I bisogni dei bambini e la disciplina

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Quando pensiamo ai metodi disciplinari, ai capricci, ai comportamenti spiacevoli dei nostri figli, mettiamoci in testa una cosa: il nostro bambino sta cercando di dirci qualcosa. Ogni urlo, insubordinazione volontaria o involontaria, ogni pianto, ogni calcio o pugno, nasconde un messaggio.
Siamo tutti d’accordo che il mezzo usato per esprimere il messaggio potrebbe non essere quello che ci aiuta a capirlo meglio. Ma non è che si possa pretendere troppo da un bambino. Forse arriverà il giorno in cui ci chiamerà nella sua stanza e ci dirà qualcosa tipo “cari mamma e papà, non mi piace quando vi comportate in questa maniera, mi fa sentire incompreso/frustrato/furioso, e vi chiedo gentilmente di smetterla”, ma anche quel giorno forse non arriverà mai, perlomeno se non proviamo a gettare delle basi solide perché questo possa avvenire.

Il bambino generalmente ha voglia di collaborare, di sentirsi parte del gruppo/famiglia, di essere accettato e seguire le regole perché questo avvenga. Se non lo fa, è segno che c’è qualcosa che non va.
E qui entrano in gioco i suoi bisogni.

Nel libro Discipina. Un gioco da ragazzi, Brigitte Racine ci spiega che un bambino ha bisogno di poche cose ma chiare.

Bisogno di amore. Ovvio direte voi. Ma siete certi di esprimere questo vostro amore in modo che il messaggio arrivi al destinatario chiaro e inequivocabile? Quanto spesso gli dite che lo amate? Cosa pensate lo faccia sentire amato? Per un bambino non ha importanza che vi sbattete tutto il giorno in ufficio, che vi preoccupate di fargli seguire una dieta equilibrata e che lo accompagnate agli allenamenti e a inglese. Per un bambino quello che conta è che siete li con lui, veramente, dedicandovi a lui/lei con tutti voi stessi. Se vostro figlio è abbastanza grande per parlare, provate a chiedergli “quando ti senti amato da me? Quali delle cose che faccio ti fa sentire amato?”

Bisogno di sicurezza. Il bisogno di sicurezza viene dato al bambino piccolo soprattutto attraverso l’istituzione di routine, una serie di azioni che scandiscono la giornata e si ripetono in modo ordinato e riconoscibile. Per questo è importante dare un ordine alla vita dei nostri figli. Rispettare orari per i pasti e per andare a dormire. Sapere esattamente in quale momento della giornata mamma o papà avrà tempo da dedicargli in modo incondizionato.
Ma è anche importante avere alcune regole non discutibili. Settare i limiti. I limiti sono i suoi punti fermi. Quelle cose che cascasse il mondo, saranno sempre li. Una maniglia a cui aggrapparsi per non precipitare. Se il limite si sposta in continuazione, facendo concessioni (ancora 10 minuti di TV, ancora mezzora alzato, ancora un libro da leggere) non gli si fa nessun favore, quanto piuttosto si gettano le basi di un’eterna insoddisfazione.

Bisogno di competenza. Un bambino ha bisogno di sentirsi competente. Ha bisogno che gli vengano riconosciute le sue abilità, e vuole farci vedere di essere in grado di fare delle cose anche da solo. Se cerchiamo di aiutarlo a fare tutto, miniamo profondamente la sua autostima. Per aiutarlo a crescere, dobbiamo invitarlo (non forzarlo) ad assumersi delle responsabilità, commisurate alla sua età e sviluppo, che lo aiutano ad aumentare la sua autostima, e senso di se. Prendersi il tempo di aspettare e rispettare i suoi tempi. (Che importa se ci mette 10 minuti ad allacciare un bottone? Pensate alla soddisfazione che ne ricaverà dal riuscirci). Ricordarsi di lodarlo quando fa una cosa fatta bene. Parlare bene di lui con altri adulti in sua presenza.

Bisogno di libertà. Creare uno spazio sicuro in cui possa esercitare la propria capacità di fare delle scelte è un modo per soddisfare il suo bisogno di libertà. Offrirgli la possibilità di scegliere tra due magliette invece di imporre quella di nostro gusto, se tenere la camicia fuori o dentro ai pantaloni, scegliere cosa mangiare per cena tra un paio di alternative possibili. Ma anche concedergli la libertà di giocare a modo suo con un gioco, senza dover seguire le istruzioni. E’ veramente necessario che il martello venga usato per battere sui chiodi? Si potrebbe masticare, strusciare sul pavimento, fingere che sia una pistola o un cannocchiale. Perché limitare la fantasia? Insomma: lasciarlo lavorare in pace come meglio crede.

Bisogno di piacere. Direi che questo è il mio preferito. La filosofia di Mary Poppins per intenderci, quel pizzico di zucchero che fa andare giù la pillola. Trovare l’aspetto piacevole in quello che si fa, o cercare di introdurlo addolcendo compiti che altrimenti ci risulterebbero poco graditi, è un buon esercizio sia per i grandi che per i piccini.

Spesso quando questi bisogni sono soddisfatti, il bambino tende a comportarsi meglio, ad essere più collaborativo e accetta più facilmente le regole stabilite. Ma come fare ad essere certi di garantire tutto ciò?

Brigitte Racinenel suo libro suggerisce di ricorrere a tecniche di Play Therapy. Stabilite un momento della giornata da dedicare al “gioco speciale”: 20 minuti ininterrotti di gioco con vostro figlio. Le regole sono semplici:

– Deve essere un momento ben definito da un inizio e una fine, ad esempio mettendo un timer che suona allo scadere dei 20 minuti (rispondendo così al suo bisogno di sicurezza)
– Deve essere vostro figlio a decidere cosa farete in quei 20 minuti (rispondendo così al suo bisogno di libertà)
– Deve essere lui a guidare il gioco e stabilire le regole (bisogno di competenza)
– Deve avere la vostra totale incondizionata ininterrota attenzione (bisogno di amore)
– Deve essere un momento di gioia (bisogno di piacere).

