggio che in altre e allora sento salire un fuoco che potrei sputare fiamme invece di parole, ma cerco di trattenermi magari cambio argomento,sorrido e tiro dritto. Dopotutto, sono le stesse persone che se ho bisogno mi aiutano con il passeggino a scendere le scale o in spiaggia mi guardano il piccolo mentre mi faccio un tuffo….

  • Pontitibetani ha scritto:

    Leggendo tutto di un fiato, mi veniva una riflessione più legata alla mia professione, che non alla mia esperienza materna ; perché – come già detto certe frasi mi affettano e feriscono -. Ma se mi allontano un po’ mi viene da dire che forse questa vox populi, così invadente per le mamme serve proprio a ricordare e ribadire che i “nostri” bimbi vanno educati per essere restituiti allla società, fra molti anni e da adulti che abbiano comportamenti “adatti e competenti”.
    La società, il contesto sociale, i luoghi dove viviamo ci dicono sempre cosa non possiamo dimenticare nell’educazioni dei bambini, e lo fanno in mille modi non tutti espliciti.
    Mi sembra che ci dicano che quei figli sono nostri ma non del tutto e che nell’educarli dobbiamo fare attenzione a molte cose.
    Certo non si spiega l’invadenza o la supponenza ma nemmeno la nostra fragilità davanti a certe frasi.. Ma mi sembra sia inducativa della responsabilita’ che danno a noi mamme, essere brave madri ma anche saper educare al meglio e al futuro…..

    Mi vengono in mente alcuni avvenimenti – vivo in in paese piccolo in provincia di PV dopo una vita intera trscorsa a milano, e qui la mia figlia piccola e’ conosciuta perché “nipote di” (mio suocero = una persona molto stimata per la sua disponibilità e gentilezza, sempre pronto ad aiutare) o perché assomiglia moltissimo davvero al mio compagno … Mai nessuno che parli mai di lei, in riferiemnto a me, io sono la straniera, la milanese, mentre la piccola e’ nel DNA della comunita’ locale … grazie ai suoi nonni e al suo papa’. E so già che ci si aspetterà da lei che impari anche le regole locali, il dialetto (che non parlo o capisco), le relazioni, e alcune regole locale, che si comporti come i bimbi del paese…. Piccole battute mi danno il segno di questa aspettativa…
    Un anno fa circa una donna, mi disse sinceramente convita di dire una frase carina, che era bello che la bimba assomigliasse tanto a suo papa’ perché si capiva che l’avevo fatta proprio con lui ( e implicitamente significava che
    di fatto non ero una poco di buono ….!!!).

    Mi chiedo infine i padri che fanno? Sono coinvolti in queste aspettative e in questa ridda di consigli non richiesti? Se si, ne sono toccati e turbati?

  • Mamma Cattiva ha scritto:

    Screditare le voci di sottofondo è la mia missione e ne ho fatto una sorta di allenamento, tale da distinguere quelle per cui vale la pena lottare da quelle sterili, che possono chiudersi con un livello di attenzione bassissimo. Certo le cose cambiano molto in funzione della stanchezza fisica e psicologica del momento, ma si fa il callo a tutto. La mia migliore trainer è mia suocera. Quando superi i suoi rumori, sei pronta a tutto.
    Silvietta, sai come la penso, quando qualcuno/a ti dice qualcosa che ti fa rigirare nel letto, gira la tua faccia verso lo sguardo di tua figlia e chiediti se tua figlia la pensa come quella persone. Cosa vedi nei suoi occhi? E’ serena? Ha un rapporto speciale con il nonno? Si porterà dietro l’amore di tutti, non solo il tuo che comunque rimane al di sopra di tutti. Nessun rumore può mettere in discussione questo.

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