In campeggio con bimbi piccoli? Si può fare

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Andare in campeggio con un bimbo piccolo può spaventare e sicuramente richiede un po’ di organizzazione ma, con i dovuti accorgimenti, è davvero piacevole e non è più faticoso della normale gestione familiare. Al bimbo questa esperienza offre una serie infinita di stimoli, la possibilità di prendere confidenza con la natura e un’occasione per godersi i suoi genitori in un ambiente rilassante. Insomma, il gioco vale davvero la candela, a patto di non essere troppo ansiosi o perfezionisti.

Foto di Marta Geri©

PRIMA DI PARTIRE

Lo spirito giusto

La chiave per godersi il campeggio in famiglia è partire con lo spirito giusto. Quello per cui la vacanza è anche uno stacco dalle convenzioni sociali e quello che porta a vivere ogni esperienza come un’avventura che arricchisce il nostro bagaglio di capacità, anche se ciò significa, a volte, rinunciare a qualche comodità.
D’altra parte chi è genitore lo sa. I bambini sono fatti per insegnare la flessibilità a papà e mamma, mandando all’aria anche i piani meglio congegnati. Quindi, se pensate a una vacanza con sistemazione minimalista, scegliete con cura meta e periodo del viaggio, organizzate tutto per bene e affrontate con buonumore e creatività gli inevitabili imprevisti.
E state tranquilli. Se vi trovate davvero in crisi c’è sempre la possibilità di trovare una stanza o un appartamento per proseguire la vacanza. Ovviamente a Ferragosto questo può risultare più complicato, se non impossibile. Ma con un bimbo piccolo evitare i periodi più affollati è la regola numero uno.

La prova generale

Prima di partire per una o due settimane in campeggio con un bimbo piccolo, una buona idea è quella di fare una prova generale, concedendosi un weekend in tenda con il pupo. È utilissimo per aggiustare le aspettative, pianificare il ritmo della vacanza a misura di bambino e individuare l’equipaggiamento davvero indispensabile (a cui non avevate pensato!) e cosa invece si rivela superfluo o poco pratico.

COME FAR STARE TUTTO IN AUTO

Se non viaggiate con un suv, in vacanza il problema dello spazio in auto è sempre in agguato, soprattutto quando, come in campeggio, si tratta di portare con voi “la casa”! Noi la scorsa estate siamo partiti con un’Alfa Mito dotata di cassone sul tetto, in cui siamo riusciti (con una certa soddisfazione) a infilare tutto il necessario per il campeggio oltre ai bagagli di due adulti e di una bimba di 13 mesi. Come abbiamo fatto? Ve lo spiego in tre parole: essenzialità, funzionalità e soluzioni salva spazio.

La tenda

Foto di Marta Geri©

Il punto di partenza è, naturalmente, la tenda. Abbiamo da subito escluso l’idea di usare una tenda grande, optando invece per l’iglù a tre posti che avevamo acquistato qualche anno prima. Chiunque abbia dormito in tre persone in un iglù a tre posti sa che lo spazio per i bagagli in questo modo… non c’è. Inoltre, in caso di maltempo ci si ritrova chiusi in uno spazio abbastanza angusto, soprattutto considerando le esigenze di movimento di un bambino.
Dopo aver controllato le medie stagionali delle precipitazioni per la nostra meta, abbiamo ragionato su come rendere gestibile la quotidianità e l’eventualità di un temporale. Il nostro iglù è dotato di una piccola veranda, pensata per essere posta davanti all’ingresso principale e fornire quel minimo di riparo in più appunto per le situazioni di pioggia. Noi l’abbiamo utilizzata come ripostiglio, mettendola sul lato posteriore. Poi abbiamo acquistato due teli: uno con tiranti e pali per aumentare lo spazio coperto di fronte alla tenda e un altro per fornire di “pavimento” la nostra veranda fai da te. Nelle giornate di sole, questo è stato lo spazio dei giochi e del pisolino per la Pallina, mentre nell’unico giorno di pioggia si è rivelato un utilissimo ricovero per tavolo, sedie e materiale da cucina.

I bagagli

Il campeggio con il pupo pone la sfida di ridurre le valigie al minimo: bastano un borsone a testa e un guardaroba scelto con un occhio alla comodità e l’altro alla possibilità di combinare i vari capi per colore e per stile (leggi qui i consigli per viaggiare leggeri). Se proprio non potete rinunciare a un minimo di eleganza, un abito “buono” può bastare, meglio se in stile sgualcito, che se lo chiamiamo froissé fa subito trendy. Un must nel mio bagaglio è poi la tuta da ginnastica adibita a pigiama, che ha due vantaggi: ti risparmia la necessità di vestirti di tutto punto prima di uscire dalla tenda e ti consente di avere un cambio in più in caso di emergenza. Per il bambino valgono gli stessi criteri, anche se ci si può permettere qualche cambio in più. Sapone di marsiglia e un bel filo per stendere risolvono facilmente l’esigenza di rinfrescare magliette e pantaloni, che soprattutto al mare asciugano in un attimo.

