Il candore dei bambini

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bagnettoAmbientazione: parco, pomeriggio o sera fa poca differenza. Diciamo pomeriggio; in tarda serata, in genere, le psicosi si amplificano. Il panorama è per forza di cose lo stesso: sassolini impolverati, terriccio, erba insozzatrice, di quella che quando ti macchi riesci a mandarla via solo a colpi d’esorcismo e, nella peggiore delle ipotesi, deiezioni canine.

Salvando soltanto queste ultime (non sono un’igienista sfrenata ma la cacca di un animale spalmata su mio figlio mi ha sempre fatto una certa impressione) concentriamoci sui primi dell’elenco: i sassi, l’erba e la terra sono materiali affascinanti di cui bambini godono a piene mani, durante la fase del picacismo anche a piena bocca, è sacrosanto che sia così. Non sarà igienico, ma sacrosanto indubbiamente sì. Questo, naturalmente, per chi prende la questione “pulizia e igiene” del bambino nel verso giusto: chiudere un occhio, meglio tutti e due, se al ritorno dalla scorribanda ai giardinetti i pargoli sono conciati come un reduce dal D-Day. Una bella doccia (o il bagnetto, quello dipende dai gusti) basterà a tirar via i segni del pacifico combattimento e i santi rimedi della nonna cancelleranno tutte (o quasi) le macchie dai vestitini. Tutto sotto controllo, potete farcela.

Quello che nulla, neanche il più potente degli smacchiatori riuscirà mai ad eliminare, è la psicosi della mamma del bimbodibiancovestito. Su genitoricrescono.com difficilmente ci concentriamo su un solo genitore alla volta, ma devo – seppure a malincuore – fare un’eccezione a costo di scatenarmi addosso l’astio di tutte le nostre lettrici. Di nemiche a occhio  e croce oggi me ne creerò più di qualcuna, ma pazienza: la psicosi del bimbo sterilizzato appartiene il linea di massima alle mamme, ecco. L’ho detto. É raro vedere un papà andare in fibrillazione perché la pupa sta assaggiando con goduriosa soddisfazione la torta di fango.

Con questo non sto dicendo che tutti gli uomini siano degli sozzoni (mi inimicherei anche l’altra metà del cielo dei frequentatori di GC, mica sono scema, ci tengo da matti a scrivere in questo spazio), dico semplicemente che sulla questione pulizia sono lievemente più flessibili di noi donne. E quel lievemente, concorderete con me, può raggiungere livelli tali da rendere irriconoscibile il figlio/i figli che vi riporta a casa. Coperto di fango da faccia a piedi, a volte non è veramente il vostro, ma quello di un altro papà altrettanto tollerante e magari un filino distratto.

Sarà perché a noi, da piccole, ci hanno messo in mano il kit della piccola casalinga e ficcato in testa che il pavimento candido (e, quando figliamo, il bimbo) sia Il Bene mentre a quelli che contribuiscono a farci figliare una manciata di chiavi inglesi, la tuta da meccanico e, alla bisogna, autentico grasso di automobile per rendere il gioco più realistico ma ecco…E’ innegabile: noi donne (fatte salve le dovute eccezioni) abbiamo un concetto di pulizia nettamente diverso da quello degli uomini. Noi “nettiamo” nell’accezione più letterale del termine i bambini, perché così ci hanno insegnato a fare. Perché questo sarebbe “Il Bene”.

E’ per questo che la voce attrice delle gags che state per leggere è quasi sempre femminile. Ella si reca al parco con il bimbodibiancovestito. Perché al parco, a pensarci bene, è praticissimo vestire i figli come gelatai. Smacchiare vestiti candidi è più comodo che strofinare abitini colorati pieni di patacche, il rischio di tirar via il colore è tangibile. Però, mamma del bimbodibiancovestito, sii cosciente di un fatto: se abbigli la tua creatura con impalpabili vesti di lino bianco e calzature nivee aspettati che al primo frullare di ali di farfalla (e di farfalle, sai, ai giardinetti puoi persino incontrarne qualcuna) il loro inevitabile destino sia quello di sporcarsi. Si sporca di brutto, il bianco, sallo. Si sporca, fattene una ragione. Si sporca, perché il bianco è nato per fare da sfondo alla sozzeria, tante volte non ci avessi fatto caso. Non puoi sovvertire l’ordine naturale dell’arcobaleno con inascoltabili ossimori quali:

– Luiginooooooooooo! No. Non giocare a pallone perché se no ti sporchi –

– Selvaggiaaaaaaa! Selvaggia, amore della mamma, fai piano quando scendi dall’altalena che alzi tutta quella brutta polvere-

– Chiaraaaaaa! Su, da brava, non sederti sull’erba con la gonnellina biancaaaaaa! –

– Marco, tesoro mio, ma è tanto difficile mangiare un al cono triplo cioccolato senza farlo sciogliere tutto sulla maglietta? Eppure oggi ci saranno appena 45 gradi all’ombra… Vuoi stare più attento per favore? –
Questi siparietti non li ho per niente inventati. Esistono sul serio mamme (e anche papà, perché no?) fatti così. Sono fra di noi, ci sono. Individuarli in scioltezza è facile: gli specchi non rimandano la loro immagine e rimproverano i loro figlidibiancovestiti perché si sporcano al parco.

Ora. Probabilmente questo post è off topic rispetto al tema del mese, ma è da un pezzo che mi frullano in mente considerazioni circa l’assurdità di accompagnare una creatura al parco e pretendere che non si rotoli sul prato, non si impegni in una battaglia all’ultimo sangue a colpi di sassolini, non alzi polvere quando salta a corda o non plani felice, il sorriso a pochi passi dal sole, a cavallo di un’altalena non propriamente asettica.

