Il bulletto al parco giochi
Non voglio fare la parte di quella che “signoramiaquantosivivebeneinsvezia!” però nelle nostre incursioni in terra nostrana, ci troviamo ovviamente a frequentare parchi giochi, giardinetti e ambienti pieni di bambini e il confronto viene abbastanza spontaneo. Quello che salta agli occhi ad una come me, abituata da un decennio al self control svedese, al’ordine e al rispetto delle regole, è un totale caos. E’ evidente che sto facendo una considerazione di insieme, e non guardo a casi particolari, quindi spero che nessuno si senta offeso, e proviamo a prendere alcune di queste situazioni per riflettere insieme.
Parco giochi in quel di Stoccolma. Bambini infilati in tutoni impermeabili scavano nel fango usando palette e secchielli in dotazione del parchetto pubblico. Altri corrono all’accaparramento di tricicli (anche quelli in dotazione), e altri si arrampicano su scivoli, pareti e camminano sospesi in aria su reti di ragno. In una domenica di sole ci possono essere anche centinaia di bambini in suddetto parchetto, eppure non si ha la sensazione di caos incontrollato. Ci sono certo corse, urla di gioia e urla di rabbia, e naturalmente rapporti difficili tra bambini. Qualcuno tende a fare il prepotente e a non rispettare la fila, qualcuno tenta di togliere di mano una paletta ad un altro. Ma accanto ad ogni bambino piccolo, c’è un genitore pronto ad entrare in azione. Se un bambino non si comporta bene c’è quindi sempre suo padre o sua madre pronti a fargli notare che così non si fa. Il padre in questione toglierà la paletta di mano al figlio e la renderà al bambino offeso, se il bimbo è troppo piccolo, avendo premura di non biasimare suo figlio con frasi inopportune quali “sei il solito testardo” o necessità di giustificarlo davanti agli altri genitori “sa lui è fatto così, io glielo dico, ma non sente”, perché tutti sanno che se oggi è stato tuo figlio, domani sarà mio figlio. I bambini sono così, sta a noi genitori insegnargli come ci si comporta.
Quando mi trovo in Italia invece anche una ventina di bambini danno una sensazione di caos totale. Non c’è controllo. La fila allo scivolo è un’utopia. Anche quando si tratta di scivoli alti 30 centimetri evidentemente dedicati ai più piccolini. La mamma, se è vicina, è presa a parlare al telefono o con un’amica, anche quando il bambino ha 2 o 3 anni. Se poi lo scivolo è di quelli più grandi, allora spintoni a tutti e soprattutto ai più piccoli. A quel punto capita spesso che esca fuori il bulletto, il capobanda, quello che stabilisce che c’è bisogno di ordine, e crea le file a proprio giudizio insidacabile e spesso ampliamente discutibile. Naturalmente le mamme a disposizione sono in media sedute su panchine un paio di metri più distanti prese in chiacchiere tra amiche del parchetto (difficile incontrare papà). Io per necessità di sopravvivenza del Vikingo e per abitudine invece mi trovo sola di fronte a questi atti di prepotenza. Io che ho passato 4 anni a spiegare al Vikingo che non si passa avanti nelle file, me lo ritrovo in lacrime che mi dice “ma loro non si mettono in fila!”.
E allora che gli dico?
E se la situazione è più difficile ancora? Se il bulletto sferra attacchi mirati a mio figlio? Quale è il modo giusto di reagire?
Se la prepotenza è superiore alla mia capacità di sopportazione, e la permanenza in Italia mi ha fatto perdere il self control svedese, mi viene una gran voglia di trasformarmi in giustiziere della notte giùlemanidamiofiglio otelavediconme.
Poi faccio un respiro e mi trattengo.
Con bimbi piccoli posso improvvisarmi
Quale è il modo per risolvere la situazione e allo stesso tempo insegnare a mio figlio a gestire certi conflitti?
Se il bulletto è un bambino di massimo un paio d’anni più di mio figlio, è facile che la mia stessa presenza funga da moderatore. Spesso mi basta contestare il suo senso di fila, e ricordargli chi stava prima e chi dopo, e il tutto si risolve. Mi ritrovo spesso a fare l’animatrice del parco giochi pur di permettere al Vikingo di giocare, e devo sostituirmi al ruolo di controllo che dovrebbe essere proprio di ciascun genitore. Ma se è un tipo duro? Che faccio? Lo minaccio? Chiamo i genitori?
E voi che fate?
Proviamo ad immedesimarci in una situazione tipo: tuo figlio gioca al parco, e un bambino inizia ad attaccarlo verbalmente o fisicamente. Gli prende un gioco, gli passa avanti, gli dice che è brutto e deve andarsene via. Vostro figlio scoppia a piangere cosa gli dite per consolarlo? Agite in qualche modo nei confronti dell’altro bambino? Chiamate il genitore? E voi come vi comportate al parco giochi, state vicini a vostro figlio che gioca o vi mettete a chiacchierare in disparte (ovviamente dipende dall’età del bambino)?
Ecco ve lo chiedo di cuore, perché vorrei proprio pensare ad una strategia per la prossima volta che vengo in Italia.
Quindi se avete voglia di raccontarmi il vostro punto di vista, e dirmi come reagite voi, magari specificando l’età di vostro figlio, mi fate un gran favore.
Prova a leggere anche:
- Intervista a 63°49′ Latitudine Nord e gli “indizi dell’istinto materno”
- Italiani, figli unici. Perché?
