Cambiare, crescere, allungarsi

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAMamma, in questo periodo mi sento disorientato.

Mi si stampa sul volto un’espressione ebete interdetta, che cerco di mantenere sorridente, mentre in cinque secondi mi passano per la mente i seguenti pensieri: ha problemi a scuola – ha problemi con qualche amico – ha problemi con noi genitori – lo trascuriamo – non passiamo abbastanza tempo con lui – non lo capiamo – la preadolescenza incombe – è colpa nostra – è colpa mia

Rispondo con rassicurante autorevolezza:
… in che senso?

– Mi sento proprio disorientato… fisicamente

Esprimo la mia piena consapevolezza genitoriale per la questione esternata dal pargolo: ho un grande punto interrogativo sulla faccia.

– Vedi mamma, ultimamente non prendo bene le misure

Aumenta il numero dei punti interrogativi sulla mia faccia

– Per esempio l’altro giorno ero a pallavolo, mi sono piegato sulle ginocchia per fare un bacher e ho avuto l’impressione di non piegarmi abbastanza. Mi sembrava di essere rimasto troppo in alto. Eppure mi ero piegato.
Poi a volte allungo un braccio e mi sembra di doverlo allungare di meno per prendere quello che volevo prendere.

Forse inizio a capire qualcosa… Qualcosa di molto semplice, ma, come si sa, i genitori sono adulti strani che tendono a complicarsi la vita.
Penso al fatto che da due mattine chiede di cambiarsi la felpa: me la sento troppo attaccata addosso!!
Che la sera spesso ha mal di schiena e di giorno si ritrova seduto in posizioni assurde.
Che ci sono giorni in cui mangia ai pasti come un lupo.

Ma vuoi vedere che è solo cresciuto fisicamente!!!
Lo misuro: due centimetri in più rispetto a una quindicina di giorni fa.
Si, non è moltissimo, ma cosa ci ricordiamo noi adulti, che ormai siamo sempre lì, alla stessa altezza da un bel pezzo, di cosa significhi cambiare dimensioni?

A volte ci perdiamo alla ricerca di soluzioni complicate, mentre quelle semplici sono lì a portata di mano. Il problema è che per noi è difficile riportare alla memoria certe sensazioni fisiche perdute.
Siamo “stabili” noi, al massimo facciamo variare il nostro peso. Che ne sappiamo più di cosa vuol dire cambiare altezza dal suolo, cambiare sensazione nell’indossare i propri vestiti, guardare gli stessi oggetti da un punto di vista leggermente diverso da qualche giorno prima.
Ve la ricordate la sensazione che provavamo da piccoli quando si tornava a casa dopo una lunga vacanza estiva? Quando ci sembrava tutto un po’ strano, più piccolo?
Ecco, proviamo a immaginare questa sensazione (che pure è lontanissima nel tempo) provata senza neanche allontanarsi da casa e dalle proprie cose.

Ma quanto è strano crescere? Crescere fisicamente intendo.
Ci fermiamo mai a pensare a questo concetto semplicissimo? Deve essere proprio bizzarro. Ci credo che loro, i bambini, si sentono disorientati.
E certe volte si sentiranno anche innervositi, disturbati, stupiti, infastiditi. E magari sono quei momenti in cui ci fanno vedere “i sorci verdi”, in cui ci rispondono male, in cui piantano una grana incomprensibile. Incomprensibile per noi.

Insomma, che ne sappiamo più del disorientamento di trovarsi in un corpo che cambia?

Un’amica qualche tempo fa ha avuto una labirintite piuttosto lunga e pesante. Mi descriveva la sensazione di mancanza di controllo dei propri movimenti, di perdita dei punti di riferimento come un disagio serio.
Certo, quella è un’altra cosa: più improvvisa, più destabilizzante.
Ma se nel corso della giornata provassimo tante volte piccole sensazioni di disorientamento spaziale, come ci sentiremmo?

E allora ripensavo al Piccolo Principe, che qualche giorno fa è stato recensito dalla nostra coppia Staccata-Superboy: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta (Ma pochi di essi se ne ricordano)“.

Pensiamo sempre che i nostri figli abbiano problemi semplici, eppure a loro capitano fatti dirompenti: molto più spesso che a noi.
Loro si svegliano una mattina e si sentono come in “Da Grande” (ricordate il film con Pozzetto?). Si sentono dei mutanti.
Loro che non stanno davvero a contarsi le nuove rughe, si guardano meno allo specchio e magari una mattina, inciampano per sbaglio nella loro immagine riflessa e non si riconoscono del tutto.

