Brutti voti al primo quadrimestre: che fare?

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Primo anno di medie o superiori: dopo il primo quadrimestre e la pagella è piena di insufficienze.
Sgridiamo nostro figlio, lo mettiamo in punizione, ma poi come affrontare in concreto la situazione?

pagella-medie

Il passaggio da un ordine scolastico all’altro porta sempre grossi cambiamenti: nuova scuola, nuovi compagni, insegnanti e materie sconosciute. Tutto estremamente affascinante ma anche insidioso. Bisogna imparare regole, conoscere insegnanti e i loro metodi, trovare compagni di cui fidarsi e nel frattempo capita che bisogna anche studiare.

Questo periodo di passaggio può essere più o meno lungo e più o meno difficile, c’è chi lo passa indenne senza nemmeno rendersene conto e c’è chi ci sbatte il muso, a volte anche in modo piuttosto violento.
Per questo capita spesso che il primo quadrimestre del primo anno di scuola (media o superiore) vada male. Che fare?

Il primo consiglio è rimanere calmi e ragionare in modo sereno, c’è tempo per recuperare c’è tempo per rimettere insieme i pezzi. Con calma e impegno (di tutti).

In anni di doposcuola non ho ancora trovato un solo ragazzo felice di prendere brutti voti, o che decida deliberatamente di andare male a scuola per semplice dispetto (a chi poi?). Davvero vi sembra possibile che un ragazzo abbia voglia di fare il pieno di sgridate e punizioni? Di essere sempre additato come quello “che non studia abbastanza” dai prof. e catalogato come “non molto brillante” dai compagni? Io non credo proprio.

C’è sempre una causa, o più di una, quando un ragazzo a scuola colleziona insufficienze ed è proprio questa causa che dobbiamo individuare per poter raddrizzare il tiro. Un ragazzo che fa lo sbruffone e si bulla dei suoi 4 sta solo recitando una parte che gli viene bene. Ho imparato che questo atteggiamento è un sintomo e non la reale causa dei problemi di studio.

Quindi, se escludiamo l’autosabotaggio volontario, perché una ragazzo va male a scuola?
Direi che nella maggior parte dei casi le cause si nascondono in questi aspetti:

Tempo dedicato allo studio

Si dedica poco tempo allo studio, si studia ancora con i ritmi della scuola media o primaria. La soluzione è una e semplice: rendersi conto che la nuova scuola richiede più impegno anche in termini di tempo e rassegnarsi a passare qualche ora in più sui libri.

Qualità dello studio

Si dedica allo studio un tempo che sembrerebbe adeguato, ma senza ottenere i risultati sperati.
Può essere un problema di concentrazione, bisogna liberare la testa e la scrivania da ciò che non serve (dall’uscita con gli amici, a Facebook, passando per le cuffiette e la musica). A volte è utile stabilire un tempo di concentrazione e concedersi dopo una pausa per poi riprendere.
Spesso, anzi probabilmente nella maggior parte dei casi, il problema risiede nel metodo di studio, o meglio nel non averne uno. Se in precedenza bastava prestare attenzione in classe e rileggere a casa ora questo non basta più. Per memorizzare i concetti che si fanno via via più complessi serve un lavoro di rielaborazione (mappe, riassunti, schemi). La brutta notizia è che il metodo di studio non si può insegnare, si può solo procedere per tentativi per trovare il quello giusto per sé.

Difficoltà specifiche

Se le difficoltà interessano una materia in particolare probabilmente significa che la preparazione pregressa è zoppicante o che è sfuggito qualche concetto importante. Basterà, con calma e costanza, riprendere e studiare dall’inizio il programma autonomamente o con un aiuto esterno per cercare di colmare i buchi nei quali altrimenti si continuerà ad inciampare.

Cercare insieme la soluzione: in pratica

Fin qui la teoria. Ora, in pratica, che si fa con questi quattro in pagella?
Come abbiamo visto, ad ogni problema corrisponde una soluzione diversa, perciò analizziamo con nostro figlio il quadro della situazione ma attenzione: non siamo in un bunker e questo non è un interrogatorio.
Dobbiamo parlare con i nostri figli senza farli sentire sotto accusa, dicendo chiaramente: “Non stai andando bene a scuola e vogliamo aiutarti. Bisogna capire perché non riesci ad andare bene in queste materie. Tu che ne dici?” Dobbiamo ascoltarli e fidarci del loro giudizio, poi decidere insieme un piano d’azione con degli obiettivi e dei tempi alla fine dei quali verificare se la strategia sta funzionando o no.