- #brindisi


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Oh, meno male che l’hai scritto questo post, io non l’ho fatto perchè avevo paura di passare per la solita bacchettona che dice sempre “all’estero è meglio”!!!!!
anche qui funziona come in Svezia, e meno male… e anch’io quando vado in Italia mi trovo in situazioni simili… di solito faccio come dici tu, cerco di risolvere direttamente con il bambino, anche perchè mi è capitato di sentirmele di brutto dalle mamme… quando non riesco a risolvere di solito dico a voce abbastanza alta (in modo che la mamma senta, anche se fa finta di non sentire) “andiamo a casa, torneremo quando ci saranno bambini e mamme più educati”.
Lo so che in questo modo sono maleducata anch’io, ma quando ci vuole ci vuole…
Mannaggia, hai praticamente fotografato l’Italia in un post
Altri che file ordinate, altro che parchi con i tricicli ‘in dotazione’. Io mi ero stupida, passando da Torino a Bologna, che qui le pensiline degli autobus non fossero danneggiate, visto che a Torino nel giro di due ore le smontavano e le portavano a casa.
Purtroppo non mi sento molto propositiva nei confronti di questo ‘clima’ generale: l’unica cosa che continuo a pensare è quella di riuscire a trovare il coraggio di andarmene via, proprio per venire al Nord.
Se qualcuno comunque spintonasse o picchiasse mia figlia, credo che mi rivolgerei ai suoi genitori, e la porterei via. Non credo che con queste persone ci sia un dialogo possibile
Ciao Serena. Ho una bimba di 4 anni e un bimbo di quasi 2 anni. Io sto sempre vicino a quello piccolo (vedi miei commenti sulle relazioni dei duenni…) e controllo da lontano quella grande. Mi è capitato di intervenire per difendere mia figlia da bambini grandi quando correvano su e giù dallo scivolo. I ragazzini erano intimoriti dal mio intervento (mentre gli altri genitori erano sulle panchine a chiacchierare) e smettevano. Mi è anche capitato di far presente a una mamma che suo figlio si stava comportando male e fortunatamente la mamma ha capito. Io non credo che sia questione di Italia o Estero, di Torino o Bologna: se siamo convinte che le buone maniere ci debbano essere anche al parco giochi, insegniamole noi agli altri. non insegniamo ai nostri figli a scappare. Per questo non sono d’accordo sul commento finale di MammaEmigrata.
Mi permettete una rivincita? (Lo so, è becera, ma capite che io ho sempre li Serena che con questa Svezia… ufff)
Ad Ortisei una bambina tedesca era sempre quella che saltava la fila e cercava di passare avanti con moine e serpeggiamenti tra gli altri bambini. I genitori erano talmente distanti ed occupati nei fatti loro che si aveva difficolta a capire chi fossero. Noi, nutrito gruppetto di genitori “meridionali”, abbiamo dovuto spiegare con educazione alla bimbetta bionda che si stava comportando male e che tutti i nostri bambini rispettavano la fila e che quindi avrebbe dovuto farlo anche lei… Che ovviamente non ci si è filata di pezza ed ha solo aspettato che cambiassero bambini su quel gioco per tornare saltare la fila…
Insomma, sono d’accordo essenzialmente su un punto: non c’è nord o sud (d’Italia o d’Europa) che tenga. L’educazione c’è e non c’è ovunque.
Certo, posso testimoniare che in Svezia il livello di rispetto altrui è talmente elevato da provocare crisi di pianto commosso in noi italiani (almeno quelli non residenti, intendo). Ed i giardinetti svedesi (affollati con qualsiasi tempo) sono pieni di bambini, ma molto tranquilli.
Per me, che ho avuto un duenne “morsicatore” la sorveglianza a vista era imperativa. Se devi educare tuo figlio, ci devi essere. Dalla panchina non riesce benissimo…
Sabato scorso il Sorcetto ed i suoi compagni di classe erano invitati ad una festa in un grande parco giochi con scivoli, vasche di palline e percorsi arrampicabili vari. Un gruppetto di loro stava giocando in una grande vasca di palline, quando sono arrivati due bambinetti, più piccoli di loro, che hanno cominciato a bersagliarli con le palline (beccato occhio del Sorcetto!) e a scacciarli dandogli addosso i cuscinoni imbottiti che erani li.
I nostri erano di più e più grandi, però si sono guardati ed hanno detto: lasciamoli stare, andiamo a giocare da qualche altra parte, tanto ci sono tante cose da fare e se ne sono andati.
E’ un atteggiamento remissivo o saggio? Io sono stata comunque contenta che nè mio figlio, nè i suoi amici, abbiano deciso di approfittare della maggiore forza fisica e del numero, ma piuttosto abbiano pensato che i bulletti del parco giochi vadano lasciati cuocere nel loro brodo…
Mmmm, il figlio ha ormai 7 anni e mezzo, se la sfanga da solo. Però devo dire che nel parco (leggi fazzoletto) che frequentiamo i bambini si incastrano da soli senza grandi problemi o conflitti e sì io sono una di quelle mamme che chiacchera/legge/naviga sul telefonino, ma sono poliedrica e gestisco tutto insieme!
Non ho mai visto scene di prepotenza o file saltate. Unica nota dolente il pallone. Ci sono bambini di 9/10 anni che pensano di essere in un campo di calcio. Arrivano certe pallonate addosso che se colpissero un bambino piccolo lo stenderebbero a terra con trauma cranico.
Per cui di solito mi ergo a carabiniere della situazione requisendo i palloni. Quante litigate con nonne e babysitter, mai accaduto con chi aveva mamma o papà al parco.