I veri esperti del cambiamento sono loro: esploratori nella loro stessa vita. Non hanno neanche la certezza di svegliarsi come il giorno prima.
Come è difficile essere bambini!

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7 COMMENTI

  1. Bellissimo post Silvia.
    Mi è venuto subito in mente il post relativo alla tua chiacchierata con Francesca Sanzo. Se pensi a quanto è complicato e legato all’emotività il cambiamento del corpo per te, figurati per tuo figlio che lo vive in maniera repentina. 🙂
    Ricordo che una volta, avevo circa 11, 12 anni, saltando accanto alla libreria, ho sbattuto il seno contro una mensola. E mi ricordo che piansi perché mi ero fatta male, ma anche per lo scherzo che mi aveva giocato il mio corpo, a mia insaputa.

  2. mi ricordo in prima media, dopo esser cresciuta un bel po’ tutta una volta, l’imbarazzo di essere piu’ alta di alcune insegnanti! Poi pero’ li’ mi sono fermata, sotto il metro e 55, e quanto e’ stato pesante essere superata da tutti e ritornare ‘per sempre’ tra i tappi!
    Anche mio marito, che pure e’ molto alto, e’ cresciuto molto presto, a tredici anni era alto come adesso (un metro e 90), vedremo i bimbi, gia’ adesso a 1 e 3 anni sono alti, cresceranno in fretta per poi fermarsi di botto? in ogni caso e’ un cambiamento difficile.

  3. È vero sai che non ci avevo pensato? In effetti anche il mio bimbo l’altra sera si guardava stranito allo specchio i denti, e quando gli ho chiesto cos’avesse, mi diceva che si sentiva strano così senza denti davanti. In effetti anche quello per loro è un grosso cambiamento.
    Grazie di questo post, ora so come aiutarlo in questi giorni.
    Elena

  4. Sono fortunata allora, con la labirintite ho pure capito come si sentirà Elisa. Mi auguro però che sia meno fastidioso 😀
    Questa tua prospettiva è quella che rapprenda meglio ciò che significa per me crescere.
    Il bilico e l’equilibrio che a volte dipende solo dalle loro gambe e il loro prendere le misure giuste per quello specifico momento. Molto spesso, e parlo di metafora, il prendere le misure, l’adeguarsi, il cambiamento dipende anche dagli strumenti che gli forniamo noi.
    Bel post con tanti spunti diversi, grazie.

  5. Ricordo ancora che tra la prima e la seconda media sono cresciuto di 15 centimetri. Improvvisamente è cambiato il mio approccio al mondo, dovevo abbassare lo sguardo per vedere in faccia i compagni. Anche se poi mi sono fermato lì, stabilizzandomi su di un’altezza medio-bassa, quella crescita precoce ancora oggi mi restituisce un’immagine di me più slanciata di quanto non sia in realtà. In adolescenza i cambiamenti fisici sono tutt’altro che da sottovalutare.

  6. Uh, come riconosco quello che di M di MS e quello che racconti tu. Qui è lo stesso, ricordo che sia mio fratello, che figlio 1, a quell’ età hanno avuto tanti dolori di crescita, che sono davvero una rogna. E crescono, madonna se crescono. tra i due figli, con 2 anni di differenza c’ è al massimo una taglia di vestiti di differenza, ho ricomprato a tutti le calzette, che saranno magrissimi ma sono piedoni, a 12 anni la bestia porta il 40, fra un po’ si ruba le mie di scarpe e di calzette. Figlio 2 sta ancora tra 36 e 37, ma mi aspetto il bazlo quest; estate.

  7. Che tenerezza questo post!
    Anch’io sono mamma di due giganti e prima o poi anche loro arriveranno a dirmi che sono disorientati.
    Da piccola io crescevo dieci cm all’anno e tutti gli adulti mi facevano i complimenti, mentre io mi sentivo una gigantessa sgraziata, specie rispetto alle mie amiche.
    Ora come ora sto spiegando ai miei due big che essere grandi li rende forti e quindi dovrebbero sfruttare il loro fisico per lo sport. Certo che la percezione di sè è ancora di là da venire.

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