L’attrezzatura

Anche per quanto riguarda l’attrezzatura scordate la dotazione da Grand Hotel e partite a caccia delle più improbabili soluzioni salva spazio e multifunzione. Per noi, questo ha significato niente passeggino, ma marsupio ergonomico e mei tai di riserva in caso di necessità (leggi qui come scegliere il supporto giusto per portare i bambini). Fasciatoio da viaggio of course, o in mancanza un asciugamano per cambiare il pannolino. Niente tavolo da pranzo di Ferragosto ma tavolino totalmente pieghevole; niente cucina a più fuochi ma fornellino con cartuccia estraibile (utile soprattutto se si viaggia in nave, dove vige il divieto di trasportare bombole); bacinella e borsa termica rigorosamente pieghevoli; borsa di cotone morbido per i giochi della Pallina; una scatola di plastica con coperchio per le vettovaglie di cucina e una per le cibarie, da tenere quanto più possibile chiuse e in ordine. Il lettino da campeggio? È tale solo nel nome. Un bel materassino e un sacco nanna fanno perfettamente la loro funzione. Per mettere la Pallina a tavola, abbiamo utilizzato un alzasedia chiedendo in prestito una seggiola al bar del campeggio, ma ad andare per la maggiore è il seggiolone in plastica dell’Ikea, che è ben stabile anche su terreni sconnessi e smontato è davvero compatto.

IN CAMPEGGIO

Se caricare l’auto è stata un’avventura il meglio deve ancora venire. Ora si tratta di trovare il vostro spazio, costruire l’accampamento e cominciare per davvero a godersi la vita all’aria aperta.

Scegliere la piazzola

Una volta arrivati a destinazione un aspetto da scegliere con attenzione è la posizione all’interno del campeggio. Il primo elemento importante (soprattutto d’estate e soprattutto al mare) è l’ombra: una piazzola ben ombreggiata consente a tutti di riposarsi e rilassarsi ed evita che la tenda si trasformi in un forno nel corso della giornata. Il secondo aspetto è la localizzazione rispetto alle strutture del campeggio. Le piazzole vicino a bar, ristorante e aree ricreative tendono ad essere naturalmente più rumorose, ma sono i bagni l’elemento rispetto a cui occorre davvero trovare una posizione strategica. Non devono essere troppo vicini ma nemmeno troppo lontani, perché è necessario poterli raggiungere ogni volta che serve senza dover attraversare l’intero campeggio.

Foto di Marta Geri©

Infine, per quanto sia difficile una valutazione preventiva, scegliersi bene i vicini di tenda può fare la differenza. Genitori con bimbi dell’età del vostro sono l’ideale, perché affrontando situazioni simili da un lato sono più attenti agli aspetti che interessano anche a voi e dall’altro possono essere più tolleranti verso le eventuali intemperanze di vostro figlio. Non solo. La vicinanza di altri bimbi piace ai piccoli, che si osservano a vicenda, si imitano e apprezzano la possibilità di stare insieme.

Ad ogni età la sua sfida, a ogni sfida la sua soluzione

Andare in campeggio con un bambino pone sfide differenti a seconda dell’età del pupo e delle tappe della sua crescita. Con la dovuta elasticità penso che per ogni fase del piccolo si possano trovare soluzioni soddisfacenti. Nel nostro caso, la Pallina giocava con tutto ciò che le capitava a tiro, gattonava allegramente, mangiava di gusto e metteva in bocca qualsiasi cosa. La nostra principale preoccupazione era quindi data dai momenti in cui l’avremmo dovuta lasciar “sola”, in particolare per montare la tenda o cucinare. Dopo diverse ricerche online, valutazioni e consulti, abbiamo deciso di provare la tecnica più semplice: montare la camera interna della tenda e mettere la bimba dentro con qualche gioco. In occasione della nostra prova generale, la Pallina era talmente restia a entrare in quella strana cosa che l’ho dovuta accompagnare e tranquillizzare. D’altra parte non aveva mai visto una tenda. La volta successiva invece si è lanciata dentro con entusiasmo e, in seguito, siamo arrivati a lasciarla giocare placidamente su un asciugamano a poca distanza da noi senza che si cacciasse in alcun guaio.

L’ambientamento

Nonostante tutta l’organizzazione preventiva, i primissimi giorni in campeggio hanno rappresentato per tutti un periodo di ambientamento, in cui abbiamo imparato le regole del gioco e le strategie per uscirne vincitori. La Pallina ha subito cominciato ad assaggiare tutti i sassi che trovava e di fronte al nostro sistematico “No! Sputa!” ha imparato che i sassi non si ingoiano, ma che metterli in bocca e suscitare le reazioni di papà e mamma è molto divertente!
In quei primi giorni la spola tra la tenda e i bagni è stata pressoché continua: le ginocchia della Pallina erano perennemente impolverate, le foglie secche le si attaccavano al pannolino e le mani erano nere che di più non si può (e naturalmente finivano in bocca così com’erano…). Come mamma pulisce, la Pallina si sporca. A ciclo continuo.
È stato a quel punto che abbiamo deciso di prendere spunto dai nostri vicini tedeschi, che a ogni occasione pulivano sommariamente la loro bimba con uno straccetto inumidito. Da allora, ghirba e spugnette sono diventata le nostre migliori amiche e le visite in bagno si sono diradate notevolmente. Da quel momento in poi è stata davvero vacanza.

E voi? Siete stati in campeggio con i vostri bimbi? Avete suggerimenti o esperienze da condividere? Ci sono dubbi a cui l’articolo non ha risposto? Lasciate un commento o una domanda!

post di MARTA GERI

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