Oh, ragazze, sintetizzate perfettamente uno dei pochi motivi per cui sono contenta di vivere in cascina: qui abbiamo un parco giochi tutto per noi (e per altre due famiglie che hanno bambine quasi coetanee dei miei, tra i 7 e i 2 anni), i conflitti sono praticamente inesistenti. Quando mi capita di andare nei parchi pubblici, mi trovo sempre anch’io in grande imbarazzo, soprattutto quando c’è qualche bambino che fa giochi pericolosi per i più piccoli. Per fortuna, la maggior parte delle volte ci capita di andare in quei posti nel weekend, quando ci sono entrambi i genitori o anche solo i papà, quindi il controllo era maggiore.
Inoltre, a Torino e a Pavia, ho notato che spesso nel weekend i parchetti sono frequentati da stranieri, che hanno un livello di educazione molto superiore alla norma italiana, almeno finché sono abbastanza piccoli da dover essere ancora accompagnati dai genitori.
Purtroppo qui a Roma il livello di litigiosità è in genere alto, un commento come quello di Mammaemigrata potrebbe suscitare nei genitori reazioni al limite dell’aggressione.
Al nord però la situazione non è molto migliore. Quest’estate i bambini dell’ombrellone vicino al nostro non volevano giocare con mio nipote di 6 anni perché non parla bene, lo prendevano in giro e gli prendevano i giochi. Quando li ho rimproverati la nonna, che guardava senza fare niente, mi ha risposto: “ma li lasci fare, sono bambini”. Avrei voluto rispondere che essere bambini non autorizza a comportarsi come scimmie dispettose, ma cosa avrei ottenuto?
Meno male che abbiamo trovato altri bambini più educati con cui far giocare il bambino, ma purtroppo credo che il primo tipo (bambino selvaggio-genitore assente) sia in aumento…
ehm, continuo nello stereotipo del comesivivemegliofuori, ma devo concordare su tutto 100%. Che faccio io? Boh, a volte risolvo con un bambini andiamo a prendere un gelato? E me ne vado. Anche perche’ poco male il bambino bulletto ma esser sfanculata dalla mamma perche’ alzando gli occhi dal telefonino si accorge che mi son permessa di dire qualcosa proprio non e’ nelle mie aspirazioni. Codarda, I know.
Che dire ragazze, io speravo in un supporto ma avete sparato a zero peggio di me. E meno male che avevo paura di fare la parte della bacchettona come mammaemigrata
Però ci deve essere un modo di dire al bambino bulletto che così non va, senza offendere nessuno e senza causare una guerra tra mamme o peggio nonne. E se non riusciamo noi a risolvere il problema, allora come possono fare i nostri figli? Io alla fine me ne torno a casa a Stoccolma, e non sono costretta a frequentare lo stesso parco giochi tutti i giorni. Ma se è il parco vicino casa? Una volta uno se ne va via con la scusa del gelato, ma alla fine le facce son sempre le stesse. Gira gira i bambini sono li. E il bulletto torna.
Sentite io studio un po’. Se trovo una soluzione vi faccio sapere.
Finalmente un papa’…
noi ci muoviamo come ormai alcune/i di voi gia sapranno tra il Porto Rico e l’Italia quindi, tutti con il temperamento latino al massimo. Devo dire che se ne vedono di tutti i tipi. Quello che mi piace e’ come risponde a certe situazioni mia moglie. Se Esteban si comporta “male” con un altro bimbo, glielo fa notare e lo “corregge” ma, se un altro bambino fa lo stesso con lui, lo richiama esattamente nello stesso modo: non c’e’ distinzione. Se l’altra mamma si offende… que se apunte pal’ carajo! Non traduco che meglio. Adesso siamo nel Maine, e’ quasi una Scandinavia anglofona. Perlomeno in termini di rispetto degli spazi altrui: non chiudo la macchina da due mesi neanche con la canon dentro. Vabbe’ ma sto caombiando discorso.
Ciao.
No, no, Stefano, in fondo è lo stesso discorso.
Mi piacelo stile di tua moglie! Qui credo che, in alcuni, casi ti troveresti i Carabinieri alle calcagna chiamati dalla madre/nonna/tata (meno, molto meno, dal padre) a cui hai sgridato il pargolo…
Un bel post per un problema serio.
Anch’io non so mai come rapportarmi con i bulletti in erba. Il mio Tato patisce molto l’aggressività degli altri bimbi e se vede che lo scivolo è “infestato” da bimbi grandi e un po’ turbolenti ha paura e se ne va…. Quando gli strappano un suo gioco di mano poi… una tragedia. Noto anch’io che molti genitori tendono a sparire (soprattutto in spiaggia). Io non sopporto la mitica frase “sono bambini..” perché così facendo il bambino più remissivo imparerebbe che è normale subire le prepotenze altrui le quali diventerebbero automaticamente giustificabili. Cerco di barcamenarmi inducendo il bulletto a riflettere, ma non è sempre facile. Certo che se una madre/nonna/tata avesse qualcosa da ridire o mi spiattellasse la solita frase (fin’ora non è ancora successo) ribadirei senza remore che il compito dei genitori è quello di educare i figli sempre.
Acetto volentieri ulteriori dritte sull’argomento, perché non so mai fino a che punto sia saggio intervenire, insomma a volte è un problema.
Ciao a tutti,
StranaMamma
Devo dire che personalmente sono per l’intervento molto limitato.
Avendo i miei figli un range di età che va dai 4 ai 16 anni, devo dire che la mia strategia è sempre stata di educare più i miei figli che quelli degli altri. Intendo dire, che vigilo affinché i miei non si approprino indebitamente di giochi altrui, che non spingano o colpiscano in altro modo, che rispettino il proprio turno, che usino un linguaggio rispettoso. Inoltre, a seconda della loro età, li lascio interagire con gli altri bambini il più liberamente possibile. Cerco di non intervenire, se non in caso di prepotenze davvero fastidiose (tipo bambino più grande contro bambino più piccolo). Non apostrofo gli altri bambini non per paura della litigata, ma per convinzione che tocchi ai loro genitori. Se questi non sono presenti, chiedo al bambino dove sono e attraggo piuttosto la loro attenzione.