Più capricci fa vostro figlio, più significa che qualcuno dei suoi bisogni (o tutti) non sono soddisfatti. E’ per questo che è fondamentale non ricorrere alla minaccia di non dedicargli i venti minuti speciali come punizione per un suo comportamento, quanto piuttosto ricorrere a conseguenze e riparazioni. Il messaggio che vogliamo dargli infatti è quello che lo amiamo incondizionatamente, e che anche se il suo comportamento non ci fa piacere, continueremo comunque ad amarlo, e a giocare con lui.

Siete certi di non riuscire a ritagliarvi venti minuti al giorno per vostro figlio? Vi sembrano troppi per poter finalmente avere un figlio più collaborativo, che non fa capricci, che non vi fa perdere mezzora per vestirsi la mattina? Se vi è sfuggito, vi consiglio di andare a leggere cosa è successo con il Vikingo quando abbiamo istituito i nostri venti minuti speciali.

Se ti fosse venuta voglia di leggere questo libro, compralo usando uno di questi link e aiuterai questo sito a crescere:
in Mondadori
LaFeltrinelli

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12 COMMENTI

  1. Complimenti, uno splendido post! Con la mia bambina che ora ha quasi quattro anni abbiamo cercato di applicare fin dalla nascita queste regole di amore ma anche di disciplina, soprattutto grazie alla grande esperienza della nonna (laureata in pedagogia e insegnante in pensione) e un po’ anche alla mia pazienza (ce ne vuole sempre tantissima, è dura con il lavoro, la casa, la stanchezza…) e devo dire che ne è valsa veramente la pena! E adesso che ho letto questo post quando la vedo particolarmente nervosa le propongo i venti minuti speciali e funziona davvero! (Anche se è dura dimenticarsi per venti minuti di tutte le proprie incombenza di genitori e lasciarsi trasportare completamente dal loro gioco…) Grazie del post!!
    @melanele: “i diritti dei bambini”: adesso li stampo e li attacco anche io da qualche parte!!!
    Ciao!
    Giulia

  2. l’ho letto in due giorni..li’ per li’ mi veniva da pianger..ho sbagliato tante coseeeeeeeeeee, arghhhhh..questa la mia reazione..
    Poi pero’ piano piano mi sono ripresa..e lo consiglio a tutte..è un libro fatto bene, enissimo..con dei consigli utili e semplici… Dovrebbe essere regalato a tutte le neo-mamme!!!

  3. Bellissimo grazie!!!
    Se mi capitasse di leggere qualcosa che non avete recensito darò il mio contributo (quando si parla di teoria sono brava, è la pratica che lascia un po’ a desiderare… 🙂 ).
    Ad esempio ero molto tentata da “imparare la matematica prima dei 3 anni” di Doman, la matematica e le lingue sono un po’ il mio pallino ma mio marito dice che esagero e che la Peste è piccola…
    Ciao

  4. Ciao,
    posso suggerire di ampliare e rendere più strutturata questa sezione libri, compatibilmente con i vostri programmi? Oggi sono andata in libreria e sono rimasta disorientata dalla valanga di titoli su gravidanza, educazione etc.
    Alcuni titoli sono molto accattivanti ma magari poi non mantengono quello che promettono in copertina, mentre le recensioni e i pareri di voi blogger sono utilissimi, riuscite a dare un taglio pratico e a sottolineare gli aspetti più rilevanti per un genitore.
    Grazie!

    PS: se qualcuno vuole segnalarmi letture utili (oltre a Tracy Hogg e all’Intelligenza emotiva del figlio) la mia mail è l.chiampo(chiocciola)libero.it

  5. @Silvia vabbè che non abbiamo la TV, ma il programma delle tate, c’è da più di 10 anni! Insomma, anche se non conosco Tata Lucia, ho il forte sospetto che somigli molto alle altre tate in giro per il mondo 😉

    @melanele bellissimi i diritti dei bambini. Grazie!

  6. Attaccare il post al frigo mi ha dato l’idea di Tata Lucia… Hi hi… ce la vedo proprio Serena nei panni di Tata Lucia!!! (meno male che lei, vivendo in Svezia e senza televisione, probabilmente non sa di cosa sto parlando).

  7. Mi piace questo post: bisognerebbe stamparlo e attaccarlo sul frigo.
    In particolare ho sempre applicato in modo massiccio il primo punto: esprimere l’amore a parole e gesti, in modo che mio figlio impari a farlo anche lui, per poterlo poi ripetere da adulto verso i suoi cari.
    Altro punto fondamentale: i 20 minuti di gioco libero e ininterrotto. Possibilmente da fare appena si torna a casa dal lavoro: è una specie di pratica miracolosa: so che per gli adulti è uno sforzo non indifferente mettersi sul tappeto a giocare immediatamente dopo una dura giornata lavorativa, ma per i bambini è fondamentale, e serve a colmare la lontananza del giorno. Il resto della serata procede poi molto più tranquillamente: provato e confermato da me, in fondo sono solo 20 minuti.
    Personalmente preferisco sostituire le parole “disciplina” con “educazione” e “capricci” con “bisogni”: visto che condivido con voi l’allergia alle etichette. E una postilla: mi piace anche non dire mai “sei cattivo”, meglio un “non mi piace quando ti comporti così”, “se fai così ti rendi antipatico”… etc.

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