Off topic? Rileggendo le considerazioni di Silvia nel post che presenta il tema del mese non sono poi tanto sicura di aver decentrato il punto: “l’igiene è terreno di compromessi, di adattamenti, di conciliazione tra esigenze che si ritengono insopprimibili e attività che si decide di eliminare senza problemi.” Ecco. Ritengo che l’attività che bisognerebbe eliminare senza problemi sia proprio quella di asfissiare i figli con raccomandazioni che smorzano il loro candore, la voglia di gioco, la meraviglia di sporcarsi di terra.

Le torte di fango le abbiamo assaggiate tutti, siamo sopravvissuti. Mi pare.

PS: probabilmente anche la foto di questo post è off topic. Morivo però dalla voglia di documentare come si svolge il bagnetto tipo di un figlio (ex) amplificato. Eravamo tornati dal parco, si era rotolato ovunque, come al solito. Il bagnetto proseguiva la sua voglia di gioco, molto meglio della doccia frettolosa che si fa oggi.

 – de La Staccata

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7 COMMENTI

  1. Oltre alle varie frasi “alzati che ti sporchi” nel parchetto dove andiamo noi ho sentito tante volte anche “non sudare e corri piano”.Ma perchè porti un bambino al parco se non vuoi che si sporchi e che giochi???

  2. Pure io, come Marzia, faccio parte del ristretto gruppo di mamme che spronano il figlio timido ad andare a sporcarsi e fare il bambino! Purtroppo ho un marito che è maniaco dell’igiene, degno figlio di sua mamma maniaca anche peggio, che in una casa pulitissima si raccomanda sempre che i bimbi non giochino sul tappeto se prima lei non lo ha disinfettato. Comunque è una pura tortura vestire i figli di bianco e poi portarli al parco stare sempre a ripetere che non si può sporcare 🙁

  3. Uhu… ho conosciuto da piccola un bambinodibiancovestito e i suoi genitori. Padre direttore di un laboratorio analisi (spiega qualche cosa) e madre con casa scintillante e profumata che esordiva “scusate il disordine” quando gli altri genitori entravano, imbarazzatissimi solo al pensiero di come erano le loro, di case.
    E sì, confermo che far uscire di casa un bambino vestito di bianco, con l’idea di mandarlo a giocare, è una contraddizione in termini… 😀

  4. “Papàààà, mi sono sporcato… ma però c’è la lavatrice,vero?” Questo è quanto Filippo (3 anni) dice con candore dopo essersi “infangato” in una pozza al parco. “Non ti preoccupare… a lavare e lavarsi si è sempre in tempo”…. una nonna – particolarmente attenta alla pulizia – mi osserva un poco indignata, dopo aver detto alla nipotina: “Vai solo sull’altalena perchè gli altri giochi sono sporchi”.
    Purtroppo anche la bimba 8in un attimo di disattenzione) ha osato toccare un po’ di sabbia bagnata (quella che i miei figli stavano usando per giocare al “minestrone”) non sia mai! subito ha estratto dalla propria borsa un vero set da pulizia (aveva pure uno straccio ad hoc con cui ha pulito per 2 volte l’altalena)e ha letteralmente igienizzato la bimba. “Vuole che pulisca anche i suoi figli”. “Non si preoccupi signora, qualche microbo ne rafforza le difese immunitarie… me lo ha insegnato mia nonna…”. Tralascio un commento sussurrato e lo sguardo che mi sono beccato.
    Ebbene sì mi sento un uomo-papà senza psicosi da pulizia, e on me la prendo nè mi sento discriminato.

    … la foto del post è fantastica!!!

  5. Io in verità faccio parte dello sparuto gruppo di mamme che tentano di fare il contrario e spronano i timidi figli con infiniti “vai e sporcati” ma mentre leggevo e annuivo mi è venuta in mente una rima di quel gran genio di Bruno Tognolini. Si chiama “Rima della felpa” (da Rime di Rabbia che per me è un libro cult) e riguarda più le mamme ossessionate dal golfino ma tutto sommato direi che rende il senso del tuo discorso …
    Provo a mettere il link, se poi creo pasticcio, cancellate!
    http://www.lastampa.it/2013/08/29/societa/mamme/tempo-libero/le-filastrocche-di-bruno-tognolini/rima-della-felpa-9TfH4grWHdq3kKk4TkKD9H/pagina.html

  6. Quanto ti do ragione!
    Qui a Bruxelles non se ne vedono molte di queste mamme (in Belgio la sciatteria non è ancora considerata il male del secolo), per fortuna, ché mi verrebbe un sacco di nervoso!
    Per me si riduce tutto a quanto siamo attenti ai bisogni VERI del bambino. Non possiamo pensare che siano gli stessi di noi adulti (che poi il candore dei vestiti sia un bisogno vero, questo è un altro discorso).
    Quando ero bambina io, i bambini erano ancora considerati come “non adulti”, quindi qualcosa di incompleto che bisognava plasmare a immagine e somiglianza degli adulti. Dovevi stare zitto e quattro schiaffi per farti capire chi comandava non ti avrebbero fatto male (ok, esagero un po’ per rendere l’idea). Poi grazie al progresso, che non serve solo a sfornare iphone un modello dietro l’altro, si sono fatti passi avanti e si è finalmente capito che il bambino è una persona vera e propria, con i suoi bisogni e necessità! per esempio la necessità di giocare, che è l’attività con cui conosce il mondo e si evolve.

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