Secondo me il tasso di interventismo nei giochi dei bambini non è troppo basso, ma spesso troppo elevato. Soprattutto se ci sono di mezzo dei nonni onnipresenti, che regolano il traffico, commentano i figli altrui, organizzano l’intero andamento del parco giochi per adattarlo alle esigenze del proprio nipotino. Francamente, li detesto. Consideriamo che un bambino, per quanto timido, nel tempo può costruirsi le competenze per tenere a freno un coetaneo più prepotente (e anzi, che acquisisca questa competenza è desiderabile), mentre è impossibile che sappia difendersi da adulti troppo direttivi.
Ritengo che dopo una certa età (diciamo 3/4 anni) i bambini abbiano più necessità di gioco libero con i compagni (dove libero significa che le regole vanno costruite insieme, anche eventualmente attraverso litigi e trattative) che di gioco vigilato dai grandi. I grandi sono onnipresenti, mentre il gioco libero a volte richiede un universo dove non abbiano nessun titolo ad intervenire.
D. in effetti anche io ho sempre “lavorato” su mio figlio, senza mai intervenire su quelli degli altri se non in casi eclatanti di imminente pericolo. Sicuramente la gestione di ogni collettività non è semplice.
In effetti la figura dei nonni che “regolano il traffico” al parco per adattarlo alle esigenze dei loro nipoti mi è piuttosto familiare: e sono i più interventisti con i bambini altrui.
eccomi qui, fresca fresca di esperienza. Proprio domenica infatti stavo con C. ai giardinetti e
1) lei di due anni viene letteralmente investita mentre andava locca locca verso lo scivolo, e scaraventata a terra da uno di…bha..forse 8/9 che correva come un pazzo. Non vi dico le urla, più per lo spavento che per il dolore (per fortuna), lui si ferma a mala pena, la guarda dispiaciuto, non dice una parola, mi guarda, io gli dico: ei bimbo! devi stare attento che ci sono anche bimbi più piccoli…. si allontana verso un gruppo di genitori che erano molto lontani su una panchina. Ah non ho detto che non erano italiani, ma indiani. e stava rincorrendo un amico/cugino/fratello…bho!
Fin qui niente di che. Ma è proprio l’amico/cugino/fratello a combinarla grossa.
2) poco dopo, C si riprende e continua testarda la sua direzione: lo scivolo, sale le scale, si mette seduta, ma ahimè, non può scendere perchè quello voleva salire al contrario cioè dallo scivolo…e manco ci riusciva!!!!…. Bè, a me quelli che bloccano lo scivolo per salire a piedi al contrario mi fanno proprio sbroccare. Così gli ho detto gentilmente: ei bimbo, guarda che dallo scivolo si scende…non si sale…ti dovresti levare… ti devi levare… hei ti devi levare…neinte da fare, forse non mi capiva…allora l’ho bloccato, mi sono messa davanti allo scivolo, ho fatto scendere C. che era abbastanza intimorita… eppoi…molto poi è arrivato il papà, che gli ha detto qualcosa. Ecco tutto ciò per dire che io intervengo direttamente anche sui figli degli altri.
Ciao,
sono la mamma di Esteban.
Credo fermamente nella necessita’ di intervenire nella dinamica dei bambini quando la situazione lo richiede. Mi sembra un po’ banale dire che il nostro diritto comincia dove finisce quello dell’ altro o pensare che un bambino fa il bullo e per questo vittimizzarci e andare via. Noi siamo gli adulti e le guide.Il nostro dovere e’ educare i nostri bambini alla convivenza e tolleranza degli altri; al rispetto. Questo vuol dire che se ce ne e’ bisogno, sgridare non e’ sinonimo di maltrattare, anzi, per me e’ una forma di trasmettere amore perché’ e’ il tentativo di insegnare a stare con gli altri. Sgridare va visto come una forma per guidare il bimbo. Per questo, quando lo si fa, bisogna farlo con rispetto. Si può’ sgridare senza essere antipatici, volgari o, peggio, aggressivi e spaventosi. Forse, giudicare irresponsabile una mamma che parla al telefonino mentre il figlio passa la fila dello scivolo, va più’ in la della nostra capacita’ di sapere perché’ e’ al telefono e quindi, riuscire a metterci nei suoi panni. Se, per il motivo che sia, quella mamma non interviene, possiamo farlo noi. Se, pero’, la stessa mamma poi si offende, significa che non ha la capacita’ di intenderci come possibili guide e, probabilmente, non capisce le nostre intenzioni (pro)positive. Con la mente chiara al rispetto, se l’altra mamma non capisce le mie buone intenzioni, ripeto quello che ha scritto mio marito (que se vaya al carajo o, per chi il nord lo intende, dra til helvete) sul mio pensiero che rimane tale e che non ho bisogno di verbalizzarglielo.
Forse, oggi, il nostro bimbo e’ la “vittima” ma domani, potrebbe essere il “carnefice”. Perché’ non sia ne “vittima” ne “carnefice”, e’ nostra responsabilità’ come genitori ma, soprattutto, come adulti offrirgli gli strumenti necessari.
Contemporaneamente, sono d’accordo con D rispetto alla necessita’ dei bambini di imparare ad autoregolarsi. La questione e’ riuscire a trovare il giusto equilibrio intervento/non intervento.