Parlare con i professori

Nel frattempo, se già non l’abbiamo fatto, prendiamo appuntamento con i professori. Chiediamo quali sono secondo loro i problemi e cosa propongono per superarli. Non accontentiamoci di un generico “deve impegnarsi di più”, eh grazie ma come e in cosa?

Riassumendo, un quadrimestre andato male non è la fine del mondo ma occorre cambiare rotta al più presto. È importante curare le cause, non solo i sintomi per questo il primo passo è individuare insieme (studente, famiglia e scuola) il problema e di conseguenza elaborare una strategia per rimettersi in pista.

Buon lavoro e buon secondo quadrimestre!

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2 COMMENTI

  1. Ciao Dabogirl!
    So che sembrerà un paradosso ma secondo me il metodo di studio non si insegna, ma si impara.
    Non si insegna, nel senso che non si può pensare di dare a qualcuno le istruzioni per studiare e -soprattutto- credere che se il ragazzo le seguirà per filo e per segno avrà imparato il metodo di studio.
    Di certo si possono dare dritte o suggerire una (o più) modalità possibili. Si può mostrare il proprio metodo, per dare uno spunto. Ma il metodo di studio è personale è sarà il risultato di tentativi e rielaborazioni da parte dello studente.

    In caso di DSA, soprattutto se riconosciuto “tardi”, il problema è a monte: i ragazzi non hanno piena comprensione del testo (scritto) e quindi studiare diventa arduo, spesso si ripiega sullo studio mnemonico che maschera le difficoltà finché, tra medie e superiori, la mole di informazioni e la complessità dei concetti non scardinano questo sistema. Anche in questo caso il ragazzo, con la guida del tutor, va alla ricerca del metodo di studio adatto a lui.

    Infine, i professori. Non ci nascondiamo dietro a un dito, è capitato a tutti prima o poi di avere un insegnante non all’altezza del suo ruolo. Credo sia fondamentale, come dici tu, non delegittimarlo agli occhi dei ragazzi. In base al tipo di problema e all’età dei ragazzi potremmo proporre attività di rinforzo in quella materia (anche attività completamente diverse da quelle che si fanno a scuola: un film, un libro, una mostra ecc.); suggerire di studiare/ripassare insieme; o addirittura pensare a corsi e lezioni extra. Se necessario anche incontrarsi con il docente o rivolgersi al coordinatore o al dirigente scolastico. Ovviamente cosa sia giusto fare dipende dal contesto particolare.

  2. Buongiorno Linda
    ti ringrazio davvero per questo articolo, scritto con competenza, e che vorrei che i miei avessero letto qualche anno fa (ma giusto pochini pochini)

    ho due domande.

    La prima è sul metodo di studio: tu dici che purtroppo non si insegna… ma è sempre così? cioè, se uno vede il figlio che annaspa, può cercare di trasferire il proprio metodo? O fa più danno?

    Mio nipote, bocciato al liceo (per un DSA non diagnosticato), è stato in seguito affiancato da una “tutor” , che gli ha insegnato, appunto, un nuovo “metodo” di studio – e ora va decisamente meglio (ha anche cambiato scuola e spesso – ma non sempre – vengono messe in atto le operazioni dovute per il suo DSA) – secondo te questo è limitato ai casi di DSA o si può provarlo anche in altri casi?

    io per esempio annaspavo su alcune materie, forse mi avrebbe aiutato… non so. Che ne dici l’esperta?

    seconda domanda, senza girarci intorno.
    i professori incompetenti (sulla loro materia o su come si insegna) esistono, purtroppo.
    ovviamente (almeno, ovvio per me) di fronte ai figli non si dirà mai “la prof punzapinza è incapace e ce l’ha con te perché ce l’aveva già con tuo fratello”, ma cosa fare rispetto ai compiti?
    rispiegare? passare alle ripetizioni? e in caso di brutti voti che dipendono chiaramente dalla prof e non dal ragazzo, che si fa?

    grazie mille del tuo tempo

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