Vorrei concludere facendo una riflessione sulla tolleranza. Anche a Esteban (3 anni) piace, a volte, salire al contrario sullo scivolo. Io sono extracomunitaria (come a molti piace definirci). Mi chiedo che rilevanza abbia questo su come usa lo scivolo mio figlio. C. e’ semplicemente troppo piccola (2 anni) per gustarsi il piacere di una salita al contrario o, forse, ai bimbi italiani non piace sfidare la loro capacita’ di bilanciarsi? Quando crescerà’ e lo farà’, sarà’ l’ennesima bimba italiana a farlo e, chi lo sa, magari toccherà’ a me dirle di non farlo mentre la sua mamma non la riprende ma continua a chiacchierare con le amiche.
Infine, a Federica, chiedo: il gruppetto di genitori era indiano, pakistano o, magari del Bangladesh? La differenza e’ sostanziale e profonda e potrebbe darci una più’ chiara chiave di lettura dei fatti.
Ciao Carmen.
Carmen, è un gran piacere “conoscere” la mamma di Esteban, che, per via del suo papà, che ci legge con partecipazione dall’inizio di questa avventura, è diventato un nostro protagonista abituale.
La tua analisi è estremamente precisa e condivisibile (oltre tutto padroneggi la lingua italiana con una competenza, direi, letteraria!).
In effetti entrambi i punti di vista, tuo e di D., sono validi e conciliabili: prima di tutto bisogna educare i propri figli ed intervenire sui loro comportamenti, ma poi, comunque, si può anche intervenire sugli altri bambini, come tu dici, con rispetto. Anche perchè è l’unico modo per non trasmettere messaggi contraddittori ai nostri figli.
Se vogliamo tornare all’esempio dello scivolo al contrario, tenuto conto che il Sorcetto ama scalare scivoli dall’età di due anni, io gliel’ho sempre permesso, sotto la mia vigilanza (fino a quando era troppo piccolo, intendo) e solo se non c’era nessuno che voleva scendere. Mio figlio ha sempre saputo che poteva arrampicarsi sullo scivolo in ogni direzione, ma senza intralciare gli altri e cedendo il passo. Nonostante non sia un tipo semplice e non ami molto venir ostacolato nei suoi progetti, sono soddisfatta del fatto che, in un giardino pubblico, sono ormai certa che rispetterà la fila e che non darà fastidio ai bambini più piccoli. A questo punto mi posso permettere anche di stare al cellulare… con gli occhi aperti, magari!
Vorrei solo precisare due cose, perchè ci tengo e perchè sono daccordo con tutto, ma davvero tutto quello che ha detto Carmen.
1) Non sono contraria in assoluto allo scivolo al contario, ma il bambino deve essere in grado di farlo, altrimenti blocca la fila, esattamente come un bambino che non riesce a scendere. Di solito si sale o si scende, non si sta fermi. Ancha se un bambino ha paura si aspetta un pò, senza forzarlo. Ma dopo 5 minuti di orologio in cui era evidente che il bambino in questione non era capace a salire, o lo faceva apposta, bè allora credo sia giusto intervenire, perchè come ho detto a lui, lo scivolo è di tutti.
2) La precisazione sull’essere “indiano” era solo per via della lingua. Già perchè ho pensato che il motivo di quel silenzio sia dopo la caduta che allo scivolo, potesse essere un problema di linguaggio.
Spero sia tutto chiaro
grazie
Non ho letto tutti i commenti, ma dopo lo faccio.
Io sono una via di mezzo tra la mamma da panchina e la mamma seguito. HO seguito Sara fino ai due anni compiuti, poi ho iniziato a sedermi in panchina ma sempre vicino a dove giocava (ne ho cambiate un sacco di panchine) in modo da poterla vedere e sentire. Da quando ha 4 anni faccio più la mamma da panchina, ma non la perdo d’occhio.
Insomma, due chiacchiere in relax ci vogliono, ma non mi piace chi si dimentica di avere un figlio al seguito (anche più grande, perché ci sono bimbi di 10 anni che vanno frenati) per ore.
Se sara fa la prepotente la fermo. Ma devo dire che capita di rado, è gelosissima dei suoi giochi, difficilmente condivide, ma è un suo diritto quindi sorvolo (le dico che se condivide si diverte di più, ma se non cede le lascio la giusta libertà).
Se invece sono altri ad “attaccarla” vado per gradi: prima aspetto e vedo cosa fa. Spesso i bambini si aggiustano bene da soli. Poi se non riescono a risolverla tra loro mi avvicino. Spesso la presenza di un adulto basta a calmare il bulletto di turno. E intanto mi guardo in giro, nel caso la mamma in questione notasse… Se nemmeno questo basta intervengo. Tanto per chiarire, se qualcuno le prende la paletta dico “era sua, gliela ridai?”. Qualche volta vi assicuro che mi è capitato di sentirmi dire “no” (soprattutto da bimbi piccoli, con mamme chissà dove) e allora ho risposto “è la sua, non la puoi tenere” e prenderla dalle mani con calma (ma è successo solo un paio di volte).
Per i prepotentini dello scivolo uguale: aspetto, guardo, avvicino, e se non basta e qualcuno decide intervengo solo con un “è di tutti, nessuno può decidere per gli altri, lasciate andare anche i più piccoli.”
In altalena spesso c’è la fila, allora dico a Sara che può andare un po’ poi deve lasciare il posto. Una volta delle bimbe si sono messe di fianco all’altalena a frenarla con le mani, a farle le facciacce per convincerla a scendere. Sara ha iniziato a piagnucolare, sono intervenuta e ho detto “l’altalena è di tutti, ci andrà un po’ poi le dico di scendere” e visto che non è bastato ho aggiunto “è di tutti, può andarci anche lei, e non le chiedo di scendere finché non può andarci un po’ tranquilla”
Però devo dire che sono episodi isolati, all’inizio mi facevo problemi pensando che la mamma magari non era contenta se intervenivo io col figlio, ma poi mi sono detta che se vuole pensarci lei, ben venga, meglio anche per me, ha solo da esserci. E comunque non mi piace fare la protettiva, finchè non esagerano aspetto e lascio che Sara si aggiusti, intervengo sempre se lei esagera, e se esagerano gli altri, e sempre dopo le spiego che deve comportarsi in un certo modo, se la prepotente di turno è lei, o le spiego come deve difendersi, perché gli altri non hanno il diritto di metterle i piedi in testa, e che è giusto che lei faccia valere le sue ragioni ma con educazione. Insomma, spero impari a gestirsi bene, e i miei interventi sono più mirati a farle capire che è giusto rispettare e farsi rispettare, che al “punire” il bulletto
Ah, io lascio molta libertà di gioco, scivolo al contrario, altalena in piedi, secondo me non ha senso dire che un gioco deve essere usato in un certo modo, insomma, un po’ di fantasia almeno ai bambini… però mai se disturbano il gioco degli altri: se c’è la fila che vuole scendere dallo scivolo non glielo lascio fare al contrario, se ha le scarpe sporche non sta in piedi sull’altalena, ecc.
per il resto, al parco giochi se non c’è niente di strano va scalza (certe mamme mi guardano storto, ma poi penso: in fondo cade ogni due secondi, è sempre in terra, si rotola, se c’è qualcosa in terra non è che sia peggio se lo prende con i piedi piuttosto che con le mani… io controllo che non ci sia niente e via), e si diverte come vuole.
E stranieri o italiani, differenze non ne vedo, vedo differenze di età, maschietti tra i 7 e i 9 anni tendono a essere più prepotentini, così come le bimbe dai 6 anni in su sono fin troppo mammoline (me le seguono ovunque!!!).
In Italia come negli altri paesi latini i bambini sono notoriamente piú vivaci e rumorosi.Nel garnde Nord sono silenziosi e stanno in fila,ma non per educazione,solo perché é la regola.
É la stessa cosa che ci ha stupito quando ci siamo trasferiti in Svezia e per questo avevamo deciso di rimanerci.
Poi i bambini quasi adulti svedesi crescono,ed ecco li che cambia la frittata.Non sono piú “civili” ed educati,ma diventano giovani ribelli,anche se silenziosamente.Per loro il bambino straniero é il “blatte” e fanno mobbing a tutto spiano(quando il bambino in questione non gliene da di santa ragione).
Il rispetto per gli adulti é praticamente inesistente dopo i 13 anni,e non sono pochi i casi di giovanissimi che stuprano,picchiano,rubano e via dicendo.Voi direte anche in Italia.Verissimo,ma in Italia vengono puniti,qui no.
Poi c é la rivalitá tra giovani svedesi e stranieri…e qui sarebbe da aprirci un discorso intero.
Per chi ne abbia voglia:leggete il blog di Fjordman.
Secondo me generalizzare è sempre sbagliato: non è che gli italiani sono così e gli svedesi cosà. E’ vero certo che la zona e le abitudini cambiano, e rendono le popolazioni diverse. Io non contesto il bambino chiassoso e vivace, non sarebbe un bambino se non lo fosse. Io contesto i genitori assenti e disinteressati, quelli che al parco giochi si dimenticano il figlio mezz’ora o più. E per cui io devo stare vicino alla mia per assicurarmi che possa giocare, sia la grande che la piccola, mi è successo solo ieri, tutte e due sullo scivolo e bimbo di 4 anni che le scavalcava, gli passava sopra, rischiando ogni minuto di pestarle. Non è lui il problema, lo faceva anche Sara, lo farà anche la piccola, il problema è il buco vuoto dove dovrebbe stare il genitore, per dirgli “aspetta il tuo turno, non puoi salire al contrario se sta scendendo, lasciale giocare” ecc.
Poi le rivalità da adulti anche in italia non mancano, qui gli stranieri sono una minaccia da mandare via con la forza sempre, quindi figurati… e anche l’adolescenza non è rosa e fiori, e ne so qualcosa. Per certe cose tutto il mondo è paese, per altre ci sono differenze abissali, però più che guardare il paese, sarebbe bello se ognuno provasse a fare ciò che gli compete nel modo migliore. Ognuno di noi ha il dovere di essere un cittadino ordinato e pulito nei confronti di chi e cosa lo circonda, e una guida per i figli che decide di crescere, e di fare bene il lavoro che accetta o vuole. Ecco, io non sopporto i genitori che si disinteressano, i lavoratori che non si impegnano nel loro lavoro, chi sporca e romper perché tanto “non è casa mia” (per poi mandare gli stranieri “a casa loro”… ecco, perché vuoi mandarli via se non è casa tua? ma qui ci sarebbe un altro mondo da aprire…)
@ Daniela:
le generalizzazioni spesso sono divertenti e realiste.All´estero gli italiani sono i mangia-pasta e per noi i tedeschi i mangia patate.
Finché resta sullo scherzoso io non lo vedo come un problema.Se ti parlo di una persona solare e caliente difficilmente ti verrá in mente uno scandinavo,no?
Riguardo al discorso del controllo sui figli:sono pienamente d accordo con te ma voglio far notare che non é vero che i genitori svedesi stanno con i propri piccoli unicamente quando sono in maternita o paternita(quindi pagati per starci) ma scaduti quei 480 giorni totali non se li filano quasi piú.
La stragrande maggioranza delle donne lavora e in Svezia una donna che decide di fare la mamma é una sfruttatrice sociale.I bambini giá a 6 anni vanno a scuola con le chiavi di casa attaccate con la catenina al collo.Voi direte: che bello,significa che é tranquilla la Svezia!No,se sapeste leggere in svedese vi accorgerete che non é cosí.
Pensa che i bambini addirittura hanno un plastpappa o plastmammma,perché i loro genitori,ovviamente divorziati,cambiano partner talmente frequentemente che i bambini hanno un idea del riciclo!
Solitamente al parco giochi mi rivolgo direttamente ai bambini, se ci sono comportamenti da contenere, in quanto non si sa mai cosa può accadere da una segnalazione al genitore (alcuni sono eccessivamente rabbiosi coi propri figli, altri nevrotici nel non riconoscere problemi o difetti dei propri tesori..).
In generale però noto che i genitori italiani sono più nervosi e meno “saggi” di quelli che ho visto in Germania o in vacanza in Italia…anche questa sarà esterofilia??
Quando TopaGigia era più piccola e stava imparando a fare lo scivolo da sola ne ho viste di tutti i colori. Premetto che il parco che frequentiamo è piuttosto piccolo e vicino a una scuola, quindi alle 16:30 si riempie oltre l’impensabile. Inoltre lo scivolo non ha la scaletta, ma una montagnola che di fatto non consente il formarsi di una fila ordinata.
TopaGigia era ovviamente lenta e insicura, ma io spingevo affinchè salisse da sola sulla montagnola e scendesse da sola dallo scivolo (la aspettavo di sotto). Ovviamente tutti le passavano avanti, e io cercavo disperatamente di evitare almeno gli spintoni. Devo dire che in generale gli altri genitori erano abbastanza attenti,e mi aiutavano, e io cercavo di imbonirmeli facendo passare avanti i bambini più grandi ed evitando di rallentare la fila. Però ricordo una volta che una bimba di 6-7 anni è passata sgomitando, io le ho detto “stai tranquilla TopaGigia ti fa passare, non la spingere per favore che può cadere”, lei è scesa senza neanche dire grazie, poi è risalita a velocità lampo e ha preteso di ripassare, con TopaGigia ormai seduta in posizione di partenza. Io l’ho fermata, le ho detto che prima era passata lei ma ora doveva aspettare, e lei ha sbuffato. Non mi sono scomposta e ho accompagnato giù TopaGigia, ma la scena si è ovviamente ripetuta. Alla fine, dopo due o tre giri, le ho chiesto dove fosse l’adulto che la accompagnava. Lei se n’è andata senza rispondere…
Ecco, io sono dell’idea che gli dai un avvertimento, due se sei in giornata buona, poi reagisci.
Vi racconto cos’e’ successo oggi: come il pane fresco la domenica. Siamo stati invitati all’ultimo momento al compleanno della figlia di amici. Eseban e’ stato perciò l’ultimo a inserirsi nel gruppo a giocare con bambini che non conosceva. Inoltre era il più piccolo tranne uno che però conosceva già gli altri. Per farla breve, ad un certo punto, dopo avergli fatto fare il ruolo del pi.la nell’omonimo gioco (tutti tiriamo la palla e tu devi prenderla. Peccato che sei il più piccolo e non la prenderai mai) per un po’, lo hanno escluso e lui si é messo a piangere. Mia moglie é intervenuta e ha chiesto perché non lo lasciavano giocare. La bimba che compiva gli anni (e per la quale Esteban era li!!!), con tono saccente ha risposto “perché no e basta!”. Mia moglie ci é rimasta cosí di… sorpresa… che le ha detto “vabbé, peró cosí non é bello”. Concludendo, Esteban, che ha la testa dura, ha voluto continuare a giocare e si é imposto come ha potuto. Quando finalmente stavamo andando via gli ho chiesto se si fosse divertito e mi ha risposto di si. Poi, mi ha chiesto se poteva tornare dalla bambina un secondo prima di salire in macchina. “Certo, vai pure” gli ho detto. Le si é messo davanti e le ha detto, con tono forte “mi hai dato fastidio tutto il giorno!”, l’ha mollata li come una patata ed é tornato da me con un sorriso di soddisfazione….. Beddu figghiu miu!
Stefano
Stefano, tuo figlio è un mito!!
Devo dire che qua in “grande Germania” la situazione non sempre e` idilliaca. Spesso nel fine settimana ci sono al parco bambini, magari piu` grandicelli e soli che fanno davvero un gran casotto…Ma sinceramente molto spesso hanno solo bisogno di qualcuno che li stia un attimo a sentire. Mi e` capitato piu` di una volta di coinvolgerne qualcuno che all’inizio era anche magari aggressivo, nei giochi con il piccolo (che poi ha oramai 3 anni e mezzo).
Invece come atteggiamento generale io tenderei a non interferire quando Morgan gioca con altri bimbi anche se sorgono dei problemi, cerco di starmene in disparte con le antenne dritte (come dice la Montessori i bambini sanno autoregolarsi ed il controllo dell’adulto e` spesso un disturbo). Qui il problema e` che Morgan e` mammone e mi tira sempre in ballo….
io abito al nord (Italia) ma sono originaria del sud. nel parco giochi vicino casa in cui andiamo spesso devo dire che ho sempre trovato genitori molto civili ed educati, che se un bambino grande si avvicina a mio figlio (che ha ora 2 anni) in modo troppo irruento o tenendo in mano bastoni o oggetti appuntiti gli dicono di stare attento perchè c’è vicino un bimbo piccolo e gli tolgono di mano il bastone. forse le file per lo scivolo non sono rispettatissime e c’è confusione, ma almeno ho trovato molta attenzione e rispetto.
quest’estate sono stata al mare al paese dei miei nonni, al sud appunto. andiamo nella zona della spiaggia dove ci sono i giochi e nella casetta abbiamo trovato un bimbo che avrà avuto sui 4 anni che ha esordito tirando la sabbia di proposito addosso a mio figlio. io gli ho detto di smettere, in modo molto calmo e con il sorriso, perchè lui era un bimbo piccolo. allora questo bimbo ha iniziato a sbattere con violenza le finestre della casetta, dicendo “guarda le rompo!”. a quel punto per liberarmi di lui sono passata a un altro gioco ma lui ci ha seguiti. e continuava ad essere molesto anche se io non volevo cacciarlo, non mi sembrava giusto prendermela con un bimbo piccolo (anche se più grande di mio figlio era comunque piccolo) che voleva giocare davvero con mio figlio, solo era talmente ‘aggressivo’ da non essere in grado di capire come doveva comportarsi. la mamma di questo bimbo ogni tanto spuntava, gli gridava in maniera molto aggressiva che fra poco sarebbero andati via, senza preoccuparsi di cosa realmente stesse facendo suo figlio, senza dirgli di comportarsi bene perchè c’era un bambino piccolo con lui, senza neanche rivolgermi un cenno, e andava via lasciandolo lì. a un certo punto il bimbo va al suo ombrellone, prende un secchiello e torna sul gioco in cui stavamo (una specie di piattaforma con scivoli ecc.) e si avvicina a mio figlio agitando questo secchiello e rischiando molte volte di darglielo in faccia. la mamma del bimbo arriva, e gli toglie di mano il secchiello dicendogli che ne aveva già perso uno e non era il caso di perdere anche quello. cioè nessuna parola sul fatto che poteva far male a mio figlio, e ancora una volta nessun cenno nei miei confronti. in genere fra genitori ci si fa un sorriso, si tende a scambiare 2 parole… in questo caso nulla, lei prende il preziosissimo secchiello e se ne va, lasciando ancora una volta suo figlio con noi. a quel punto trovo un pretesto e me ne vado, non ne potevo proprio più di avere quel bambino alle calcagna.
non voglio assolutamente generalizzare, ho cugine con bambini nello stesso paese e sono sicura che loro siano attentissime con i loro figli. così come sono sicura che prima o poi capiterà un episodio analogo anche qui dove abitiamo.
volevo solo dire che un bambino a cui non si insegnano educazione e rispetto verso gli altri, è un bambino infelice: quel bimbo voleva realmente giocare con noi ma non sapeva interagire in modo ‘piacevole’, anzi era piuttosto molesto.
l’educazione e il rispetto si insegnano oltre che con le parole e i divieti (che in quel caso fra l’altro non ci sono stati) anche con i fatti. una mamma che si comporta in maniera così aggressiva con il figlio ma allo stesso tempo però lo molla lì, senza che alle sue minacce seguano dei fatti, una mamma che non fa notare al proprio figlio che ha davanti un bimbo piccolo e che deve comportarsi con lui con delicatezza, una mamma che mostra completa indifferenza verso quel bimbo piccolo ma anche verso la sua mamma, non è un esempio di interazioni civili (ed umane) fra persone, di conseguenza anche suo figlio non saprà come intraprendere una nuova amicizia o iniziare un gioco con un altro bambino. e non potrà che essere un bambino infelice.
Ho passato quasi 20 anni della mia vita in Germania dove il rispetto e l’educazione almeno all’epoca erano d’obbligo. Ho un figlio di 12 anni alla quale ho insegnato il rispetto e l’educazione verso adulti e coetanei. Devo dire che fino alle elementari e andato tutto bene, Purtroppo con le medie sono cominciati i problemi. Compagni maleducati che offendono ogni volta che aprono bocca. Tutto questo non solo in classe ma anche quando esce di scuola e in mia presenza. I genitori? O non sono presenti ofanno finta di niente. A discutere con quei ragazzetti?? Sono quelli tipici che in casa o sono angioletti oppure non hanno nessun rispetto neanche per i propri genitori. Tutte cose verificate anche da altre mamme. Ho consigliato a mio figlio di ignorarli ma loro fanno peggio, lo insultano e umiliano senza farsi tanti problemi. Quando reagisce loro formano il gruppetto e come si suo dire l’unione fa la forza. Anche gli altri compagni non si intrimettono per paura di essere coinvolti. Come si suol dire OMERTA’. E’ già il secondo anno e sinceramente mi sto stancando della situazione (perchè vedo che mio figlio esce ogni giorno sempre più avvlilito)però non so proprio cosa fare.
QUALCHE SUGGERIMENTO
Ho già provato a parlarne anche con i prof. purtroppo senza esito
@Rita65 puoi provare a leggere il post che riguarda il bullismo, ed in caso contattare una associazione che possa aiutarti e spiegarti come muoverti. E’ una situazione che se protratta può dannegiare seriamente la stabilità emotiva di tuo figlio, ed è quindi necessario essere certa che lui non stia vivendo una situazione difficile troppo a lungo. Ecco il link al nostro post:
http://genitoricrescono.com/bullismo/
Un abbraccio.
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Siamo Serena e Silvia. Due conoscenti, che sono diventate amiche dopo aver scoperto di essere entrambe mamme di figli altamente energetici, che hanno travolto le nostre vite come un ciclone, e che pochi esiterebbero a definire iperattivi. Noi preferiamo il termine amplificati. [continua a leggere]go social! seguici
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